Nan Madol: Atlantide nel Pacifico?

Già il prolifico Erich von Däniken, lo scrittore che dagli anni ’60 rilanciò molte vecchie teorie pseudoarcheologiche, rimase affascinato dal mito del sito archeologico di Nan Madol, in pieno Oceano Pacifico, e ne parlò nel suo libro Aussaat und Kosmos, uscito in Germania nel 1972 (in italiano fu tradotto lo stesso anno come Il seme dell’universo dalle edizioni Ferro di Milano).

Secondo von Däniken si trattava di una possibile candidata per l’isola di Atlantide: una struttura complessa e ora disabitata, che non avrebbe potuto essere costruita dai rozzi abitanti della Micronesia.

Di Atlantide, inutile dirlo, Query Online si è occupata sovente: da ultimo, per parlare di Atlantide e i nazisti, o del mitico metallo atlantideo, l’oricalco.

Ogni tanto il sito archeologico di Nan Madol torna alla ribalta mediatica. Per esempio, nel 2017 è stato protagonista di una puntata del programma americano What on Earth? di Science Channel.

Durante la trasmissione dedicatagli venivano menzionate le ricerche di un gruppo di studiosi capitanato da Mark McCoy, del Dipartimento di antropologia della Southern Methodist University di Dallas, poi riprese da alcune importanti testate italiane e straniere. Leggendo questi articoli, che declamavano tutti a gran voce quest’isola come l’Atlantide del Pacifico, mi è venuto subito un dubbio: perché veniva fatto questo accostamento?

Non ci resta che andarci a leggere il paper originale!

Nan Madol, ultime novità

Grazie a una breve ricerca su internet, scopro l’articolo originale: “A New Archaeological Field Survey of the Site of Nan Madol, Pohnpei”, scritto da Mark D McCoy, Helen A Alderson e Adam Thompson, pubblicato nel 2015 sul n. 29 del Rapa Nui Journal, che si dedica a studi interdisciplinari sulla Polinesia orientale.

Già dal titolo abbiamo un’idea di cosa troveremo leggendolo: il survey infatti è una metodologia usata dagli archeologi per ricostruire l’archeologia di un’area senza fare scavi, ma utilizzando invece diverse tecniche non distruttive, come la fotografia aerea o la semplice individuazione visiva dei siti, poi riportati su una carta.

Cosa ci dice questa metodologia applicata a Nan Madol?

In molte parti del mondo gli archeologi hanno documentato il passaggio indipendente da società di tipo neolitico a quelle più complesse e gerarchizzate dei grandi centri di potere, dove una figura di spicco (re, faraone, imperatore…) assume il ruolo di comando. In queste grandi città si costruiscono edifici e infrastrutture a supporto del potere politico e religioso: templi, palazzi, tombe monumentali e a volte sistemi di canali e di regolamentazione delle acque. Questo è quello che successe a partire dal 1180-1200 d.C anche sull’isola di Pohnpei, nell’arcipelago della Micronesia, quando la dinastia dei Saudeleur riunì l’intera ‘isola, prima suddivisa in piccoli clan famigliari, sotto il suo potere. Questo dato è importante, perché retrodata le prime evidenze di società complesse nella zona.

In particolare è stata studiata quella che, secondo la tradizione orale degli abitanti della zona, sarebbe la tomba del primo re di questa dinastia e dunque, con buona probabilità, il monumento più antico di Nan Madol.

Un’immagine satellitare di Nan Madol (da McCoy et al.). Le aree poligonali coperte da fitte mangrovie sono parte del sito archeologico

E qui abbiamo la novità. Fino ad ora, infatti, le più antiche evidenze di costruzioni funerarie nel Pacifico si avevano in Micronesia sull’isola di Kosrae (intorno al 1300-1400 d.C) e in Polinesia sull’isola di Tonga, dove sono presenti strutture funerarie, ma non in pietra, risalenti al 1200-1300 d.C.

Il centro politico e di sepoltura dei capi del periodo Saudeleur di Nan Madol, conosciuto sin dagli anni ‘20 del secolo scorso, è stato ora studiato con nuove tecnologie geologiche e fisiche che hanno potuto dimostrarne l’antichità. E’ stato provato che le pietre laviche che compongono la tomba del fondatore della dinastia furono trasportate da una cava sul lato opposto dell’isola, e che furono messe in posa proprio nell’anno 1180 d.C. Questa data corrisponderebbe anche al periodo in cui la dinastia dei Saudeleur prese il potere sull’intera isola, rimarcando la cosa proprio grazie alla costruzione della tomba megalitica e successivamente della città.

Future ricerche potranno farci capire meglio quale fu il punto di svolta che portò alla gerarchizzazione della società neolitica e alla conseguente costruzione di tombe e di altre strutture in pietra, architettura che si diffuse nei secoli successivi anche nelle altre isole dell’arcipelago.

Sensazionalismo giornalistico

Come è stata riportata la notizia sui giornali? Come spesso accade, il tono è sensazionalistico e lascia intendere che quegli stessi archeologi associno il sito ad Atlantide. Gli articoli si aprono proprio con l’affermazione secondo la quale gli studiosi sosterrebbero questa teoria, cosa che nel paper – ovviamente – non compare da nessuna parte.

L’accostamento è certo improprio. Atlantide è probabilmente un mito inventato da Platone per sostenere le proprie teorie sullo Stato ideale. Ma comunemente ogni volta che si scoprono resti archeologici su un’isola, questo mito viene tirato in ballo.

Si legge ancora che le strutture risalirebbero al primo o secondo secolo a.C.. Nell’articolo originale, però, non si parla affatto di date così antiche, ma del 1180-1200 d.C, cioè di circa mille anni dopo!

Un giornalista si chiede: “Ma perché costruire una città in mezzo all’oceano, così lontana da qualsiasi civiltà conosciuta?” Beh, in questo caso è errata la premessa. L’isola fa parte di un arcipelago ed era abitata, come molte delle isole vicine, da popolazioni con un’economia neolitica. Sono queste stesse popolazioni che ad un certo punto furono unite sotto un unico capo e per questo cominciarono a costruire monumenti di pietra.

La domanda più corretta potrebbe forse essere: qual è stata la svolta che ha permesso a questi popoli di organizzarsi in un’entità politica centrale? Ed è anche la domanda che si pongono gli autori dello studio. Inoltre, l’isola di Pasqua, che è l’isola più lontana dalla terraferma nel mondo, è stata anch’essa abitata e ha visto una fase monumentale al pari di Pohnpei.

La novità davvero interessante trovata dal team di McCoy è la datazione del monumento funerario più antico dell’isola, che anticipa la costruzione di strutture in pietra in tutto l’arcipelago.

Questa scoperta è importantissima, anche se riguarda una zona molto lontana da noi, ed anche senza dover tirare in ballo il classico mito di Atlantide.

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