Atlantide e i nazisti

Articolo di Giuseppe Stilo

Sovente su Query facciamo viaggi vertiginosi nelle idee ai margini della scienza. A volte però ci spingiamo oltre, verso gli antipodi dei metodi d’indagine razionali. L’escursione di oggi sarà di questo tipo. Vi faremo conoscere personaggi che unirono la loro convinzione nel più celebre dei mitici mondi nascosti, Atlantide, con la vicinanza all’ideologia nazionalsocialista, o almeno a certe credenze proprie di quel mondo.

Abbiamo titolato Atlantide e i nazisti, ma sarebbe più corretto parlare di una “Atlantide germanica”, perché questa è una delle tante correnti culturali europee che sorsero fra l’Ottocento e il Novecento e che, per la sua particolarità, piacque anche ad alcuni nazisti (e poi a parecchi neonazisti).

C’è una cosa importante da ricordare, prima di un rapido panorama di questa faccenda così particolare. Il mito di Atlantide, quando costoro ne scrissero e ne parlarono, era rinato da decenni. Ne erano state formulate parecchie interpretazioni che rileggevano la faccenda nell’ambito della cultura moderna. Sul punto non bisogna mai trascurare il fatto più macroscopico: a cavallo fra i due secoli aveva spiegato la sua influenza il movimento teosofico, generato in maniera potente dagli scritti di Helena Petrovna Blavatsky (1831-1891).

Helena Blavatsky fu una di coloro che riportarono Atlantide al centro del ring e lo imposero alla sorgente cultura di massa. La dottrina segreta, il suo opus magnus, nel 1888 descrisse in due volumi una storia dell’umanità basata su un succedersi di catastrofi, di civiltà e di continenti. Delle sette razze da lei immaginate, la terza, quella che prosperò nel continente di Lemuria, che si estendeva nell’Oceano Indiano, si perse anche quella, e furono i suoi superstiti a dare origine alla quarta razza, che visse in Atlantide. I sopravvissuti di Atlantide, rifugiatisi sui monti asiatici, furono coloro che diedero origine agli ariani, ossia la quinta razza.

La teosofia della Blavatsky, che portò al grande pubblico un impiego adatto ai tempi del mito del continente inabissatosi conteneva, pur senza essere razzista, gran parte degli elementi – saccheggiati in maniera complessa alla geologia e all’archeologia della seconda metà dell’Ottocento – di cui ben presto si serviranno i nostri sostenitori dell’Atlantide germanica.

Questi personaggi sono soltanto uno strato di quel magma di idee e di fantasie potenti che prosperarono nella fase tarda del Romanticismo, in alcuni settori del pensiero occultistico e, alla fine, in quel pandemonio che fu la Repubblica di Weimar, ossia la Germania degli anni fra il 1920 e il 1933. Alcune delle storie che toccheremo oggi furono così popolari da esser presentate senza alcuna difficoltà persino da quella specie di pensatore ufficiale del nazismo, influente in maniera decisiva sul pubblico negli anni in cui quel movimento aspirava al potere, che fu Alfred Rosenberg (1893-1946).

Nel 1930, tre anni prima che Hitler diventasse cancelliere, Rosenberg pubblicò la prima edizione di Der Mythus des 20. Jahrhunderts (Il mito del Ventesimo Secolo), testo “filosofico” dal successo smisurato, osannato come summa ufficiale del pensiero del partito. Senza batter ciglio, nel primo capitolo del libro Rosenberg scriveva che era plausibile che il mondo di Atlantide fosse stato un centro di altissima cultura nordica posto fra Groenlandia e Islanda, e che da lì probabilmente si erano mossi guerrieri e navigatori biondi, fieri del loro culto solare dai tratti fortemente maschili. Da lì arrivavano i tedeschi del XX secolo con il loro mito moderno, il nazionalsocialismo, che ridava vita a quei guerrieri di un Nord fantastico.

