Il mentalismo: mitologia e realtà dal palcoscenico alle librerie.

Fissa su di te il suo sguardo profondo, penetrante. Le sopracciglia alzate formano un angolo acuto con gli occhi, pronti a frugare nei lati più riposti della tua psiche, alla ricerca di segnali, indizi, cenni rivelatori, che non tarderanno a manifestarsi. E mentre legge nella tua mente come in un libro aperto, ignorando o, anzi, sfidando, ogni tuo tentativo di dissimulazione, le sue labbra sono piegate in un sorriso sardonico, inquietante come un ghigno. Ecco, ora puoi avvertire dentro di te una strana forza, che ti induce a compiere proprio una determinata azione e non altre, a prendere una specifica decisione, a fare una ben definita scelta. Puoi scommetterci: è stato lui. Nessun altro avrebbe il potere di determinare con tale precisione le scelte altrui, di insinuarsi nelle pieghe della coscienza per sostituirsi alla tua volontà. È il mentalista… o meglio, questa è la sua immagine quale ci viene presentata dalle serie televisive che sono state dedicate a questa figura (ricordiamo la fortunatissima Lie to me e The mentalist) o dalle performance teatrali e mediatiche di alcuni artisti.

Al grande pubblico, infatti, potrebbe sfuggire che il mentalismo rientra a pieno titolo nell’ambito di quell’arte degna del massimo rispetto denominata illusionismo e che, in ultima analisi, il mentalista è un prestigiatore specializzato nell’eseguire giochi che abbiano come scopo elettivo quello di simulare il possesso, da parte di chi li esegue, di poteri che vanno al di là delle capacità umane e delle leggi della fisica. In breve, il mentalista è un illusionista il quale, mediante la propria abilità tecnica e con l’ausilio di una buona conoscenza della psicologia (che si sposa, però, sempre con l’utilizzo di trucchi, come è normale nell’ambito della prestidigitazione) simula il possesso di doti paranormali. Tra le abilità imprescindibili per il buon mentalista vi è appunto quella di riuscire, attraverso un attento uso della misdirection (l’arte di sviare l’attenzione), a mettere in ombra le tecniche illusionistiche adoperate, indispensabili per la corretta riuscita dei giochi proposti. Utilizzo il termine “giochi” di proposito, proprio perché ho l’impressione che il fatto di denominarli, come è abitudine di alcuni mentalisti, “esperimenti” contribuisca a rafforzare l’idea che non prevedano l’uso di trucchi, ma siano semplicemente studiati per mettere in luce le reali potenzialità di chi li esegue.

Tra gli scaffali delle librerie è di recente apparso un libro a firma di un noto mentalista italiano, Francesco Tesei.

Tesei è un prestigiatore di talento, con indubbie doti comunicative, che si sposano a capacità tecniche di rilievo e, come tale, è stato seguito e apprezzato dal CICAP. Negli ultimi tempi ha deciso, però, per amplificare il senso di suggestione e di meraviglia nel corso delle sue esibizioni, di indurre lo spettatore a ritenere i confini dell’azione del mentalista molto più ampi rispetto a quelli effettivi, come sopra definiti. Nel suo libro, che porta il suggestivo titolo Il potere è nella mente è possibile individuare un’impostazione simile. L’intento sembrerebbe, infatti, quello di offrire al lettore una chiave d’accesso – tutto sommato piuttosto a buon mercato – per i segreti del mentalismo. Ma nello scorrere le pagine si ha, piuttosto, l’impressione di trovarsi di fronte a una scaltra operazione pubblicitaria che non offre quello che promette e, anzi, induce a credere quello che non è.

Cerchiamo, quindi, tirando le somme, di mettere in rilievo quelli che appaiono i limiti principali di un’opera destinata a stuzzicare il palato del grande pubblico.

1. Impianto fortemente autoreferenziale e autocelebrativo.

Tesei sembra cogliere ogni occasione per spostare il discorso sulla propria persona e sul racconto della sua vita densa di esperienze e successi. L’impressione che se ne ricava è che l’intento pubblicitario sovrasti ogni altro scopo.

Per inciso, ho personalmente trovato fastidioso l’uso eccessivo di rimandi letterari e citazioni colte di scrittori, poeti, filosofi, il più delle volte pleonastici. Ai miei occhi appaiono come mero sfoggio di cultura (anche se in pillole da Baci Perugina), ma è questione di gusti. Talvolta, come nel capitolo 4 della prima parte, si respira un’aria di fascinazione New Age talmente forte da farci pensare che Tesei stia, per l’appunto, “facendo il mentalista” con il lettore. Tra massime moraleggianti e apologhi sufi, richiami alla responsabilità e precetti di vita, si viene a creare un’atmosfera spirituale suggestiva simile a quella creata da alcuni prestigiatori nel corso dei loro spettacoli, per comunicare meraviglia e sopire il senso critico.

2. Utilizzo discutibile di fonti anche buone.

È innegabile che Tesei faccia riferimento a studi scientifici e divulgativi di buon livello, come le ricerche di Ekman sulle microespressioni, gli studi sulla psicologia della persuasione di Cialdini, quelli su inganni e autoinganni di Motterlini etc. Numerose sono anche le citazioni di menti scientifiche straordinarie, quali Heisenberg e Einstein. Questo contribuisce ad ammantare il suo saggio di una veste di rigore scientifico, che appare, però, ingiustificata. Le buone fonti si alternano, infatti, senza alcuna sistematicità, a testi della più varia natura. Il giallista Gianrico Carofiglio è citato allo scopo di sostenere una discutibile teoria psicologica; posizioni condivisibili sul piano scientifico sono seguite da proclami a favore della PNL e così via.

Nel bailamme delle citazioni appare, quindi, difficile, separare il grano dal loglio. Inoltre, non di rado accade che le affermazioni di studiosi rigorosi vengano assolutizzate fino a deformarne il senso e la portata. È il caso degli studi di Ekman, che vanno intesi solo nel senso di una probabilità percentuale e non costituiscono affatto, come vorrebbe Tesei, una chiave certa di lettura della mente.

Il risultato è un testo che non rende affatto giustizia alle fonti citate e, anzi, ne favorisce il fraintendimento.

3. Assenza di contributi originali

Peraltro, risulta difficile comprendere quale sia la reale portata del contributo dato da Tesei all’analisi e alla divulgazione del mentalismo, dal momento che sembra, più che altro, aver messo insieme un’acritica summa delle più disparate teorie in campo psicologico miscelata a un corpus eterogeneo di altre informazioni, tutte – ad eccezione della narrazione di “edificanti” episodi di autoagiografia teseica – rigorosamente di seconda mano. Il che è operazione degnissima quando viene attuata in modo scoperto; lo è un po’ meno se deve accorgersene il lettore senza che nessuno lo avverta.

4. Presentazione del mentalismo per quello che non è, attraverso affermazioni pseudoscientifiche.

Tesei afferma più volte con convinzione di riuscire a determinare, attraverso la propria azione, le scelte altrui. Nel già citato capitolo 4 (parte prima) afferma: «dimostrare che ho condizionato la scelta di uno spettatore è il mio modo provocatorio per domandare: sei sicuro di essere libero in tutte le tue scelte?».

In nessun punto si adombra la possibilità che la riuscita delle sue performance sia dovuta all’uso di tecniche illusionistiche. Anzi, il lettore è indotto continuamente a credere che il prestigiatore adoperi trucchi, mentre il mentalista – che è cosa ben diversa – manipoli davvero la mente altrui, attraverso tecniche di persuasione che, come Tesei afferma, «rimangono assolutamente invisibili». Così come i trucchi. Ma quelli non è bene nominarli.

5. Offerta al lettore di ingannevoli briciole in luogo della “torta”.

Il lettore che, entrando in libreria, viene attirato dalla copertina del libro di Tesei si aspetta di trovarvi un’introduzione al mentalismo, un modo per apprendere i primi rudimenti di questa arte o, quanto meno, per comprenderne le ragioni. Non a caso la seconda parte del libro si intitola proprio “Mentalismo per tutti”.

Avrà, però, modo di accorgersi presto che qualcosa di fondamentale gli manca, che quanto appreso dal libro non gli consente di provare a realizzare neppure uno degli “esperimenti” che Tesei propone nel corso dei suoi spettacoli, nonostante l’autore sottolinei più volte che è proprio così che lui riesce a ottenere i suoi prodigiosi effetti. Manca, infatti, l’informazione fondamentale che al lettore, per onestà, spetterebbe, cioè il fatto che il mentalismo è una branca dell’illusionismo e, in quanto tale, per la buona riuscita dei vari giochi proposti, richiede l’impiego di trucchi. Tra l’altro, molti degli “esperimenti” proposti da Tesei fanno parte del repertorio classico dell’illusionismo, anche se sono presentati in modo decisamente suggestivo, il che costituisce uno dei punti di forza dell’arte di Tesei.

Questa fondamentale precisazione non è presente, anzi l’effetto viene esplicitamente attribuito all’uso di tecniche di persuasione. Chiariamo che è più che legittimo che Tesei usi dei trucchi e non intenda svelarli: quello che non ci sembra corretto è scrivere un testo che dovrebbe avvicinare al mentalismo e che proprio sulle tecniche e i principi di tale disciplina è non solo reticente ma del tutto fuorviante.

6. Atteggiamento sprezzante nei riguardi degli scettici.

Nel capitolo 4 della seconda parte (per qualche ragione, probabilmente connessa con i misteri della numerologia e della Qabbalah, i capitoli 4 sembrano essere i più funesti) l’autore parla, con malcelata vanità, dell’esperimento che gli avrebbe consentito di far rimanere con un palmo di naso un giovane studente di ingegneria, uno “scettico”, in quanto iscritto a una facoltà scientifica (sic!). Questa inopportuna categoria di persone viene presentata come incapace di abbandonarsi alla magia del suo spettacolo, sempre tesa nel tentativo di smascherarne i trucchi. Nelle parole di Tesei, «è come se dimenticassero di trovarsi a teatro, per divertirsi a vedere uno show, e decidessero invece di indossare il camice dello scienziato chiamato a verificare qualche prova di laboratorio». Per fortuna, nel caso del futuro ingegnere, Tesei ha provveduto a sconfiggere l’incredulo, inducendolo a un provvidenziale bagno di umiltà.

Se mi è concesso, in quanto esponente dell’esecrata categoria degli scettici (nonché del mitologico, per Tesei, gruppo degli scettici che hanno frequentato facoltà umanistiche), mi permetto di proporre un’interpretazione alternativa. L’autore ha ragione sul fatto che è meglio godersi lo spettacolo invece di voler scoprire i trucchi a tutti i costi. Forse, però, in questi casi, ciò che infastidisce lo scettico e lo porta a non abbandonare le proprie resistenze è, per l’appunto, il fatto che Tesei voglia presentare a tutti i costi lo spettacolo come qualcosa di diverso da una performance di illusionismo. Da scettica, io rimango, infatti, tesa e guardinga solo quando noto un atteggiamento non intellettualmente onesto, mentre mi abbandono con gioia allo stupore quando il prestigiatore non nasconde di essere tale.

