Se mi annusi t’innamoro

Articolo di Anna D’Errico

A cosa vi fa pensare la parola “feromoni”? Se andate su google e la cercate, escono 387.000 voci, per l’inglese “pheromones” ne escono circa 11.300.000. Parliamone.

L’homo ha da puzzà

L’idea che nel sudore ascellare dell’uomo ci siano feromoni è molto diffusa. E infatti, di prodotti commerciali a base di sostanze come l’androstenone e l’androstadienone, presenti effettivamente nel sudore, e venduti come feromoni o “possibili” feromoni (putative feromones) dall’effetto afrodisiaco ed eccitante, c’è pieno. Alcune sostanze hanno addirittura un brevetto e, se mettiamo da parte le pagine di colore su sesso e dintorni, rimane, sul versante delle pubblicazioni scientifiche, una lista in continua crescita di articoli e studi sull’argomento.

È un business. D’altra parte, sappiamo che a volte basta un attimo: conosciamo qualcuno e qualcosa scatta, inspiegabilmente. E su cosa sia quel qualcosa che scatta c’è una letteratura infinita, scientifica, pseudoscientifica, letteraria, filosofica, di tutto. Si dice che è questione di chimica, e che anche il naso vuole la sua parte. Ovvero, è molto difficile sentirsi attratti da qualcuno con un odore che non ci piace e, viceversa, l’odore di chi ci piace può essere molto eccitante. Si sarebbe perciò portati a pensare che i feromoni agiscano proprio in questa maniera.

Cosa sono i feromoni?

Sono molecole chimiche, ampiamente descritte e studiate nel modo animale, e usate da diverse specie per trasmettere ad altri membri della stessa specie informazioni sul proprio status fisiologico e sociale. Sono per lo più inodori, però siccome vengno emessi insieme ad altre molecole che caratterizzano l’odore del singolo individuo, e siccome sono recepiti dal sistema olfattivo[i], vengono spesso spacciati anch’essi per composti odorosi, ma non sempre lo sono. Inoltre, i feromoni sono sostanze molto specifiche e agiscono nello stesso modo in tutti gli individui di quella specie, inducendo comportamenti stereotipati e indipendenti dalla volontà.

Nei roditori come il topo (Mus musculus domesticus), per esempio, alcune molecole emesse dai maschi inducono l’estro nelle femmine adulte (Witten effect), o fanno anticipare la pubertà nelle femmine giovani. Invece, la presenza di un maschio estraneo, o anche solo il suo odore, fa scattare negli altri maschi reazioni di attacco, mentre se c’è una femmina gravida nei paraggi, l’odore del nuovo maschio induce nella femmina un aborto (Bruce effect), e si ovvia così a diversi eventi spiacevoli: la femmina non mette in pericolo la propria prole esponendola a un maschio estraneo, ha subito la possibilità di riprodursi con il nuovo elemento dominante, e quest’ultimo non rischia di ritrovarsi una discendenza che non gli appartiene.

Nel mondo animale fenomeni come questi sono piuttosto diffusi e la comunicazione chimica è spesso uno dei principali sistemi di messaggistica e scambio di informazioni. È, quindi, plausibile che la storia evolutiva abbia lasciato anche nell’uomo meccanismi simili. Si tratta cioè di capire se anche nella nostra specie sia possibile osservare effetti e fenomeni simili a quelli osservati in altri animali, come gli esempi appena citati, e indotti da sostanze specifiche.

Ascelle, maiali e brevetti

Torniamo perciò alle ascelle di Homo sapiens. Si tratta di un territorio con microclima e flora batterica particolari, caratteristico delle zone del corpo ricche di ghiandole e peli. Come dicevamo all’inizio, tra le sostanze presenti nel sudore ascellare ci sono alcune molecole, derivati steroidei dell’androstene, dai nomi promettenti: androstenone, androstadienone, androstenolo ed estratetraenolo.

L’androstenone (5α-androst-16-en-3α-one) è una molecola piuttosto interessante, e già il fatto di essere, come gli altri sopracitati, un derivato steroideo ha fatto ipotizzare alcuni scienziati possa essere un composto “simil-ormonale”, e che quindi un qualche effetto sulla fisiologia dell’individuo potrebbe averla. Inoltre, è presente in diversi fluidi corporei stategici e dall’odore caratteristico, come sudore, urina, saliva. E, per di più, dagli anni Settanta si sa che questa molecola agisce come feromone nei maiali: se fatto annusare alle scrofe in estro queste assumono automaticamente la posizione d’accoppiamento (lordosi; altri studi però hanno mostrato che non avviene proprio sempre).

