La dorifora col paracadute

Articolo di Sofia Lincos e Giuseppe Stilo

La leggenda metropolitana dei lanci di vipere dagli elicotteri  ha un curioso precedente che risale alla Guerra Fredda. Siamo nel 1950, anno cruciale nei rapporti tra blocco sovietico e occidentale. Le relazioni tra i due fronti sono sempre più tese. Il 25 giugno la Corea del Nord controllata dalla dittatura comunista invade il Sud e gli Stati Uniti intervengono nel conflitto. In molti pensano che lo scontro generale fra i due mondi sia imminente. E’ in quelle settimane, in un clima al limite della paranoia, che comincia a diffondersi la voce di immissioni deliberate sull’Europa orientale di dannosissime dorifore delle patate, un parassita estremamente pericoloso per quel tipo di coltivazione.

Questa storia rientra nel vastissimo settore delle “voci di guerra”, uno degli ambiti il cui studio nei primi decenni del secolo scorso contribuì a fondare la moderna psicologia sociale.

Lo scrittore Günter Grass, che nel 1992 con “Il richiamo dell’ululone” fece un uso letterario della leggenda della “dorifora col paracadute”. (Wikimedia Commons)

Il mito delle dorifore paracadutate sui territori nemici è certa già nel secondo conflitto mondiale, sia in area tedesca sia in area britannica (fu usata anche in filmati propagandistici inglesi). Lo scrittore tedesco Günter Grass ha raccontato la storia come creduta, durante la guerra, da alcuni protagonisti del suo racconto Unkenrufe (“Il richiamo dell’ululone”, 1992). Malgrado gli sconvolgimenti del tempo, la leggenda superò il totale mutamento geopolitico successivo al 1945 e, pochi anni dopo, si ripresentò ancora più forte nel nuovo quadro internazionale. 

Il 23 maggio 1950 Max Tröger, un contadino che aveva i suoi campi a Schönfels bei Zwickau, in Sassonia, nella neonata Repubblica Democratica Tedesca, raccontò ai quotidiani di aver visto due velivoli statunitensi sorvolare i suoi possedimenti. Il giorno dopo trovò il raccolto completamente ricoperto da insetti gialli e neri: si trattava delle dannosissime dorifore delle patate (e le patate, bisogna ricordarlo, all’epoca erano al centro della cultura alimentare dell’Europa centro-orientale). Erano forse state lanciate dagli aerei in un tentativo deliberato di sabotare l’economia del Paese?

Il giorno 26 il governo di Berlino Est accusò ufficialmente gli Stati Uniti dell’azione, mediante un comunicato.

A questa prima testimonianza se ne aggiunsero altre: diversi agricoltori affermarono di aver trovato i campi coperti di dorifore dopo il sorvolo di “aerei americani”. Per tutto il mese di giugno i giornali tedesco-orientali diedero enorme risalto alla storia, che si sposava benissimo con la propaganda anti-americana martellante ormai da quattro anni.

Il 20 giugno 1950 il governo di Berlino Est, seguito dieci giorni dopo da quello sovietico, inviò a Washington una nota diplomatica di protesta per i presunti lanci. La nota era accompagnata da una relazione di “esperti tedeschi” secondo i quali tutto confermava che le azioni erano opera di aerei americani. Per parte loro i sovietici rincaravano la dose: si trattava di lanci fatti su un territorio vasto e secondo un piano minuzioso, dagli intenti criminali.   

La copertina dell’opuscolo Amikäfer (“Insetti americani”) pubblicato nella Germania Orientale nel 1950.

Cominciarono a circolare poster e opuscoli  contro quelli che venivano chiamati Amikäfer – gli insetti americani – raffigurati come soldatini con tanto di stivali ed elmetto. Come accadde in seguito per i lanci di vipere dagli elicotteri, vennero perfino pubblicate fotografie e filmati cecoslovacchi e polacchi  di presunti contenitori usati per il trasporto dei parassiti antipatriottici, a volte legati a palloni o a paracadute. Uno dei principali responsabili della campagna propagandistica dell’estate 1950 fu il capo della radio tedesco-orientale, Gerhart Eisler (Corriere della Sera, 26 agosto 1950).

Una versione ungherese presente qui nell’agosto 1951 prendeva di mira come responsabile dei fantasiosi lanci non gli americani, ma un altro regime comunista, quello jugoslavo di Tito, che però aveva rotto con il nascente blocco sovietico nel giugno 1948.  

Gli opuscoli di propaganda tedesco-orientali si diffusero e l’iniziativa coinvolse anche i bambini, chiamati all’azione: erano mandati nei campi subito dopo la fine delle lezioni per scovare gli “ambasciatori a sei zampe dell’invasione americana” e raccoglierli in contenitori di vetro. In un discorso pubblico tenuto nel maggio 1951, il ministro dell’agricoltura cecoslovacco accusò gli “imperialisti occidentali” di aver diffuso la dorifora nei campi. Lo stesso anno la storia uscì addirittura dall’Europa, dal momento che gli americani furono accusati di aver lanciato dagli aerei “diverse migliaia di bombe cariche di mosche, ragni e scarafaggi” su tutta la Corea del Nord e sulle città cinesi situate lungo il confine. In Italia se ne fece più volte portavoce L’Unità, ad esempio nella sua edizione piemontese del 22 marzo ‘52: protagonisti questa volta  erano alcuni insetti portatori di malattie terribili in Cina.   

