La storia dell’uomo dai due volti presentata a Piazzapulita è una leggenda metropolitana

Venerdì 25 gennaio, nella trasmissione Piazzapulita, su La7, è andato in onda un monologo di Stefano Massini sul curioso caso di Edward Mordrake, il cosiddetto “uomo dai due volti” diventato celebre nell’Inghilterra della fine del XIX secolo. Rilanciato ieri anche da La Repubblica, lo spezzone vorrebbe interrogarsi su quanto succede quando due parti di noi “si fanno la guerra”.

La vicenda è stata presentata nei dettagli, anche se a dirla tutta lo scrittore si è premurato di annunciare che si trattava di una storia “sospesa tra scienza, medicina e leggenda”.

Per la verità, di sospeso c’è poco: il caso di Edward Mordrake (o Mordake, nelle fonti più antiche) è una ben nota leggenda metropolitana di epoca vittoriana a cui sono stati dedicati nel tempo articoli, libri, show, creepypasta e perfino canzoni (la più bella e famosa è forse Poor Edward, di Tom Waits).

La notorietà del povero Edward inizia con un trattato di medicina intitolato Anomalies and Curiosities of Medicine, pubblicato nel 1896 da George M. Gould e Walter Lytle Pyle. Così i due medici descrivono il caso:

Una delle storie più strane nonché melanconiche di deformità umana è quella di Edward Mordake, che si diceva fosse l’erede di uno dei più nobili lignaggi d’Inghilterra. Non rivendicò mai il titolo, comunque, e si suicidò all’età di 23 anni. Viveva in completa reclusione, rifiutando persino le visite dei membri della sua famiglia. Era un giovane di fini maniere, uno studioso profondo, un musicista di rara abilità. La sua figura spiccava per grazie e il suo viso – bisogna dirlo, il suo viso naturale – era quello di un Antinoo. Ma sul retro della sua testa c’era un’altra faccia, quella di una bella ragazza “amabile come un sogno, odiosa come il diavolo”. Il volto femminile era una mera maschera, occupando solo una piccola porzione della parte posteriore del cranio, anche se esibiva ogni segno di intelligenza – di un tipo maligno, comunque. Fu vista ridere e sogghignare mentre Mordake stava piangendo. Si dice che gli occhi seguissero i movimenti dell’interlocutore, e che le labbra si muovessero in continuazione. Nessuna voce era udibile, ma Mordake affermava di essere tenuto sveglio la notte dai sussurri odiosi del suo “demone gemello”, come lo chiamava, “che mai dorme, ma mi parla continuamente di cose di cui si parla solo all’inferno. Nessuna immaginazione può concepire le terribili tentazioni che mi pone innanzi. Per qualche maledizione mai perdonata dei miei antenati sono saldato a questo demonio – perché un demonio lo è senz’altro. Io vi prego e vi imploro di distruggerla, anche se dovessi morire per questo”. Queste erano le parole dello sfortunato Mordake a Manvers e a Treadwell, i suoi dottori. Nonostante l’attenta guardia a cui era sottoposto riuscì a procurarsi del veleno grazie al quale morì, lasciando una lettera in cui chiedeva che il suo “volto demoniaco” fosse distrutto prima della sua sepoltura, “per timore che continui i suoi spaventosi sussurrii nella tomba”. Su sua richiesta venne inumato in un luogo desolato, senza pietra o iscrizione a segnarne il sepolcro.

Come spiega Snopes, però, c’è più di una ragione per essere scettici sulla faccenda. I due autori raccontavano di aver ricavato la storia da quelle che chiamavano “lay sources“, ovvero da fonti al di fuori delle normali pubblicazioni scientifiche. In più, come fece notare già nel 1906 The Theosophical Review, il nome dei due presunti medici curanti non risultava in nessuna fonte al di fuori di quelle sul caso.

La testa mummificata di Mordrake – in realtà, opera dell’artista Ewart Schindler

La fotografia associata a “Edward” sembra essere in circolazione solo dal 2007 e appare troppo ben definita per  essere una vera e propria immagine d’epoca; sempre stando all’indagine di Snopes, potrebbe trattarsi di una versione modificata con Photoshop di una replica in cera visibile presso il Panoptikum Wax Museum ad Amburgo. La somiglianza in effetti è strabiliante. L’altra fotografia legata al caso – un presunto preparato anatomico con la testa di Mordake mummificata – è invece una scultura in cartapesta dell’artista Ewart Schindler.