7. Singolari analogie con l’autodifesa di Gustavo Rol.

Nel tentativo di anticipare le critiche dei propri detrattori, Gustavo Rol soleva prendersi gioco di coloro che tentavano di scoprire i suoi trucchi, sottolineando come sbagliassero totalmente a concentrarsi sul suo operato, dal momento che lui non era altro che la grondaia, il mezzo (parola che, guarda caso, in latino suona medium), attraverso il quale l’acqua – Dio – manifestava la sua potenza. Più senso avrebbe avuto, invece, bypassare il medium per concentrarsi su Dio.

È interessante notare come Tesei adoperi una strategia autoapologetica singolarmente simile. Queste le definizioni che dà della propria arte: «nel mio mentalismo, la tecnica è fondamentale, ma è contemporaneamente soltanto uno strumento al servizio di un disegno più ampio». Ancora: «Tutti i più grandi artisti sembrano condividere questo tipo di percezione del proprio ruolo: un canale aperto, che catalizza energie più grandi di sé» (cap. 5, parte prima). Così come nel caso di Gustavo Rol, sembra, quindi, che Tesei giudichi un inopportuno cambio di prospettiva ogni tentativo di guardare alla sua arte con spirito critico, perché sarebbe come diffidare di quelle “energie superiori” di cui egli sarebbe lo strumento. Difficile non guardare a queste argomentazioni come a suggestivi modi per aggirare il problema dello scetticismo.

In ultima analisi, a chi consiglierei il libro di Tesei? Certamente ai suoi fan ansiosi di leggerne l’autocelebrazione letteraria. Ritengo, invece, che difficilmente possa risultare interessante per chi desideri farsi un’idea della reale natura di tale disciplina.

Anna Rita Longo

Insegnante, dottoressa di ricerca e science writer. Membro del board di SWIM - Science Writers in Italy e socia effettiva del CICAP

111 pensieri riguardo “Il mentalismo: mitologia e realtà dal palcoscenico alle librerie.

  • 19 Novembre 2012 in 13:02
    Permalink

    Anche Faber è FRANCESCO TESEI. Anzi no, è il suo maggiordomo. Anna Rita: complimenti per la signorilità.

    Rispondi
  • 19 Novembre 2012 in 13:25
    Permalink

    forse il sig. faber non ha presente il fatto che la terra di mezzo ed il signore degli anelli sono pura fantasia mentre tesei schiaccia veramente quattro bicchieri capovolti vuoti lasciando proprio quello che nascondeva un grosso chiodo appuntito, ma in fondo basta leggere il suo libro, imparare leggendolo e provarci a casa, fidatevi funziona… a gia, tesei dice agli spettacoli di non provarci a casa, ma allora come mai rivela queste tecniche di psicologia in un libro.. se poi non ci posso provare… che dite.. quasi quasi leggo il libro e ci provo..

    Rispondi
  • 19 Novembre 2012 in 15:09
    Permalink

    Signori Dementalista e Anna Rita Longo,
    vi sfugge ancora il senso di insieme cercando di dare una regola al particolare.
    Lo psicologo, il truffatore, l’esperto di pnl, il formatore, non devono sentirsi offesi da un personaggio che li interpreta. 
    State discutendo di quanto i poteri di superman siano reali dopo la  visione al cinema e del fatto che venga venduto da Cristhopher Reeve (mi pare sia questo il nome) la copia del costume originale di superman. Vi attanagliate, impuntate, scontrate su un personaggio confondendolo con la persona.

    Altresì leggo nei commenti una somma di informazioni non verificate, senza fonte. Infatti la correlazione tra gli studi del signor Tesei, certamente reali e immagino certificati, con quello che è il suo show ed il suo libro, è una vostra supposizione.
    Avendo ormai parecchio tempo a disposizione ho cercato altro materiale sull’autore e visionato parecchi interventi in tv tutta la mattina. Ne in questi report ne nel suo libro ho letto una sua propria affermazione di correlazione. Probabilmente la bravura di questo nuovo personaggio sta nel far si che le connessioni tra gli elementi, da lui mai esplicitate, si vengano a creare nella mente di chi riceve le informazioni. Allora lì si capisce quanto deve essere proprio bravo, reale. Talmente reale da apparire unica realtà possibile per alcuni. Poi magari ci sarà qualche addetto ai lavori (per quello che so di Lei potrebbe essere un prestigiatore) che sottintende al metodo tecnico utilizzato che a me può sfuggire.
    E’ chiaro che alcuni hanno accettato e compreso istantaneamente che persona e personaggio possano essere distiniti, altri ancora riescono a confonderli.
    Chi lo ha compreso si gode appieno il personaggio e non si pone domande sul come, chi invece no scrive pareri che attaccano il personaggio come fosse la persona

    Rimangono due domande alle quali esplicitamente chiedo alla Signora Anna Rita Longo, di dare risposta.

    1- Come è cambiata la sua posizione in funzione dell’affermazione del Sig. Darus Il libro, si lega anima e corpo, alla proposta artistica e teatrale di Francesco Tesei, tentando di legittimare cio’ che si fa e conferendogli delle basi argomentative.” e se ritiene che questa sia un’affermazione valida o infondata

    2- Quali sono le affermazioni che il Sigor Tesei avrebbe fatto entro le quali si identifica chiaramente l’esplicita connessione che Lei incrimina. (perchè io non ne ho trovate)

    Per inciso non risponderò alla sua provocazione dove sostiene infondatamente  che io abbia cercato di offendere il cicap o la sua persona. Mi limito ad evidenziare inconfutabilmente ed esclusivamente i dati comuni alle discussioni più disparate che  questa associazione di persone ha protratto negli anni ovvero la pretesa di spiegare al prossimo fatti di un’evidenza  ovvia. 
    Non si senta comunque offesa personalmente, non è mia intenzione, il suo è probabilmente il Suo proprio e giusto percorso evolutivo della personalità. Quando si troverà  davanti ancora gli stessi anni della mia età, quando non avrà più necessità di volersi affermare, potrà cogliere il senso del teatro e godersi lo spettacolo.

    Rispondi
  • 19 Novembre 2012 in 15:47
    Permalink

    Allora lancio un gioco 🙂
    Nel libro in questione ci sono diverse pseudospiegazioni, passate completamente per vere, di effetti che il mentalista esegue nel suo spettacolo e che invece hanno tutt’altra spiegazione, decisamente più terrena… spiegazione nemmeno accennata.
    Anzi, il mentalista rafforza il suo personaggio dicendo che grazie a determinate capacità, riesce a compiere straordinari effetti al limite del paranormale. A sostegno di tutto questo riporta anche citazioni e studi scientifici serissimi… vuoi che non siano veri?
    Ebbene, sapete dirmi di che parlo? Sapreste dirmi dov’è la terra di mezzo tra fantasia (tanta) e realtà (ben poca)?
    No perchè se qualcuno mi dice che la Terra di Mezzo, Gollum e Gandalf sono opera di fantasia, allora mi godo libro e film senza problemi ma se invece cerca di spacciarmeli per un vero luogo da poter visitare o personaggi con cui poter realmente interagire, allora o la persona che mi propone tutto questo o è pazza o mi sta apertamente prendendo per i fondelli 😉
     

    Rispondi
  • 19 Novembre 2012 in 15:52
    Permalink

    Gentile signor Faber,
    provvedo a chiarire ulteriormente, rispondendo ai suoi rilievi.

    “”1- Come è cambiata la sua posizione in funzione dell’affermazione del Sig. Darus Il libro, si lega anima e corpo, alla proposta artistica e teatrale di Francesco Tesei, tentando di legittimare cio’ che si fa e conferendogli delle basi argomentative.” e se ritiene che questa sia un’affermazione valida o infondata””

    Risposta: Ritengo l’affermazione in questione non fondata perché non credo che il libro debba essere inteso in questi termini. Posto anche – ma non dimostrato – che per Tesei esso sia necessariamente da intendersi come prosecuzione del suo show, non vedo perché tale debba essere per il lettore, che può fruirne indipendentemente dal fatto di partecipare a uno spettacolo dell’autore e trarne le relative impressioni e conclusioni a prescindere da questo. Quindi la mia posizione non è stata modificata da tale rilievo.

    “”2- Quali sono le affermazioni che il Sigor Tesei avrebbe fatto entro le quali si identifica chiaramente l’esplicita connessione che Lei incrimina. (perchè io non ne ho trovate)””

    Risposta: Deve aver frainteso o letto male le mie parole: lei e il signor Darus avete argomentato sull’esistenza di tale correlazione, mentre io la contesto.
    Ribadisco, inoltre, che il suo tono e le sue parole mi sembrano – parere personale, come in tutti i casi – estremamente scortesi e offensivi verso il CICAP.
    Cordiali saluti.

     

    Rispondi
  • 19 Novembre 2012 in 17:19
    Permalink

    Sono pienamente d’accordo con l’opinione  dell’ultimo post del Sig. Dementalist e “quoto” (si dice così?) se invece cerca di spacciarmeli per un vero luogo da poter visitare o personaggi con cui poter realmente interagire, allora o la persona che mi propone tutto questo o è pazza o mi sta apertamente prendendo per i fondelli
    Forse però non mi sono espresso nei termini giusti chiedendo una risposta al secondo punto e quindi ad entrambi chiedo: potete riportare pagina e frase da cui si evidenzia chiaramente la volontà dello scrittore di far passare per vera una bugia? O ancora meglio di voler far passare per metodo tecnico esclusivo un concetto esplicitato sul libro?
    Sono sicuro che frasi del genere non se ne troveranno. E’ qui che ritengo che cada la vostra accusa di “frode”.

    Rispondi
  • 19 Novembre 2012 in 17:58
    Permalink

    Gentile signor Faber,
    l’esempio citato sopra da un lettore, relativo al numero delle tre buste (p. 141) è estremamente significativo. Un altro esempio potrebbe essere quello del numero del diario (p. 103) o l’ “individuazione di bugie” di p. 239.
    Però lei, molto acutamente, osserva:

    voler far passare per metodo tecnico esclusivo

    No, Tesei, è chiaro, si guarda bene dal dire che quello presentato è il metodo tecnico esclusivo per ottenere l’effetto, ma il fatto che taccia proprio sulla parte che lo determina e insista sulla presunta tecnica psicologica è certamente poco opportuno se si vuol essere sinceri con il lettore.
    D’altra parte, lei potrà focalizzarsi su questa assenza di esclusività e ritenere che tutte le nostre accuse siano pretestuose. Liberissimo di ritenerlo. Secondo il mio personale parere il suo è un raffinato ma innegabile sofisma.
    Con ciò chiudo la discussione in merito a questo punto, ritenendo che il parere di entrambi sia stato ben sviscerato.
    Cordiali saluti.

