Agli antipodi geografici del CICAP

Parliamo spesso degli antipodi dello scetticismo, ma perché non parlare dello scetticismo agli antipodi?

Nel freddo di una uggiosa serata milanese, Il CICAP Lombardia ha incontrato Mal Vickers, membro del comitato direttivo dell’associazione Victorian Skeptics, per scoprire qualcosa di più sullo scetticismo in Australia.

Nata dall’onnipresente e lunga mano di James Randi – a cui, anche in Italia, è necessario riconoscere il ruolo di primo motore – l’associazione di scettici australiani, dall’originale titolo di Australian Skeptics Inc. (l’equivalente di una nostra società a responsabilità limitata) è un aggregato di molte associazioni locali; fra queste troviamo il gruppo di Vickers, che ci racconta le origini dell’associazione nazionale:

“James fu invitato in Australia nel 1980 da alcuni personaggi di spicco; in particolare, gli fu chiesto di condurre una serie di test su un gruppo di rabdomanti. È a seguito di questi test che si formarono gli Australian Skeptics”.

A differenza dell’esperienza italiana, però, non sono i fondatori del gruppo a essere le punte di diamante dell’associazione:

“di tutti coloro che invitarono James Randi a venire in Australia, nessuno è rimasto sulle scene o viene considerato tuttora come scettico australiano”.

Se noi abbiamo l’esempio indimenticabile di Piero Angela, fra tutti i personaggi che rappresentano l’associazione, continua Vickers,

“la persona più in vista sui media australiani in veste di Australian Skeptic è Richard Saunders. Richard è chiamato spesso come opinionista in programmi radio e trasmissioni TV quando si presenta un argomento adatto. Per esempio, se qualcuno ha visto un fantasma, un UFO o se un ‘veggente’ ha dichiarato qualcosa di specifico, il telefono di Richard squilla”.

Mal_Vickers
Mal Vickers

Guidati dal gruppo di Sidney, che si occupa, fra le altre attività, della pubblicazione della testata nazionale, gli Australian Skeptics raccolgono circa 2.000 soci, di cui – stando ai dati dell’ultimo convegno nazionale a Melbourne nel 2012 – circa un quarto sono donne. Se il numero di iscritte è ancora molto basso, ci fa sapere il nostro ospite,

“stiamo facendo del nostro meglio per migliorare la situazione. Il rapporto uomini/donne nel nostro comitato è aumentato considerevolmente negli ultimi anni. C’è da dire che fra i relatori al congresso del 2012, metà di loro erano donne; e non è stata un’opera intenzionale per incrementare la presenza femminile. Abbiamo infatti molte relatrici di grande valore in Australia”.

E la speranza è che nel breve periodo la situazione diventi ancora più favorevole: Mal Vickers è al lavoro sul convegno nazionale si terrà quest’anno, nuovamente a Melbourne.

Il nostro amico australiano, però, non si occupa solo dell’organizzazione degli eventi, ed è anzi molto attivo in campo scettico. Proprio in concomitanza della nostra intervista, il Medical Journal of Australia ha pubblicato il suo ultimo lavoro, redatto insieme al Dr. Ken Harvey e incentrato sul cavallo di battaglia del nostro ospite, le teorie pseudoscientifiche promosse dai chiropratici australiani. In particolare, l’indagine da lui svolta sottolinea l’estrema difficoltà – nonostante il coinvolgimento dell’AHPRA, l’ente regolatore australiano degli operatori sanitari, e dello stesso Consiglio dei Chiropratici del paese – nel controllare la pubblicazione, da parte dei Chiropratici australiani, di dichiarazioni in ambito medico prive di alcun fondamento scientifico. La chiropratica è infatti molto diffusa nel continente australe, a differenza dell’omeopatia, che – pur passata alla ribalta con la clamorosa pubblicazione lo scorso anno, da parte dell’Australian National Health and Medical Research Council (NH&RMC), di una vasta meta-analisi che ha dimostrato l’inefficacia dell’omeopatia in tutte le patologie considerate – ha una presenza marginale, spesso introvabile sugli scaffali delle farmacie.

