Lontano dall’ansia e dalla psicoanalisi? Perizia sulla validità dei processi psicoanalitici

Armando De Vincentiis
Lontano dall’ansia e dalla psicoanalisi? Perizia sulla validità dei processi psicoanalitici
Libellula edizioni, 2012
pp.88
€ 12

Nelle serie televisive che vanno tanto di moda, quelle nelle quali abilissimi poliziotti dalle competenze tecnico-scientifiche impressionanti tentano di far luce sull’omicidio di turno, arrivati al profilo dell’assassinio si sente l’immancabile riferimento al complesso edipico irrisolto che avrebbe portato allo scatenarsi della violenza o ad altri concetti della medesima matrice. Il delitto diventa, perciò, la spia di un antico, latente conflitto che avrebbe ricercato una forma alternativa per manifestarsi e ogni lapsus del sospettato la ragione per ricercare simboli e metafore che alludano al suo crimine. La risoluzione del mistero sarà l’esito di un abile lavoro di decodifica di questi simboli, passando attraverso concetti come “rimozione”, “transfert”, “inconscio”, “super-Io”.

Anche la narrativa commerciale o i testi di critica d’arte sono un trionfo di psicologismo freudiano, come pure i talk show della TV generalista, dove ogni episodio di attualità diventa l’occasione per una dietrologia condita di un tripudio di concetti psicoanalitici, più o meno approssimativi. L’influenza della psicoanalisi nella società contemporanea è talmente evidente da averci assuefatto, al punto che quasi nessuno si chiede se questi concetti siano davvero scientificamente fondati oppure no. Il che potrà anche non essere un problema se si resta nell’ambito dell’intrattenimento o dell’arte, ma presenta dei grossi rischi se si pensa invece, su queste basi, di poter realmente aiutare chi è affetto da un disturbo psichiatrico che gli condiziona la vita.

L’interessante lavoro di Armando De Vincentiis mira, per l’appunto, attraverso una vera e propria perizia, a smascherare i lati deboli della terapia psicoanalitica, al fine di chiarire se essa sia realmente d’aiuto ai pazienti che vi si sottopongono. L’autore sceglie di portare avanti il discorso in modo agile e facilmente comprensibile anche dai non addetti ai lavori, assolvendo perfettamente al proprio intento divulgativo. Particolarmente azzeccata la scelta di porre, all’inizio di ogni breve capitolo, una domanda specifica, alla quale De Vincentiis risponde in modo insieme rigoroso e chiarissimo.

Un altro dei motivi che mi inducono a pensare che il saggio in questione meriti un’attenta lettura è il suo mettere in crisi alcune certezze che i mass media hanno indirettamente contribuito a consolidare nell’opinione comune, inducendo un’eccessiva fiducia nella terapia psicoanalitica, che, come dimostra De Vincentiis, si dimostra spesso inefficace nel risolvere le problematiche per le quali i pazienti scelgono di affidarvisi, esponendoli, inoltre, al rischio di esacerbare alcuni sintomi. Si tratta, quindi, di un testo utile a stimolare il senso critico del lettore, cosa della quale nella nostra società si sente particolare bisogno.

Completano il quadro già decisamente positivo la postfazione del neuroscienziato Sergio Della Sala e l’originale appendice, curata da Silvano Fuso, sul rapporto tra chimica e psicoanalisi.

Anna Rita Longo

Dottore in lettere indirizzo classico; dottoressa di ricerca in "Filologia patristica, medievale e umanistica"; specializzata nell'insegnamento secondario per le classi di concorso A051 e A052; docente di materie letterarie, latino e greco nei licei.

17 pensieri riguardo “Lontano dall’ansia e dalla psicoanalisi? Perizia sulla validità dei processi psicoanalitici

  • 10 Marzo 2012 in 14:46
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    Non è detto che una affermazione indimostrabile sia per questo falsa, le due cose vanno scisse. E anche nel Tuo caso, caro All, il fatto che sia stata tentata una cura indimostrabile scientificamente non vuol dire, automaticamente, che la stessa cura, utilizzata dagli stessi terapeuti su altre persone con problemi simili ai Tuoi, sia inefficace. L’ unica via di soluzione, per me, rimane una attenta e onesta monitorizzazione da parte di organismi indipendenti dei vari SSN che producano statistiche. Solo in base a questi dati si può sperare di far chairezza e di migliorare, non opponendo una controaffermazione ad una affermazione.

