Come fu distrutta Sodoma?

Il sole spuntava sulla terra e Lot era arrivato a Soar, 24quand’ecco il Signore fece piovere dal cielo sopra Sòdoma e sopra Gomorra zolfo e fuoco provenienti dal Signore. 25Distrusse queste città e tutta la valle con tutti gli abitanti delle città e la vegetazione del suolo. 26Ora la moglie di Lot guardò indietro e divenne una statua di sale.” (Genesi 19, 23-26).

Ecco come nell’Antico Testamento viene raccontata la distruzione di Sodoma e Gomorra. Una pioggia di fuoco e zolfo dal cielo che distrusse completamente le due città e la valle in cui si trovavano. Protagonista della storia è Loth, nipote del patriarca Abramo, che viveva proprio a Sodoma con la moglie e la famiglia. 

Per anni archeologi, storici e studiosi dell’Antico Testamento hanno cercato di localizzare geograficamente la città di Sodoma basandosi sulle indicazioni contenute proprio nel testo biblico. 

Nel 2013 un archeologo texano, Steven Collins, annunciava sulla Biblical Archaeologiacal Review di aver finalmente trovato la mitica città biblica: sarebbe da identificare con Tall el-Hammam, il sito che egli stesso sta scavando per conto della Trinity Southwest University. Le prove a favore sarebbero tante, a partire dalla localizzazione geografica, verificata con quella descritta nella Genesi. Ma l’evidenza decisiva sarebbero le tracce di un evento catastrofico che nel 1600 a.C. avrebbe completamente devastato la città, rimasta poi abbandonata per molti anni. 

Cerchiamo di entrare più nel dettaglio. In un articolo pubblicato nel 2018 in seguito al meeting dell’American School of Oriental Research da Phillip Silvia, un collega di Collins, vengono descritte le prove a favore dell’esplosione di un meteorite, del tipo chiamato Tunguska-class (dal sito russo nel quale nel 1908 si verificò il celebre evento simile). 

Secondo Sylvia le prove sarebbero di quattro tipi: direzionali, concussive, chimiche e termiche.

Le prove direzionali consistono nella constatazione che nella parte bassa della città gli scavatori non hanno trovato l’alzato dei muri. Inoltre, è stata notata una certa direzionalità – appunto – nella dispersione dei vasi. Non avendo potuto vedere foto o disegni dello strato in esame, non posso dare un parere definitivo. quello che però posso notare dalla descrizione fattane nell’articolo di Silvia è che questa direzionalità non sembra così marcata e, soprattutto, che si presenta a macchia di leopardo, fattore che potrebbe indicare piuttosto una casualità o comunque la non appartenenza ad un evento specifico.

Il secondo tipo di prove, quelle concussive, si riferisce all’alta incidenza di vasellame rotto e disperso, mentre sarebbero molto poche le ceramiche intere o rotte in posto e quindi ricostruibili. Questo dato, non inusuale in un sito archeologico, soprattutto se rimasto abbandonato per molti anni come nel caso di Tall el-Hammam, può essere ricondotto a molti fattori: la distruzione della città in seguito ad un saccheggio o ad una guerra (compatibile anche con le varie tracce di incendi), oppure un terremoto particolarmente violento (che spiegherebbe anche la caduta dei muri e la direzionalità).

Il terzo e il quarto tipo di prove, quelle chimiche e termiche, non competono alla specializzazione di un archeologo. Riguardano la presenza di sale e di solfato pari a 6% nelle ceneri appartenenti all’epoca della distruzione del sito e alcune ceramiche fuse o vetrificate.

La presenza di sale e solfato indicherebbe l’esondazione del vicino Mar Morto, cosa che però potrebbe essere avvenuta anche in seguito ad un terremoto, mentre le ceramiche vetrificate indicherebbero il raggiungimento di alte temperature. Ma se la vetrificazione delle ceramiche fosse avvenuta in seguito ad un unico evento catastrofico come un’esplosione nel cielo, queste non dovrebbero trovarsi tutte vicine e magari in prossimità del punto in cui l’esplosione è stata più violenta? Invece, secondo l’articolo di Silvia, si tratta di un piccolo numero di frammenti, trovati sia nella città bassa che in quella alta. 