A parte altri crimini, Rosenberg fu ritenuto il principale responsabile della diffusione dell’ideologia hitleriana, tanto da essere fra i condannati a morte del processo di Norimberga. Lui, uno dei sostenitori della realtà dell’Atlantide germanica, fu impiccato accanto ai massimi dirigenti del Reich e messo al loro fianco in quell’aula di tribunale. Un dato talmente macroscopico, questo giudizio finale, e noto anche al grande pubblico, al punto da indurre a cercare quanto stava dietro la sfrontatezza “atlantidea” del Rosenberg del primo capitolo del suo bestseller razzista. Su chi faceva affidamento per quelle parole uno dei principali ideologi del nazionalsocialismo? Da dove venivano quelle affermazioni, che definire antiscientifiche è un eufemismo?

Gli Ariosofi

Prima di occuparci dei personaggi che in modo più diretto crearono interi mondi in cui c’era un’Atlantide adatta alla loro visione del mondo (perché qui davvero di visioni bisogna parlare, non di concezioni della realtà) bisogna rammentare due “papà” di questo bizzarro universo.

Questi due occultisti sono anche i rappresentanti principali di quella corrente occultistica di lingua tedesca che fu l’Ariosofia, una vera galassia di concetti che cominciarono a svilupparsi intorno al 1890. Avevano al centro il razzismo, lo studio dei simboli come chiave per lo sviluppo spirituale, credenze diffuse in una vasta gamma di fenomeni paranormali, di cosmologie e di storie del mondo, in specie di quello antichissimo, del tutto mitologiche.

Fu in primo luogo Jorg Lanz von Liebenfels (1874-1954) con la pubblicazione nel 1905 del suo primo libro, a creare quella che lui chiamava “teozoologia”, un complesso esoterismo in cui la razza bianca in un tempo antichissimo era dotata di chiaroveggenza e di una scienza avanzata basata sull’elettricità, energia che Lanz metteva un po’ dappertutto. Questi bianchi, esseri superiori a tutti gli altri abitatori della Terra, vivevano in diverse parti del mondo, ma non ultimo ad Atlantide, posta nel nord dell’Oceano. Anzi, è proprio da lì che ebbero origine le popolazioni che ancora oggi inciviliscono l’Europa settentrionale, in primo luogo i tedeschi.

Solo che a questo punto fa la sua comparsa la vera ossessione di tutti quelli che seguiranno von Liebenfals. Il vero, autentico, peccato originale. Accadde che questi esseri superiori, sbagliando, si unirono sessualmente con certe specie di scimmioni e di nani abitanti il Vicino Oriente. Tutta la Bibbia, scrive Lanz, è in buona sostanza un ammonimento contro queste unioni, e la sua richiesta principale è la conservazione della purezza razziale.

Malgrado ciò, gli Ariani europei conservano migliori tracce genetiche degli atlantidei. A modo suo, Lanz annuncia l’eugenetica nazista, in parte figlia della stessa biologia europea di inizio XX secolo: chiede che, per restaurare almeno in parte le doti paranormali degli atlantidei e per recuperarne la tecnica, sia avviato un programma di selezione razziale fra i migliori nord-europei.

Per far tornare il mondo all’Età dell’oro.

Nel giro di pochi anni Lanz diventò un punto di riferimento per gli Ariosofi e per altri occultisti di area tedesca, e con lui l’Atlantide germanica. Da decenni, ormai, l’Ariosofia è diventato oggetto di interesse per gli storici delle idee. Basti il nome di un solo studioso, quello fondamentale, lo storico inglese Nicholas Goodrick-Clarke (1953-2012) e il suo libro seminale, Le radici occulte del nazismo, uscito in Italia per le edizioni SugarCo nel 1993.