Ci sono, tuttavia, diverse osservazioni da fare: a volte la stessa molecola può avere in contesti biologici diversi una funzione diversa. L’androstenone, tra l’altro, è vero che svolge un ruolo nelle relazioni tra suini, ma si trova anche in numerose piante (nelle radici del sedano, per dire…)  e quindi non è detto che solo perché è presente anche nel sudore umano, debba necessariamente avere la funzione di feromone. A questo aggiungiamo il fatto che circa la metà della popolazione è anosmica verso questo odore, cioè non lo sente proprio, e tra chi invece lo sente c’è comunque molta variabilità nel tipo di sensazione e odore percepito.

Da alcuni esperimenti sembrava che annusando semplicemente l’odore ascellare i soggetti potessero distinguere il sesso della persona, ma, anche in questo caso, si è poi visto che i volontari tendono a classificare e attribuire gli odori in base alla loro intensità, e solitamente attribuiscono (talvolta sbagliando) agli uomini invece che alle donne gli odori più intensi.

Eppure, come già accennato, le molecole estratetraenolo e androstadienone sono brevettate dalla Erox Corporation[ii] con il nome di “feromoni umani”. Naturalmente il fatto che ci sia un brevetto, di per sé, non significa molto quando confrontato con una serie di osservazioni scientifiche rigorose: al momento, non è stata ancora identificata una sostanza specifica capace di indurre, rapidamente e in modo specifico in tutti gli uomini o donne o entrambi, una stessa risposta fisiologica e/o comportamentale irrazionale e sterotipata. Difatti, anche lo studio a cui si rifà quel brevetto, e sponsorizzato dalla stessa Erox, non spiega e non mostra come e in che modo queste molecole dovrebbero agire. E il fatto che ci siano in commercio prodotti a base di queste o simili sostanze non le rende più efficaci.

L’argomento è però caldo, attira attenzione e interesse, e anche in ambito scientifico la visibilità e l’attenzione rivolta a un articolo in cui si parla di “feromoni” o anche solo di “possibili candidati” rende l’uso stesso di questi termini molto appetibile, anche quando di fatto non si sa ancora con certezza se ci siano e cosa facciano.

Al momento un candidato possibile ci sarebbe, e riguarda però i poppanti: la secrezione delle areole del seno materno sembra indurre nei lattanti il riflesso della suzione. Cioè, fatta annusare ai neonati, questi protudono immediatamente le labbra nel riflesso di suzione al seno. Questo è un tipo di comportamento stereotipato che si avvicina davvero a quelli indotti dai feromoni. Servono però ulteriori studi rigorosi per capire se effettivamente questo fenomeno si verifica sempre, allo stesso modo, e indipendentemente dai soggetti coinvolti, e bisogna isolare la molecola responsabile.

Intanto dovremo rassegnarci all’idea che non ci sono deodoranti – o minestroni – afrodisiaci, rimane però la nostra fantasia…

Bibliografia

  • Amoore J. E, Pelosi P, Forrester L. J. 1977. “Specific anosmia to 5a-androst-16en-3-one and gamma-pentadecalactone: The urinous and musky primary odors”. Chem. Senses 2:401–425.
  • Doty R. L, Green P. A, Ram C, Yankell S. L. 1982. “Communication of gender from human breath odors: Relationship to perceived intensity and pleasantness”. Horm. Behav.16:13–22.
  • Doty R. L. 2010. “The Great Pheromone Myth”. Baltimore MD: Johns Hopkins University Press.
  • Melrose D. R, Reed H. C, Patterson R. L. 1971. “Androgen steroids associated with boar odour as an aid to the detection of oestrus in pig artificial insemination”. Br. Vet. J. 127:497–502.
  • Wyatt T. D. 2015. “The search for human pheromones: the lost decades and the necessity of returning to first principles”. Proc. R. Soc. B 282: 20142994.

Note

[i] Nella maggior parte degli animali il sistema olfattivo è composto da una struttura principale, l’epitelio olfattivo, principalmente responsabile della ricezione degli odori, e un sistema accessorio di cui fa parte l’organo vomeronasale, prevalentemente specializzato nella ricezione dei feromoni, ma che nell’uomo è vestigiale.

[ii] La vicenda raccontata da Stefano Dalla Casa su Wired Italia

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