    Rispondi
  • 19 Novembre 2012 in 18:08
    Permalink

    Caro Faber… il gioco è proprio questo! Nel libro sono talmente evidenti per chi abbia un minimo di conoscenze di illusionismo e abbia visto lo spettacolo, che sono facilmente individuabili.
    Visto che ci sono molti esperti in questa discussione….. vediamo cosa esce fuori!
    Un minimo di indagine critica fa bene a tutti ed è più divertente 🙂 … attenti al maggiordomo 😉

    Rispondi
  • 19 Novembre 2012 in 18:24
    Permalink

    La presente discussione mi sembra molto accesa, e vorrei aggiungere il mio spassionato punto di vista. Intanto grazie ad Anna Rita Longo per la recensione, molto ben argomentata. Vergognarsi chi insulta Anna Rita, solo perchè dice cose che bruciano ad alcuni.
    Che Tesei abbia i suoi fan che lo difendano è cosa notevole (visto che è uno showman non comune). Eppure, la lettura del libro non lascia dubbi: Tesei afferma, a più riprese, di avere delle capacità non comuni, sostiene di sapere influenzare il comportamento degli spettatori, di conoscere tecniche di comunicazione subliminale. Per chi ha i rudimenti dell’illusionismo e del mentalismo, è palese che sono tutte fandonie. Quando si entra in teatro e si guarda lo spettacolo, verba volant. Però, avere la presunzione di scrivere quelle cose in un libro, è vera disinformazione. E scripta manent. E si offre il fianco alle critiche di persone colte ed intelligenti.
    Detto ciò, se chi va allo spettacolo di Tesei (come anche il sottoscritto) e alla fine si vuole comprare il libro per leggere delle Tesei-gesta, e magari farselo autografare dal nostro (nel suo generoso bagno di folla a fine spettacolo), e magari mandare anche una foto (come il Tesei stesso invoca su facebook)… e goderne… ma che problema c’è??? Vivi e lascia vivere. Tanto, ci sarà sempre chi ha bisogno di guru e santoni. Mi rattrista un pò pensare che Tesei (che artisticamente stimo), con questo libro abbia chiaramente virato nella direzione del Superman del mentalismo italiano. E’ ormai l’incontrastato guru romagnolo della PNL. Molto notevole… per uno che ha anche venduto aspirapolveri (come lui stesso dichiara).
     
     

    Rispondi
  • 20 Novembre 2012 in 02:58
    Permalink

    Cara Anna Rita la differenza tra un mentalista ed un prestigiatore è sottilissima e probabilmente non è da ricercare, come suggerisce bonariamente Wikipedia, nella tipologia di esperimenti/trucchi/effetti o se qualcuno li chiama in altro modo ne aggiunga ancora.
    Egli tace la parte tecnica, se ce n’è una, perchè non ha scritto un libro di prestigiazione, ma spiega il suo punto di vista ovvero il resto della ricetta che trasforma l’arte del prestigiatore in mentalismo. Il lettore incuriosito troverà altre fonti per altre notizie ove non troverà le notizie dallo scrittore riportate che spiegano le sottigliezze che lo separano dalla prestigiazione.
    Convengo con Lei che è bravissimo  tra l’altro nello scegliere accuratamente parola per parola rimanendo perfettamente in linea con l’offerta spettacolistica del proprio personaggio.

    La discussione, completamente fuori luogo su questo sito, diventa sicuramente ben più alta e si immerge nel mondo della comunicazione certamente, ma ha struttura di certo antropologica per cui non continuerò la mia ricerca di spiegazioni.
    Sono soddisfatto della sua posizione in cui afferma attraverso la frase ” Tesei, è chiaro, si guarda bene dal dire che quello presentato è il metodo tecnico esclusivo” perchè scagiona lo scrittore dall’accusa che gli si muove attraverso la frase scritta nel suo articolo :”anzi l’effetto viene esplicitamente attribuito all’uso di tecniche di persuasione.” Volevo solo che convenisse con me, come ha fatto, sulla mancanza di tale fattore esplicito. Il resto, conveniamo, sono opinioni.

    D’altra parte, lei potrà focalizzarsi su questa assenza di chiarezza e ritenere che tutte le mie rimostranze siano pretestuose. Liberissima di ritenerlo. Secondo il mio personale parere il suo è un raffinato ma innegabile paralogismo.
    Cordiali saluti.

    Rispondi
  • 20 Novembre 2012 in 07:09
    Permalink

    Gentile signor Faber,
    le faccio notare che la sua conclusione:
    perchè scagiona lo scrittore dall’accusa che gli si muove attraverso la frase scritta nel suo articolo :”anzi l’effetto viene esplicitamente attribuito all’uso di tecniche di persuasione.” Volevo solo che convenisse con me, come ha fatto, sulla mancanza di tale fattore esplicito. Il resto, conveniamo, sono opinioni.
    non rispecchia il mio parere. Tesei afferma di adoperare tecniche psicologiche per eseguire quelli che sono a tutti gli effetti classici numeri di illusionismo. Anche se non ammette esplicitamente di non usarne altre, il fatto di non menzionarle e di nominare le prime non lo rende onesto con il lettore. Questo è il mio parere. Non ritengo affatto Tesei scagionato dall’accusa.
    Ora ritengo che il parere di entrambi sia stato ben sviscerato e chiuderei così la discussione.
    Cordiali saluti.

    Rispondi
  • 20 Novembre 2012 in 16:19
    Permalink

    Dopo aver visto lo spettacolo di Tesei, letto il libro, letti questi post è finalmente chiaro il ruolo del “maggiordomo”….. che poi è proprio quello che ha scritto l’introduzione al libro. Sarà un caso, ma come nella migliore tradizione, il vero colpevole è il MAGGIORDOMO DANIEL MONTI.

    Rispondi
  • 21 Novembre 2012 in 11:24
    Permalink

    A questo punto vista la sua risposta a Faber mi piacerebbe conoscere, secondo il suo illumunato parere cosa ci sarebbe dovuto essere scritto per non essere “ingannevole”.

    UN testo, in quanto sempre e comunque rappresentazione della realtà, può non essere ingannevole?

    come può non rendersi conto che la sua posizione, oltre ad essere tremendamente autoreferenziale, è anche ontologicamente sbagliata?

    Luciano

    Rispondi
  • 21 Novembre 2012 in 12:50
    Permalink

    Caro Luciano di Samosata,
    il tuo ultimo post ti classifica e ti incorona come aspirante sofista. Il libro di Tesei è ingannevole, e non basteranno mille dei tuoi affettuosi post per cambiare questo dato di fatto.
    Protagora

    Rispondi
  • 21 Novembre 2012 in 15:22
    Permalink

    caro Protagora comprendo la tua necessità di etichettare ciò che non conosci, ma ti assicurro che tali posizioni relative ai testi non sono mie ma dell’intera filosofia occidentale del ‘900.

    in ogni Caso a questo punto mi aspetto una presa di posizione Tua e di Annarita oltre che sul libro di Tesei, anche sul libro di ricette della Parodi e sull’intera collezione della Cucina Italiana dal 1929 ad oggi in quanto gli argomenti da voi contestati al libro di tesei si possono applicare tranquillamente a qualsiasi rivista di cucina collegata ad uno show televisivo. (Greimas perdonami!)

    – viene fatto uno spettacolo
    – viene proposto un libro che riprende le tecniche trattate nello spettacolo
    – non è esplicitato ma è inteso che seguendo le istruzioni si raggiungeranno i risultati illustrati nelle fotografie.
    – peccato che nel libro si dimenticano di dire che:
    -quanto viene illustrato e fotografato è realizzato mediante accorgimenti “professionali”  alcuni li -chiamano trucchi del mestiere.
    -che mai utilizzando le attrezzature di casa si otterrà il risultato fotografato nel libro
    -che senza un’adeguata e solida base di cucina il massimo che si può ottenere è un impasto indegno di tale nome

    ma questo vale anche per quelli che guardano in Tv “la tata” e poi pensano di essere la Montessori o quelli che guardano CSI e poi fanno l’autopsia sul gatto per capire chi l’ha avvelenato.
    e l’elenco sarebbe infinito.

    Perchè non trovo dei post su Query per stroncare Grissom e Tata Lucia?

    Tra l’altro Tesei non afferma mai che le sue capacità sono legate a qualcosa di “paranormale”, che sarebbe l’oggetto di indagine della vostra rivista, bensì dovute a psicologia e PNL.

    ora tali tecniche necessitano di tempi e modalità non compatibili con uno spettacolo di 2 ore, esattamente come la Parodi non può cucinare una Pavlova in 12 minuti. Ma quando estrae la meringa già fatta dal forno dopo 3 minuti nessuno si sogna di alzarsi e gridare allo scandalo.
    la spettacolarizzazione della realtà è ciò per cui si paga un biglietto e si entra in un teatro, e se si compra un libro ad esso collegato è perchè  in esso ci si aspetta la prosecuzione di ciò che ci è stato venduto.

    E’ il motivo per cui dopo aver visto le olimpiadi ci si iscrive ad un corso di tiro con l’arco, per cui dopo aver visto il lato B di Pippa tutte le donne si sono buttate sulla Dukan, per cui dopo una sfilata si comprano i vestiti.

    Chi compra il libro di Tesei, compra l’anteprima o la continuazione del proprio sogno, non si aspetta di realizzarlo, ma semplicemente si aspetta di prolungare quelle due ore entusiasmanti che sono il suo spettacolo, e su questo non penso si possa fare nessuna critica.

    Rispondi
  • 21 Novembre 2012 in 16:14
    Permalink

    Caro affettuoso Luciano
    Il confronto fatto, seppur simpatico, non ha davvero alcun senso!
     
    Mentre si possono replicare le foto dei piatti che si vedono nel libro di cucina, seppur con tecniche magari più raffinate (ma non ingannevoli), Tesei non potrebbe MAI E POI MAI replicare quanto fa (o dice di fare) in scena con le tecniche millantate sul libro.
    Per fare un piatto fico serve il forno industriale, forse è vero, e delle attrezzature migliori, ma sempre forno è… .la Parodi (ovvero io) non ti dice che ha cotto il pollo mettendolo al sole o fissandolo con lo sguardo e magari poi scrive un bel libro patinato che recita: “da oggi imparerai a cuocere il pollo solo guardandolo…. pensa quanto puoi risparmiare”…. perché di questo stiamo parlando!!!!
     
    Inoltre chi compra il libro lo fa perché è sinceramente incuriosito di capire come fa il mentalista a fare quei miracoli psicologici e magari vuole imparare… tanto che alla fine dello spettacolo spesso c’è fuori il classico banchettino che TAAAAAAC ti rifila il corso di PNL per fare come fa Tesei.. altro che prosecuzione del sogno… è prosecuzione della fregatura!
     
    Ma scusate, cari miei, basta vedere cosa scrive e dice il più grande mentalista moderno, Derren Brown , in merito a tutto questo. Ma se lui ha fatto un libro in cui sputtana di tutto e di più, compresa buona parte della PNL e dell’ipnosi… e lo fa lui, che ha inventato il “mentalismo moderno,” perché noi italiani dobbiamo arrivare sempre 10 anni dopo, reinventarci l’acqua calda e dire pure che è fredda!!!!
     
    Vado a cucinare va… vediamo se riesco a scaldare almeno il brodo di pollo con il metamodello!

    Rispondi
  • 21 Novembre 2012 in 16:44
    Permalink

    Carissimo collega Luciano,
    evito di dilungarmi confutando le sue tesi, perchè palesemente ironiche.
    Nel salutarla amabilmente le faccio notare che lo “spettacolo” che lei nomina è passibile di critiche a fiumi  (ha esattamente le stesse qualità del libro), ma nessuno ha voglia di infierire oltre, visto che si parla solo del testo in questa sede.
     
     

    Rispondi
  • 21 Novembre 2012 in 17:23
    Permalink

    Alla fine di una 70ina di post mi sono fatto questa idea: 1) Francesco Tesei è stato amico del CICAP, quasi un socio onorario, finché non ha pubblicato un libro in cui non dà chiare indicazioni avverse al Paranormale, alla Ipnosi, alla Programmazione Neuro Linguistica. 2) Derren Brown, invece, ha scritto un Vangelo.

