Il ritorno del furgone acchiappabambini

Articolo di Sofia Lincos e Giuseppe Stilo

Da ieri mattina, nel Vallo di Diano, si è diffusa la psicosi di un furgone bianco con una persona a bordo che avvicinava i bambini per rapirli. Un audio di un genitore, alcuni post su Facebook hanno fatto velocemente il giro dei genitori e del Vallo di Diano. Tanta paura e preoccupazione ma per fortuna ingiustificati. Infatti nessuna denuncia è stata presentata ai carabinieri della Compagnia di Sala Consilina. La caserma è stata “presa d’assalto” dai genitori che volevano risposte. Ebbene la risposta che trapela da ambienti militari è che nulla di quanto segnalato, scritto sui post, o circolato nei vari gruppi Whatsapp sia vero. Tutto falso.

Le leggende contemporanee sono come l’araba fenice: una loro caratteristica fondamentale è il fatto che ritornano. E’ quello che è successo recentemente con la storia dei rapimenti di bambini nella zona di Vallo, la vasta pianura della parte sud-orientale del Salernitano, al confine con la Basilicata.

Quella dei rapimenti di minori a fini “medici” (o meglio, da orrore medico, uno dei filoni classici dello studio delle “voci”) esiste da secoli. Un esempio? Il panico per i presunti ratti di bimbi nella Parigi del 1750. A quel tempo la convinzione era che i poliziotti prelevassero gli infanti da usare come fonte per bagni di sangue curativi, che il re Luigi XV avrebbe utilizzato per guarire dalla lebbra. Se ne occuparono a fondo due storici francesi, Arlette Farge e Jacques Revel con La logica della folla, tradotto in Italia nel 1989.

Più recentemente, il 21 giugno 1868, un uomo venne linciato dalla folla a Campi Bisenzio, in provincia di Firenze, con l’accusa di aver sottratto un bambino per ricavare candele dal suo grasso. Lo riporta il quotidiano triestino “Il Diavoletto del 1° luglio di quell’anno, attribuendo il “fatto atroce” ad una voce che si era diffusa tra il popolo in seguito alla scomparsa di un fanciullo a Montemurlo, vicino Prato.

Ma la versione moderna di queste storie dipende, un po’ come tutte, dalla comparsa di innovazioni scientifiche e tecniche, che quasi sempre mettono in allarme, preoccupano, sono mal comprese. La trasformazione in una routine dei trapianti medici, la crescita esponenziale del loro numero, il contatto sempre più frequente con una possibilità che resta comunque psicologicamente disturbante ha fatto sì che anche in Italia a partire dall’estate del 1990 esplodesse la leggenda metropolitana dei veicoli che batterebbero paesi e campagne (sovente si parla di “ambulanze nere”!) per l’infame traffico.

Il brano che abbiamo usato in apertura è parte di una notizia pubblicata l’11 maggio sul sito di Italia 2 Tv , emittente televisiva della provincia di Salerno. Per quanto è possibile intuire, la diffusione della voce è avvenuta attraverso social media, i servizi di messaggeria come WhatsApp e la comunicazione telefonica. Un tweet dall’account di Italia 2 Tv sembra comunque indicare che la voce si era diffusa già il giorno 10. Il Comando Compagnia dei Carabinieri di Sala Consilina, competente per tutta l’area coinvolta, sarebbe stato in seguito “preso d’assalto” dalle richieste di genitori preoccupati. Inutile dire che all’Arma non risultava niente del genere.

Il pezzo apparso sul sito della stazione televisiva aggiunge che la voce parlava di un “furgone bianco con tanto di targa rubata”, un classico delle leggende metropolitane. Notizie di veicoli simili in cerca di bambini da rapire riemergono ciclicamente, come accaduto ad esempio nel 2017 a Matera o nel 2016 a Marsala e Latina. A volte la bufala ha vittime illustri, come nel caso di Zerbo, un paesino di 400 abitanti della provincia di Pavia in cui nel novembre 2016 era stato lo stesso sindaco a lanciare l’allarme.

Nel caso del Vallo di Diano, i Carabinieri avrebbero comunque effettuato dei controlli discreti per eliminare qualsiasi dubbio, ma senza riscontrare alcunché di positivo. Anzi, sempre secondo Italia 2 Tv il furgone non sarebbe esistito o (in alternativa) non si sarebbe mai visto nella zona del Vallo.

Una vicenda analoga è accaduta a inizio maggio a Capriolo (Brescia), dove un allarme sulla presenza di presunti rapitori di bambini diffuso sulla pagina Facebook “Sei di Capriolo se…” è stata prontamente smentita dai Carabinieri (una coppia considerata sospetta da una mamma si è rivelata trovarsi in zona semplicemente per distribuire volantini).

Il consiglio è quindi sempre di non affidarsi al classico “nel dubbio, condivido”: nel dubbio, controllate che non si tratti solo di leggenda metropolitana.

Immagine da Flickr

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