Nuove ricerche sulla Sindone

Un nuovo studio sulla Sindone è stato condotto da Matteo Borrini, professore di antropologia forense, ora presso la John Moores University di Liverpool (UK) e da Luigi Garlaschelli dell’Università di Pavia (che per questa ricerca ha ottenuto un contributo dell’UAAR). [NdR: La frase è erronea e si riferisce a un altro studio precedente; nessun finanziamento è stato usato per questo lavoro]

Il lavoro, presentato da Borrini al Convegno della American Academy of Forensic Sciences a Seattle (USA) lo scorso febbraio (v. pag 205-206 degli atti del convegno), è stato ripreso all’inizio di aprile sul sito della nota rivista di divulgazione scientifica New Scientist, e poco dopo anche dai media italiani.

Come è noto, sulla Sindone di Torino sono visibili, oltre alla debole immagine di un corpo, anche tracce di (presunto) sangue: lo scopo del lavoro di Borrini e Garlaschelli è stato quello di verificare quale dovrebbe essere la postura di un corpo umano affinché i rivoletti di sangue si dispongano sugli avambracci del soggetto come appare nella Sindone, che rappresenta l’impronta lasciata da un corpo. Una sottile cannula per trasfusione, collegata a una sacca di sangue, è stata applicata al dorso della mano sinistra di Garlaschelli in tre differenti posizioni di possibile fuoriuscita del chiodo, l’avambraccio è stato tenuto a inclinazioni diverse (orizzontale, diagonale e verticale) e una modesta quantità di sangue è stata fatta colare sul dorso della mano e lungo l’avambraccio.

I test hanno dimostrato che affinché il rivolo di sangue scorra sulla parte esterna dell’avambraccio, come sulla Sindone, il braccio deve essere quasi verticale.

Qui il video originale dell’esperimento girato da Alessandra Carrer.

Abbiamo intervistato Luigi Garlaschelli sui suoi risultati.

Gigi, ci puoi raccontare qual è lo scopo dell’esperimento?

La Sindone è sempre stata un oggetto interessante da studiare, e permette di immaginare vari tipi di indagini. Naturalmente, se fosse autentica, il suo significato sarebbe enorme, mentre se è una rappresentazione artistica si apre tutta un’altra serie di considerazioni sulla tecnica usata, e su come riprodurla. Benché sia Borrini che io accettiamo il verdetto del C-14, che la giudica eseguita a cavallo del 1300, dal punto di vista dell’antropologia forense essa rappresenta comunque l’immagine di un cadavere, indagabile, ad esempio, con le tecniche della Bloodstain Pattern Analysis (BPA).

Lo scopo dell’esperimento è stato quindi di verificare se le varie macchie di (presunto) sangue  sulla S. sono verosimili  o no. Ovviamente per fare cio’ si deve prescindere dall’autenticità o meno, accertata con altre considerazioni. Solo al termine degli studi si potrà dare un responso circa la coerenza e la verosimiglianza delle colature di “sangue” ed eventualmente in quale posizione il corpo sarebbe dovuto essere per ottenere un simile pattern.

Un altro scopo dell’esperimento era anche – cosa che interessa in particolare Matteo Borrini come archeologo e antropologo forense – ragionare sulla pratica della crocifissione. Esistono varie ipotesi su quale fu la vera causa della morte di Cristo, o di altri condannati al supplicium servile; la crocifissione era praticata ancora in epoca medievale, soprattutto in oriente, e ancora oggi nelle Filippine viene eseguita da fanatici religiosi (che peraltro sanguinano pochissimo) in condizioni “controllate”. Insomma varie cose da verificare e confrontare, Sindone o meno.

Ma allora l’immagine della Sindone è stata lasciata da un corpo umano?

Uno dei miei primi esperimenti era consistito nel coprire il corpo di un volontario di pittura e coprirlo con un telo. Il risultato fu un’impronta senza sfumature e completamente deformata: il contrario della Sindone, per la quale infatti chi  ne sostiene l’autenticità fatica a trovare un meccanismo per la formazione dell’immagine. In questo test, comunque, ci si concentra sulla forma delle colature di sangue – che, tra parentesi, sono molto nette e tutti ritengono essersi prodotte per contatto diretto col telo, il che non quadra con le deformazioni di cui sopra.

Che cosa si può concludere riguardo alle macchie presenti sulla Sindone di Torino?

Questa prima analisi è stata eseguita considerando la forma delle macchie di sangue presenti sulla parte visibile degli avambracci. Nel soggetto sul quale è stato applicato il  sangue (LG)  si è usato il braccio sinistro. Il braccio su cui si vede il rivoletto più lungo e chiaro sulla Sindone corrisponde al destro, tuttavia abbiamo usato il sinistro perché è quello che si vede tutto, compresa la mano e il punto del chiodo coi suoi due rivoletti corti (che tra l’altro hanno inclinazione diversa da quelli sull’avambraccio). In ogni caso anche sul braccio sinistro di vedono rivoletti sulla parte visibile dell’avambraccio, anche se meno netti e continui.

