“Nel Medioevo pensavano che la terra fosse piatta”. Sarà vero?

La “teoria della Terra piatta” oggi può apparire talmente incredibile da sembrare (erroneamente) opera esclusiva di “troll” della rete. A distanza di 5 secoli dalla dimostrazione empirica della sfericità del pianeta (i.e. la spedizione navale di Magellano), considerando la capillarità della formazione scolastica, e utilizzando quotidianamente tecnologie che sfruttano la forma del pianeta (a esempio, il sistema satellitare), sembra infatti impossibile che nel, XXI secolo, esistano sostenitori dell’esistenza di un complotto globale (sic) che nasconda la planarità della Terra. Mille anni fa, tuttavia, la diffusione della cultura era molto differente da oggi: sarà quindi vero che nel Medioevo europeo filosofi, teologi e sapienti del tempo credessero che la Terra fosse piatta?

IL CONTESTO

Calcolo del raggio terrestre secondo il metodo di Eratostene (photo credit: Francesco De Lorenzo/fr.dl[at] tiscali.it, GFDL)

Le prime teorie sulla forma sferica della terra (oggi meglio definita come “ellissoide”, o ancor più “geoide”) risalgono ai filosofi greci del V secolo a.C.; Pitagora, fra gli altri, stabilisce che – se la Luna è sferica – anche la Terra debba essere sferica. Anassagora, forse ispirandosi allo stesso Pitagora, sfrutta il terminatore sulla Luna – la linea fra la luce e l’ombra che appare sulla superficie del nostro satellite nel corso delle fasi lunari – per dimostrare la sfericità della Terra. Tre secoli più tardi, Eratostene, sovrintendente della biblioteca di Alessandria, stabilisce che la circonferenza del nostro pianeta corrisponde a 250.000 stadi (una misura che oscilla fra i 39.000 e i 46.000 kilometri circa, contro i 40.075 reali): calcola infatti la differenza di inclinazione dei raggi solari tra Alessandria e Siene (oggi Assuan) il giorno del solstizio d’estate, deducendo quindi geometricamente la dimensione della sfera.

Il medioevo è un lunghissimo periodo storico che si inserisce, all’incirca, tra la caduta dell’Impero Romano d’Occidente e quella dell’Impero Romano d’Oriente (quasi mille anni più tardi); rappresenta la transizione tra l’antichità e l’epoca della diffusione del sapere attraverso la stampa, della nascita del colonialismo e dell’inizio del “Rinascimento” – termine che suggerisce l’idea della fine di un’epoca di decadimento. Con il tramonto del medioevo, si diffonde anche l’umanesimo rinascimentale, che pone l’uomo al centro dell’universo, in contrapposizione alla visione teocentrica diffusa fino ad allora. Dall’espansione del cristianesimo – anche fra alcuni dei popoli “barbari” invasori – alla diffusione di carestie e pestilenze, fra cui la famigerata “Morte Nera” (non il pianeta artificiale, quello è molto tempo fa, in una galassia lontana lontana), che tra il 1347 e il 1352 uccide un terzo della popolazione europea), il medioevo è contraddistinto dalla filosofia della “reductio ad unum” (dal Latino “riduzione a una cosa sola“), che pone qualsiasi conoscenza come secondaria a quella teologica. Lo stesso periodo vede però anche la nascita dei centri chiave per lo sviluppo e la diffusione della conoscenza: dapprima custodito nei monasteri, lo scibile del tempo comincia a confluire già nel XII secolo nelle neonate Università, in alcuni casi formatesi proprio in seno alle strutture religiose. Queste istituzioni sono riservate a pochi – la maggior parte della popolazione non ha accesso ad una formazione scolastica e non sa scrivere – ma è proprio nei secoli del tardo medioevo che la diffusione della cultura comincia ad aprirsi a più classi sociali[1].

“NEL MEDIOEVO PENSAVANO CHE LA TERRA FOSSE PIATTA”. SARA’ VERO?