Facciamo però notare un particolare: mentre i due volti nella fotografia di Edward appaiono entrambi maschili, il primo resoconto della storia parla invece di una “seconda faccia” chiaramente femminile, una condizione assolutamente impossibile in natura. Dal punto di vista scientifico per fenomeni di questo tipo esistono infatti due possibilità. La prima riguarda un’anomalia congenita nota come Diprosopus, quasi sempre fatale per il feto, in cui alcuni tratti del volto vengono replicati; nei casi più estremi, si può avere il raddoppio dell’intero volto. La “faccia aggiuntiva” è però soltanto una duplicazione di quella principale, non una seconda testa con una personalità propria.

La seconda possibilità è che si tratti di un “gemello siamese” parassita, congiunto al primo tramite la testa, sviluppato solo in parte (Craniopagus parasiticus). Si tratta di un’eventualità rarissima: la storia della medicina registra appena una decina di casi, di cui solo tre sopravvissuti oltre la nascita e nessuno oltre i cinque anni. Si veda ad esempio questo case report del 2006. Ad ogni modo, la testa “aggiuntiva” si trova di solito su un un asse diverso rispetto a quella “principale”, a differenza di quanto avviene nella descrizione di “Edward”; inoltre questa patologia, derivando da un mancato distacco tra gemelli omozigoti, non può che verificarsi tra gemelli dello stesso sesso – anche se qualcuno potrebbe supporre un errore di identificazione nel genere del “secondo volto”.

Dunque, pur essendo in teoria possibile che la storia di Edward Mordrake (nella versione con due volti maschili) abbia qualche fondamento, l’eventualità di un uomo con tale patologia sopravvissuto fino all’età adulta sarebbe un caso più unico che raro, e probabilmente sarebbe stato studiato seriamente dalla medicina dell’epoca (come avvenne, ad esempio, per Joseph Merrick). E invece, le sole menzioni sulla sua esistenza derivano da fonti già così quanto meno dubbie.

Infine, occorre dire che lo storico della scienza Alex Boese, curatore del Museum of Hoaxes, ha rintracciato la probabile fonte degli scritti di Gould e Pyle.

La storia apparve sul Boston Sunday Post l’8 dicembre 1895 a firma del poeta e scrittore americano Charles Lotin Hildreth (1853-1896), dunque un anno prima rispetto al libro dei due medici. L’articolo si intitolava “Le meraviglie della scienza moderna” (The wonders of modern science) ed elencava una serie di nascite mostruose reperite spulciando – affermava l’autore – alcuni vecchi resoconti della Royal Scientific Society.

Il ragno di Norfolk secondo Star Tribune – solo leggermente più improbabile di Edward Mordrake

Da parte nostra possiamo aggiungere che la storia uscì lo stesso giorno su diversi altri giornali USA, con titoli diversi ma con lo stesso testo (“Può la scienza dar loro un nome?” per il Nebraska State Journal, “Vecchi freaks di una volta” per The Anaconda Standard, e il perentorio “Mostri” per Star Tribune).

Nell’elenco delle improbabili “anomalie” descritte figurano la “donna-pesce di Lincoln”, una ragazza per metà umana e per metà granchio, il “bambino-melone di Radnor”, un uomo con i piedi al posto delle mani, un altro con due paia di occhi uno sopra l’altro, un individuo con orecchie simili a quelle di un asino, e per finire il “ragno di Norfolk”, dotato di testa umana, corpo sferico e sei zampe pelose (cosa che, a occhio e croce, avrebbe dovuto quanto meno escluderlo dalla classe degli aracnidi). In mezzo a loro, la storia del povero Edward e del (anzi, della) sua gemella malvagia.

Queste descrizioni sembrano comunque frutto della fantasia di Hildreth, più che veri e propri casi clinici. La presunta Royal Scientific Society, ad esempio, non esiste. Esiste invece la celeberrima Royal Society of London, tra i cui atti non figura però nessuno dei “mostri” descritti nell’articolo del Boston Sunday Post. Hildreth è stato autore di libri di fantascienza, come The Mysterious City of OO: Adventures in Orbello Land (1889), nel quale un viaggio in Australia porta alla scoperta di una misteriosa civiltà di antichi Greci fiorita in Oceania.

Non sarebbe da stupirsi se avesse spacciato un suo racconto per un resoconto di cronaca. Lo facevano comunemente scrittori-giornalisti del calibro di Edgar Allan Poe e Mark Twain. D’altra parte, alcune delle bufale più eclatanti dell’epoca vittoriana sono nate proprio così: si pensi agli uomini pipistrello del New York Sun o all’albero mangia-uomini del Madagascar.

Forse è davvero arrivato il momento di aggiungere la storia di Edward Mordake a questo già lungo elenco.

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