Scienziati pazzi

Scienziati pazzi. Quando la ricerca sconfina nella follia.
Luigi Garlaschelli e Alessandra Carrer
Carrocci editore, Roma 2017
pp. 183
€ 19,00

Recensione di Monia Marchettini

Perché Frankenstein è uno scienziato pazzo e Archimede Pitagorico è simpaticamente un papero geniale ma un po’ eccentrico? E perché sempre Frankenstein non è un genio del male mentre Robert Greystorm, il personaggio di Greystorm, fumetto steampunk della Bonelli editore, lo è senza ombra di dubbio?

Lo stereotipo dello scienziato pazzo pare vedere la luce a partire dal famoso libro di Mary Shelley (Frankestein o il moderno Prometeo) di cui il primo gennaio 2018 ricorre il duecentesimo compleanno. Il personaggio poi ha avuto fortuna (per esempio il Dottor Griffin del romanzo di fantascienza L’uomo invisibile (1897) scritto da H. G. Wells è chiaramente uno scienziato pazzo), fino a degenerare e avvicinandosi al genio del male. Lo stereotipo può però uscire dal confortante ambito della letteratura per incarnarsi in un professionista con le capacità e i giusti strumenti a disposizione.

In Scienziati pazzi (Carrocci, 2017) lo stereotipo e in particolare le sue molteplici forme, viene analizzato tramite una carrellata di biografie di scienziati realmente vissuti, divise per “specializzazione”: chi cerca teste, chi crocifigge, chi mummifica e chi si occupa di altri edificanti campi di ricerca. In questi inquietanti profili il Professor Alchemist alias Luigi Garlaschelli (che molti sindonologi ricordano ogni sera nelle loro preghiere) e Alessandra Carrer (designer, grafica e steampunks) ci raccontano con quanta dedizione si siano impegnati questi ricercatori a dare sostanza all’inquietante figura dello scienziato pazzo.
Applicando anime e corpi (altrui), letteralmente.

Nel libro scopriamo che lo scienziato pazzo non vuole necessariamente dominare il mondo (a differenza del genio del male), non è malvagio nei suoi più intimi propositi, quello che vuole è fare ricerca come gli pare: al di là dell’etica, del rigore e spesso del dato scientifico. Sembra voler gridare: “Si può fare!” a dispetto di buona parte delle regole che dominano il mondo della scienza.

Vediamo però cosa significa nel concreto, essere scienziati pazzi nel mondo reale, anche nel caso qualcuno volesse movimentare la propria carriera. Ad esempio potrebbe significare aspettare con trepidazione una testa, fresca di decapitazione, separata dal resto del suo proprietario da non meno di sette minuti, come era necessario per le ricerche di Jean-Baptiste Vincent Laborde (1830-1903) o perchè no, cercare volontari disposti a farsi crocifiggere per i test del medico legale Frederick Zugibe (1928-2013). Inutile dirvi che li ha trovati, a riprova del fatto che non solo gli scienziati sono pazzi, ma la “categoria” è avulsa da qualsiasi evidente discriminazione di impiego.
C’è poi chi decapita in un bel giorno di sole fiori innocenti quanto inutili alla medicina (Edward Bach 1886-1936) quando magari due colleghi scienziati, sicuramente eccentrici, come Howell Masters (1915- 2001) e Virginia Johnson (1925-2013) autori del libro L’atto sessuale nell’uomo e nella donna (1966) impiegherebbero quelle ore in modi scientificamente più interessanti e forse anche più divertenti. Se pensate che lo scienziato pazzo abbia operato esclusivamente nel periodo vittoriano uno sguardo alle date potrebbe farvi comprendere come la “gaia scienza” abbia sfornato scienziati “particolari” da sempre. Non possiamo certo garantire che smetta di farlo proprio ora.

Comunque non c’è da temere, non ve li abbiamo “spoilerati” tutti, nel libro ci sono numerosi altri esempi, trattati agilmente, con ironia e metodo scientifico.

Così scientifico da contenere un dichiarato “falso positivo”: il Principe Raimondo di Sangro (1710-1771) conosciuto per la Cappella San Severo contenente la scultura in marmo del Cristo velato (1753) di Giuseppe Sanmartino e le due macchine anatomiche (due scheletri umani su cui è stato riprodotto il sistema circolatorio umano, pur con qualche inesattezza) a opera del medico palermitano Giuseppe Salerno. Il Principe di San Severo era massone, inventore, eccentrico e traditore (denunciò i suoi compagni, quando nel regno di Napoli la massoneria fu proibita), ma nonostante l’impressione che le macchine anatomiche suscitavano nei compatrioti non si lanciò mai in esperimenti che contraddicessero l’idea di etica scientifica del periodo.

Anche il povero Nikola Tesla (1856-1943) è presente nel libro, ma con il chiaro intento di dividere la sua carriera di scienziato senza dubbio eccentrico dalla sovrastruttura “pop” che da tempo si è sedimentata sulla sua biografia e sulle sue teorie.

"Nyarlathotep"

Immagine: “Nyarlathotep” (Julien Noirel, Opera propria, CC BY-SA 4.0, attraverso Wikimedia Commons

Nonostante il tema sia scientifico e storico, da questo libro non ci si deve aspettare una trattazione degli argomenti adatta solo per cultori delle materie scientifiche o scienziati (sani o pazzi). Le biografie appagano come un romanzo, il macabro aleggia costante senza però infastidire e la scienza si palesa senza stordire i non addetti ai lavori.

Leggetelo, con macabra gioia… (Risata malefica, tipica dello scienziato pazzo. Dai, sapete quale).

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