Se accogliamo la tesi sostenuta dalla maggioranza degli studiosi, quella del terremoto, tutte queste prove acquistano senso. Prima di tutto le stesse devastazioni sono attestate in altre siti della zona e nello stesso periodo. Un terremoto particolarmente violento avrebbe potuto abbattere i muri e al contempo rompere le ceramiche. La popolazione superstite avrebbe poi portato via dal sito i propri beni, comprese le ceramiche intere. Inoltre, avrebbe potuto provocare un’onda anomala del vicino Mar Morto e quindi spiegare l’alta concentrazione di sale. Infine avrebbe provocato forti incendi, cosa che renderebbe conto sia dei livelli con ceneri e legni carbonizzati sia dell’alterazione di alcune ceramiche, sparse perché gli incendi sarebbero divampati in più zone dell’abitato contemporaneamente.

Le prove portate a sostegno della deflagrazione di un meteorite quindi, non paiono definitive e possono essere spiegate anche con altri eventi ugualmente catastrofici, ma più usuali.

Quindi, da che cosa è stata distrutta Sodoma? Prima di poter rispondere a questa domanda dovremmo chiederci: Tall el-Hammam è davvero Sodoma?

Secondo Todd Bolen, che racchiude le sue analisi nell’articolo Arguments against location Sodom at Tall el-Hammam, l’identificazione del sito con Sodoma è improbabile, e va incontro a due ordini di problemi: uno geografico e uno cronologico.

Per quanto riguarda la localizzazione geografica, Bill Schlegel fa notare come molto di rado la Bibbia dia delle indicazioni precise. In questo caso Collins localizza Sodoma all’interno di una zona chiamata valle del Kikkar, presso il Giordano, che corrisponderebbe appunto alla regione in cui si trova Tall el-Hammam. Schlegel però dapprima afferma che, leggendo la Genesi, si evince come inizialmente Loth si trovava effettivamente nel Kikkar, poi, però, compie una serie di spostamenti non sempre rintracciabili nella geografia attuale. Si scopre così in un Kikkar non meglio specificato, che quindi potrebbe non corrispondere a quello del Giordano. Secondo Schlegel Sodoma sarebbe da localizzare più a sud, perché associata ad un’altra valle, quella di Siddim, “dove c’è il mare salato”, un’area distinta dal Kikkar del Giordano. 

Infine, il sito di Tall el-Hammam sarebbe da identificare con la città di Abel Shittim, un insediamento nominato nelle fonti dell’età del Ferro. E’ vero che la città di Sodoma sarebbe inseribile piuttosto nell’età del Bronzo, quindi precedentemente, ma è di sicuro poco probabile che un sito possa cambiare completamente nome in poco tempo.

I problemi cronologici, invece, sono stati affrontati da Eugene H. Merrill nel suo articolo Texts, Talls, and Old Testament Chronology: Tall Hammam as a Case Study. La cronologia biblica è un tema molto complesso perché si basa sul difficile accostamento dei dati archeologici e di quelli letterari provenienti dal testo biblico. 

In ogni caso, gli studiosi hanno raggiunto un certo grado di accordo nel riferire la distruzione di Sodoma al 2067 a.C, cosa che esclude completamente Tall el-Hammam, il cui cataclisma è riferibile piuttosto al 1600 a.C.

Insomma, non solo Tall el-Hammam non è Sodoma, ma probabilmente non è stata neanche distrutta da un impatto meteorico. 

Immagine in evidenza: Tall el-Hammam come si presentava nel 2007. Foto di Deg777 da Wikipedia, rilasciata in licenza CC BY-SA 4.0

 

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