“Il marcato dei prodotti omeopatici in Australia” dice Vickers “è molto piccolo; devi cercarli in farmacie specifiche che li trattano e farne specifica richiesta. Se però c’è stato un effetto del recente studio svolto dal NH&MRC sull’omeopatia, riguarda certamente la questione in ambito universitario. Le rette dei corsi sono parzialmente sostenute dal governo australiano; gli Scettici hanno portato all’attenzione del governo l’incongruenza di avere da una parte uno stato che finanzia lo studio dell’omeopatia e, dall’altra, lo stesso stato che ne dichiara l’inefficacia per qualsiasi patologia. La conseguenza è che oggi il governo non finanzia più corsi universitari in cui si insegna l’omeopatia”.

A questo punto vorremmo conoscere meglio il rapporto fra scetticismo, pseudoscienze e istituzioni; Vickers ci presenta inizialmente un quadro decisamente più roseo di quello a cui siamo abituati:

“da tempo non sento un politico esprimere, ad esempio, alcun parere favorevole al creazionismo, e l’omeopatia non è nemmeno considerata. Il partito dei verdi (gli Australian Greens, attualmente all’opposizione) si è posto in forte contrasto agli alimenti OGM, anche se negli ultimi mesi hanno cambiato di molto la loro posizione in merito”.

Col proseguire della risposta, Mal infrange le nostre illusioni:

“l’Australia ha però un problema rilevante con una parte dei politici, contrari ad accettare che il riscaldamento globale possa essere causato da attività umane. Ho il sospetto, a dire il vero, che il livello di accettazione delle pseudoscienze da parte dei politici australiani sia più o meno lo stesso dei politici italiani; forse, a differire, è solo il tipo di credenze specifiche. Possiamo avere, ad esempio, più negazionisti del riscaldamento globale, mentre voi avete forse più sostenitori dell’omeopatia. Non ho speso però abbastanza tempo in Italia per valutare le reali differenze”.

Dopo una pausa e un’inevitabile digressione sulla peculiare (e letale) fauna australiana, alla cui conclusione siamo giunti repentinamente per placare gli istinti aracnofobici di chi scrive, esploriamo un aspetto che non ha equivalenti con il mondo europeo – il folclore aborigeno – curiosi di sapere se la cultura australiana in qualche modo ne abbia assimilato le peculiarità. La sua risposta è per noi inaspettata:

“premettendo che non sono uno specialista dell’argomento e parlo quindi attraverso la mia esperienza (e i bias personali), considerate che la popolazione degli aborigeni australiani rappresenta solo una parte molto piccola degli abitanti australiani, circa il 2,5%. Penso sia ragionevolmente accurato dire che la loro spiritualità abbia un’influenza irrisoria nella vita quotidiana dell’australiano medio. Negli anni ’50 e ’60, molti missionari cristiani hanno convertito una buona parte della popolazione aborigena, e le loro tradizioni sono state “diluite” o del tutto sopraffatte, e sono oggi molto rare. Il censimento del 1996 indicava già che il 72% degli aborigeni erano di fede cristiana, e il 16% non aveva una fede specifica. Anche se non ho dati sottomano per supportare la teoria, oserei dire che la percentuale di fedeli cristiani fra loro sia successivamente diminuita in favore dei non credenti, in linea con la situazione generale del paese”.

Da un certo punto di vista, il piacere di riscontrare la forte crescita di un atteggiamento scettico e razionale è controbilanciato dal caro prezzo di sapere che la cultura di una popolazione presente nel territorio da più di 50.000 anni sia destinata all’oblio.

Lasciamo Mal Vickers con la promessa di invertire l’esperienza vissuta, e di raggiungerlo prossimamente dall’altra parte del mondo, dove temiamo di dover imparare a convivere con la fauna più pericolosa del pianeta. Se sopravvivremo all’esperienza (ma prima di tutto, alle nostre fobie), saremo qui per raccontarvela.

