Leggende metropolitane di ieri e di oggi: intervista a Paolo Toselli

A settembre è stato ripubblicato dalla casa editrice Ledizioni uno dei libri “classici” sulle leggende metropolitane, “La famosa invasione delle vipere volanti” di Paolo Toselli, in versione aggiornata rispetto alla prima edizione del libro uscita nel 1994. Ne parliamo con il suo autore.

Cosa ti ha spinto a pubblicare una nuova edizione del tuo libro La famosa invasione delle vipere volanti a 24 anni di distanza dalla prima?

Considerato che il libro, tra l’altro il mio primo libro, da parecchio tempo risultava fuori catalogo, non mi dispiaceva l’idea di pubblicarne una nuova versione aggiornata. Così, quando mi è pervenuta la proposta dalla casa editrice Ledizioni di Milano di ristampare il saggio abbinando anche una versione e-book, ho accettato volentieri. Dopotutto, malgrado sia trascorso così tanto tempo, lo ritengo sempre attuale ed esemplificativo della genesi, evoluzione e motivi d’essere di un fenomeno sociale, quello delle cosiddette leggende metropolitane, oggi in parte bistrattato o mal compreso.

In questi 24 anni molte di queste leggende si sono diffuse anche in rete, d’altra parte la rete è stato anche lo strumento o il luogo nel quale la natura leggendaria di alcune storie è stata smascherata. Mi pare però che nella visione del pubblico e di molti giornalisti prevalga la denuncia verso i pericoli della rete quale propagatore di storie non vere, più che il riconoscimento della sua possibile utilità quale ‘intelligenza collettiva’, cosa ne pensi?

Come al solito, il “mezzo” non può essere considerato il colpevole o il responsabile di una certa situazione. Si crede nella veridicità di queste storie leggendarie perché si confanno e rafforzano le nostre credenze e aspettative. Le smentite, veicolate anche attraverso i numerosi siti che sono nati per “sbugiardare” alcune di queste credenze, non sempre hanno l’effetto sperato, al contrario, sovente, rafforzano la veridicità delle stesse. E’ più facile restare della propria opinione che metterla in dubbio e cambiarla. Per quanto riguarda i giornalisti, dovrebbero fare maggiore attenzione a quanto scrivono, poiché non poche volte sono loro a dar credito a storie in odor di leggenda trasformandole in notizie di cronaca.

Alcune delle storie che raccontavi, penso per esempio agli amanti incastrati sono ora raccontate anche attraverso dei video, come spieghi anche nel libro. È l’affermarsi anche in questo campo di una cultura dell’immagine, oppure cos’altro? E quale è il ruolo delle fotografie nell’alimentare il fenomeno delle leggende?

Siamo sempre più immersi nei social e pertanto è giocoforza che anche gli attuali “narratori” di leggende metropolitane facciano uso di immagini e brevi filmati, metodi di trasmissione che, in parte, sostituiscono le forme più tradizionali di narrazione, ma parimenti ricordano i classici cantastorie. E’ dall’inizio del nuovo millennio che la categoria delle “immagini leggendarie” ha iniziato a prender piede. Certamente, la loro diffusione rende la leggenda più statica e “cristallizzata” rispetto alle numerose varianti che si possono generare tramite il più classico passaparola. Nel contempo, le raffigurazioni visive rendono ancor più veloce e immediata la fruizione della storia, in un mondo che vuole sintesi e immediatezza. Senza dimenticare che, malgrado i fake siano sempre più facili da realizzare, un’immagine ha sempre la funzione di rafforzare la credibilità di una storia.

Molte delle storie che racconti sembrano ormai parte di una archeologia della leggenda, perché alcuni dei protagonisti non hanno più rilievo mediatico – penso per esempio alla storia su Sandra Milo o a quella su Marco Predolin -, oppure perché quei racconti parlavano di oggetti che ora sono molto più noti rispetto a quando le leggende cominciarono a circolare, ed è per esempio il caso di una malattia come l’AIDS. È così secondo te oppure ritieni che queste storie siano sottotraccia e che potranno ripresentarsi in futuro?

Considerato che le leggende non muoiono mai, è probabile che vecchie storie possano ripresentarsi con nuove varianti. E’ anche per questo motivo che ritengo utile e necessario conoscere le storie e i meccanismi che sottostanno alle leggende che potremmo definire classiche, onde comprendere le attuali leggende e quelle future. Ad esempio, solo qualche anno fa, sui social si è diffuso l’allarme (falso) sulle arance provenienti dalla Libia e contaminate con sangue infetto dal virus HIV.

Altre storie invece sono ancora molto diffuse, probabilmente alimentate anche da presunte notizie e allarmi rilanciati anche da fonti ufficiali, come per esempio quella sul furto di organi. A cosa pensi sia attribuibile l’imperituro successo di storie di questo genere?

Al fatto, principalmente, che si alimentano su paure ataviche e sempre vive, come, ad esempio, quella di essere menomati di parti del proprio corpo o di essere privati di quanto a noi più caro: i figli. Inoltre, come molte altre leggende, il fattore “verosimiglianza” gioca a favore della sopravvivenza di certe storie, che sono anche fornitrici di comportamenti atti a mitigare le paure con cui dobbiamo convivere. Per quanto riguarda invece l’appoggio che le fonti ufficiali e le autorità, in genere, offrono a certe storie, si riscontra che queste ultime, forse per conformarsi a “paladini del popolo”, sempre più sovente vi danno credito.

Oggi si parla molto di fake news, che differenza vedi tra i due fenomeni?

Vi sono attinenze con le leggende metropolitane, ma anche differenze. Ad esempio, le fake news sono spesso create a tavolino per denigrare qualcuno a qualcosa – potremmo accomunarle a quelle che un tempo venivano definite bufale -, mentre le leggende metropolitane, di solito, nascono spontaneamente da discussioni collettive all’interno di determinati gruppi sociali. Certamente i due mondi interagiscono e si compenetrano, influenzandosi a vicenda.

In questo periodo anche il rilancio del Centro per la raccolta delle voci e delle leggende contemporanee che tu fondasti, che obiettivi vi date?

Attraverso l’attivazione di un nuovo sito internet (www.leggendemetropolitane.eu) abbiamo messo a disposizione le varie pubblicazioni edite dal CeRaVoLC negli anni scorsi, scaricabili gratuitamente in pdf. E altri contributi e studi originali verranno resi pubblici a breve. Dopotutto, uno degli obiettivi del CeRaVoLC, fondato 28 anni fa, è la diffusione delle informazioni sul tema. E sempre sul sito vengono pubblicate periodicamente delle brevi news legate all’attualità e al folklore contemporaneo, diffuse anche attraverso un apposito account Twitter. Continua naturalmente il lavoro di raccolta delle voci infondate, delle leggende metropolitane, vecchie e nuove, e di tutte le “messe in scena” nella cultura popolare, e pertanto invito tutti quanti a segnalarci quello che sentono o leggono alla mail centro@leggendemetropolitane.eu. E chissà, prossimamente, potrà vedere la luce un nuovo libro sul tema, oltre a pubblicazioni di ricerche in corso su alcune specifiche storie.

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