Falso. Fino al XVI secolo (e quindi per tutto il medioevo), la visione dell’universo è fortemente legata al sistema tolemaico, ispirato alle teorie di Aristotele; Claudio Tolomeo, astronomo e geografo romano, nel II secolo d.C., immagina infatti la Terra al centro dell’universo. Egli, tuttavia, senza ombra di dubbio e in molteplici occasioni – ad esempio, nell’Almagesto (la sua opera più importante) e ne La Geografia – rimarca la sfericità della Terra. Ne La Geografia (opera che tuttavia resterà sconosciuta in europa fino al XIV secolo), si preoccupa persino della difficoltà del rappresentare la forma sferica della terra su una carta geografica, al fine di mantenere il più possibile, su una superficie piana, la corrispondenza con la realtà. Dice infatti[2]:

Una ricostruzione del sistema tolemaico, dipinta nel 1568 dal cartografo portoghese Bartolomeu Velho. La terra è visibilmente sferica, mostrata due volte per rappresentarla interamente.

“Uno e l’altro dei detti due modi di far’ il disegno del mondo ha qualche cosa separata, e particolare, o sua propria. Percioche quella deferittione, che si forma rotonda, o sferica, ha in sé stessa la forma o la somiglianza della terra, e per quello non ha bisogno di alcun artificio. Ma tuttavia ella non è comoda in grandezza da poter in essa notarsi molti luoghi, che necessariamente vi si debbon porre; né colui, che la vuol vedere, può accomodare la vista a rimirar tutta la figura di un tratto, e unitamente, ma convien rivolgere o l’una o l’altra, cioè la sfera, o la vista, per vedere tutto il disegno. Là ove quella, che si fa in piano, è del tutto libera da ciascheduno di tai bisogni. Ma ben’ella all’incontro ricerca un modo da poter rappresentare la somiglianza della forma sferica, per fare, che quanto più è possibile le distanze de’ luoghi, che vi si hanno da mettere, habbian giusta misura e proportione, e sieno in tal piana superficie conformi al vero”[3]

In un articolo su Repubblica dedicato proprio all’argomento, Umberto Eco sottolinea che, ben prima dell’inizio convenzionale del medioevo, Sant’Agostino commenta le teorie di Lattanzio (autore cristiano a lui precedente di un secolo, sostenitore della terra piatta e quadrata) ricordando che non si debba prendere alla lettera le Sacre Scritture perché queste parlano per metafore, e non escludendo che la terra sia sferica. La scienza, per il Padre e Dottore della Chiesa, passa tuttavia in secondo piano alla preoccupazione della salvezza dell’anima: il suo approccio contribuirà alla visione trascendente della vita della successiva epoca medioevale. Non significa però che nell’arco di questo millennio si creda diffusamente alla Terra piatta; nell’Alto Medioevo domina incontrastata la visione di Tolomeo, e nel XIII secolo Giovanni di Sacrobosco compila il suo De Sphaera Mundi (o Tractatus de Sphaera) dando ancora per scontata l’autorità del cartografo romano. Seppur breve, quella di Sacrobosco sarà una delle opere astronomiche più importanti fino all’arrivo di Copernico, colui che (non senza contestazione…) porrà infine il Sole, e non la Terra, al centro del sistema solare.

IN BREVE

Come Galeno per la medicina medioevale, Claudio Tolomeo fu il riferimento assoluto per l’astronomia e la geografia del tempo.

  • Nel medioevo, era molto diffusa la teoria tolemaica, di ispirazione aristotelica, secondo cui la terra fosse sferica; esistono molteplici fonti del tempo che la descrivono esplicitamente come tale[4].
  • Alcuni autori (ad esempio San Giovanni Crisostomo e Lattanzio), sia del medioevo che precedenti, sostennero la planarità della Terra; non influenzarono però la diffusione della teoria tolemaica, avvalorata dall’indiscussa (al tempo) autorità di Aristotele.
  • La visione tolemaica poneva la terra al centro del sistema solare; fu la contestazione di questa concezione che causò – ormai in epoca rinascimentale – il processo a Galileo Galilei, e non, come alcuni credono, la questione sulla sfericità del pianeta.
  • Il progetto di Cristoforo Colombo, considerato da alcuni tramonto del medioevo, non fu messo in dubbio perché si ritenesse che la terra fosse piatta, ma anzi perché i dotti di Salamanca fossero – giustamente – convinti che il navigatore genovese avesse sbagliato i calcoli della dimensione del pianeta. Se non ci fosse stata l’America, Colombo sarebbe forse perito con tutta la sua spedizione, ma nessuno, fra i suoi finanziatori o fra i dotti europei dell’epoca, avrebbe comunque messo in dubbio la forma sferica della terra.
  • La visione del medioevo come “secoli bui”, fu influenzata da autori quali Francesco Petrarca e dagli umanisti successivi: questi ritenevano il periodo ellenico e romano come un’epoca illuminata, contrapposta alla povertà letteraria e artistica nel corso del sistema feudale.
  • Curiosità. La prima università al mondo – riconosciuta anche dall’UNESCO – è quella di Fez, in Marocco. Nata come Madrasa (un istituto teologico islamico) e voluta da Fatima Al-Fihriya, una ricca ereditiera musulmana, è stata fondata nel 859 d.C.; Bologna e Oxford, fra le più antiche, nasceranno quasi 250 anni più tardi.