  • 9 Marzo 2012 in 18:24
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    ho appena terminato di leggere il libro, complimenti al cicap e ai suoi autori per la loro chiarezza espositiva e la capacità di demistificare (in senso positivo)  tutto ciò che è scientificamente dubbio.
    che la psicoanalisi fosse scientificamente dubbia lo sapevo ma, finalmento ora se ne sa meglio il perchè. Che il complesso di Edipo fosse una bufala è chiaro, che la rimozione fosse una emerita cavolata è chiaro, ma che fosse bufalina anche uno dei cardini presumibilmente ancor degno di attenzione come IL TRANFERT è davvero interessante, scardinato con una certa puntualità.
    non so come i difensori della psicoanalisi possano sostenere certe affermazioni indimostrabili.

  • 17 Febbraio 2012 in 14:12
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    Caro Luca, sognare di unire l’ utile al dilettevole è normale, non para.

  • 17 Febbraio 2012 in 13:24
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    @ Aldo:La mia amante?mi sembra un evento paranormale. ho vinto il premio James Randi?

  • 15 Febbraio 2012 in 11:30
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    Io  deduco che ho intrapreso un percorso che , forse, adatto per tutt’alltro, era completamente al di fuori della portata del mio problema. Certe cose andrebbero dette in tv e non relegate solo nelle pagine di un libro. si spenderebbero meno soldi e si aiuterebbero più persone.
    Da per tutto su internet si legge: Freud diceva Freud sosteneva, ma i pazienti sottoposti ad analisi freudiana cosa sostengono? molti pazienti sostengono un disagio che non si è mai placato e cosa sostengono gli psicoanalisi su questo?
     

  • 12 Febbraio 2012 in 22:18
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    il panico, l’ ansia, specialmente quella di non farcela, dipendono dai reni
     
    Cosa? Parli sul serio? Cioè fammi capire, tu stai dando dei consigli ad una persona di cui non sai nulla basandoti su un’idea che definirei quantomeno balzana (e solo perché sono gentile, l’aggettivo giusto è un altro)?
    all, io non sono un dottore quindi non oso consigliarti una terapia specifica ma per favore lascia perdere omeopati, pranoterapeuti e compagnia bella, parla con medici e psichiatri di cui ti fidi e rinforza la tua fiducia in te stesso. I farmaci, da quel che so, funzionano ma bisogna comunque stare attenti: non per fantomatici complotti delle case farmaceutiche ma perché devono essere consigliati solo ed esclusivamente da persone competenti, altrimenti si rischia di fare dei danni seri.

  • 12 Febbraio 2012 in 15:24
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    @all: gli amici del CICAP non me ne vorranno, tanto sanno che rappresento i Creduloni a 360 gradi. Innanzitutto i Santi non sono da disprezzare, anche perché sono gratuiti mentre, oramai, il famoso SSN non passa quasi più nulla gratis. Scegline quindi uno, il più simpatico,  tra quelli che portano il Tuo nome di battesimo, studiane la biografia e affidaTi a lui. E aggiungici per il Tuo specifico problema S. Aetelredo Vescovo. Ti spiego perché: il panico, l’ ansia, specialmente quella di non farcela, dipendono dai reni. Chi ce li ha sani non conosce la paura, specialmente quella di non aver energie, risorse, riserve tali da superare le difficoltà. E Aetelredo è patrono di tutti i nefropatici, anche per i “semplici” calcoli. Per rafforzare i reni nulla di meglio, inoltre,  che farseli toccare da un Pranoterapista serio (es. la mitica amante di Luca Neri Cesena, la Rita Cutolo) o massaggiare da una brava fisioterapista Shatsu. Poiché, comunque, una patologia del genere va aggredita da più lati, se hai voglia e soldi cercati un Medico Omeopata (serio anche lui, l’ ideale sarebbe uno che ha risolto un problema simile a un Tuo conoscente) che Ti faccia una Diatesi appropriata  e Ti dia i farmaci più adatti al Tuo caso. Ovviamente anche la dieta rafforza i reni, se non riesci a fare quella Macrobiotica, che è sempre la migliore, evita, quanto meno, caffè, alcool di ogni tipo, carni, formaggi, cibi troppo secchi o troppo salati, succhi di frutta e, soprattutto , le bevande fredde e i gelati, veri e propri killers dei reni; frutta con moderazione, meglio non andare oltre le mele cotte. Tutto questo, ovviamente, oso dirTelo bestemmiando in chiesa CICAP perché la Medicina, quella vera, quella di Garattini e di Veronesi, con Te non ce l’ ha fatta.
    Auguri.

  • Pingback:Perizia sulla psicoanalisi.