    Rispondi
  • 22 Novembre 2012 in 01:05
    Permalink

    Mo ci manca che scomodiamo pure Derren Brown che ha scritto il Vengelo. Visto che ora mi sono scomodato pure io, se vogliamo parlare di quella fuffa che è la PNL, leggeti questo post del Dottor Richard Wiseman su quella questione trita e ritrita, come la carne trita che cucina la Parodi, dei movimenti degli occhi per sgamare le bugie:
    http://www.plosone.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pone.0040259
    Va bene credere a Babbo Natale, a Donascimento, a me Papa Benedetto XVI, a Dio in persona, a Tesei, ma anche no. State tutti bravi, e andatevi a bere una gazzosa, che tanto le stappa il Dottor Grano.

    Rispondi
  • 23 Novembre 2012 in 19:19
    Permalink

    Santità, mi spiega che l’ è la PNL? Un Software per far muovere la lingua ai Computer?

    Rispondi
  • 2 Dicembre 2012 in 12:26
    Permalink

    Buongiorno a tutti,
    ho intervistato personlamente Francesco Tesei su questa
    spinosa tematica, ecco l’articolo: http://www.psicologianeurolinguistica.net/2012/11/psicologia-e-mentalismo-nuova.html#more
    Sono finito su questo post perchè un lettore del mio blog
    mi ha detto di aver trovato un mio commento, che era
    sicuramente FALSO… perchè, nonostante sia socio CICAP
    non avevo mai letto “queryonline” in precedenza.
    Mi scuso per l’inserimento del link, ma penso che la mia
    intervista possa davvero fare chiarezza su questa
    faccenda, e visto che il CICAP è per la chiarezza, i
    dati osservabili ecc…penso di essere nel posto
    giusto.
    Gennaro Romagnoli
    ps. Quello vero 😉

    Rispondi
  • 2 Dicembre 2012 in 12:45
    Permalink

    In questa sede si parla del libro e non dello spettacolo, ma mi sembra utile raccontarvi della sua esibizione più recente.
    Avevo letto la recensione della stimata Anna Rita subito prima di vedere, per la prima volta, lo spettacolo di Tesei venerdì 30/11 a Torino ed ero molto prevenuto.
    Nella prima parte dello show ha chiarito di non avere poteri paranormali, ribadendolo nel seguito con alcuni simpatici cenni. Parte del pubblico l’avrà magari dimenticato, ubriacata dai discorsi sulle psico-capacità, ma intanto è stato più che corretto ed è riuscito a stupire e divertire tutti.
    Mi piace pensare che Tesei abbia seguito questa discussione e che abbia teso una mano verso questi “tristissimi, noiosi ed antipatici figuri” scettici che, paradossalmente, fanno parte del suo pubblico più affezionato.

    Rispondi
  • 2 Dicembre 2012 in 22:22
    Permalink

    Caro Gennaro, Ti ringrazio per l’ intervista linkata.  Per me, che poco conosco Tesei e poco lo conoscerò in futuro, è stata utile e interessante. Devo dirTi però che Tesei, anche se in modo subliminale, cita Jodorowsky, che ha creato una Chimera tra Magìa, Sciamanesimo, Tarocchi e Psicologia. Oserei anche dire Psichiatria, perché effettua cure, pur non pubblicizzandolo in Italia, dove sarebbe un abuso della Professione Medica. Sicuramente la celeberrima Dr.ssa Gabriella Mereu è legata ai suoi insegnamenti, anche se li ha rielaborati. Ha molti allievi in giro per il Mondo (Jodorowsky, non la Mereu) è amico di Marlyn Manson, del quale ha celebrato il matrimonio, e i  corsi di suo figlio Cristobal, devo ammetterlo ma mi fa paura, sono stati utili anche a miei familiari. E’ quanto di più lontano possa esistere sul mercato dal CICAP e da una concezione Neopositivista della vita. Quindi, nonostante la Tua buona volontà, non credo che questa intervista possa far rinascere l’ Amore tra CICAP e Tesei, a meno che il CICAP non si converta allo Sciamanesimo, alla Terapia dell’ Albero Genealogico, al Rebirthing, alle Capanne Essudatorie, alla Psicanalisi tramite i Tarocchi.

    Rispondi
  • 2 Dicembre 2012 in 22:44
    Permalink

    Ciao Aldo,
    ho intervistato Tesei non per fargli fare “pace con il CICAP”,
    ma perchè mi piace come artista…proprio come mi piace
    leggere i romanzi di Jodorowsky mettendo da parte le sue
    psicomagie.
    Vedi, io faccio lo psicologo e leggo Jodorowsky ho dato anche
    una sbirciatina al lavoro della Mereu, ma non utilizzo quelle
    metodologie astruse.
    Leggi “quando teresa si arrabiò con Dio”…è un bel romanzo
    surreale, se ti piace lo dichiari perchè nasconderlo, anche se
    sei il presidente del CICAP questo non t’impedisce di
    apprezzare le opere di Castaneda. Io ad esempio le
    adoro ma sono tutt’altro che “uno stregone” 😉

    Rispondi
  • 2 Dicembre 2012 in 23:42
    Permalink

    Non ho capito se credi che io sia il Presidente del CICAP: chiedo scusa al Prof. Sala, ma non ho mai fatto nulla per sembrarlo. Sono il rappresentante dei Creduloni di tutto il Mondo. Comunque hai chiarito di essere membro del CICAP ma di essere venuto qui solo adesso. Capisco. Quanto al Romanzo …Teresa si arrabbiò con Dio ce l’ ho in casa. Il guaio di gente come Alejandro Jodorowsky è che è simpatico e scrive bene. Lui finge. Assomiglia a quelli, che esistono, dai quali ho messo in guardia, nel mio primo intervento in questo thread, l’ Autrice della critica a Tesei. Marilyn Manson, almeno, dice chiaramente di chi è servo.

    Rispondi
  • 2 Dicembre 2012 in 23:50
    Permalink

    No non credo che tu sia il presidente del CICAP…era per
    dire: “neanche se fossi il re degli scettici”…

    Rispondi
  • 3 Dicembre 2012 in 19:06
    Permalink

    Caro dottor Gennario
    L’intervista che lei riporta contiene tutte le “trappole mentali” che si possono ritrovare sia nel libro che nello spettacolo.
    Che Tesei affermi di non avere “poter paranormali classici” non lo mette al riparo da affermazioni altrettanto discutibili visto che si attribuisce “poteri paranormali più moderni” (ovvero capacità psicologiche non sceintificamente dimostrate).
    Nell’intervista dice:
    “Il tema della sequenza, in quel caso, è quello del “lie detecting”.
    Gli spettatori che assistono non si chiedono soltanto “come fa a indovinare?” ma, attraverso un naturale meccanismo di immedesimazione, associano ciò che vedono alla propria vita e si domandano come potrebbero diventare più scaltri nel capire quando qualcuno sta mentendo. Nel libro fornisco alcune coordinate, riportando una sintesi personale del lavoro compiuto da Paul Ekman sulle microespressioni… Come a dire: “nel mioshow mi hai visto scoprire chi ha detto  una bugia? Se vuoi sapere quali studi sono stati compiuti per  smascherare le menzogne nella vita reale, eccoti un capitolo con  la sintesi del lavoro di Paul Ekman”

    Questa risposta nasconde diverse trappole logiche e sopratutto non dice le cose come stanno. Finché si rimane su un palco nessun problema, quando queste cose si sentono dire in un sito che dovrebbe trattare argomentazioni scientifiche è un altro paio di maniche.
    Tesei in scena non usa NESSUNA tecnica di “lie detecting” ma un semplice e banalissimo TRUCCO, condito da una buona e verosimile presentazione…. tutto qui!
    Collegare le due cose non ha alcun senso se non dal punto di vista della presentazione scenica. Sarebbe come pretendere di insegnare realmente qualcuno a volare dopo aver visto David Copperfield… nessuno si sognerebbe mai di fare una cosa del genere.

    Però per pararsi un minimo Tesei dice:
    Mi pare che il concetto sia chiaro: sono il primo a ricordare che
    sarebbe un errore fare totale affidamento sulla lettura delle
    microespressioni. Il capitolo in questione, infatti, non cita solo gli
    studi di Ekman fugacemente, ma si sofferma anche sulle modalità
    verbali e para-verbali con cui raccontiamo bugie e verità.”

    Anche qui si parla di un argomento che Tesei non tocca minimamente in scena e non viene dato nessun riferimento al fatto che ci sia di mezzo un trucco da prestigatore. (come invece fa Derren Brown nel mentalista)
     
    Afferma inoltre:
    “Mi spiego con un esempio: se
    vado a vedere un film come Kill Bill, potrebbe nascere in me il
    desiderio di imparare un po’ di arti marziali, e finito il film sarei
    lieto se qualcuno mi indirizzasse verso una palestra adeguata.
    Questo non vuol dire che sono così naive da pensare che
    imparerò a volare per aria facendo plastici salti mortali. Quello
    era un film, fatto anche di effetti speciali!”

    La differenza sostanziale è che il film è esplicitamente tale, mentre uno spettacolo come quello di Tesei viene presentato come verosimile (anzi piu’ vero che verosimile) e non da modo al pubblico di capire dove finisca la realta’ e dove l’illusione (come invece avviene in un film). Se poi questa verosimiglianza viene avallata da un libro che mischia affermazioni scientifiche con aneddoti riadattati per l’esigenza e sopratutto in cui si omettono tante informazioni necessarie per mantenere il mistero e l’illusione, si può be capire come il paragone non regga!
    Tesei ha girato un film facendo credere che si tratti di un documentario e poi ha scritto un romanzo facendo credere che sia un saggio scientifico. Quando questa operazione è esplicitata tanto di cappello… altrimenti è tutt’altra cosa!

    Afferma poi:
    Quindi c’è dell’illusionismo in quello che fai.
    È una cosa che non ho mai negato e che ripeto più volte anche
    nel libro.”

    affermazione non propriamente rispondente al vero. Nel libro l’illusionismo viene citato raramente e come qualcosa che interessava l’autore prima di diventare mentalista. I passaggi fondamentali del libro relativi agli effetti più eclatanti dello spettacolo non vengono attribuiti all’illusionismo ma ad altre capacità (in maniera piu’ o meno palese)

    Ancora dice:
    “Come dicevo prima, lo scopo del libro non è fornire strumenti
    per riprodurre, anche in minima parte, il mio show, ma di fornire
    al lettore coordinate e riferimenti per ragionare sui propri
    meccanismi mentali e sull’uso della comunicazione, sottolineando
    le illusioni e le trappole in cui è possibile incappare nella vita reale.”

    Mi domando come sia possibile per il lettore ragionare sui propri meccanismi mentali quando gli vengono celate le vere ragioni dei fenomeni a cui prende parte (come quelli prodotti da Tesei in Tv o sul palco).
     
    Ancora:
    Non pensi che qualcuno, illudendosi di trovare il citato
    “manuale del mentalista” possa pensare ad una qualche
    “pubblicità ingannevole”?

    Lo sarebbe se il titolo del libro fosse “Manuale per il giovane
    mentalista”. Lo sarebbe se il sottotitolo fosse “Impara a creare il
    tuo show di mentalismo!”… Non mi pare che nella copertina del
    libro venga suggerita questa idea.”

