Napoleone non è mai esistito!

Dal 1878 il Museo Nazionale del Risorgimento di Torino ospita reperti e testimonianze sul lungo processo che portò alla nascita del Regno d’Italia. Tra armi e vestiti d’epoca, una teca della Sala 7 attira sempre lo sguardo dei più curiosi: è quella destinata ai lasciti dell’età napoleonica. La bacheca ospita una maschera di morte del condottiero, ma è al suo fianco che un piccolo libretto lascia il visitatore tra il perplesso e il divertito: il volume è esposto aperto, per evidenziare bene il titolo: Prove convincenti che Napoleone non ha mai esistito (sic).

Trovata goliardica o complottismo d’antan? La vicenda dietro a quest’operetta è più complessa di quanto non sembri.

Il volume esposto a Torino è la traduzione – anonima – di un’opera francese. L’originale è interamente disponibile su Gallica, il sito delle collezioni digitali della Biblioteca Nazionale Francese (la versione italiana lo è su GoogleBooks). Pur non essendo firmato, l’autore del volumetto è da identificarsi con Jean-Baptiste Pérès (1752-1840), professore, magistrato e bibliotecario di Agen.

Anche Umberto Eco, in una sua “Bustina di Minerva” per L’Espresso del 24 dicembre 2014 aveva raccontato di conservarlo nella sua biblioteca:

Possedevo da tempo una tarda traduzione italiana (1914) di un libello di tal G.B.Pérès intitolato Napoleone non è mai esistito, ma proprio in questi giorni sono riuscito a scovarne la prima edizione, del 1835, che s’intitola “Grand erratum source d’un nombre infini d’errata”. L’autore dimostra che Napoleone è soltanto un mito solare […]

Il diavolo sta, come sempre, nei dettagli. Per l’interezza del libro si susseguono i paragoni tra Napoleone e Apollo, dio del Sole: entrambi nati su un’isola mediterranea, figlio uno di Letizia e l’altro di Leto (nomi sospettosamente simili), entrambi “dominano” nel mezzogiorno e “vengono oscurati” al nord… E poi, ancora: Napoleone ha tre sorelle (che sono “evidentemente” le Tre Grazie), quattro fratelli (le quattro stagioni), due mogli (la Terra e la Luna), dodici marescialli (un chiaro riferimento ai segni zodiacali).

Continua Eco:

Napoleone ha posto fine al flagello della Rivoluzione e questo ricorda l’uccisione, da parte di Apollo, del mostro Pitone. Il sole si leva a Oriente e tramonta a Occidente, e Napoleone era venuto dall’Egitto per dominare la Francia ed è morto nei mari occidentali, dopo un regno di dodici anni, i quali non sono altro che le dodici ore del giorno. “E’ dunque dimostrato che il preteso eroe del nostro secolo non è che un personaggio allegorico, i cui attributi sono tutti tolti in prestito dal sole”.

Vi abbiamo convinti? Immagino di no. E ovviamente il libriccino non avrà convinto nemmeno i contemporanei, molti dei quali avevano vissuto in prima persona le vicende napoleoniche.

L’obiettivo dell’autore era però un altro: con un approccio un po’ “trasversale”, Pérès voleva contestare una corrente che all’epoca era parecchio in voga, quella del mitismo. L’Illuminismo aveva inaugurato la critica radicale della religione, e diversi autori avevano ipotizzato che il Cristianesimo – così come pure l’esistenza stessa di Gesù Cristo – altro non fosse che una trasposizione degli antichi miti solari dell’antichità.

Particolare successo aveva avuto un saggio di Charles-François Dupuis pubblicato nel 1795 e non a caso riedito nel 1822, pochi anni prima del libro sul “Napoleone inesistente”: L’origine de tous les cultes, ou la religion universelle. L’opera non mancò di destare scandalo: l’autore evidenziava palesi analogie tra Gesù e gli dei dell’antichità, tra le feste cristiane e quelle pagane ispirate al transito del Sole nella volta celeste, fra la Vergine e dee come Iside (alcuni capitoli sono tradotti in italiano sotto il titolo La favola di Cristo).