  • 12 Febbraio 2012 in 12:36
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    All’utente ‘all’:
     
    I disturbi d’ansia e panico si possono curare bene con alcune forme di psicoterapia, alcune delle quali definite brevi. Per i disturbi d’ansia è poco produttivo interpretare, scavare, analizzare, mentre è molto efficace concordare insieme al terapeuta prescrizioni comportamentali che il paziente deve mettere in atto fra una seduta e l’altra. Non di rado si può arrivare a uno sblocco dei sintomi in capo a poche sedute, dopo di che si procederà al consolidamento dei risultati ottenuti. In questa seconda fase può allora essere eventualmente utile un lavoro di ricostruzione del significato del sintomo ecc.
     
    Alcuni esempi di terapie adatte all’ansia sono la comportamentale e la breve strategica. Sul sito Medicitalia.it o sul mio sito può trovare vari articoli di approfondimento sulla psicoterapia in generale e su alcuni dei più diffusi approcci terapeutici, ad esempio questi:
     
    http://www.medicitalia.it/minforma/Psicoterapia/533/Mini-guida-per-la-scelta-dell-orientamento-psicoterapeutico
     
    http://www.giuseppesantonocito.it/art_psicoterapia.htm
     
    Per quanto sia comprensibile il suo scoraggiamento, la invito a non demordere poiché l’ansia si può risolvere. Chieda magari un parere a un terapeuta specializzato in un approccio adatto all’ansia, in capo a poche sedute potrà rendersi conto se otterrà risultati o meno.
    Saluti

  • 12 Febbraio 2012 in 11:41
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    ho seguito una terapia analitica per 5 anni, dico 5 per disturbi di ansia e panico. l’ansia ce l ho ancora, ho speso una barca di soldi. ma sono cos’ì sfiduciato che non ho alcuna intenzione di rivolgermi ad altri. Mi hanno parlato di terapie brevi ma che vuol dire? i farmaci? be da quello che sento anche lì c’è un giro poco chiaro delle industrie farmaceutiche. Ma allora un malato che deve fare? rivolgersi ai santi?(espressione poco popolare di certo in uno spazio del cicap )
    che ben vengano libri per capire con la speranza che siano anche per fare.
    saluti

  • 8 Febbraio 2012 in 11:50
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    C’è la dimensione clinica, individuale della cura al singolo paziente, nel momento in cui viene erogata, e c’è l’altra, statistica e riflessiva, a posteriori, che cerca d’individuare ciò che funziona e distinguerlo da ciò che non funziona. Entrambi i momenti sono fondamentali. L’uno senza l’altro producono mancanza di riproducibilità della cura o rigidità eccessiva. Il protocollo psicoterapeutico NON è un algoritmo, un programma da seguire in modo pedissequo, rigido, ma un canovaccio, una strategia che dev’essere adattata di volta in volta al paziente. Del resto, di fronte a casi simili è noto che ogni terapeuta competente tende a fare cose simili. Perciò tanto vale eleggere a metodo il fenomeno, traendone il maggior vantaggio possibile. Da qui la necessità del protocollo terapeutico, non però da tutti condivisa.

  • 8 Febbraio 2012 in 11:28
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    “allo stato attuale non tutti gli indirizzi psicoterapeutici concordano sulla necessità di protocolli validati, di solidi canoni metodologici capaci di far luce in modo empirico su ciò che è valido e affidabile in terapia, e per quale tipo di disturbo.” (Dal commento di Santonocito) Anche se ogni singolo paziente andrebbe trattato senza tanti protocolli, solo una monitorizzazione esterna attenta e statistica della terapia applicata può elevare definitivamente la Psicoterapai, ovvero il tentativo di curare malattie della psiche, a Scienza Medica simile alla Chirurgia e alla Farmacologia. Se non possiamo analizzare successi e fallimenti, rimane tutto soggettivo.

  • 7 Febbraio 2012 in 11:08
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    Chiedere ad un paradigma scientifico (o presunto tale) quali siano le prove empiriche a sostegno delle sue ipotesi mi sembra non solo lecito, ma anche “rispettoso”.
    Che la psicoanalisi sia ormai da anni “sotto processo” secondo me è un bene non solo per il mondo della psicologia e della psicoterapia, ma anche per la psicoanalisi stessa: la aiuta a non essere autoreferenziale, a confrontarsi ed aprirsi alle verifiche come ogni sistema maturo; il rischio, altrimenti, è quello del dogma.
    E credo che il lavoro di Armando De Vincentiis, in modo intellettualmente onesto, vada proprio nella direzione di una messa in discussione che forse piacerebbe ad un Maestro del Dubbio come S. Freud…

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