Riferimenti:

20 pensieri riguardo “Agli antipodi geografici del CICAP

  • 8 Marzo 2016 in 22:17
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    1. A dire il vero, si potrebbe dire lo stesso dell’astrologia: perché più o meno in tutte le testate sono presenti articoli sull’oroscopo? Perché la gente crede anche quando è dimostrato che non funziona, e il governo è composto da persone. C’è da dire che, in Australia, dove già l’omeopatia non aveva la stessa posizione che in Europa, l’omeopatia sta man mano uscendo dall’ambito accademico.

    2. I migliaia di articoli non sono solo quelli analizzati dal NH&MRC; ricordo anche che la maggior parte (1575 su 1800) erano stati condotti con imperizia o negligenza. IN OGNI CASO, le deve essere citata la conclusione definitiva dell’analisi, pubblicata sul sito del NH&MRC, e che ho già riportato sopra:
    ““Based on the assessment of the evidence of effectiveness of homeopathy, NHMRC concludes that there are no health conditions for which there is reliable evidence that homeopathy is effective. Homeopathy should not be used to treat health conditions that are chronic, serious, or could become serious. People who choose homeopathy may put their health at risk if they reject or delay treatments for which there is good evidence for safety and effectiveness (…)”.
    Se lei riesce a vederci uno spiraglio possibilista che le fa pensare che sia meglio puntare sull’omeopatia rispetto ad altre terapie, o che sia in qualche modo efficace, ce lo vede solo lei…
    C’è chi vede il complotto e crede che sia Big Pharma a pagare tutto per nascondere la terribile verità, e c’è chi segue il metodo scientifico per orientarsi allo studio di terapie più efficaci o con maggiori potenzialità di efficacia.

    E non siamo nemmeno entrati nella discussione menzionando che stiamo parlando di una pratica che:
    – è stata ideata nel XVIII secolo e praticata per quasi tre secoli senza sostanziali modifiche, senza aver ancora capito, ma soprattutto dimostrato, il reale meccanismo d’azione;
    – si basa su un principio fisico non dimostrato (la memoria dell’acqua) per cui Benveniste ha vinto non uno, ma DUE premi IgNobel, considerata la qualità (la bizzarria) dei lavori fatti per dimostrarne la validità;
    – non esiste nessuna spiegazione scientifica del perché il simile curi il simile, un claim che nel XVIII secolo poteva essere perfettamente coerente (la stessa epoca di Cagliostro), ma nel XXI secolo ci si aspetta che si vada oltre il “similia similibus curantur”;
    – è da parecchi anni che è conosciuta come non efficace, e ricordo che lo stesso Piero Angela ha vinto la causa civile e penale contro due associazioni di omeopati dopo aver dichiarato già 16 anni fa che “l’omeopatia non è una cosa seria”, perché il giudice stesso, di fronte alle prove scientifiche portate agli atti, ha decretato che la sua dichiarazione corrisponde al vero;
    – si basa su concezioni errate anche in merito alla biologia; il caso più celebre è l’oscillococcinum (http://medbunker.blogspot.it/2011/10/la-vera-storia-delloscillococcinum.html);

