La persecuzione degli albini in Africa

Munghu Lugata stava dormendo, quando sono entrati nella sua casa a Mwachalala, in Tanzania. Le hanno strappato l’unghia di un pollice e tagliato due dita della mano. Le hanno amputato la gamba sinistra a colpi di machete, e l’hanno lasciata lì a morire. Gli assassini sono stati arrestati il giorno seguente, il 13 maggio. Sono due guaritori tradizionali tanzanesi, due stregoni “Muti“.

Munghu non aveva nessuna colpa, se non il fatto di essere albina. Una condizione che in alcuni paesi dell’Africa suona come una condanna.

Non c’è solo la paura del diverso, dietro la discriminazione degli albini africani; c’è l’ignoranza e la superstizione che li vorrebbe fantasmi incarnati, creature magiche dai cui corpi ricavare talismani e pozioni. I capelli di un albino – si pensa – possono aiutare nella pesca. Dai genitali si ricavano medicine contro l’impotenza, dalle ossa amuleti per i cercatori di diamanti. Le unghie possono venire sotterrate nei campi di cacao per aver un raccolto più abbondante. Il sacrificio di un albino può fermare l’eruzione di un vulcano, mentre un rapporto sessuale con una donna albina guarirebbe l’AIDS.

Superstizioni raccontate anche da Stéphane Ebongue, un giornalista camerunense scappato in Italia per sottrarsi alla persecuzione che aveva già colpito suo fratello:

Sì, mio fratello è stato ucciso. Era il 3 luglio del 1984. Una mattina come tante altre è uscito di casa e non è mai più tornato. È semplicemente scomparso. Succede così in genere agli albini: vengono aggrediti quando meno se lo aspettano, gli vengono tolti gli organi che servono per i riti magici e poi scompaiono nel nulla. Abbiamo fatto denuncia, ma non abbiamo mai più avuto sue notizie. Il Camerun è un paese civile sotto moltissimi punti di vista, ma purtroppo capitano ancora cose come questa. Tutti sanno cosa succede e nessuno dice nulla. La situazione peggiore si verifica nelle campagne, dove la maggior parte delle persone non è istruita; per loro è davvero difficile capire che l’albinismo non è dovuto all’ira degli dei, ma è un’anomalia genetica.

Da anni le associazioni scettiche africane si battono a fianco di quelle per i diritti umani, contro queste superstizioni. Ma non è facile, in un paese dove lo stipendio medio è di 400 dollari al mese, e il corpo di un albino può valerne molti di più (fino a 75.000, secondo un’inchiesta del National Geographic).

L’omicidio di Munghu è soltanto l’ultimo di una lunga scia di sangue. Ci sono  persone a cui è stato amputato un braccio, una mano, una gamba dai trafficanti di albini: persone come Maria Chambanenge, 39 anni, assalita nel 2013 mentre dormiva a casa sua; o Mwigulu Gimbishi Matonange, 10 anni, rapito mentre stava tornando da scuola (la sua shockante testimonianza può essere letta qui). E poi ci sono i morti; troppi morti, oltre 70 tra il 2006 e il 2013, secondo le stime delle Nazioni Unite.

In Tanzania, dove l’incidenza dell’albinismo è relativamente alta (circa una persona ogni 1400) sono sorti dei veri e propri rifugi per le persone con questa caratteristica, come il Kabanga Protectorate Center. Luoghi guardati a vista dalla polizia per impedire eventuali aggressioni, e in cui persone che non hanno alcuna colpa sono costrette a vivere recluse. Nonostante la persecuzione degli albini sia in atto da decenni, solo nel 2009 c’è stato il primo arresto per un “medico-stregone” coinvolto in un’aggressione. Dopo l’omicidio di Munghu Lugata, il commissario per i diritti umani alle Nazioni Unite Navi Pillay ha chiesto un inasprimento delle pene connesse a questi delitti e una maggior protezione verso le possibili vittime.

La lotta contra l’impunità è una componente chiave per la prevenzione e un deterrente per i crimini che colpiscono questa comunità eccezionalmente vulnerabile.

Nel 2010 è stato eletto per la prima volta in Tanzania un politico albino, Salum Khalfani Bar’wani. Segnali incoraggianti di un cambiamento di mentalità. Ma la strada da fare, evidentemente, è ancora lunga.

6 pensieri riguardo “La persecuzione degli albini in Africa

  • 28 Maggio 2014 in 00:12
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    Ciao Aldo, porta le briciole ai piccioni anche da parte mia.
     
    Nonostante il nostro rapporto sia solo virtuale, posso dire che è stato bello conoscerti.
    O perlomeno è stato divertente…
     
    Lo sai che Giuda me sarai sempre il benvenuto. Ti tengo prenotato un posto al 6° cerchio, per quando verrai a trovarci.
     
    Con affetto,
    Astaroth.

  • 27 Maggio 2014 in 13:38
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    @ Aldo:E’ solo uno scherzo vero? non dirai mica sul serio?Mi dispiace veramente ,spero di risentirti presto e per il momento non ti faccio nessun augurio nella speranza di un  tuo ripensamento.@ QUERY: Ma che e’, si liquida cosi?Grrrrr!!!

  • 25 Maggio 2014 in 12:21
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    Auguri Aldo!
    Spero che tu stia scherzando sul fatto che  ti voglia ritirare dalla vita attiva alla tua media età!
    Serve il tuo parere che mette un pizzico di 
    pepe nelle discussioni su questo sito!

  • 23 Maggio 2014 in 22:36
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    Saluti da parte di tutta la redazione e molti auguri a te, Aldo. 

  • 23 Maggio 2014 in 20:58
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    E con questo commento Vi ringrazio per l’ ospitalità e la pazienza che avete avuto con me in questi anni e mi ritiro. Ho compiuto 65 anni e a questa età una persona saggia si ritira dalla vita attiva e, soprattutto, dalle polemiche. La Morte è il passaggio più importante di questa vita e vorrei arrivarci il meno impreparato possibile. Auguri a tutti.
    Aldo Grano

  • 23 Maggio 2014 in 20:54
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    I due ragazzi albini della foto rendono abbastanza l’ idea dell’ Africano (non ricordo la nazionalità) che conobbi a S. Piero a Sieve alcuni anni fa. Ancor meglio la foto di Stephane Ebongue, ma più giovane e con i capelli biondi. Sul momento non capii di avere a che fare con un albino, mi parve un Albanese dalla pelle chiara che aveva preso troppo sole. Poi capii e mi confermò di essere venuto in Italia per cercare un ambiente meno sfavorevole agli albini. Era abbastanza istruito. Certo campava anche lui, come buona parte dei suoi connazionali qui emigrati, di piccoli commerci e di espedienti. Avrebbe avuto bisogno di maggiori cure e di maggior protezione dal sole (gli toccava stare per strada la maggior parte della giornata). Ma la persecuzione di cui soffrono non è dovuta a semplici superstizioni: certi “stregoni” e certe “streghe” (ci dimentichiamo volutamente che ci sono anche molte donne tra questi individui) non sono Sciamani ma Satanisti: credono in Spiriti malvagi e cercano di ingraziarseli, o addiritura di possederne i poteri,  con sacrifici umani. Quando condanniamo la “caccia alle streghe” dei nostri Secoli passati immaginiamo che vittime ne siano state solo donne come la Malipiero citata in un recente numero di Query e anche in uno dei thread qui. In realtà molti di loro erano assassini rituali Satanici, come questa:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanna_Bonanno

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