Il regaleco sismico

Il mito che alcuni animali siano in grado di prevedere i terremoti è radicato in molte culture e sono giunti fino a noi gli echi di questa credenza che nel tempo si è consolidata alimentando il desiderio dell’uomo di trovare un modo per prevedere i movimenti della crosta terrestre, movimenti improvvisi e che da millenni devastano e segnano la vita di intere comunità.

Può succedere che chi abbia a che fare con animali domestici osservi fenomeni particolari: gatti e cani si agitano pochi secondi prima della scossa di terremoto, uccelli che si zittiscono improvvisamente, galline e oche che nei cortili starnazzano all’impazzata; un comportamento che in certi casi può essere spiegato con una maggior sensibilità degli animali alle vibrazioni.

Quello che oggi vogliamo approfondire non è il comportamento dei nostri rassicuranti compagni domestici, bensì quello dei Regalecidae, anche detti “pesci remo” per la loro forma affusolata e la lunga pinna dorsale; l’animale vive prevalentemente in acque oceaniche temperate e tropicali, gli incontri con esemplari vivi sono molto rari e quasi tutto quello che conosciamo sulla distribuzione di questi animali è strettamente collegato con le testimonianze delle catture o degli esemplari spiaggiati. E sono proprio questi spiaggiamenti all’origine della credenza, diffusa soprattutto in Giappone, che il pesce remo sia in grado di prevedere l’arrivo di onde tsunami in seguito a terremoti al largo delle coste.

In un recente articolo uscito su Forbes a firma del geologo italiano David Bressan, viene spiegato come, nel folclore giapponese, gli animali svolgono un ruolo importante nell’origine dei terremoti. Secondo una leggenda popolare, la causa dei terremoti è da ricercare nei movimenti del pesce gatto gigante Namazu. Nascosto da qualche parte sotto la terraferma giapponese i movimenti improvvisi della sua gigantesca coda causerebbero i terremoti che da sempre caratterizzano la terra del Sol Levante. Questo mito spiegherebbe in parte il motivo per cui alcuni animali, e in particolare alcuni pesci come il nostro Regalecidae, vengono ancora oggi considerati precursori di disastri in Giappone.

“Nel folclore giapponese il regaleco é conosciuto come Ryugu no tsukai appure Jinja him e dal XVIII secolo in poi viene considerato più come un servo degli spiriti del mare che un messaggero di catastrofi – racconta Bressan interpellato da Query online -. Sembra che la storia moderna appaia per la prima volta proprio in correlazione con il terremoto che nel marzo 2011 colpì il distretto giapponese di Fukushima. Da notare che i regaleci furono avvistati sulla costa del mare giapponese opposta a quella dell’Oceano Pacifico poi colpita dal terremoto e tsunami. Da allora il regaleco fa la sua comparsa periodicamente nei media. Ma le ricerche hanno evidenziato più una connessione diretta tra spiaggiamenti e periodici cambiamenti delle correnti marine nell’Oceano Pacifico, che con i terremoti”.

Nel 2010 almeno una dozzina di pesci remo si sono riversati sulla costa del Giappone, esattamente un anno prima del terremoto di Fukushima e del conseguente tsunami, dando vita ad articoli sulla presunta connessione tra avvistamenti dei Regalecidae e terremoti. A fine giugno 2015, un Regalecus russelii, pesce remo gracile, vivo è stato catturato vicino all’isola di Santa Catalina, al largo della costa meridionale della California. Si è trattato del terzo pesce di questo tipo avvistato in 19 mesi nelle acque che circondano l’isola. Nel 2014, un esemplare è stato trovato a riva lungo la costa di Santa Monica e nel 2013 in appena una settimana sono stati trovati due esemplari morti sulle rive dell’isola di Santa Catalina. Alcuni media hanno cercato una connessione tra avvistamenti di pesci di mare e l’attività sismica lungo la faglia di San Andrea, ma per il momento non se ne  sono riscontrate.

I biologi hanno proposto varie spiegazioni sul perché alcuni pesci che vivono in acque profonde vengono periodicamente individuati sulla superficie del mare o trovati morti lungo le coste. La connessione più probabile tra avvistamenti ripetuti si trova nei cambiamenti anomali della temperatura della superficie del mare.

La ricerca pubblicata nel 2018 mostra infatti una correlazione tra gli spiaggiamenti di regalechi e gli anni di El Niño. Durante questi la temperatura in superficie è di parecchi gradi più alta della media mentre a profondità più elevate, dove solitamente vive questo pesce, l’acqua è più fredda del solito. Il regaleco si nutre di plancton e pesci piccoli, che seguono l’acqua più calda: e lo stesso fa il pesce remo seguendo il proprio cibo preferito in superficie.

“Secondo una ricerca cinese degli anni ’70 gli animali più adatti a “prevedere” terremoti sarebbero serpenti, pipistrelli e diversi roditori, che fuggono dai loro nascondigli in pieno giorno, anche se viene accennato che prima di un sisma i pesci nuotano vicino alla superficie o perfino saltano fuori dall´acqua – continua Bressan -. In Giappone sono state anche condotte delle ricerche sul pesce-gatto, animali anch’esso dal forte significato mitologico. È stato proposto che gli animali acquatici potrebbero reagire a cambiamenti chimici dell’acqua che avvengono prima di un sisma, causati dall´accumulo di tensioni telluriche che, aprendo o chiudendo la fessurazione della roccia, causano cambiamenti nella falda acquifera”.

Per poter dimostrare questa teoria sono stati monitorati alcuni esemplari tenuti in grandi vasche nella speranza di rilevare un comportamento inusuale prima di uno sisma, anche se non si è certi di come questo comportamento si dovrebbe manifestare. E qui si incontra il primo vero problema: comportamenti ritenuti significativi solo ad evento avvenuto variano enormemente e spesso si contraddicono, da cavalli imbizzarriti a vacche stranamente calme. Anche il periodo di tempo in cui presumibilmente vengono fatte queste osservazioni varia da mesi a giorni prima dell’evento.

I dubbi sulle capacità da parte degli animali nel prevedere dunque l’imminente arrivo di un terremoto restano:

“Da un punto di vista biologico un eventuale sesto senso per i terremoti forse non sarebbe tanto sensato, dato che terremoti colpiscono grandi aree, ed è pressoché impossibile fuggire, sia sulle zampe sia nuotando”.

Gli animali da sempre rappresentano per l’uomo un ponte con la natura, creature dai sensi raffinati e in grado di percepire ciò che per noi è invisibile. Forse anche per questo, al comportamento animale è stato sempre data grande importanza, sia per predire catastrofi naturali ma anche come tramite con il mondo degli antenati o addirittura con le divinità, e sono state anche condotte ricerche scientifiche per scoprire eventuali legami tra il loro comportamento e gli eventi naturali. Nel mondo occidentale gli animali di compagnia vengono considerati – se non pari a membri della famiglia – una connessione dell’uomo moderno con il mondo della natura, da cui deriva la nostra fiducia nelle loro presunte facoltà.

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