    Potrei continuare, ma la verità è che, per capire se una metodologia medica funziona o meno, non è necessario capirla: basta che ci sia una chiara evidenza che funzioni. Invece siamo ancora qui a parlare di quanto funzioni più o meno rispetto al placebo. E se gli studi continuano a evidenziare che non funziona, che i farmaci (non l’allopatia, che è una fesseria – la farmacologia non è il diverso che cura, ma il principio attivo che agisce in un determinato contesto biologico) hanno risultati EVIDENTI, beh, lei può passare tutto il tempo che vuole a difendere l’omeopatia, ma la medicina è bene che si dedichi a pratiche in cui è evidente, MAGARI FIN DA SUBITO, che qualche opportunità di terapia c’è. Anche perché sarà pur vero che ALCUNI prodotti omeopatici hanno costi più contenuti dei farmaci, ma a vendere acqua limpida o palline di zucchero a 10€ la confezione stiamo parlando di un costo che direi QUANTOMENO INGIUSTIFICATO. Insomma, tante parole al vento, tanto il suo prossimo post continuerà a trollare su quanto in realtà l’omeopatia qualcosa anche di impercettibile sia in grado di fare, e che Big Pharma vuole schiacciarla perché altrimenti salterebbe fuori la panacea per tutti i mali. Posto che la panacea non esiste, la gente che usa l’omeopatia per curare malattie potenzialmente letali MUORE, o ha le stesse probabilità di guarire rispetto a quelli che visitano il santuario di Lourdes. E sa perché? PER LA REGRESSIONE SPONTANEA, non certo perché Lourdes funziona. E come per l’omeopatia, ci si trova a discutere con chi dice che i guariti ci sono. Bah….

  • 8 Marzo 2016 in 21:37
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    Ma poi, per tranquillizzare Rodolfo, Rolando e Salvo (di Grazia) gli è sembrato di scorgere un errore nel lavoro.”So, what about the question posed in the title of this article? The meta-analysis is clearly not a ‘proof of concept’. But is it proof for misconduct? I asked Mathie and he answered as follows: No, your statement does not reflect the situation at all. As for each and every paper, we selected the main outcome measure for your trial using the objective WHO classification approach (in which quality of life is clearly of lower rank than severity). This is all clearly described in our prospective protocol. Under no circumstances did we approach this matter retrospectively, in the way you are implying.

    Some nasty sceptics might have assumed that the handful of rigorous studies with negative results were well-known to most researchers of homeopathy. In this situation, it would have been hugely tempting to write the protocol such that these studies must be excluded. I am thrilled to be told that the authors of the current new meta-analysis (who declared all sorts of vested interests at the end of the article) resisted this temptation.
    Qui il post dell’ Ernesto:
    http://edzardernst.com/2014/12/
    Come vedete, se volete leggere e non urlare viva il duce in piazza a braccio alzato, quando ci si confronta su lavori scientifici, l’ Omeopatia rimane controversa, ma senza conclusioni definitive. Quand’è che fate il prossimo suicidio omeopatico in piazza, che vi riesce meglio?

  • 8 Marzo 2016 in 21:27
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    Intanto una altra metaanalisi, questa però pubblicata su una rivista peer review (Vi ricordo che il report NHMRC è stato pubblicato da loro stessi sul loro sito) ridava gran fiato all’ Omeopatia. Puntuale, se la leggete con attenzione, la critica al vostro amico Ernesto Edzard come uomo di parte.
    http://www.karger.com/Article/FullText/355916

  • 8 Marzo 2016 in 21:15
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    E se provassimo a tirare un po’ i remi in barca? Allora: 1) se è come affermano Rodolfo,Rolando e Biagio, ovvero che il Report è un documento governativo e che afferma senza ombra di dubbio che l’ Omeopatia non fa niente di più che un placebo, perché il Governo Australiano la tollera? Io mi aspetterai un dissociarsi da parte del MINISTERO DELLA SALUTE AUSTRALIANA verso la terapia Omeopatica pari almeno a quella del Ministero della Salute Italiano verso Stamina. Altrimenti ne deduco che l’ NHMRC è una Agenzia sponsorizzata dal Governo Australiano come consulente, non più del nostro CNEL.2) La traduzione Inglese di:”There was no reliable evidence from research in humans that homeopathy was effective for treating the range of health conditions considered: no good-quality, well-designed studies with enough participantsfor a meaningful result reported either that homeopathy caused greater health improvements than placebo, or caused health improvements equal to those of another treatment.
    For some health conditions, studies reported that homeopathy was not more effective than placebo. For other health conditions, there were poor-quality studies that reported homeopathy was more effective than placebo, or as effective as another treatment. However, based on their limitations, those studies were not reliable for making conclusions about whether homeopathy was effective. For the remaining health conditions it was not possible to make any conclusion about whether homeopathy was effective or not, because there was not enough evidence.” é: “migliaia di lavori hanno dimostrato con ampia sicurezza che l’omeopatia è completamente equivalente al placebo in TUTTE le patologie studiate. Non è la prima pratica che si dimostra inefficace, nè sarà l’ultima;” ?