Insomma, la mediocrità della produzione agricola dei primi anni ‘50 nell’Europa orientale – sia per le immani distruzioni subite sia per incapacità gestionale – fu occasione per l’uso a fini bellici da parte di un intero sistema politico dell’eterna idea dell’inoculazione di una malattia da parte dei nemici, che si tratti di vipere, di insetti disgustosi o del cholera ottocentesco volto a sterminare le classi povere.

Misteri Vintage propone di ampliare un po’ lo sguardo per spiegare meglio come tutto ciò sia stato possibile. La storia dei lanci di insetti sull’Europa orientale, infatti, cade nel periodo in cui dal cielo – sul serio – sull’Europa orientale arrivavano “cose” provenienti dall’Ovest.

Nelle settimane successive all’esplosione della storia delle dorifore sulla Germania Est, Arno Scholz, editore del quotidiano di Berlino Ovest Telegraf, prese spunto dalla leggenda dei “lanci” per elaborare un sistema basato su palloni di gomma, che avrebbero portato opuscoli di propaganda anticomunista sui territori controllati dai sovietici. Così, nel giugno ‘50, le prime centinaia di involucri arrivarono davvero su quei cieli. La cosa interessante è che quella doveva essere l’inizio di una vera e propria “guerra degli aerostati” fra Est ed Ovest, perché, soprattutto fra il 1953 e il 1955, enormi quantità di palloni, sempre più sofisticati, portarono libri, volantini e immagini di propaganda antigovernativa dalla Germania Ovest sui Paesi dell’Est, stavolta sotto l’egida ben più importante della CIA americana. Poco tempo dopo,  dal 1956, grandi palloni stratosferici dotati di macchine cinematografiche presero a sorvolare tutto il blocco sovietico a fini di ricognizione strategica, contrastati dalla contraerea e dagli aerei da caccia del Patto di Varsavia.

Questi palloni grandi e piccoli (veri “ambasciatori” dell’Ovest) ebbero un ruolo importante nella psicosi generalizzata dei dischi volanti della prima metà degli anni ‘50. In Italia decine di avvistamenti di “dischi” della grande ondata dell’autunno 1954 si spiegano così. Trascinati dalle correnti, dalla Germania occidentale alcuni palloni  giunsero sino sulla Grecia e sull’Iran, e qualcuno finì anche nel nostro paese. Uno di questi palloni con volantini destinati all’Ungheria, l’8 ottobre, sorvolò la provincia di Sassari, finendo addirittura per essere scambiato per un marziano. 

Ambiguità da ogni lato, percezioni paranoidi dell’avversario, attività da mantenere segrete o comunque da compiere in modo subdolo nei cieli del potenziale nemico ad opera di aerostati di vario tipo si sovrapposero e furono parte dell’humus nel quale risorse la storia delle “dorifore col paracadute”.

Ma, insomma, davvero gli Stati Uniti avrebbero potuto escogitare questo sistema per ridurre alla fame la Germania dell’Est e i suoi potenti padroni? In anni recenti la BBC ha intervistato  il biologo e genetista professor Erhard Geissler, un esperto di guerra biologica che ha diretto il Centro Max Delbrück per la medicina molecolare di Berlino. Geissler nel passato ha studiato le storia dei “lanci di dorifore” e ha spiegato che sul territorio tedesco erano già presenti dagli anni prebellici.

In un certo senso provenivano davvero dal continente americano, da cui erano giunti nel 1877 insieme alle patate. Descritti per la prima volta nel 1824, la ragione della loro proliferazione nel periodo della Guerra Fredda stava piuttosto nella scarsità di pesticidi, prodotti in quantità non sufficienti nel blocco orientale e per lo più spediti verso l’Unione Sovietica. Quelli che c’erano erano usati dalla poca manodopera agricola maschile in modo approssimativo e con scarsa buona volontà – malgrado in quegli anni in Germania Est ci fosse piuttosto poco da mangiare, oltre alle patate.

Comparse in Italia nel 1944 a partire dalla Francia, nell’agosto del 1949 avevano devastato le coltivazioni lombarde, sciamando in tali quantità da rendere difficoltoso il traffico ferroviario (La Stampa, 30 agosto e 1° settembre e Corriere della Sera, 29 e 30 agosto e 9 settembre 1949) – ovviamente senza “lanci” americani.

Geissler, sulla base dell’evidenza a lui disponibile e della sua esperienza (in quegli anni era cittadino della Repubblica orientale), ritiene che le voci sulle dorifore furono una buona occasione per giustificare l’incapacità del regime di Berlino Est di far fronte all’insetto infestante, ma che le stesse autorità non vi prestassero fede.

E nonostante la disponibilità ormai larghissima degli archivi storici su quei decenni, non sono emerse prove documentarie che questa particolare forma di guerra biologica sia mai stata adottata da nessuno Stato (anche se nella Germania nazista e nella Francia della Prima Guerra Mondiale vennero fatte proposte in questo senso).

E’ pressoché certo che la storia nacque invece come leggenda metropolitana verso la fine della Seconda Guerra Mondiale, alla cui conclusione poi sopravvisse, amplificata dagli organi della propaganda comunista dell’Est. Dopo tutto, ad ogni latitudine, è sempre conveniente attribuire a un nemico esterno gli effetti di una piaga che non si riesce a debellare.

 

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