    A pagina 107 del libro si apre la sezione “Mentalismo per Tutti” in cui Tesei scrive
    “prima di immergerci nelle varie tecniche del mentalismo….” e poi continua per pagine e pagine senza mai spiegare le vere tecniche del mentalismo. Il libro viene pubblicizzato a questo punto in maniera ambigua visto che molti si aspettavano qualcosa sul mentalismo.
     
    Credo ci siano molti elementi per avere un’idea chiara della situazione

    Rispondi
  • 3 Dicembre 2012 in 19:19
    Permalink

    Salve Antony
    a quali trappole fai riferimento…Tesei non parla mai di poteri
    ma di abilità psicologiche o anche dette soft skills che puoi
    apprendere anche tu.
    E’ possibile usare le microespressioni di Ekman per svelare
    una menzogna? si, se si prepara bene il terreno, ed il
    palcoscenico è il miglior terreno che esista. 

    E’ questo il miscuglio di “magia intesa come illusionismo”
    e mentalismo alla quale fa riferimento il libro di Tesei.
    Le Microespressioni, ad esempio sono più che scientifiche
    così come molte assunzioni della PNL.
    Non voglio dilungarmi su cosa è stato provato sperimentalmente
    e cosa no, ma per quanto riguarda la PNL (seppur venduta
    troppo spesso in malo modo) esiste in Italia una scuola
    di psicoterapia in PNL terapeutica riconosciuta dal MIUR.

    Questo significa che la PNL è tutt’altro che uno strumento
    per ciarlatani, come sembra trasparire in questa pagina.
    Ovviamente nel campo delle scienze sociali i limiti fra
    ricerca seria e ricerca per vendere sono sottili. Ma posso
    assicurare che il nostro ministero fa le cose per bene.
    Io da professionista ho letto il libro di Francesco con lo
    sguardo scettico, e ci ho trovato ne più ne meno che il
    libro che mi aspettavo…alla Derren Brown. Certo anche
    a me sarebbe piaciuto conoscere qualche suo trucco
    ma so che i trucchi sono il loro pane, non posso
    condividerlo con tutti…
    allora perchè non condividere le abilità psicologiche,
    che tutti possiamo coltivare? certo alcuni si fanno
    catturare dalle psicocavolate che ci sono sul web, ma
    vi assicuro che di psicostupidaggini non ce ne sono
    nel libro di Tesei.
    …insomma io ci ho trovato queste cose…e penso
    che se cerchi bene puoi vederci ciò che vuoi, anche
    riferimenti massonici e messaggi ufo 😉

    Rispondi
  • 3 Dicembre 2012 in 19:49
    Permalink

    Dottor Romagnoli
    Se ha avuto modo di leggere il libro di Derren Borwn avrà notato che è quanto di più distante possa esserci da quello di Tesei….. cortesemente non mischiamo due cose solo perché riportano un titolo simile e affrontano argomenti vicini.
    Derren Brown smonta molte tecniche della PNL e ridimensiona molto tutta la questione relativa al linguaggio del corpo e alle tecniche di “lie detecting”. Inoltre riporta un capitolo finale dove parla della psicologia dell’inganno e basterebbero quelle poche pagine per smontare pezzo pezzo il libro di Tesei…. sono due cose diametralmente opposte!
    Per parlare di cose specifiche, visto che Tesei, a quando pare, affermerebbe di non usare in scena tecniche di PNL, lie detecting, lettura del linguaggio del corpo, etc.. (cosi’ com’è infatti), perché scrivere un libro su questi argomenti? E perché collegarlo a uno spettacolo che questi argomenti li affronta solo come pseudospiegazione?
    E se la pseudospiegazione di un effetto di un prestigiatore fosse la “polverina magica”, questo dovrebbe consentire la pubblicazione di un libro sulla polvere casalinga che potrebbe, forse, essere simile a quella vista nello spettacolo? 
    La logica è esattamente la stessa.
    Lei dice che non ci sono psicostupidaggini nel libro di Tesei e allora come le chiama tutte quelle affermazioni in cui un effetto, realizzato con il “trucco”, viene attribuito, in maniera più o meno ambigua, a una capacità psicologica o di comunicazione persuasiva? Non credo sia necessario riportare pezzi del libro… basta leggerlo
    Inoltre, se gli effetti di Tesei non sono realizzati con quelle tecniche, perché scrivere un libro che ne parla? Forse per dare maggiore credibilità al tutto? 😉
    Dal punto di vista dell’attinenza logica e scientifica infatti sarebbe come scrivere un capitolo su come si fa la pizza e poi riportare l’aneddoto dell’esperimento fatto in scena da Tesei! La vicinanza REALE tra l’effetto di Tesei con le palline e le tecniche di lie detecting è la stessa che c’è con le tecniche culinarie… non mi sembra pero’ che ci sia un libro del genere in giro.
    E’ pur vero che anche nel libro di Derren Brow ci sono argomenti di questo tipo, ma basta leggerlo per capire in che contesto sono inseriti e come vengono affrontati (e spesso smontati) gli argomenti. Stiamo parlando di due paste molto ma molto diverse.
    Visto che Tesei ribadisce che non fa il formatore, né lo psicologo, né l’esperto di PNL, ma fa l’artista, perché ha scritto un libro da formatore, psicologo ed esperto di PNL? Perché invece non ha scritto un libro sul teatro?
    Quindi se lei fa affermazioni del tipo:
    “…insomma io ci ho trovato queste cose…e pensoche se cerchi bene puoi vederci ciò che vuoi, ancheriferimenti massonici e messaggi ufo ”
    Vuol dire che o non ha letto in maniera abbastanza approfondita il libro in questione o non le interessa capire di cosa si sta parlando qui. Non si sta attaccando la PNL e le tecniche limitrofe (anche se ne potremmo parlare) ma addirittura le si sta difendendo da un’ulteriore spettacolarizzazione e sputtanamento. Inoltre si sta discutendo su quanto sia etico e corretto affrontare un certo tipo di tematiche in maniera cosi’ poco trasparente e ambiguo.
     

    Rispondi
  • 3 Dicembre 2012 in 20:01
    Permalink

    Ah, dimenticavo le “trappole mentali”.
    Lei scrive:
    “a quali trappole fai riferimento…Tesei non parla mai di poterima di abilità psicologiche o anche dette soft skills che puoiapprendere anche tu.”
    Questa è, ad esempio,  una “trappola mentale”… basta infatti sostituire il termine “potere” con il termine “abilità” è tutto cambia, malgrado la sostanza rimanga la stessa.
    Tesei parla di ABILITA’ che NON ha e non usa MAI in scena e sopratutto ne parla in termini non rispondenti al vero facendo inoltre credere al lettore di poter acquisire capacità che è IMPOSSIBILE acquisire. Geller diceva qualcosa di simile quando piegava i cucchiaini 😉
    Ora è più chiaro ora il concetto di “trappola mentale”?
    Tesei parla, da uomo di spettacolo, di argomenti che sono prerogativa dei formatori e ne parla in una modalità più idonea a un romanzo che a un saggio.
    Quindi decidiamoci: il libro è una sorta di romanzo che parla di finzione (e quindi del Tesei artista) o una sorta di saggio che parla di realtà (e quindi del Tesei formatore)? 
    Vista l’ambiguità strutturale del tutto non può essere entrambe le cose!

    Ma d’altronde è la libreria a decidere, mettendo il libro nella sezione PNL 😉
     
     
     
     

    Rispondi
  • 3 Dicembre 2012 in 20:27
    Permalink

    Si Anthony ho molto apprezzato il capitolo di Derren Brown sulla PNL,
    da quello che dici sembra che Tesei attribuisca la riuscita dei suoi
    spettacoli esclusivamente alle abilità psicologiche…se è così
    dovrò rileggere il libro 😉
    Comunque non si possono mettere sullo stesso piano i poteri
    per così dire “paranormali” e le abilità psicologiche. Lo so che
    poteri e abilità potrebbero avere un etimo comune, ma ciò
    che intendo è ben altra cosa.
    Ad esempio la capacità di leggere le emozioni negli altri è qualcosa
    che si può apprendere ad un livello di precisione così alto da
    restarne sbalorditi.
    Se vai (scusa se ti do del tu) sul sito di Ekman trovi il suo “video
    gioco per allenarti”. Le emozioni sono mostrate solo per 25 milli
    secondi…all’inizio sembrano invisibili, ma via via che ti alleni
    diventano talmente visibili da chiedersi “avranno mica
    rallentato il gioco?”.
    Si sviluppa realmente un’abilità psicologica, che ben mescolata
    a stratagemmi da palco possono far riuscire un trucco che a noi
    può apparire magico ma non lo è.
    Io non sono un mentalista ma come avrai intuito la cosa mi
    affascina, prendiamo un gioco descritto da Derren Brown in 
    uno dei suoi libri…che se non ricordo male dice più o meno
    così:
    “prendi diverse buste e chiedi ad una persona di metterci
    dentro un bigliettino con la propria firma. Poi disponi le
    molte buste su un tavolo grande. Chiedi al soggetto di
    trasmetterti mentalmente in quale busta lo ha messo,
    ma senza indicartelo.
    Poi gli dici di afferrare la tua mano…e spostandogliela
    devi riuscire a sentire dove fa meno resistenza e li,
    presumibilmente dovrebbe esserci la busta giusta”.
    In questo gioco molto datato si sfruttano i famosi
    segnali ideomotori, utilizzando un linguaggio ad arte
    per rendere il soggetto involontariamente nostro
    complice.
    Ora, nonostante questi segnali siano osservabili,
    imparare ad interpretarli è un’abilità. Nessun
    potere magico trasmutato nella parola abilità,
    ma una vera e propria ABILITA psicologica.
    Era questo che intendevo 🙂

    Rispondi
  • 3 Dicembre 2012 in 21:03
    Permalink

    Diamoci tranquillamente del tu 🙂
     
    La vera differenza tra i “poteri paranormali” e le presunte “abilità psicologiche” sta proprio nel fatto che le seconde, in alcuni contesti, sono reali e plausibili e proprio per questo è piu’ difficile capire dov’è la bufala.
    L’esperimento proposte da Derren Brown si basa sui movimenti ideomotori e funziona benissimo (con un margine di errore) e con il giusto allenamento si possono fare cose al limite del miracoloso. Le microespressioni di Ekman, seppur ancora controverse, sono qualcosa di reale e permettono di capire che tipo di emozione la persona potrebbe (condizionale) provare in quel momento (e non se sta mentendo o meno, ad esempio). Tutto questo è reale e permette di realizzare alcune cose ma non gli esperimenti eseguiti da Tesei in scena o che dice di fare nel libro. Le tecniche menzionate non c’entrano assolutamente un bel niente, non vengono usate se non come pseudospiegazioni plausibili per un effetto di illusionismo…..
    Mentre con i fenomeni paranormali è facile capire la linea di demarcazione tra vero e falso (così non era, ad esempio ,negli anni 70) nelle abilità psicologiche questa linea è molto sfumata e il verosimile si mischia con il vero e un approccio editoriale cosi’ ambiguo come quello di Tesei (ben diverso da quello di Derren Brown) non fa che rendere ancora piu’ torbide le acque 😉

    Rispondi
  • 4 Dicembre 2012 in 13:36
    Permalink

    Chi conosce la storia sa che noti scienziati della Stanford University validarono l’opera di Uri Geller, testimoniando la “realtà” della sua opera.
    Mi sembra che la stessa cosa stia avvenendo col Pregiatissimo Dottor Romagnoli, di professione Psicologo, il quale sta testimoniando che Tesei  – in qualche misura – sia “vero” e sappia fare davvero ciò che millanta.
    Le cose sono due:
    1. il Dott Romagnoli è un vero ingenuo …. STIANO ATTENTI I SUOI PAZIENTI E CLIENTI (se ne ha).
    2. Il Dott Romagnoli è in cattiva fede…….. STIANO ATTENTI I SUOI PAZIENTI E CLIENTI (se ne ha).
    Il suddetto Anthony è un GRANDE!!!!
    Tesei, col libro che ha scritto, è scivolato su una buccia di banana, e ora sta facendo di tutto per rialzarsi. MA il dado è tratto.
     