Il secondo papà dell’Ariosofia è Guido von List (1848-1919). Visto che si considerava una specie di chiaroveggente, nel 1907 pubblicò Die Rita der Ario-Germanen (La legge degli Ario-Germani). Nel libro von List sosteneva che l’Edda, il testo mitologico islandese del XII secolo, era il libro sacro di una razza superiore proveniente da un estremo nord polare, a suo tempo caldo per una diversa inclinazione dell’asse terrestre. Le variazioni d’inclinazione dell’asse e le migrazioni del polo magnetico sono un altro tormentone di questo tipo di letteratura. Atlantide, per così dire, era un sottoprodotto di quella civiltà polare. In qualche punto del suo lavoro von List ne faceva risalire l’esistenza a milioni di anni fa (!). Una civiltà che disponeva di tecnologie aeronautiche avanzate (gli sforzi penosi d’inizio XX secolo per far innalzare i primi aerei contrastano sempre con i sistemi magnifici di cui disponevano gli atlantidei) e costruiva edifici di proporzioni ciclopiche. Anche l’universo di von List è ossessionato dal costante declino delle civiltà e dal terrore di una progressiva ibridazione fra speci – un processo che occorre invertire a tutti i costi, persino in quest’era di Kali-Yuga, la pessima età del ferro della tradizione induista, conclusione di ogni ciclo delle cose.

Lune cadute, comete, supertecnica e assi polari

Dopo la sconfitta e la fine dell’Impero tedesco e di quello Austro-ungarico nella Prima Guerra Mondiale, l’interesse per l’Atlantide ariana giunse a maturazione. Modificando in modo radicale le stesse concezioni teosofiche sulle “razze” sorte per opera di Helena Blavatsky quarant’anni prima, diversi occultisti tedeschi legarono la crisi dell’antichissimo mondo scomparso alla commistione etnica, o addirittura fra specie diverse.

Nel 1920 a Vienna uscì il lavoro dell’antisemita Otto Hauser (1876-1944) Atlantis: Der Untergang einer Welt (Atlantide, tramonto di un mondo). Si trattava di un racconto nel quale il solo sopravvissuto di quella civiltà denuncia, riprendendo von Liebenfals, le unioni fra umani biondi e scimmie, viste come causa di ogni male moderno. Due anni dopo un teosofo, Max Duphorn, scriveva sotto lo pseudonimo di Eginhard Atlantis: Eine untergegangene Welt (Un mondo tramontato). Stavolta la futura riemersione di Atlantide salverà la Germania dai suoi nemici, perché l’Oceano sommergerà buona parte di Gran Bretagna, Francia e Belgio, così che i tedeschi torneranno a dominare l’Europa!

Qualcosa di più bisogna dire su Karl Georg Zschaetzsch, (1870-?) perché nel 1922 il suo lavoro Atlantis, die Urheimat der Arier (Atlantide, la patria originaria degli Ariani) segnò un vero punto di svolta nella questione. Si tratta di una delle costruzioni più fantastiche dell’intero panorama. La fertile isola, posta nel nord-ovest dell’Oceano, è stata sconvolta dai sommovimenti dovuti alla coda di una cometa che ci ha sfiorati. Da qui in poi incontreremo n-volte il tradizionale e molto diffuso in Germania catastrofismo planetario, come quello di cui fu impareggiabile cantore Immanuel Velikovsky. Quest’ultimo, pur scrivendo in America dopo la Seconda Guerra Mondiale, risentì moltissimo del clima che stiamo dipingendo. Dalla catastrofe celeste consegue un’altra cosa molto tedesca: la migrazione verso sud del popolo civilizzato.

Il libro di K. G. Zschaetzsch, uscito nel 1922.

I soli tre sopravvissuti di Atlantide, vegetariani come tutto il popolo (il vegetarianesimo è di gran moda in ambito teosofico-occultistico) si mescolano alle razze sub-umane del resto del mondo, le rendono civili, ma l’abbandono della dieta non carnea e l’introduzione ad opera di una ragazza non ariana di bevande fermentate avviano il declino della civiltà. Una seconda catastrofe, lo spostamento dei continenti (la deriva dei continenti di Wegener era una novità ancora controversa, e piaceva molto agli occultisti) fu causa di un’ulteriore discesa verso il basso.