LE ORIGINI

Francesco Petrarca, uno dei primi autori che si convinse di un declino culturale, artistico e letterario a seguito della caduta dell’impero romano.

Già nel cinquecento e nel seicento cominciò a consolidarsi l’idea, condivisa da autori tardo-medioevali quali Francesco Petrarca, che la civiltà greca e romana avesse toccato un livello di perfezione sociale e artistica ineguagliabile; inevitabilmente, il medioevo (il cui nome, medium eavum, fu coniato nel XVII secolo) rappresentava quindi un declino. Il medioevo si trasformò quindi nel periodo dei “secoli bui”, dominati dalla barbarie, l’ignoranza e l’assolutismo religioso. Questa visione influenzò certamente l’immaginazione di Washington Irving (l’autore ottocentesco de La Leggenda di Sleepy Hollow), che, nella biografia “A History of the Life and Voyages of Christopher Columbus” distorse la narrazione della commissione di Salamanca – composta da eruditi del tempo e al cui cospetto Cristoforo Colombo presentò la proposta di navigare verso le Indie. Poiché la commissione ritenne l’impresa come un probabile fallimento – ponendo nel 1490 un voto negativo alla sua realizzazione – Irving ne ricondusse le cause alla credenza che la Terra fosse piatta; in realtà, la commissione intuì gli errori di calcolo commessi dal navigatore genovese, che, trovato comunque il modo di realizzare il suo progetto, fu poi immensamente fortunato a trovare un nuovo continente a metà strada.

Cristoforo Colombo espone il suo progetto di fronte agli eruditi di Salamanca. Quei momenti in cui dovresti dare un’occhiata a tutti gli appunti per verificare di non aver commesso errori… (dipinto da William Merritt Chase, XIX sec.)

La versione di Irving, assolutamente tendenziosa, suonava comunque credibile (e, come tale, si diffuse); ancora oggi è molto radicata la credenza che il viaggio di Cristoforo Colombo avesse l’obiettivo di dimostrare la sfericità della terra, e non, come nella realtà, trovare una rotta commerciale economicamente più vantaggiosa verso le indie. Gli eruditi di Salamanca avevano pienamente ragione, e, non fosse esistito il continente americano, l’intera spedizione di Colombo sarebbe perita nell’Atlantico; non fu quindi un fallimento solo perché la scoperta di nuove terre ricche di risorse fece passare in secondo piano il madornale errore del navigatore.

NOTE

[1] Si veda, ad esempio, per l’Italia medioevale, il lavoro di analisi svolto da Monica Ferrari e Federico Piseri per Reti Medievali.

[2] Un ulteriore approfondimento della visione tolemaica del mondo è disponibile sul sito dedicato ad Amerigo Vespucci e al planisfero di Martin Waldseemuller, sviluppato dal Museo Galileo – Istituto e Museo di Storia della Scienze di Firenze – in collaborazione con la Library of Congress. In particolare, l’immagine del planisfero tolemaico (forse realizzato da Piero del Massaio nel XV secolo) e la raccolta di video dedicati a Tolomeo.

[3] Testo originale in greco, traduzione in Italiano del 1561, v. pag. 56 (corrispondente alla p.74 del PDF)

[4] Si veda anche questa mappa realizzata da Niccolò Germano nel 1482, certamente antecedente la spedizione di Colombo, e basata sul planisfero tolemaico.

Tutte le foto mostrate nell’articolo sono di Pubblico Dominio o con licenza CC senza obbligo di attribuzione, salvo quando diversamente indicato nella didascalia. Si ringrazia il prof. Marco Ciardi per i preziosi riferimenti forniti.

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