Le violente reazioni allo scritto convinsero Dupuis a distruggere parte delle proprie opere, ma i semi del dubbio germogliavano da decenni: tra fine Settecento e inizio Ottocento innumerevoli pensatori razionalisti ripresero e ampliarono le sue argomentazioni circa le origini mitiche del Cristianesimo (citiamo fra tutti il Syntagma of the Evidences of the Christian Religion di Robert Taylor, del 1828, o Les Ruines, del conte di Volney, del 1787, ma anche la ben più famosa Vita di Gesù di David F. Strauss, che uscirà in Germania nel 1835). S’inaugurava così la prima stagione di quella che è passata alla storia della teologia come la ricerca sul Gesù storico. Questo modo di ragionare trovò terreno particolarmente fertile nei Paesi protestanti, dove il dibattito coinvolse numerose facoltà di Teologia, che negli Stati in cui aveva prevalso la Riforma erano già da tempo istituzioni pubbliche largamente sottratte al controllo delle chiese. Senza volerci addentrare nel merito della diatriba plurisecolare sui confini del Gesù storico, quello che c’interessa è che il libretto di Pérès non fu un fulmine a ciel sereno: rappresentava una conseguenza estrema, esagerata, paradossale, di un dibattito scientifico vivo ed acceso in corso dalla metà del Diciottesimo secolo, alimentato da saggi, pamphlet e articoli della stampa colta.

Il libro di Pérès nella teca del Museo del Risorgimento a Torino

Ecco dunque l’obiettivo di Pérès: seguendo lo stesso procedimento di Dupuis, il bibliotecario francese voleva dimostrare che con gli stessi mezzi era possibile negare persino l’esistenza di Napoleone, cosa della quale – ovviamente – nessuno dubitava. Una specie di ragionamento per assurdo, una satira per mettere alla berlina il pensiero mitista e, al contempo, per mettere in guardia da quelli che oggi si potrebbero definire bias.

L’opera “anti-napoleonica” di Pérès, peraltro, non è certo un unicum nel suo genere: il libro era stato infatti preceduto nel 1819 da un volume inglese intitolato Historic doubts relative to Napoleon Bonaparte, a firma di Richard Whately (anche questo digitalizzato su Google Books). L’autore era un uomo importante, un teologo anglicano che fu anche arcivescovo di Dublino, autore di libri di logica e filosofia. Notare il particolare: nel 1819 Napoleone era ancora vivo.

Meno di trent’anni dopo, nel 1851, sarebbe arrivato un altro volume, Historic certainties, a firma di un sedicente Aristarchus Newlight. L’autore in realtà questa volta era pure stavolta, secondo il Dictionary of Anonymous and Pseudoanonymous English Literature, un altro pastore e vescovo anglicano, William Fitzgerald.

Se l’obiettivo di Pérès era Dupuis, i suoi emuli inglesi volevano invece colpire David Hume e David Strauss, che con la sua Vita di Gesù aveva proposto una lettura critico-razionalista non solo della storia di Gesù ma dell’intero complesso narrativo dei Vangeli: una visione che poneva particolare accento sull’evanescenza delle prove dei miracoli attribuiti al Messia.

Riassume Eco:

Whately non contesta Hume e consimili, ma ne porta le tesi alle estreme conseguenze, dimostrando che, a seguire quei principi, anche i resoconti delle imprese napoleoniche (che hanno anch’esse del miracoloso) non sono sempre di prima mano, non molti dei contemporanei di Napoleone lo avevano davvero visto, e gran parte di quanto si dice di lui erano racconti nati da altri racconti.

I tre testi (quello di Whately, quello di Pérès e quello di Fitzgerald) sono stati raccolti nel 1989 in un’edizione Sellerio, L’imperatore inesistente, a cura di Salvatore Nigro. Nel loro insieme costituiscono un interessante spaccato del dibattito ottocentesco sul concetto di prova, di fonte e sui rischi del procedimento per analogia: una piccola curiosità da rispolverare in occasione del 5 maggio, ma anche uno spunto per rileggere, con occhio critico e ironico, il pensiero complottista della post-modernità.

2 pensieri riguardo “Napoleone non è mai esistito!

  • 6 Maggio 2019 in 00:16
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    Mi avete fatto ricordare che nell’ultimo film in cui apparve Grace Kelly, “Il cigno”, uno dei personaggi afferma di aver letto un libro nel quale si dimostra che Napoleone non è mai esistito. Ho sempre pensato che fosse una battuta, non avrei mai immaginato che fosse un riferimento a qualcosa di reale. 🙂

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  • 6 Maggio 2019 in 11:11
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    Molto interessante, Paolo! In effetti ho controllato il libro del 1920 di Ferenc Molnár da cui è tratto “Il cigno”, e il riferimento al “Napoleone inesistente” è presente anche lì…

    DOMENICA: Anche a te non piace questo Napoleone?
    GIACINTO: Come no?
    DOMENICA: Sai, nella biblioteca del mio povero marito c’è una rarità: un libriccino francese in cui è dimostrato per filo e per segno che Napoleone non è esistito mai. Te lo manderò. Leggilo. E’ molto rassicurante.

    Grazie per la curiosità e complimenti per la memoria!

    Risposta

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