Visto che gli Ariani sopravvivono nel nord-ovest d’Europa anche oggi, per Zschaetzsch conviene che le ex-colonie tedesche, perse con la Prima Guerra Mondiale, tornino sotto il controllo di Berlino e che in quelle parti d’Africa s’insedino i biondi – a patto, sia chiaro, che evitino qualsiasi contatto con gli africani neri – e che da lì facciano ripartire la storia umana…

In contemporanea con Zschaetzsch, un altro sostenitore dell’Atlantide germanica, Hermann Wieland, uscì con Atlantis, Edda und Bibel. La sua storia partiva addirittura da prima dell’Atlantide, perché gli Ariani, progenitori dell’umanità, vi erano scesi dall’Artico: il centro della civiltà ariana, quindi, è polare, e Atlantide già non è il culmine della purezza. Per Wieland, a ben vedere a questa realtà alludono sia l’antica saga norrena, l’Edda, sia l’intera Bibbia (Gesù compreso, nei suoi discorsi!). Il guaio degli Ariani è che ogni tipo di razza inferiore, sin dall’inizio, ad Atlantide, dove vivevano anche dei sub-umani, complotta contro di loro. Anche stavolta, commistioni razziali e una cometa che si schianta sulla Terra completano il quadro del declino generale del mondo. 

Più tardi, nel 1930, comparirà un mattone di 700 pagine, Hoch-Zeit der Menschheit (Il culmine dell’umanità),di Rudolf John Gorsleben (1883-1930), già membro del gruppo occultistico “Thule Gesellschaft”, che dal 1918 fu uno dei luoghi d’incubazione dello stesso partito nazionalsocialista.

Come altri del giro turbinoso di cui ci stiamo occupando, Gorsleben usò a modo suo il concetto di “razze radice” della Teosofia. La vita stessa nacque al Polo Nord, allora caldissimo, poi il suo raffreddamento ne costrinse gli abitanti a spostarsi su una grande isola dell’Oceano, cioè Atlantide. Lì questi esseri superiori svilupparono una civiltà avanzatissima anche sul piano tecnico. Disponevano di facoltà paranormali e manipolavano energie sottili note soltanto a loro. La quinta razza radice di cui parlavano i teosofi, quella atlantidea, per Gorsleben era anche quella degli Ariani, che dalla grande isola si spostarono nell’Europa di nord-ovest dando origine ai tedeschi e agli altri popoli puri dell’Europa del nord.

Dopo un po’ meno di cupezza, con Herman Wirth (1885-1981) si torna ad un altro atlantidologo germanico tanto importante quanto pessimista. Il suo Der Aufgang der Menschheit (L’ascesa dell’umanità, 1928) disegna un quadro colossale in cui, pure qui come in Zschaetzsch, c’è il fascino di una lettura storpiata della teoria della deriva dei continenti. Atlantide e i suoi abitanti (fra parentesi, sono loro ad aver dato la scrittura all’umanità intera) stavolta non vivono su un’isola, ma nel cuore di una gran massa nordica, continentale, poi frammentatasi, il cui ultimo pezzo è affondato undicimila anni fa. Rispetto ad altri personaggi Wirth dipinge gli atlantidei Ariani come portatori di una specie di teologia trinitaria (Dio-padre, Figlio, Terra-madre) che lo distaccano dalla gran parte della nostra serie. Fu anche questo tentativo di creare una teologia in qualche misura simile e quindi “concorrente” di quella cristiana – che invece i nazisti al potere utilizzarono largamente per i loro scopi – a farlo cadere in disgrazia, nel 1937, presso i suoi stessi compagni di cordata, e quindi a farlo uscire di scena anche prima della caduta del Terzo Reich.

L’occultista Karl Maria Wiligut, che ebbe una certa influenza anche sul Reichsführer delle SS, Heinrich Himmler, fu tra i tedeschi affascinati da Atlantide.

La stessa rilevanza può annettersi a Karl Maria Wiligut (1866-1946). Entrò nelle grazie del capo delle SS, Himmler, tanto da ottenere il grado di Brigadeführer e la direzione di uno dei dipartimenti dell’Ahnenerbe (l’organizzazione di “studio” delle SS) più toccati da idee occultistiche: quello che si occupava di “preistoria razziale”. Le concezioni di Wiligut, che ebbe influenza su Himmler, erano delle più estreme. Sosteneva di essere il depositario orale di una tradizione germanica antichissima trascritta su sette tavolette lignee andate perse nel 1848, durante l’insurrezione democratica ungherese anti-asburgica. Lui però ne aveva ricevuto il contenuto tramite i racconti dei familiari.

