Se San Giuseppe ti vende casa

Nel 2007, la signora Dawn Hoernemann mise in vendita il suo monolocale a Minneapolis, Minnesota. La casa non ebbe compratori per quattro mesi, tra open house tutte le domeniche e la preoccupazione crescente della proprietaria, finché non decise di seguire il consiglio di sua madre e seppellire San Giuseppe: il giorno dopo avvenne il miracolo, le telefonarono tre acquirenti e la casa fu venduta.

Non sappiamo se la storia sia vera, ma è quanto ci racconta la CNN per illustrare una superstizione bizzarra che, in piena crisi immobiliare, si stava diffondendo a macchia d’olio. Tra i 2005 e il 2007, infatti, negli Stati Uniti cominciò a spargersi la voce che per vendere bene una casa fosse assolutamente necessario seppellire una statuina di San Giuseppe in giardino.

Dal momento che in America business is business, da alcuni anni a questa parte diverse aziende specializzate si sono lanciate sull’affare, vendendo kit con figurina in gesso e attrezzi per l’interramento uniti a santini e semplici libretti di istruzioni. Perché – come ci spiegano i numerosi how-to presenti sul web – c’è una maniera giusta di fare le cose.

Occorre avvolgere la statuetta in un panno, fare un buco nel giardino della casa (più è vicino al cartello “In vendita”, più sarà efficace) e poi seppellire San Giuseppe, possibilmente con la faccia rivolta a est o verso l’edificio (ma su questo le tradizioni variano; c’è anche chi dice che sia meglio che guardi verso la strada e, quindi, i possibili compratori). Se non c’è un giardino, va bene anche un vaso di fiori. Opzionale la preghiera al santo e anche il dissotterramento di san Giuseppe una volta concluso l’affare.

Come spiegato da Snopes, l’origine del rituale viene legata, di volta in volta, a un convento di suore nel Medio Evo, alle abitudini dei carpentieri tedeschi o alla costruzione di una cappella a Montreal nel 1896. È probabile che si tratti di tentativi di retrodatare questa usanza, dal momento che non se ne trovano tracce se non a partire dagli anni ’70.

A prescindere dall’origine, comunque, la pratica sembra si sia estesa anche agli agenti immobiliari, spesso riforniti di statuetta d’ordinanza e “biscotti di San Giuseppe” per gli acquirenti dai titolari stessi dell’immobiliare. Per quanto la radice di questa superstizione sia probabilmente cattolica, pare attiri anche i fedeli di altre religioni: Cari Luna, ebrea convertita al buddismo, ha raccontato al Wall Street Journal di avere concluso un buon affare in una settimana proprio grazie a San Giuseppe.

Dal punto di vista psicologico, si tratta del classico effetto “post hoc“: se all’azione A segue un fatto B, siamo portati a pensare che A abbia causato B, anche quando questo non sia il caso. Detto in altri termini: vediamo un gatto nero, poi abbiamo un incidente e allora la colpa dev’essere del felino portaiella. Seppelliamo una statuetta di “Joe” in giardino e poi vendiamo casa, e allora sarà stato un “miracolo” del santo (anche se magari l’avremmo venduta lo stesso). Inoltre, chi riceve la grazia è probabilmente più portato a raccontare il fatto e diffondere quest’usanza, mentre chi non riesce a vendere neanche dopo aver sepolto la statuina difficilmente andrà a raccontarlo ai giornali.

Per di più, visto che gli Stati Uniti sono un po’ la patria delle avvertenze in etichetta, alcuni venditori di statuine fanno accompagnare i loro prodotti da raccomandazioni come questa:

Perché la pratica sia efficace, il venditore deve, ovviamente, prima concludere tutte le faccende pratiche e importanti come eseguire le riparazioni necessarie, allestire l’ambiente e fissare un prezzo che rifletta l’effettivo valore di mercato.

Che ricorda un po’ le pubblicità di certi integratori dimagranti: assolutamente utili ed efficaci, ma solo se uniti a dieta sana e ad attività fisica.

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