  • 8 Marzo 2016 in 20:01
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    Grano, ogni tuo intervento è una dimostrazione pratica di una o più fallacie logiche. Cioè sei l’esempio vivente di come NON deve ragionare chi volesse ragionare criticamente.
    Se un fatto è evidente e palese lo può notare anche uno svitato come Amorth, solo che lui interpreta quella correlazione alla luce delle sue bizzarre credenze. Quindi concordo con Amorth nella rilevazione (empirica) della correlazione e non concordo sull’analisi della correlazione. Dove mai sarebbe il problema ???
    E come se io dicessi che ritengo, empiricamente, che i drogati sono più depressi dei non tossicodipendenti e tu mi rispondessi che ho degli strani compagni di merende perché anche Amorth dice la stessa cosa, anche se lui aggiunge che questo avviene per colpa del demonio.
    E quindi? La mia constatazione diviene più vera o meno vera a seconda di quello che dice Amorth? Pensi che per me sia un problema fare una constatazione (non un’analisi o interpretazione) insieme ad uno svitato come Amorth? Sono sicuro che perfino io e te facciamo molte constatazioni simili in chissà quanti ambiti e ti assicuro che la cosa non mi preoccupa affatto. Eppure ti ritengo una persona completamente incapace di pensiero non dico critico o scientifico, ma semplicemente logico.
    ——————————————————————
    Pro memoria: Nelle confezioni dei prodotti omeopatici, lo ripeto, non ci sono e non ci possono essere, per legge, indicazioni terapeutiche perché non ci sono prove della loro efficacia. Punto. Stop.

  • 8 Marzo 2016 in 19:14
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    Per il discorso specifico, non c’è paragone più distante dalla fede religiosa rispetto al metodo scientifico. Se lei ci vede delle similitudini, è evidentemente perché la sua fede nell’omeopatia è così forte da superare qualsiasi dimostrazione contraria. La SOLA ragione per cui gli scettici sono contrari all’omeopatia – e deve farsene una ragione, da questo punto di vista – è perchè migliaia di lavori hanno dimostrato con ampia sicurezza che l’omeopatia è completamente equivalente al placebo in TUTTE le patologie studiate. Non è la prima pratica che si dimostra inefficace, nè sarà l’ultima; il suo combattere l’evidenza cercando di convincere chi si basa sui fatti non può portare alcun cambiamento alla situazione. Da scettico, la invito solo a considerare un punto di vista differente dal suo: ha senso continuare a combattere per qualcosa che è stato chiaramente dimostrato come ineficace, e per il quale è evidente che i successi personali sono dovuti a bias, o ha più senso investire nel migliorare altre metodologie terapeutiche?

    Si finisce sempre a citare Big Pharma: Boiron (per citarne una) incamera palate di soldi vendendo acqua o zucchero a persone fra le quali molte non non hanno ancora capito che l’omeopatia non ha nulla a che vedere con la fitoterapia. I farmaci, quelli veri – di cui è certa l’interazione chimica – DEVONO essere usati con moderazione, perchè qualsiasi sostanza, immessa in un corpo, porta tanto i benefici quanto gli effetti collaterali. Se non c’è un effetto collaterale, o è magia, o non c’è stato nessun effetto (non che lo zucchero…). Credere a una teoria nata secoli fa quando ancora non si conosceva il funzionamento del corpo umano e lasciarne pressoché inalterati i principi teorici è dogma, non scienza. Lo stesso metodo dell’Amorth che cita.