In questa pseudo-tradizione la storia dell’umanità delle origini che le tavolette di Wiligut raccontavano si divideva in sette epoche. Rielaborando la cosmologia teosofica in senso germanico, per vostra informazione, secondo Wiligut ad un certo punto la quarta razza, ridotta agli estremi da guerre con esseri inferiori, ringiovanisce grazie al connubio con femmine provenienti dalla Luna. Il guaio è che un po’ di tempo dopo i Poli si spostano, e quindi questi ariani delle origini sono costretti a migrare ad “Attal-lant”, che naturalmente non è altro che il nostro mondo perduto.

Il simbolo dell’Ahnenerbe, la struttura delle SS creata nel 1935 per occuparsi di proto-storia. Si interessò ampiamente di occultismo.

In questo universo cupo non c’è Dio, né progresso, né scienza, né amore. Ogni epoca è chiusa da lune, comete e catastrofi varie, e ogni cultura muore. Ogni volta bisogna ricominciare quasi da zero. Però, attenzione: la quinta epoca, quella in cui si va a finire ad Attal-lant, è più importante delle altre, perché ad Attal-Ant ci vanno gli antichi germani, che nel frattempo avevano creato la civiltà superiore dei biondi di Asgard (uno dei mondi delle antiche religioni dei Germani settentrionali)…

Uno degli atlantidologi germanici meno implicati col nazismo fu invece Albert Christian Georg Schultz (1873-1953), che però si firmava “Peryt Shou”, visto che, en passant, questo era il suo nome in una vita precedente, come sacerdote dell’Egitto antico. Il suo lavoro che più ci interessa è un libretto del 1913, Esoterik der Atlantier, uscito a Lipsia. Colpisce moltissimo perché, al contrario di quasi tutti gli altri, s’interessa poco della storia dell’ascesa e caduta di Atlantide ma assai di più delle qualità psichiche dei suoi abitanti. Si occupa moltissimo di certe tecniche di meditazione, in particolare quelle concernenti i nomi dei dieci re di Atlantide, grazie ai quali possiamo in qualche misura recuperarle, aiutati dai segreti dell’Edda norrena…

È stato il cattivo uso di queste qualità psichiche a distruggere gli atlantidei, che pure erano in grado, guardando il cielo di comunicare con entità superiori. Il crollo fu accelerato dall’impatto con l’impatto della Terra con una delle lune che abbiamo perso, la Luna terziaria (una fissazione promossa da un altro ariosofo, l’austriaco Hanns Hörbiger, il principale esponente della pseudo-teoria cosmologica del “mondo ghiacciato”).

Altra cosa sorprendente: Albert Schulz anticipò in qualche modo il fatto che, con la nascita del mito dei dischi volanti, nel 1947, in qualche caso Atlantide sarà associata al maggior mito collettivo della seconda metà del XX secolo. Nell’aprile del 1944 – così ha documentato Manfred Lenz in suo lavoro uscito sulla rivista Gnostika (n. 28, 2004) – parlando con un altro esoterista, Schultz si diceva certo nell’avvento di una nuova era in cui gli “dèi” sarebbero tornati sulla Terra. Per lui nel passato creature di altri mondi erano già state qui, e presto si sarebbero riaffacciate sul nostro mondo.

Fantascienza, Atlantide e nazismo

In tutto ciò, anche la fantascienza tedesca di quei decenni fu partecipe di questi utilizzi del mito di Atlantide. Un visionario, pioniere dell’astronautica, come Max Valier (1895-1930) girando Germania e Austria nei suoi tour per propagandare i futuri viaggi lunari e la colonizzazione dello spazio, parlava senza difficoltà anche di Atlantide e Lemuria, ma, al contempo, nel 1924 Fritz Oswald Bilse (1878-1951) pubblicava a Berlino il racconto di SF Gottes Mühlen. Come il teosofo Max Duphorn due anni prima, immaginava che la riemersione del continente avrebbe sommerso i Paesi dell’Europa occidentale che avevano sconfitto la Germania nella Grande Guerra.