    Rispondi
  • 4 Dicembre 2012 in 15:20
    Permalink

    Ciao Geremia,
    Non vedo proprio come il fatto che io difenda un artista che mi piace,
    che utilizza alcune tecniche che io uso nel mio lavoro, possa decretare
    la mia abilità come professionista.
     
    Oltretutto non mi lasci via di scampo, non c’é una terza ipotesi del tipo:
    Forse le metodologie di cui parlano sono reali e funzionano, Tesei sarà
    anche stato poco chiaro nel suo libro (così dite voi) ma non penso di
    esserlo stato io…poco chiaro.
     
    Per tua informazione Geremia ne ho di clienti e tanti, e sono tutti
    molto soddisfatti del mio lavoro…forse proprio perché sono un
    ingenuo.
     
    Desidererei che i commenti si facciano sul l’opera di Tesei, se vuoi
    dirmi qualcosa sulla mia professionalità vieni sul mio blog o
    denunciami al mio albo. Ma evita di fare questi ragionamenti
    ingenui, dove il nemico del mio nemico é mio nemico.
     
    Grazie

    Rispondi
  • 4 Dicembre 2012 in 15:33
    Permalink

    Uri Geller era un ciarlatano che raccontava a tutti di avere dei poteri
    che gli dava una astronave intorno alla terra, penso siano cose
    profondamente diverse.
     
    Geremia, rileggiti i commenti di Anthony e nota che non ha minimamente
    attaccato il mio giudizio, ma ha messo in discussione intelligentemente
    alcune risposte che mi ha dato Tesei nell’intervista.
     
    Io non ti dico che non sei capace a fare il tuo lavoro senza minimamente
    conoscerti, in qualità di professionista ritengo che Tesei utilizzi e bene,
    molte abilità psicologiche intese come capacità che tutti abbiamo, come
    quella di riconoscere le emozioni, che se inserite in un contesto di
    gioco possono creare l’effetto magia, ma sono tutt’altro che magiche.
     
    Non si tratta di poteri ma di abilità, come ho detto ad Anthony (con il
    quale mi complimento perché i suoi discorsi non fanno una grinza)
    ben lontane da quelle che esaltava Geller.
     
    Perché personaggi come Polidoro, che si é laureato in psicologia non
    intervengono e raccontano cosa significa abilità psicoogica?
    Bene, ora torno a lavorare con i miei clienti che saranno felicissimi
    di sapere che sono in mano ad un ingenuo o ad una persona in
    cattiva fede;)

    Rispondi
  • 4 Dicembre 2012 in 18:20
    Permalink

    Più questa discussione prosegue e più il lato oscuro del CICAP emerge: sperare che capiate qualcosa di arte e di spettacolo, di come questi siano un veicolo per ISPIRARE le persone, aldilà dei mezzi usati, è come sperare di spremere sangue da una pietra.
    Francamente, accusare di “ambiguità” un MENTALISTA è il massimo del non-sense. Datevi tutti quanti una calmata: noi “poveri ingenui” lo sappiamo che il mentalismo usa trucchi. Lo sappiamo e non ce ne frega niente, anzi: ci piace, perché “fra un trucco e l’altro” i mentalisti come Tesei ci solleticano la curiosità verso la nostra mente, spingendoci (indirettamente) ad approfondire il discorso con le nostre gambe.
    A me, ad esempio, non sarebbe di alcuna utilità imparare quali trucchi da prestigiatore usa durante lo show. Però vederlo (a Padova e a Milano) in scena mi ha fatto nascere la voglia di approfondire certe cose sulla comunicazione, e l’ho fatto comprando libri tecnici. Nel libro di Tesei ho ritrovato riferimenti a concetti che avevo incontrato nelle mie letture e la cosa non mi è parsa affatto scandalosa, anzi.
    A me è molto chiaro che Tesei usi dei trucchi nei suoi show. Non è questo, infatti, il mentalismo?
    Contemporaneamente, per fare un esempio, il fatto di aver trovato nel suo libro un capitolo su Cialdini, che non conoscevo, è stata una sorta di rivelazione (che sto approfondendo). Non perché mi illudo di aver finalmente capito “come fa Tesei”, ma perché ho trovato cose interessanti per ME, nella mia ricerca personale.
    Nell’intervista rilasciata, Tesei fa un esempio molto chiaro relativo al gioco dei sacchetti. Chissà perché Anthony e gli altri inquisitori non lo citano… forse perché gli fa comodo non farlo? Forse perché in quell’esempio risulta più che mai chiaro il discorso di Tesei?
    State facendo un’assurda crociata contro uno che dice (parafrasando): “La PNL non mi serve per le tecniche, ma come ispirazione sui temi da trattare nel mio spettacolo”.
    Continuate a distorcere a vostro uso e consumo il senso delle sue parole, anche quando dice che ciò che fa a teatro è una SPETTACOLARIZZAZIONE SCENICA. Non riesco immaginare meno ambiguità di quella.
    Vi siete “offesi” perché un artista che usa trucchi in scena ha voluto scrivere un libro divulgativo su temi relativi alla comunicazione per la (come la descrive Tesei) “vita reale”, aggrappandovi all’idea che, poiché in scena usa tecniche da prestigiatore, non sia autorizzato a parlare di altro.
    A mio parere, potreste accusarlo di cialtroneria se nel libro si definisse, per esempio, “laureato in psicologia” (visto che non lo è, come riportato nel libro stesso). Ma, dal momento che il libro è scritto da un mentalista, che è un PERSONAGGIO, mi pare che tutti i vostri discorsi perdano di peso.
    Concedetemi una digressione: ieri ho comprato il film The Doors. Sulla copertina c’è scritto: “Esiste il noto e l’ignoto, e in mezzo ci sono le porte”. Se conoscete Jim Morrison, sapete di cosa scrivesse nelle sue canzoni.
    Ora, tutto questo baccano che state facendo per un libro scritto da un Mentalista è inutile come se vi scandalizzaste per i LIBRI scritti da Jim Morrison, urlando: “Eh no, Jim! Finché canti quelle cose su un palco va bene, ma se le scrivi su un libro allora la cosa cambia! Allora noi ci sentiamo in diritto di INDAGARE se è vero ciò di cui parli! E quindi eccoci a dire al mondo che sei un ciarlatano perché non ci sono prove scientifiche sull’anima, o sull’aldilà! Vergonati Jim!”…
    Lasciate fare agli artisti il loro lavoro. Lasciate che compongano canzoni, spettacoli, e anche che scrivano libri.
    Per quanto ne so Tesei non tiene corsi spacciando l’idea che può insegnare, magari a caro prezzo, le stesse tecniche, che lui usa in scena, per vendere di più o per “rimorchiare”. Questo mi basta per capire che non si spaccia per qualcosa che non è, come invece state dicendo voi.
    Perché non cominciate a farvi le domande giuste? Ad esempio, visto che Tesei parla di “spettacolarizzazione teatrale”, la domanda giusta a mio parere è: “spettacolarizzazione” di cosa?
    Forse del mondo della psicologia? Forse delle tecniche di comunicazione “reali”? Che male c’è, dunque, che questo artista scriva un libro relativo ad esse? Non perché sono le tecniche che usa in scena, ma proprio perché (come mi pare abbia chiarito perfettamente nell’intervista al dott. Romagnoli) il suo show a teatro ne rappresenta una “spettacolarizzazione” che poteva meritare un approfondimento.

    Rispondi
  • 4 Dicembre 2012 in 18:34
    Permalink

    Come ho detto, io ho letto il libro. Alcune parti mi sono piaciute di più, altre di meno, ma in ogni caso non ho MAI avuto la sensazione che volesse “vendermi” l’idea di riuscire a fare le cose che fa in scena grazie, ad esempio, alle micro-espressioni o alle tecniche di Cialdini. Eppure, malgrado ciò che si ostinano a sostenere alcuni di voi, il collegamento c’è: non in termini di tecniche, ma semplicemente in termini di argomenti.
    Infatti, quando Tesei, magari grazie a un TRUCCO, mi stupisce durante il suo spettacolo per aver “condizionato una scelta”, non sta forse affrontando, in maniera teatrale, spettacolare, illusoria (mettetela come più vi piace), il TEMA del condizionamento?
    Il fatto che nel suo libro mi suggerisca il lavoro di Cialdini io lo vedo come un segno di onestà intellettuale nei confronti di ciò che può essere realmente utile a ME LETTORE, e non di disonestà intellettuale nei confronti di ciò che fa sul palco. Voi, invece, prima decidete arbitrariamente che il suo libro DEVE essere un “manuale” per fare mentalismo in scena, e poi lo accusate di non aver soddisfatto questa premessa da voi stessi stabilita. Alla faccia del rigore scientifico…
    Inoltre, vorrei sapere: quale pericolo vedete per chi va a vedere Tesei a teatro? O per chi legge il suo libro?
    Avete paura che qualcuno uscendo dal suo spettacolo pensi di poter fare quello che fa lui e che quindi faccia cosa, esattamente? …Compri un libro di PNL? Un saggio di Watzlawick? È questo il grande pericolo per cui siete scesi in guerra con il coltello fra i denti?
    Io ho sempre seguito il CICAP perché, bene o male, si occupava di cose serie. Ma questa diatriba sul lavoro di un artista, che attraverso vari media (uno show a teatro, un DVD e un libro) porta avanti il suo PERSONAGGIO e il suo mestiere, mi fa dubitare della serietà di questo Comitato.

    Rispondi
  • 4 Dicembre 2012 in 23:42
    Permalink

    In un post precedente, Anthony si chiede: “Per parlare di cose specifiche, visto che Tesei, a quando pare, affermerebbe di non usare in scena tecniche di PNL, lie detecting, lettura del linguaggio del corpo, etc.. (cosi’ com’è infatti), perché scrivere un libro su questi argomenti? E perché collegarlo a uno spettacolo che questi argomenti li affronta solo come pseudospiegazione?”
    Poco righe dopo aggiunge: “Inoltre, se gli effetti di Tesei non sono realizzati con quelle tecniche, perché scrivere un libro che ne parla? Forse per dare maggiore credibilità al tutto?”

    Mi permetto di offrire una risposta a questa domanda.