  • 8 Marzo 2016 in 17:30
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    “Ho più volte notato, empiricamente, che i credenti nell’omeopatia sono creduloni a largo raggio, anche su cose che nulla hanno a che fare con l’omeopatia, mentre non ho mai notato correlazioni di questo genere in chi compra integratori. Bravo, Blaise. E io, come Te, ho notato empiricamente che hai degli strani compagni di merende: “Le esche sono tante, finte teorie o discipline sopratutto orientali, che altro non sono che satanismo pasticciato di tecniche respiratorie metodi di rilassamento e quant’altro.. e così il demonio non fa molta fatica a trovare le porte da cui entrare, da cui mettere un seme: Yoga, Zen, Pranoterapia, Cristalloterapia, Idroterapia, Omeopatia, Osteopatia, Agopuntura, Reiki, Meditazione trascendentale e chi più ne ha più ne metta. Esche di Satana, tutte esche…le discoteche e certe musiche poi! Tutte consacrate a Satana e ai demoni che porteranno piano piano, la persona ad abbandonare le pratiche virtuose prima di quelle religiose.
    In pratica ti dicono: per stare bene devi fare tutto quello che vuoi… ci si riduce a animali… e il gioco è fatto! Molti giovani incappano in sètte vere e proprie senza nemmeno saperlo.”
    E’ esattamente questo, il Tuo compagno scientista:
    http://www.veniteadme.org/dialogo-con-un-esorcista/
    Anche Padre Amorth crede che l’ Omeopatia siana una pratica magica e demoniaca. E’ una delle cose in cui dissento da lui, ma che ci vuoi fare: è addirittura più vecchio di Garattini!

  • 8 Marzo 2016 in 14:40
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    Chiedo scusa per errori di digitazione dovuti al fatto che scrivo col cellulare

  • 8 Marzo 2016 in 14:28
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    Quello che cerco di farti capire, anche se so che non ci riuscirò e che per chi pensa scientificamente non ha importanza fare la conta di quanti aderiscono ad una associazione (2000 o 200000), ma importa il metodo e il merito delle questioni. Sulla base delle conoscenze oggi disponibili ragiona correttamente chi crede all’omeopatia o chi non ci crede? Palesemente questi ultimi, come testimonia l’ esame di una qualunque confezione omeopatica, dove non ci sono, per legge, indicazioni. Uno che sottolinea che l’ associazione scettica ha tot iscritti, pensando che questo ne mini la credibilità è semplicemente un sempliciotto.
    Una notazione del tutto marginale: è
    interessante la notazione sui nomi latini dei farmaci omeopatici. Il linguaggio scientifico è notoriamente di ascendenza greca. Nella cultura popolare, il latino sin dall’epoca degli alchimisti è la lingua della magia (basta leggere Harry Potter). Chi si rivolge ad un pubblico bue, sensibile al pensiero magico, è naturale che usi il linguaggio più adatto al proprio target.

  • 8 Marzo 2016 in 14:00
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    Guardi, io sto dalla parte della scienza, lei sta dalla parte del pensiero magico. Quindi io sono contro tutto ciò che è ingannevole. Faccia conto di avere a che fare con Garattini, che più volte ha sottolineato come le farmacie siano piene di farmaci inutili. Effettivamente l’ omeopatia, personalmente, mi preoccupa di più perché la sua commercializzazione di fonda non sulla semplice disinformazione ma su un pensiero di tipo magico e sulla più crassa ignoranza del metodo scientifico. Ho più volte notato, empiricamente, che i credenti nell’omeopatia sono creduloni a largo raggio, anche su cose che nulla hanno a che fare con l’omeopatia, mentre non ho mai notato correlazioni di questo genere in chi compra integratori. Se la mia impressione è giusta, la correlazione si spiega facilmente. Essere disinformato è un conto, aderire al pensiero magico è un altro. Detto questo, lei ha cercato solo di cambiare argomento. Nelle confezioni dei prodotti omeopatici, lo ripeto, non ci sono indicazioni terapeutiche perché non ci sono prove della loro efficacia. Punto. Stop.