Anche per un fanta-archeologo come Edmund Kiss (1886-1960) la nostra questione fu importantissima. Kiss è autore di una colossale tetralogia narrativa in cui mescola pura invenzione, mitologia germanica e sua reinterpretazione della storia. In quei racconti Kiss usa a piene mani il nostro continente sparito. In particolare, il secondo volume, Frühling in Atlantis (Primavera ad Atlantide, 1931) si dilunga su una fase della sua proto-storia in cui i biondi del nord, sottomessi da esseri inferiori a causa della caduta sulla terra della già ricordata Luna terziaria, ribellatisi, avevano edificato l’impero di Atlantide. Guidati dai loro gerarchi, gli Asi, gli atlantidei erano serviti e riveriti da popoli inferiori a loro vassalli… Il terzo volume, Die letzte Königin von Atlantis (L’ultima regina di Atlantide, 1931) segna anche l’acme dell’impero di questi atlantidei biondi, alti, dominatori, ma anche la loro fine, visto che il destino gli ha riservato… l’impatto di un’altra luna!

Ma non tutto è perduto. Nel quarto volume, Singschwane aus Thule (I cigni cantanti di Thule, 1939), gli ultimi atlantidei tornano a nord inalberando una bandiera bianco-azzurra con la svastica. Insediatisi in una “Teutenland”, terra dei Teutoni persa nell’estremo settentrione, si uniscono con una razza di contadini nordici accettabile anche alla loro genetica. Da lì organizzeranno la riscossa.

Paradossalmente ma non troppo, il nostro mito fu usato in ambito tedesco anche in funzione antinazista. Nel 1944, due ebrei internati nel ghetto di Theresienstadt scrissero un’opera lirica in un atto, Der Kaiser von Atlantis (L’imperatore di Atlantide) con la tragedia del tiranno di un regno esistito in un passato remotissimo. La censura nazista vi intravide la parodia del più concreto e terribile tiranno del tempo e provvide a impedirne qualsiasi rappresentazione.

Dopo il nazismo, l’Atlantide germanica… continua

Si potrebbe pensare che con la disfatta tedesca e la fine del nazismo, la storia dell’Atlantide “tedesca” si sia conclusa, che quelle idee non siano sopravvissute alla catastrofe. Beh, non è affatto così. Sono prima sopravvissute a stento, poi, dagli anni ‘80 sono ricomparse con forza. Gli sviluppi recenti non riguardano questa sintesi, che vi ha un po’ parlato delle cose avvenute prima della fine della Seconda Guerra Mondiale.

Accennerò soltanto a un personaggio importantissimo e che, resosi meno impresentabile e senza giungere agli estremi dei suoi predecessori, contribuì a traghettare verso i tempi recenti la nostra questione.

Si trattava di Jürgen Spanuth (1906-1998), un pastore protestante (luterano) tedesco che fu anche uno studioso dell’archeologia delle zone tedesche del Mare del Nord non privo di meriti.

Anche lui, pure dopo la guerra, continuò a coltivare certe idee che ad un primo sguardo potevano apparire non del tutto antiscientifiche, quasi come se ne fosse prossimo l’accoglimento nell’alveo della scienza vera e propria. Ma era un’illusione. Per fare un paragone, si trattava della stessa illusione in cui è vissuto un altro insieme di idee ritenute “simili” a quelle scientifiche, l’ufologia.

Spanuth saltò fuori con le sue teorie sei anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, nel 1951, anche se il suo primo libro sulla questione, Das enträtselte Atlantis, uscì nel 1953 a Stoccarda. Spanuth era stato un nazista sin dalla fine degli anni ’20, aveva aderito alla Chiesa nazionale del Reich, la struttura fantoccio che assorbì gran parte dei protestanti sotto il regime, e servì in guerra come cappellano.