E’ stato utilizzato vero sangue umano controllato (niente sprechi: era una sacca scaduta!) per essere certi di avere un liquido con le stesse caratteristiche di viscosità e tensione superfciale. Le conclusioni sono che l’angolo, la posizione e la forma di queste colature coincidono a quelle che si verificherebbero in un uomo con le mani inchiodate quasi verticalmente, in una specie di posizione a Y, ma non esattamente sopra la testa, come se fossero inchiodate a un unico palo verticale (come sostengono i Testimoni di Geova). Questi risultati sperimentali sembrerebbero confermare le considerazioni teoriche formulate qualche anno fa da Gilbert Lavoie, un medico del Massachusetts.

Negli anni 80 la poca verosimiglianza di colature sulla parte esterna degli avambracci era invece stata spiegata (sempre in modo teorico) da Mons. Ricci con l’ipotesi che Cristo sulla croce si potesse muovere, piegando i gomiti, fino a tenere gli avambracci alternativamente verticali.

C’era davvero bisogno di un esperimento per dimostrare che se un braccio è in posizione orizzontale le gocce di sangue non possono scorrere parallele al braccio stesso?

Forse no, ma… era necessario dipingere un povero cristo di rosso e coprirlo con un telo per immaginare che l’impronta era un mascherone deformato e senza sfumature? Nella sindonologia ci sono molti esempi di calcoli raffinatissimi fatti col computer che dimostrano la perfetta corrispondenza tra un corpo e l’immagine, ma poi nessuno prova mai in modo pratico le cose piu’ semplici – come capita anche in altre affermazioni che ben conosciamo. In ogni modo, ci sono altre tracce la cui verosimiglianza o inverosimiglianza è meno ovvia.

Avete altri esperimenti in programma in futuro?

Le macchie di sangue sulla Sindone sono tante e ci sarebbe da lavorarci per un certo tempo. Ci sono le colature sul dorso della mano sinistra, quelli sulla fronte e sui capelli, la grossa ferita del costato, le tracce sui piedi, eccetera.  E poi un test che verifichi se e come i rivoletti – più o meno coagulati – si decalchino su un telo con tanta chiarezza… insomma tante cose. Anzi, se qualcuno vuole finanziarci è benvenuto! (Pecunia non olet)

13 pensieri riguardo “Nuove ricerche sulla Sindone

  • 19 Aprile 2014 in 19:23
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    L’immagine del volto sindonico, confrontato con l’autoritratto di Leonardo, anch’esso custodito a Torino, indicherebbe che Gesù e Leonardo da Vinci avrebbero avuto un volto somigliante verso il termine della vita, come l’ebbero Leonardo e Michelangelo Buonarroti se guardiamo al ritratto dello scultore che ne fece da anziano Daniele da Volterra. Oltre ad avere un intelligenza simile nel metodo con Gesù, i due grandi artisti verso il termine della loro vita avrebbero un volto tendente a quello di Gesù, che di fatto ha valenza archetipa. Questo avrebbe una sua validità sia che la Sindone sia vera reliquia sia che sia un falso veritiero. Ciò nulla toglie alla divinità di Gesù, anzi. Cfr. ebook (amazon). Tre uomini un volto: Gesù, Leonardo e Michelangelo. Grazie.

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  • 19 Aprile 2014 in 19:40
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    Tra poco “qualcuno” scriverà per sostenere qualche miracolo antigravitazionale che ha permesso al sangue di colare sul braccio in posizione orizzontale. E’ inutile, con la fantasia si può smentire qualsiasi risultato sperimentale. Ma solo a parole, non coi fatti.

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  • 19 Aprile 2014 in 22:59
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    Va bé, ho scritto “tra poco” per modo di dire.

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  • 20 Aprile 2014 in 20:11
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    Insomma, anche per Pasqua rompete i sindo’ni? Vabbe’ io rispetto l’ Armistizio fino a martedi’. Auguri da Roma.

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  • 22 Aprile 2014 in 23:50
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    Finora gli Scettici hanno sostenuto che il sangue sul Corpo avvolto nella Sindone non esiste, era una pittura, ce lo siamo inventato noi. Ora, con questo “studio” si passa a sostenere che il sangue forse sì c’è ma è stato aggiunto a mano, non è uscito dal corpo,  ed è stato anche aggiunto (pennellato? Spruzzato con un reostato? Sparso con un contagoccie od un cucchiaino?) anche in direzione contronatura. Cambio di strategia o nuove interessanti scoperte?
    http://www.sindone.altervista.org/scienza/sangue.html

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  • 23 Aprile 2014 in 18:05
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    E ora iniziamo col rivolgere a questo “studio” tutte le critiche che avreste rivolto a un lavoro sulla Sindone fatto da Baima Bollone e Barbara Frale:
    1) Non è pubblicato su una rivista Peer Review;
    2) Nel caso fosse pubblicato su una Rivista Peer Review: non è pubblicato su Nature o Science, o, comunque, su una Rivista con Impact Factor superiore a 38.
    3) E’ finanziato dall’ UAAR ed è firmato solo da membri del CICAP, quindi è un lavoro di parte;
    4) Per stessa ammissione degli Autori, si tratta di un lavoro fatto con le macchie di sangue più vantaggiose per loro, per giunta sull’ avambraccio più vantaggioso per loro, per giunta con sangue scaduto e non fresco. Bisognerebbe, per avere un confronto serio e credibile, crocifiggere una serie di soggetti in diverse posizioni e verificare lungo quali direttive coli il sangue.
    5) Per ottenere consensus internazionale il Lavoro deve essere ripetuto da più equipes neutrali, internazionali,  e dare risultati sovrapponibili.
     