    Poco dopo l’uscita di Avatar, James Cameron ha effettuato una campagna di salvaguardia dell’ambiente.
    Qual è la logica?
    Secondo le parole dello stesso regista, il motivo risiede nel fatto che il suo film portava un messaggio relativo all’ambiente e al rispetto delle minoranze indigene.
    Secondo quanto sostiene implicitamente Anthony, bisorrebbe gridare allo scandalo, visto che i prati e le foreste di Avatar sono “finte” e inesistenti, poiché create al computer.
    Ecco che, in questo caso, si passa dalla finzione di un film alla realtà del nostro mondo.
    E mi pare che questo sia esattamente il pensiero che lo stesso Tesei cerca di fare capire a voi “scienziati” quando, nell’intervista che ho potuto leggere grazie al link del dott. Romagnoli, conferisce all’Arte la capacità di passare dalla finzione a questioni che ci riguardano nella realtà.
    Secondo la logica presentata nel post di Anthony il povero James Cameron avrebbe potuto solo attenersi a realizzare, a seguito di Avatar, documentari sulle tecniche di modeling fotorealistico in 3D e sull’uso del motion capture…
    E invece quel ciarlatano del regista americano cosa osa fare? Si occupa di questioni “reali”? Di ambiente? Di ecologia? Apriti cielo!

    Spero che il riferimento sia chiaro: a me non pare affatto un salto quantico così difficile da comprendere…

    Qualcuno dirà (anzi ha già scritto): va bene, ma quando guardiamo un film sappiamo che è finzione, mentre nello spettacolo di Tesei realtà e illusione si mescolano. Mi verrebbe da dire: benvenuti nel mondo del Mentalismo! 🙂

    In un altro passaggio Anthony scrive: “Quindi decidiamoci: il libro è una sorta di romanzo che parla di finzione (e quindi del Tesei artista) o una sorta di saggio che parla di realtà (e quindi del Tesei formatore)? 
    Vista l’ambiguità strutturale del tutto non può essere entrambe le cose!”
    Io mi permetto di mettere in discussione anche questa teoria. Perché il libro non può essere, in effetti, entrambe le cose?
    Chi lo ha deciso? Anthony?
    Prendiamo un esempio: Il Codice da Vinci. Si tratta di un romanzo che fonde in continuazione riferimenti reali e riscontrabili con una storia romanzata, e nel libro stesso l’autore non si è preoccupato di tracciare una separazione chiara tra le due. Il suo enorme successo planetario è dovuto proprio a questo fenomenale livello di ambiguità, frutto di un romanziere (e ricercatore) eccellente.

    Allo stesso modo, Tesei probabilmente è un Mentalista eccellente, qualcosa che forse non si era ancora visto, almeno non in tempi recenti, e che è riuscito a creare un personaggio così perfettamente in equilibrio tra “vero” e “verosimile” da riscuotere il successo che sta riscuotendo. La sua eccellenza deve stare proprio nel fatto di non essere solo un bravo prestigiatore, ma di avere delle basi solide anche in altri campi, come la psicologia e la comunicazione. Altrimenti, che cos’altro gli avrebbe permesso di stagliarsi tra tutti gli altri mentalisti italiani che, a quanto dite voi stessi, presentano effetti che da un punto di vista prettamente metodologico sono assolutamente simili ai suoi?
    In altre parole, alcuni di voi strillano che “sono solo trucchi”. Bisognerebbe chiedersi, allora, che cos’abbia Tesei “in più” dei suoi concorrenti mentalisti. Perché riempie i teatri? Perché pubblica con Rizzoli? Perché va in televisione? Non sarà, per caso, perché i suoi trucchetti da prestigiatore sono “vestiti” con un linguaggio preciso e con sapienti riferimenti alla psicologia?
    E allora perché scandalizzarsi se Tesei afferma che “il suo mentalismo” è una fusione di queste parti?
    I trucchi riguardano le tecniche, il resto (psicologia e comunicazione) sono “il vestito” che Tesei ricama ad arte sopra i trucchi, e questo vestito evidentemente calza a pennello, al punto da far sembrare quello che fa così egregiamente (o terribilmente…) plausibile.

    Rispondi
  • 4 Dicembre 2012 in 23:43
    Permalink

    Anthony e gli altri “inquisitori” (come li ha squisitamente chiamati Arcano) dovrebbero rendersi conto che sono LORO a cercare di definire “che cos’è” il libro di Tesei con tutti i loro post e commenti.
    Capisco che alcuni di loro si aspettassero che in quel libro Tesei si togliesse i panni da mentalista, ma il fatto che non sia così rimane una scelta dell’autore, e non del CICAP. Il libro di Tesei, in fondo, ha tutto il diritto di mantenere la stessa ambiguità che hanno i suoi spettacoli. Se la cosa “funziona” lo decideranno i lettori, così come gli spettatori a teatro sono liberi di decidere se lo show di Tesei gli piace oppure no. In fondo mi pare che il libro non dica scemenze quando riporta sintesi di Cialdini, sulle micro-espressioni, o su altri temi di psicologia, come già sottolineato dallo stesso dott. Romagnoli: semplicemente, gioca a mantenere abilmente sfocato il confine tra “reale” e “pseudo-reale”, non tanto sulle tecniche descritte, ma per quanto riguarda il suo personaggio.
    Dal mio punto di vista, questo mentalista ha voluto scrivere di cose “reali”, che forse possono essere utili e interessanti ai neofiti di psicologia, senza però gettare la maschera del proprio personaggio.
    E, aggiungo, lo ha fatto con un’abilità linguistica precisa e tale da poter affermare che sia in effetti un vero esperto di comunicazione, il che rende paradossalmente la sua posizione ancora meno attaccabile e le vostre accuse (sul fatto che Tesei sia solo un “maghetto” e che la comunicazione non c’entri nulla) ironicamente deboli.
    Il fatto che Tesei sia inequivocabilmente esperto di comunicazione lo dimostra, infatti, il fatto stesso che questa pagina su di lui abbia raggiunto, con questo mio commento, ben 90 post…
    Tra questi c’è chi lo attacca e c’è chi lo difende, ed entrambe le posizioni sembrano tutto sommato ragionevoli, se con un minimo di sforzo si prova a vedere la cosa secondo la prospettiva contraria alla propria.
    Questo stesso fatto mi pare degno di nota, anche per voi ricercatori, indagatori, esperti di psicologia e, a quanto pare, illustri esperti anche di mentalismo. Insomma, il fatto stesso che le posizioni di chi lo “ama” e chi lo “odia” appaiano entrambe plausibili, a seconda del punto di vista, dà in ultima analisi ragione al mentalista italiano: il suo gioco di prestigio più riuscito è proprio quello di rimanere perfettamente in equilibrio nella sua ambiguità tra realtà e illusione, proprio come un funambolo rimane in piedi su una corda tesa a 100 metri d’altezza mentre noi, con i piedi per terra e la testa rivolta verso l’alto, gridiamo e sbraitiamo cercando di capire se cadrà a destra, cadrà a sinistra, o saprà raggiungere l’altro capo della fune…

    Rispondi
  • 5 Dicembre 2012 in 16:50
    Permalink

    Rispondo ad alcune questioni più tecniche mentre non entro nel merito della parte filosofica che sfiora spesso il sofismo più spinto. Ad esempio nel surreale confronto con il film/libro di Cameron ci si dimentica di dire che il film è palesemente un’opera falsa che si discosta dalle verità raccontate nel libro. Ci si dimentica inoltre di dire che nel libro non credo che siano riportati come veri gli elementi presenti nel film (palesemente falsi)… ma stiamo parlando di retorica appunto!
    Questo significa che un mentalista non può affrontare argomenti che usa come pseudospiegazioni durante lo spettacolo? Certo che si, dipende da come lo si fa.
     
    Riporto qualche brano preso da “Il mentalista” di Derren Brown:
     
    “il tipo di esecuzione in cui mi cimento per stupire il pubblico, ha le sue radici in un’arte chiamata mentalismo, che a sua volta affonda le proprie radici nella magia e nella prestigiazione….
    Molti attraversano quelle che considero un confine etico e diventano lettori di tarocchi o psichici. Alcuni restano intrattenitori sebbene periodicamente rivendichino qualche capacità psichica. Alcuni organizzano seminari di formazione e motivazione nei weekend e rivendono sapientemente le loco capacità come dito psicologiche al 100 per cento.
    Mentre ero un pò audace nelle mie rivendicazioni all’inizio della carriera, quando ottenni maggiore successo, non ebbi più il desiderio di fingere di essere quello che non ero”
    più avanti scrive:
    “Per ragioni di spazio, praticità e riserbo di un pò di mistero, non posso spiegare ogni cosa qui; quindi in cambio ell’impossibilità di essere del tutto aperto, prometto che sarò completamente sincero. Tutti gli aneddoti sono veri e tutte le tecniche sono effettivamente usate”
    e in fatti cosi’ fa, nel libro smonta e ridimensiona molte tecniche e quando fa riferimento a qualcosa nel suo spettacolo lo fa con una grande onestà, non attribuendosi tecniche che in realtà non usa. Altro elemento che lo contraddistignue e differenzia da Tesei è la sua capacità divulgativa schietta e decisamente esplicita in tutto quello che dice. Omette ovviamente delle cose ma non propone MAI come reali le pseudospiegazioni che usa durante lo show.
    Ad esempio, a pagina 196 scrive:
    “Quando lavoro, combino psicologia e giochi di prestigio, spesso mascherando l’uno con l’altro, così che tu sia sviato dal comprendere che i trucchi, le prove e i giochi di prestigio poggino più che la comprensione superumana della comunicazione non verbale e di quella inconscia….
    Ovviamente mi interessano; quindi sarò felice di offrirti i miei pensieri se capisci però che i miei spettacolo, con gli inganni e le esagerazioni che comportano, non dovrebbero essere considerati come esempi di ciò che una mera comprensione del linguaggio del corpo da sola potrebbe creare.”
    Analizziamo invece alcuni passaggi del libro di Tesei soffermandoci su uno dei tanti momenti in cui ricollega gli argomenti trattati in un capitolo con quanto lui propone in scena [tra parentesi quadre i miei commenti]
    A pagina 141 apre il capitolo intitolato “Principi e tecniche di persuasione” in questo modo:
    “Attualmente comincio il mio spettacolo teatrale con tre sacchetti di carta, allineati sul palcoscenico…
    Il modo in cui riesco a orientare la scelta dello spettatore rappresenta, a mio parere, la vera essenza dell’arte della persuasione. Poche parole e, sopratutto, alcuni gesti e movimenti ben precisi compiuti esattamente al momento giusto al fine di attivare una reazione automatica nello spettatore”
    L’effetto a cui si riferisce Tesei è un classico effetto di mentalismo in cui NON servono per niente “movimenti ben precisi compiuti esattamente al momento giusto al fine di attivare una reazione automatica nello spettatore”. Si vuole qui far credere che Tesei utilizzi reali tecniche di suggestione che in realtà NON usa. Il metodo per fare in modo che lo spettatore scelga la busta che vuole il mentalista si basa su un altro principio ben noto nell’ambito dell’illusionismo.
    Per consolidare nel lettore l’idea che usi tecniche psicologiche sopraffine, Tesei rincara la dose dicendo:
    “Prima che il sipario si apra e lo spettatore inizi, io chiamo il mio assistente Daniel e insieme a lui decido dove mettere il sacchetto che deve essere schiacciato. E’ un piccolo gioco per noi, nato come sfida tra me e lui diventato ormai un rito.”
    L’aneddoto raccontato, che sia vero o meno, serve a rafforzare l’idea delle tecniche usate. In realtà, per la reale tecnica usata, è indifferente dove venga posizionato il sacchetto da schiacciare.
    A sostegno della sua tesi, Tesei scrive a pagina 144:
    “Le armi della persuasione sono quindi molto diverse. Nel caso dei sacchetti posso sfruttare il linguaggio non verbale in maniera subliminale [???]. Non si tratta di indicare il sacchetto giusto con un gesto rapido, ma di invadere la sfera di prossimità dello spettatore [???] con la mia, spingendolo in questo modo verso una direzione. La pressione di questa spinta varia a seconda dell’interlocutore chiamato a partecipare e sta alla mia abilità capire rapidamente con chi ho a che fare e decidere, ad esempio, dove dispormi rispetto a lui, quando avvicinarmi e in che modo”
    Che vengano usate o meno queste tecniche e che abbiano o meno qualche lieve effetto in qualche caso non ha alcuna importanza. Non sono infatti le tecniche realmente usate per fare in modo che l’effetto riesca TUTTE le volte. La REALE tecnica usata fa parte del bagaglio dei prestigiatori e non ha nulla a che fare con la comunicazione non verbale subliminale, l’invasione della sfera di prossimità dello spettatore, etc..
    Questi aneddoti NON corrispondono alle reali tecniche utilizzate e vederle riportate in n capitolo divulgativo sulle REALI tecniche di persuasione crea, nella migliore delle ipotesi, molta confusione e ambiguità.
     