  • 8 Marzo 2016 in 11:46
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    Scusa, ho sbagliato a scriver medicianli: volevo scrivere medicianàli.

  • 8 Marzo 2016 in 11:44
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    A’ Pascà, capisco che Tu non voglia esprimere opinioni, ma solo asserpentar l’ Omeo, ma, per l’ appunto, sulle confezioni degli disintegratori elementari c’è scritto che aiutano a…(e giù guarigioni promesse da specifiche patologie) e, all’ interno, spesso, c’è veri e propri bugiardacci. Come mai a quelli come Te ci dà fastidio un tubetto anonimo, scritto in latino, che se l’ acquirente non ha fatto un libero consensus informato non lo compra di sicuro, perché non ci si capisce una selfie, e invece godi come un pazzo di fronte ai medicinali veri e propri, ricchi di controindicazioni, effetti collaterali che i droni USA ne fan di meno, interazioni con altri farmaci, ecc. ecc. venduti, in Italy, a non meno di 20 Euri a scatola (un prodotto omeo unicista più di dieci non ne costa mai); dicevo medicianli veri e propri messi in commercio senza alcuna ricerca e senza alcuna incombenza che, in fondo, anche quei poveri cristi di pig farma devono seguire prima di arriavre a guadaganrci sopra (per cui è logico che poi si vendichino facendoli pagare 1200 Euri a confezione).

  • 8 Marzo 2016 in 07:03
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    “Proprietà terapeutiche sottintese legalmente”, esattamente ciò che accade con l’omeopatia. Come è noto non si possono inserire indicazioni terapeutiche sulle e nelle confezioni di farmaci omeopatici. Perché? Perché non c’è nessuna prova scientifica del fatto che funzionino. E’ così semplice. Solo l’ignoranza scientifica crassa può spiegare il rifiuto delle evidenze.

  • 8 Marzo 2016 in 00:36
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    Mi spieghi bene – se la sua carta di identità non è firmata dal Ministro dell’Interno, allora è emessa da un organo parastatale? Capisco il fastidio che questa indagine può dare ai sostenitori dell’omeopatia, ma non ha senso sminuire la portata dell’organo che ha effettuato lo studio; casomai, avrebbe senso approfondire il lavoro fatto. C’è da dire che, prendendo in considerazione numerosi studi presenti sull’Omeopatia (1.800) solo 225 erano stati condotti con rigore sufficiente per raggiungere il livello minimo di attendibilità; gli studi qualitativi, di 68 patologie coinvolte, non riportano nell’omeopatia alcun beneficio superiore al placebo. Non c’è simpatia o antipatia verso questa meta-analisi; si tratta semplicemente di evidenza scientifica rilevata con il rigore necessario in tutti i lavori di ricerca medica.

    Credo che lei fraintenda il significato di “scettico”; lo scettico non demolisce a priori qualsiasi teoria fuori dalla “norma”, ma si limita – come dice il termine, dal greco “skeptikòs”, che significa “sottile osservatore” – a verificare che quelle teorie siano state formulate seguendo il corretto metodo scientifico. Nel momento in cui si decide di sospendere l’applicazione del metodo scientifico, una teoria (anche e soprattutto inconsciamente) diventa fede:”funziona perché sono certo che sia così”; tutte le eventuali occorrenze positive, siano esse reali, percepite e/o causate da altri fattori (es. il placebo stesso), diventano prova. Il lavoro dello scettico (in questo caso) è revisionare le teorie per controllare che non siano state avvalorate attraverso questo bias di conferma.