     

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  • 23 Aprile 2014 in 18:45
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    Beh. è ora di parlare seriamente: questo “studio” presuppone che le macchie di sangue studiate siano quelle colate sulla Croce. Se il cadavere fosse stato avvolto nella Sindone così come preso dalla Croce, sarebbe un cadavere inondato di sangue: presenta i segni di 120 colpi di flagello, una corona di spine a casco, due chiodi nei polsi e un chiodo che ha attraversato i due piedi messi uno sopra l’ altro, una ferita profonda al costato, il naso rotto da un pugno o una sassata, le ginocchia ferite da una o più cadute. Eppure il sangue è poco. Quindi il cadavere è stato lavato prima di essere avvolto nel lenzuolo, e tutto il sangue ritrovato è colato dopo l’ avvolgimento. Assai probabilmente il sangue colato sull’ avambraccio destro proviene dalla profonda e grave ferita sul costato, a destra, subito sopra l’ avambraccio. Nell’ immagine dorsale della Sindone è presente sangue all’ altezza dei reni, colato post mortem dal costato. La ferita del costato è quella che ha maggiormente continuato a trasudare sangue dopo la sepoltura.Se il Corpo è quello di Cristo, Giovanni ci dice che Nicodemo portò una mistura di cento libbre di Aloe e Mirra (delle quali si sono trovate traccie sulla Sindone). Sarebbe assurdo utilizzare una quantità tale di aromi preziosi su un cadavere senza prima lavarlo. Ma anche se si trattasse di un falso, il Falsario, tanto bravo da infliggere tante ferite al corpo e da ungerlo con Aloe e Mirra, lo ha lavato, altrimenti sulla Sindone avremmo trovato una quantità enorme di sangue.
    Conclusione: si tratta di un lavoro di pura propaganda, volto a dare armi dialettiche a persone già convinte, che parlano a persone che non hanno studiato la Sindone e, essendo Scettici, vogliono sentirsi dire che i Sindonologi sono un branco di cretini (in senso odifreddiano) che non guardano neppure a queste LAMPANTI traccie di falso. (“Nella sindonologia ci sono molti esempi di calcoli raffinatissimi fatti col computer che dimostrano la perfetta corrispondenza tra un corpo e l’immagine, ma poi nessuno prova mai in modo pratico le cose piu’ semplici”)

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  • 23 Aprile 2014 in 21:00
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    E sì, perché se un cadavere perde sangue dal costato, quello va sulla parte esterna dell’avambraccio e cola verso la mano. Certo, è naturale. Eh, come no!
    Una cosa del genere potrebbe accadere solo se, dopo averlo tolto dalla croce e lavato, si mettesse il cadavere disteso diagonalmente, a formare un angolo di circa 45 gradi col terreno (!), avendo inoltre cura di tenere il braccio lungo il corpo ed attaccato ad esso. Oppure lo si mettesse in piedi (!) leggermente inclinato verso destra, sempre con il braccio lungo il corpo. Ipotesi inverosimili. Tanto vale pensare alla crocifissione con le braccia in alto.
     

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  • 28 Aprile 2014 in 16:36
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    @Aldo
    Io non vedo in questo articolo alcuna faziosità o presa di posizione sulla falsità o realtà della sindone (a parte il fatto puramente pregiudizievole di conoscere in anticipo la posizione del CICAP e dell’ UAAR).
    Lo studio vuole appurare solo se le tracce supposte ematiche possano avere o meno una corrispondenza con la classica raffiigurazione della crocifissione a T e i risultati propendono invece per una crocifissione a Y (almeno della posizione del corpo).
    Infatti anche siti di “credenti” citano lo studio.
    http://shroudstory.com/2014/04/02/a-y-shaped-crucifixion-according-to-the-shroud-of-turin/
     
    Rimane comunque il fatto che anche la Chiesa cattolica ha accettato la datazione al radiocarbonio 14 dei tre laboratori indipendenti e quella venerata dai fedeli al limite dell’ idolatria è ufficialmente l’immagine dell’ “uomo della Sindone”, non è Cristo. Un fedele dovrebbe tenerne conto.

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  • 29 Aprile 2014 in 09:54
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    Ancora con sta’ sindone… che palle.
    Per chi ci crede: Satana si sta’ sbellicando dal ridere.

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