Conscio del mutare dei tempi, e pur se basate su assunzioni insostenibili o superate, a partire dalla mania dell’associazione fra Germani antichi e Dori, una delle etnie della Grecia arcaica, le conclusioni di Spanuth non giunsero mai al delirio totale. Gli atlantidei erano “normali” popolazione delle fasce costiere tedesche del Mare del Nord che avevano per capitale un’isola scomparsa, Basileia, di cui l’attuale isoletta di Helgoland sarebbe il residuo. Da convinzioni come questa si capisce quanto Spanuth fosse legato a doppio filo con il pensiero estremo di cui abbiamo parlato: l’idea che Helgoland fosse un residuo di Atlantide era già stata sostenuta prima della guerra da un altro occultista appartenente alla destra radicale, Heinrich Pudor.

Però Spanuth non resiste a complicare le cose e diventa più interessante per noi: intorno al 1250 a. C., un po’ come per Karl Zschaetzsch nel 1922, una cometa si abbatte su quelle coste (Zschaetzsch si accontentava degli effetti deleteri della coda) e sommerge di fango Basileia. Stavolta gli atlantidei di Basileia dal nord si spostano fino al Mediterraneo e investono il vicino Oriente, Israele compreso, assumendo le vesti di un classico tormentone dell’egittologia: i “Popoli del mare”.

Ma, cometa a parte, c’è un altro aspetto che bisogna sottolineare.

Spanuth promosse l’idea che nell’antico Egitto questi atlantidei germanici fossero conosciuti come Haunebu – e sostenne che gli Haunebu dovevano identificarsi a loro volta con i Popoli del mare. Oggi il consenso più ampio è che le iscrizioni egiziane che usano questo termine (quelle della XVIII dinastia, ad esempio) in realtà facessero riferimenti ai primi contatti fra egiziani e Grecia arcaica. Ma gli Haunebu che colpirono tanto Spanuth produssero altri effetti che ci interessano. Dalla fine degli anni ’80 sono stati adottati dai sostenitori del mito dei dischi volanti nazisti, che sempre di più, in specie in Germania, è diventato appannaggio di ambienti della destra radicale.

Costoro l’hanno fatto diventare il nome di una delle ormai infinite serie di modelli di super-velivoli che la pubblicistica dell’estrema destra attribuisce a progetti segreti del Terzo Reich.

I sostenitori dell’Atlantide germanica potranno sembrare un caso estremo di credenze pseudoscientifiche. Non molti, forse, crederanno che le capacità paranormali degli atlantidei siano state cancellate dall’impatto con una luna vagante. Ma c’è dell’altro, e forse è più interessante. Irridere serve a poco. Più utile è la ricerca della spiegazione di ciò che accade.

Molte delle idee di questi personaggi nascevano da letture superficiali, da settimanale popolare, delle conoscenze scientifiche del tempo. Ne erano una distorsione, in specie quando si trattava di cose controverse, di dibattiti in corso (sull’evoluzione, sulla storia antica, sulla geofisica, sulla linguistica, sulla genetica…). Ancora più sovente, come succede molte volte nelle pseudoscienze, costoro consideravano moneta corrente punti di vista, incertezze e discussioni scientifiche ormai superate, sia nei metodi sia negli oggetti del dibattito.

Pensavano di essere avanti, e invece erano radicalmente, irrimediabilmente indietro. Come accade ancora oggi, di norma, nei riferimenti della quasi totalità dei sostenitori della realtà degli Ufo, dei fenomeni paranormali o delle pseudoscienze di ambito medico.

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

Marco Ciardi, Le metamorfosi di Atlantide. Storie scientifiche e immaginarie da Platone a Walt Disney, Roma, Carocci, 2011

Joscelyn Godwin, Atlantis and the Cycles of Time, Rochester-Toronto, Inner Traditions, 2011

Nicholas Goodrick-Clarke, Le radici occulte del nazismo, Milano, SugarCo, 1996

 

[Illustrazione in evidenza: Satan summoning his Legions, di Thomas Lawrence (1769-1830), olio su tela del 1797, Royal Academy of Arts Collection Gallery, Londra].

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