    Per quanto riguarda gli integratori, in realtà, è molto più complesso stabilire l’efficacia e le controindicazioni dei preparati, che a differenza dell’omeopatia, sono tutti chimicamente differenti fra loro. Le riporto però, fra i tanti, questo articolo del 2014 su Wired, proprio sull’argomento: http://www.wired.it/scienza/medicina/2014/11/28/bufale-integratori-alimentari-telomeri/, e che riprende tra l’altro un precedente articolo ancora più negativo e meno verticale: http://life.wired.it/news/salute/2013/11/15/integratori-nuove-perplessita-sui-loro-effetti-reali.html

  • 7 Marzo 2016 in 22:12
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    Nota: la mia definizione è: semigovernativo, se il documento proviene da una Agenzia di Stato e Governativo se porta la firma di un Ministro ed è controfirmato dal capo del Governo. Quanto ai dati riportati, purtroppo il vezzo di mescolare insieme tutte le Medicine Complementari senza disaggregare i dati è molto diffuso. In particolare, per vedere se le vendite di prodotti solo Omeopatici sia in aumento o in calo non si può che guardare i fatturati delle industrie Omeopatiche. E anche questo è inquinato, perché quasi tutte le industrie Omeopatiche hanno in listino prodotti fitoterapici, specialmente Tinture madri e pomate i cui componenti sono diluiti spesso non omeopaticamente, ma farmacologicamente. Per finire lo stesso documento dell’ Agenzia Australiana di cui Vi siete innamorati riporta, all’ inizio, il mercato australiano di tutte le Medicine Alternative viste insieme, non della sola Omeopatia. Interessante notare che, per quanto gli Scettici considerino insufficienti i lavori sulla Medicina Omeopatica, l’ Omeopatia è praticamente l’ unica tra le Medicine alternative con una Letteratura scientifica diffusa. Il mercato maggiore, che come fatturato non insidia nemmeno lui quello di pig pharma, ma ha un ordine di grandezza di centinaia di miliardi di dollari world wide, è quello dei cosiddetti integratori alimentari. Costo medio a confezione superiore ai 10 dollari, proprietà terapeutiche sottintese legalmente, in modo che i consumatori li scambino per farmaci documentati, e, praticamente, non solo 0 letteratura scientifica, ma nessuna misura di contenimento e nessuna attenzione da parte delle Autorità competenti, tanto lo pagano i pazienti di tasca loro ed è “roba da mangiare”.

  • 6 Marzo 2016 in 23:00
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    Che senso avrebbe offendersi? i numeri citati sono un dato di fatto; il ragionamento scientifico si basa sui fatti.

    Il fatto che l’omeopatia sia stata oggetto di analisi non è necessariamente collegato alla dimensione del mercato; si potrebbe fare un paragone con la produzione di energia elettrica: è improbabile che il governo svolga uno studio sulla produzione di energia eolica perché è marginale rispetto a quella totale del paese? Nel caso specifico dell’omeopatia, il risultato dell’indagine è stato totalmente negativo:
    “Based on the assessment of the evidence of effectiveness of homeopathy, NHMRC concludes that there are no health conditions for which there is reliable evidence that homeopathy is effective. Homeopathy should not be used to treat health conditions that are chronic, serious, or could become serious. People who choose homeopathy may put their health at risk if they reject or delay treatments for which there is good evidence for safety and effectiveness (…)”.

    I dati riportati nell’articolo di Ibisworld non specificano la dimensione del mercato dell’omeopatia in Australia, ma quello di tutto il business delle medicine alternative (servirebbe acquistare l’articolo per approfondire i dati). In ogni caso, l’articolo riporta la percezione del mercato australiano da parte di un cittadino, che racconta la sua percezione personale: ad esempio, che la chiropratica è molto più diffusa dell’omeopatia.
    Un ultimo appunto: il National Health and Medical Research Council è interamente governativo, sotto al controllo del Ministero della Salute (https://en.wikipedia.org/wiki/National_Health_and_Medical_Research_Council).

  • 3 Marzo 2016 in 00:03
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    “gli Australian Skeptics raccolgono circa 2.000 soci, di cui – stando ai dati dell’ultimo convegno nazionale a Melbourne nel 2012 – circa un quarto sono donne. ” Circa come il CICAP. Solo che gli Australiani sono meno della metà degli Italiani, quindi Vi battono come densità di Scetticismo. Vi offendete se rilevo che queste cifre sì che sono veramente marginali?

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