Condannato blogger che diffonde odio e violenza in rete

Diffondere odio in rete e fomentare la violenza nei riguardi di chi la pensa diversamente è un’azione grave e meritevole di essere sanzionata in sede penale. È quanto ha stabilito un tribunale in una vicenda spiacevolissima che ha coinvolto una tra le giornaliste scientifiche più note e apprezzate in Italia, Silvia Bencivelli, che l’ha ricostruita per i lettori di Repubblica.

Tutto era partito da un articolo in cui la giornalista smontava la nota teoria del complotto che sostiene l’esistenza delle cosiddette “scie chimiche”. Questo il casus belli che aveva spinto i sostenitori della teoria a lanciare una serie di azioni persecutorie contro l’autrice, sommersa da messaggi violenti e pubblicamente dileggiata sul web. L’istigatore è Rosario Marcianò, fin troppo noto a chi si occupa di pseudoscienza perché tra i più attivi sostenitori di varie teorie del complotto, di cui parla nel suo sito internet e nei canali social. Dopo aver incitato, via Facebook, i suoi contatti a perseguitare Silvia telematicamente, in un video pubblicato su YouTube, Marcianò si è esibito in un macabro repertorio di ingiurie che univa violenza e sessismo, arrivando a minacce esplicite come: «la Bencivelli… se qualcuno se la va a prendere fa solo bene». Un video, questo, di cui Silvia ha chiesto ripetutamente la rimozione, ma che è stato ostinatamente ripubblicato dall’autore.

Una storia che somiglia a quella di molte altre vittime dell’odio e del sessismo in rete, ma questa volta l’epilogo è diverso. La condanna di Marcianò a 8 mesi per diffamazione a mezzo web, pronunciata dal Tribunale di Imperia (e appellabile), rappresenta una vittoria per tutti, per la quale siamo grati a Silvia Bencivelli e alla sua avvocata Cinzia Ammirati, coadiuvata dal collega Paolo Di Caprio.

«La scelta di un processo penale non è stata casuale», sottolinea Cinzia Ammirati. «Silvia non vuole un risarcimento economico, ma il suo desiderio, condiviso da noi legali, era quello di ottenere una condanna penale e far riconoscere, quindi, che questo tipo di aggressione è a danno dell’intera società e non del singolo».

Un’azione legale certamente non semplice, oltre che psicologicamente gravosa. «È difficile arrivare a una condanna per una diffamazione via Facebook – continua Ammirati – perché è complicato identificare con certezza la persona che commette il reato. Infatti, per avere la certezza che al profilo Facebook corrisponda una certa persona è necessario fare una rogatoria internazionale. Nella maggior parte dei casi l’America non risponde e pertanto i magistrati, visti i costi di una rogatoria e le poche possibilità di successo, richiedono l’archiviazione». Ma in questo caso le cose sono andate diversamente. «Anche nel caso di Silvia il pubblico ministero aveva chiesto l’archiviazione, evidenziando le difficoltà della rogatoria». La diffusione del video ha però permesso l’identificazione certa dell’autore, cosa che ha consentito l’opposizione all’archiviazione e successivamente il riconoscimento della responsabilità penale di Rosario Marcianò. La condanna rappresenta, quindi, un precedente importante, che dà speranza alle tante vittime di violenze analoghe. È per questo che, come CICAP, ringraziamo Silvia Bencivelli e i suoi avvocati per la coraggiosa scelta di portare avanti un’azione legale del cui esito beneficeranno tutti i cittadini.

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