I segreti delle “fate” namibiane

Spesso, quando un Himba o una Boscimano della Namibia si ammala, viene portato in un “anello magico” affinché possa guarire: si tratta di sottili cinture di erba perenne, che delimitano un’area circolare completamente priva di vegetazione, e che le popolazioni indigene attribuiscono all’opera di divinità o spiriti della terra.

Chi li ha studiati li ha chiamati fairy circles, vista l’analogia con i “cerchi delle fate” o “cerchi delle streghe” diffusi anche in Italia. Con una piccola differenza: mentre la causa dei cerchi italiani è nota (si tratta dell’effetto di particolari specie di funghi), quelli namibiani sono rimasti per oltre 25 anni senza una spiegazione. Almeno fino ad ora.

Descritti per la prima volta nel 1971, i cerchi namibiani si estendono su un’area costiera molto vasta, che va dall’Angola al Sud Africa. Una ricerca del 2012 pubblicata su PlosOne ha messo in evidenza una ciclicità del fenomeno: i cerchi nascono, si ingrandiscono, e infine muoiono, con un tempo di vita medio che dipende dalle loro dimensioni ma che è stato stimato di circa 60 anni.

Nel tempo, numerose sono state le spiegazioni avanzate: termiti, radioattività, piante velenose, semplici ragioni “geometriche” (alcune piante attrarrebbero risorse, lasciando il vuoto intorno a sé). Una review del 2004 prendeva in esame le varie ipotesi formulate, trovandole tutte insoddisfacenti.

Ma è proprio una di queste spiegazioni quella che è stata esaminata dal team di Norbert Juergens, biologo vegetale dell’università di Amburgo. I suoi risultati, pubblicati a febbraio su Nature Geoscience, hanno portato a un verdetto quasi certo: i cerchi delle fate namibiani sono dovuti a una particolare specie di termite, la Psammotermes allocerus, che li costruisce distruggendo pazientemente le radici delle piante più giovani, non facendole attecchire.

Questo fatto non deve stupire: la natura ci ha abituati a vere e proprie opere di ingegneria animale, come i singolari cerchi di sabbia realizzati dai pesci palla. In questo caso la ragione del comportamento delle termiti sarebbe legata alla loro sopravvivenza: i deserti namibiani sono spietati, con temperature che possono arrivare a 45 gradi e precipitazioni inferiori ai 100 mm all’anno. In queste condizioni diventa fondamentale conservare le poche riserve idriche disponibili. L’eliminazione della vegetazione fa sì che l’acqua si mantenga più a lungo nelle aree prossime al termitaio, e che non venga eliminata sotto forma di vapore acqueo dalle piantine. Sotto ai cerchi, quindi, si formano delle vere e proprie riserve idriche, che consentono il proliferare degli insetti (e anche, ovviamente, dell’anello di vegetazione esterno).

Esaminando i fairy circles namibiani, Jurgens ha potuto constatare che le termiti erano gli unici organismi sempre presenti. Ha anche osservato la presenza della specie all’interno di alcuni cerchi ancora in formazione, arrivando così a escludere che gli insetti approfittassero semplicemente delle condizioni favorevoli di queste piccole oasi: non semplici colonizzatori, quindi, ma veri e propri ingegneri in lotta per la sopravvivenza.

Immagine da Wikimedia Commons, licenza CC A-SA 2.0 Germany.

5 pensieri riguardo “I segreti delle “fate” namibiane

  • 30 Aprile 2013 in 16:03
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    Non credo che la teoria delle termiti possa spiegare tutti i Cerchi delle Fate, specialmente quelli Gallesi, Francesi e Italiani. E neppure quelli Filippini e neppure quelli di altre zone dell’ Africa prive di quelle termiti. In ogni caso è da decenni che si prova a dimostrare che i responsabili sono le termiti e alcuni ricercatori erano arrivati a conclusioni pessimistiche:
    http://www.cropfiles.it/articoli/FairyCircles.html

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  • 9 Maggio 2013 in 16:08
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    Ho un dubbio riguardo alla spiegazione data, io ho notato che nel mio giardino la terra con l’erba rimane umida più a lungo rispetto alla terra senza erba, infatti la terra direttamente esposta al sole si secca più in fretta. L’articolo invece dice che l’assenza di erba permetterebbe all’acqua di rimane più a lungo nel terreno, questa parte mi convince poco.

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  • 16 Maggio 2013 in 23:48
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    Aldo Grano:
    “Non credo che la teoria delle termiti possa spiegare tutti i Cerchi delle Fate, specialmente quelli Gallesi, Francesi e Italiani. E neppure quelli Filippini e neppure quelli di altre zone dell’ Africa prive di quelle termiti.”
     
    Non spiega neanche i cerchi nell’ acqua, i cerchi delle biciclette e i cerchi nel deserto attorno a direttori di banche.

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  • 17 Maggio 2013 in 00:28
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    P.S.
    Ho la prova che si tratta di opere realizate da bigfoot: non sono state trovate deiezioni nelle vicinanze.

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