    Questo è solo un piccolo esempio, ma lettori attenti come il Dottor Romagnoli sono sicuro che ne potrebbero trovare degli altri (ce ne sono eccome 😉 ).
    Come vedere c’è una grande differenza tra il più grande mentalista del mondo che con fare scettico e senza peli sulla lingua affronta gli argomenti vicini al suo lavoro e l’opera editoriale di Tesei che cerca in tutti i modi di usare (nella migliore delle ipotesi) un linguaggio ambiguo e a volte meno ambiguo per attribuirsi capacità che in realtà NON ha e NON utilizza!!!!

    Tutto il resto è filosofia e retorica. Mi fa piacere che ci siano persone che difendono l’operato artistico di Tesei, mi fa meno piacere che si bevano tutto quello che dice. Perché so con sicurezza che buona parte del pubblico che va agli spettacoli non ha nemmeno lontanamente idea che il mentalista usi dei trucchi ed è anche giusto che non lo sappia.
     
    E’ meno corretto che un artista rimanga poi dopo lo spettacolo a parlare di argomenti che non sono di sua competenza (visto che li usa solo come pseudospiegazioni) o scriva libri divulgativi  “abilmente ambigui” affrontandoli in modalità non corrispondente al vero. In quel caso smette di fare l’artista e diventa altro e in quel caso avrebbe l’obbligo morale di dire ciò che è vero e ciò che non lo è…. oppure di non dire nulla e mantenere il mistero 😉
     
    Tutto il resto è noiaaaaa 😉
     
     
     

    Rispondi
  • 5 Dicembre 2012 in 22:34
    Permalink

    Anthony candidato al premio nobel per l’acume e l’eleganza delle argomentazioni.
    Il Dott.Romagnoli è candidato al premio nobel per l’ingenuità.

    Rispondi
  • 5 Dicembre 2012 in 23:18
    Permalink

    Ci tengo a precisare: non ho mai detto che Tesei utilizzi
    delle tecniche psicologiche genuine, basta ascoltare la
    prima intervista che gli ho fatto per capirlo…intervista
    che risale ad oltre un anno fa.
     
    Ehy Dark, tu si che sei un mago, hai
    già capito che sono un ingenuo e
    neanche ci conosciamo 😉
     

    Rispondi
  • 6 Dicembre 2012 in 02:32
    Permalink

    L’ultima precisazione del Dott.Romagnoli è molto apprezzata, e va nella direzione dell’onestà intellettuale e professionale. Ritiro le mie provocazioni! Grazie Gennaro! 🙂

    Rispondi
  • 6 Dicembre 2012 in 04:45
    Permalink

    Anthony ha citato l’effetto dei tre sacchetti, proprio quello ripreso nell’intervista del dott. Romagnoli a Tesei, nella quale dice:
    Se, fuori dallo spettacolo, io dicessi qualcosa come: “È solo un trucco!”, molti magari penserebbero che i pesci “arrivano” dentro al sacchetto lasciato intatto, magari attraverso botole o doppiofondi, perché è questa l’idea che abbiamo dei trucchi da prestigiatore. Ma non è affatto così: i pesci sono davvero dentro a un sacchetto fin dall’inizio, e il modo in cui condiziono gli spettatori a scegliere di schiacciare gli altri due è un misto di comunicazione non-verbale e “sleights of mouth” che mi permette di ristrutturare verbalmente quello che deve succedere.
    La mia impressione è che Anthony e Tesei stiano in fondo dicendo la stessa cosa. Il fatto che certi meccanismi (“body-language” e “sleights of mouth” di cui parla Tesei) siano da tempo immemore conosciuti e sfruttati dai maghi, al punto da far parte dell’arsenale di ogni bravo prestigiatore/mentalista, non cancella il fatto che siano, comunque, un’applicazione pratica di psicologia e comunicazione. Infatti, se ho capito bene, nel gioco dei tre sacchetti le prime (body-language) vengono usate per provare a “spingere” verso la soluzione migliore, mentre le seconde (sleights of mouth) entrano in gioco per far sì che il giochetto possa funzionare tutte le volte (Tesei infatti parla di “ristrutturazione” di quello che succede, come a suggerire che comunque andrà, andrà bene comunque…).
    Per questo mi pare che si stia dicendo, in realtà, la stessa cosa, cioè che Anthony accusi Tesei solo perché, in verità, dice le stesse cose ma in maniera diversa. Mi sembra che stiamo assistendo ad una specie di “guerra sulle definizioni”.
    Dal brano che ho citato dell’intervista del dott. Romagnoli, si evince che quando Tesei afferma di non voler dire che è “solo un trucco” non intende dire che ha chissà quale “potere” (paranormale ma anche subliminale), ma è semplicemente consapevole che il pubblico generico (non esperto come Anthony) possa intendere il termine “trucco” come qualcosa di unicamente… non so… diciamo meccanico, come un doppio-fondo o cose simili.
    Da qualche parte ho letto che se chiediamo di dire un numero DISPARI di due cifre, tra 10 e 50, la maggior parte delle persone sceglierà il 37. Se io conosco questa cosa, immagino che sia un “trucco” conosciuto da tutti i maghi. Ma, in effetti, di che “tipo di trucco” si tratta? Non è forse qualcosa che ha a che vedere con la psicologia?
    Torno quindi alla solita tesi, trita e ritrita in questo post ma che gli inquisitori fanno finta di ignorare: se all’interno dei TRUCCHI dei prestigiatori ci sono certi gradi di psicologia, perché le affermazioni di Tesei, quando dice che il mentalismo è “una fusione di psicologia, comunicazione e illusionismo”, vengono additate come assolutamente false?
    Dopo i riferimenti a Derren Brown, fatti da Anthony, ho guardato un po’ di suoi video su internet. In molti di essi, Brown comincia guardando i telespettatori e dicendo: “Questo show fonde psicologia, missdirection, showmanship e magia”. Allora vorrei chiedere: stava “mentendo”? Perché anche le cose di Derren Brown sono, secondo la definizione di Anthony, “solo TRUCCHI”.
    Io ho l’impressione che si stia veramente cercando di spaccare il capello in quattro, scandalizzandosi se le DEFINIZIONI date da Tesei non coincidono alla lettera con le proprie. Come ho detto, mi sembra una guerra basata sul senso che ognuno decide di attribuire alle parole: se per Anthony un trucco è un trucco, per Tesei è importante definire meglio il termine, come un misto di più cose: “inganno da prestigiatore” ma anche presentazione (quello che Andrea definisce “il vestito”) dell’inganno. Probabilmente, la COMUNICAZIONE con cui “l’inganno” viene presentato è proprio ciò che permette a un banale trucco di diventare un buon trucco. Ecco quindi che la comunicazione assume un ruolo chiave, e mi pare che sia questo che Tesei sostiene. Niente di nuovo: mi pare che sia, come Anthony converrà, quello che viene insegnato nelle scuole di magia, cioè l’importanza della “PRESENTAZIONE”, quell’aspetto dell’illusionismo e del mentalismo che non è fatto di carte truccate o cose del genere, ma di pura comunicazione per poter indirizzare il pensiero degli spettatori (quindi psicologia…) in maniera da non “vedere” dove sta l’inganno da prestigiatore, il “banale” trucco.

    Rispondi
  • 6 Dicembre 2012 in 05:17
    Permalink

    Caro Arcano,
    tu sai davvero molte cose, sul mentalismo, su Tesei e sul Tesei-pensiero… che sia proprio TU, FRANCESCO TESEI????
    E’ l’unica giustificazione al tuo continuo arrampicarti sugli specchi nella tua crociata pro-Tesei. Vieni allo scoperto e falla finita. Tra l’altro, l’uso di una procedura di information retrieval (ho usato un AWV, allograph weight vector) mi conferma che sei tu (chi è in grado di fare questo tipo di test, se ne convincerà da solo).
    Dark Avenger

    Rispondi
  • 6 Dicembre 2012 in 05:33
    Permalink

    Ascoltatemi tutti:
    c’è un solo modo per capire se il funambolo cadrà a destra, a sinistra, oppure arriverà dall’altra parte.
    Basterà aspettare un pò di tempo, e si vedrà quanto questa discussione cadrà nel dimenticatoio, oppure verrà esacerbata portando a bruciare il libro di Tesei sul rogo eretico, oppure il libro di Tesei verrà insignito del Nobel per la PNL per l’anno 2012.
    In ognuno dei casi, il mondo avrà espresso il proprio verdetto. Basterà aspettare un pò di tempo.
    Così parlò Zaratustra.
     

    Rispondi
  • 6 Dicembre 2012 in 05:46
    Permalink

    Il Signor “Andrea” scrive:
    “Il fatto che Tesei sia inequivocabilmente esperto di comunicazione lo dimostra, infatti, il fatto stesso che questa pagina su di lui abbia raggiunto, con questo mio commento, ben 90 post…”
    Si, come dire che poichè milioni di spettatori filosofeggiano su ciò che accade nella casa del Grande Fratello allora vuol dire che è un programma colto e raffinato.
    Saluti, Francesco Tesei.
    Ciro

    Rispondi
  • 6 Dicembre 2012 in 07:59
    Permalink

    Vi prego continuate questo thread!!!!!!!
    Grazie all’alternanza di filosofia teoretica, epistemologia del mentalismo e momenti di puro trash retorico, siete diventati un appuntamento che allieta le mie piatte giornate.
    Grazie a tutti.

    Rispondi
  • 6 Dicembre 2012 in 08:29
    Permalink

    Volevo segnalare cosa mi è successo.
    Ho acquistato il libro di Tesei, e dopo un pò di allenamento ho imparato a riconoscere quando uno dice le bugie.
    Ho usato questa tecnica con mia moglie e ho scoperto che mi tradisce. Cioè sono un cornuto.
    E ora cosa devo fare? C’è un altro libro che posso leggere?
    Cordiali saluti,
    Mimmo

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *