Il mystero degli orologi siciliani

Pubblichiamo un articolo a firma di Gigi Cappello e Fabio Pulvirenti del CICAP Sicilia sul presunto mistero degli orologi siciliani impazziti.

Durante i primi giorni del mese di giugno 2011 l’attenzione di blog, siti web e testate giornalistiche si è concentrata su uno strano fenomeno. Si è diffusa la notizia che numerose radiosveglie in Sicilia andavano avanti di diversi minuti al giorno. In brevissimo tempo la notizia è stata riportata da molte fonti d’informazione, accompagnata in molti casi da teorie più o meno fantasiose e amplificata dalla cassa di risonanza dei social network, dove in molti hanno iniziato a far presente di aver in precedenza notato il fenomeno ma di averlo attribuito a un difetto del loro dispositivo.

Ecco come sono andati i fatti.
Il 6 giugno, sulla bacheca Facebook di Francesco Nicosia, perito informatico alla ST Microelettronics di Catania, appare il messaggio:

IMPORTANTE : Quanti di voi hanno avuto problemi con gli orologi digitali (sveglie, forno a microonde, etc, etc) durante l’ultima settimana?
Io ho ben due orologi di ben 15 minuti avanti. Sto chiedendo in giro e il 100% delle persone a cui ho chiesto (Catania e provincia), ha lo stesso identico problema.
Rispondete please e soprattutto diffondete, in modo da capire se il problema è locale o generale.

Poche ore dopo, lo stesso Nicosia, il primo ad accorgersi del fenomeno con il collega Andrea De Luca, informa di aver avvisato del fatto alcune redazioni giornalistiche. Ed in effetti, il giorno dopo, la notizia viene trasmessa dal telegiornale della rete locale Telecolor. Il servizio inizia con un quasi allarmante:

Fate bene attenzione, il fatto potrebbe essere capitato anche a voi.

seguito da più di un invito a porre attenzione alle proprie radiosveglie digitali con display al LED e da una intervista al Professor Falciglia dell’Università di Catania, il quale, dopo aver messo le mani avanti riguardo il fatto di non avere elementi scientifici su cui basarsi, avanza l’ipotesi di disturbi elettromagnetici causati dall’attività di radioamatori, disturbi che, ci tiene a precisare “non necessariamente sono pericolosi per la salute…”

Il servizio ha un doppio effetto: da un lato scatena i commenti dei radioamatori riguardo l’infondatezza della teoria (commenti anche di alto livello scientifico, che, purtroppo, sono rimasti relegati a forum specialistici), dall’altro genera una gran quantità di segnalazioni principalmente da Catania (principale bacino d’ascolto del telegiornale), ma anche da altre parti della Sicilia. L’evento assume una portata più ampia, tale da suscitare l’interesse della stampa a grande raggio d’azione e da indurre l’emittente Telecolor a dedicarvi un altro servizio.
Viene intervistato il dottor Emanuele Dilettoso, del Dipartimento di Ingegneria Elettrica dell’Università di Catania che pone sul banco degli imputati gli impianti fotovoltaici non autoregolati presenti nell’isola. Ancora una volta si tratta di una soluzione che non convince molto gli addetti ai lavori.

Vediamo perché.
L’immissione di energia proveniente dall’uso dei pannelli solari nella rete elettrica è regolata dalla normativa DK5940 2.2 la quale prevede una serie di misure di sicurezza che i dispositivi di immissione devono adottare affinché tensione e frequenza rientrino nei limiti di accettabilità richiesti dal distributore di energia elettrica. Negli impianti fotovoltaici non autoregolati e in condizioni particolari in cui vi è assenza di alimentazione della rete pubblica o momentanei disservizi, possono in effetti verificarsi sfasamenti di frequenza fuori dai valori nominali richiesti ma solo se vi sono problemi alle protezioni di interfaccia (PIB), costituite da relè di frequenza e tensione non correttamente tarati o danneggiati il che fa pensare o a casi isolati o a difetti di fabbricazione delle interfacce. Il fenomeno tuttavia è stato sia abbastanza diffuso che segnalato anche da chi non usa i pannelli fotovoltaici.
Il primo quotidiano online di tiratura nazionale a segnalare l’inconsueto fatto è stato il Corriere.it, che in un articolo dell’8 giugno tenta di fare il punto su quanto accaduto nel corso dell’intera settimana precedente. Nell’articolo sono riportate alcune testimonianze da Facebook o dai blog.
Il 9 giugno Repubblica.it ripropone il secondo servizio di Telecolor, mentre dalla redazione regionale della stessa testata giunge un titolo piuttosto inquietante:

Catania, orologi digitali impazziti. Scatta la caccia al “poltergeist”.

Nell’articolo si fa infatti cenno alle numerose teorie, alquanto fantasiose, che hanno nel frattempo iniziato a fare compagnia a quelle un po’ più serie, e che comunque meritano di essere citate dalla stampa, in base alla regola del “tutto fa notizia”. Si legge ad esempio:

Scenari da poltergeist, tempeste solari, micidiali influssi da radiofrequenze, presenza di radioattività o campi magnetici in vertiginoso aumento? […]
Da Palermo a Trapani, da Noto a Messina, da Enna a Vittoria, persino a Canneto di Caronia, il paesino siciliano protagonista degli ancora misteriosi incendi autonomi, succede lo stesso.

Ecco: non dimentichiamoci di Canneto di Caronia, che con la questione degli orologi condivide soltanto la regione.

Tra le tante ipotesi viene invocata pure quella relativa ad una non ben definita forma di magnetismo dell’Etna che si accanirebbe solo sulle radiosveglie, ipotesi però poi quasi subito scartata non tanto per l’infondatezza del fenomeno quanto perché le segnalazioni provenivano anche da altre provincie oltre quella catanese.
Alle ipotesi più disparate, volte alla ricerca del sensazionalismo, si aggiungono veri e propri strafalcioni in grado di aggiungere confusione alle notizie approssimative diffuse in quei giorni. Sul sito Repubblica.it, in un articolo firmato dalla giornalista Michela Giuffrida, leggiamo:

“C’è chi ha perso l’aereo, chi è entrato a scuola alla seconda ora, chi è arrivato in clamoroso ritardo al lavoro o a un appuntamento importante”.

non riflettendo sul fatto che se le sveglie vanno avanti casomai si arriverà in anticipo e non certo in ritardo.

Analogamente in un video sempre su Repubblica.it il giornalista afferma che l’effetto di questo fenomeno è quello di:

puntare una sveglia sempre allo stesso orario e vederla suonare 10-20 minuti dopo.

In questo caso non si capisce che cosa il giornalista intenda, visto che la radiosveglia suonerà comunque esattamente allo stesso orario a cui è stata puntata e semmai ci si sveglierà comunque dieci minuti prima dell’effettivo orario previsto.

Non appena anche i giornali nazionali propongono la notizia, il caso degli orologi ha un’immediata diffusione sui social network. Nonostante il “tam-tam” sensazionalisticamente annunciato negli articoli, infatti, fino a quel momento, discussioni e commenti erano circoscritti.
Gli autori della notizia che per primi avevano pubblicato su Facebook la loro scoperta vengono a conoscenza della sua vasta diffusione soltanto quando numerosi loro contatti hanno linkato la notizia, chiedendo anche se il CICAP avesse iniziato ad occuparsi del caso.

A questo punto il numero di casi segnalati aumenta a dismisura. Sono molti quelli che in Sicilia si accorgono di avere una sveglia capricciosa. Alcune vanno avanti, altre indietro. Non vengono risparmiati neanche apparecchi a pile, slacciati dalla rete elettrica. Di colpo quasi tutti hanno almeno un orologio che, per un motivo o per un altro, perde (o guadagna) minuti. Il fenomeno cioè diventa evidente a tutti non appena viene detto di porvi l’attenzione. Qualcuno riferisce persino di comportamenti anomali delle sveglie digitali fuori dalla Sicilia.

Le spiegazioni

Già il servizio di Telecolor dell’8 giugno faceva cenno al fatto che, proprio in quei giorni (dal 18 maggio per l’esattezza) fossero in corso dei lavori di manutenzione alla rete elettrica di collegamento fra la Sicilia e la penisola, lavori che potevano avere effetti non irrilevanti sulla frequenza erogata.

Intervistato a tal pro, lo stesso Francesco Nicosia, si dice scettico a riguardo:

Ci avevo pensato anch’io, ma ho fatto verificare la linea elettrica di casa mia (230 Volt, con una frequenza di 49.89 Hz) e tutto sembra regolare. E poi se fosse così i guasti dovrebbero riguardare tutti gli elettrodomestici.

Nonostante gli ultimi tentativi di tener viva la notizia, i giornali decidono di dichiarare chiuso il caso. Fra l’11 e il 13 giugno, numerose testate titolano «mistero risolto», proponendo a riprova la seguente dichiarazione del professor Lanzafame, ordinario di macchinari e sistemi energetici dell’università di Catania

Il fenomeno non è nuovo ma è stato notato e ha avuto più larga diffusione per via dei social network e di televisioni private che hanno amplificato l’accaduto, facendo nascere in rete il “giallo degli orologi” in Sicilia, che mistero però non è. È stato un problema di rete isolata, ma è stato risolto. Accadrà di nuovo al prossimo distacco dalla rete continentale, ma non è nulla di grave.

La spiegazione proposta, sebbene non ufficiale (il gestore della rete non si è ufficialmente pronunciato), è indubbiamente plausibile.

Daniele Bolognari, ingegenere e socio del gruppo Veneto del CICAP, ci spiega:

Gli orologi digitali di vecchio tipo ricavano il clock (il riferimento in base al quale un dispositivo definisce la sua scala dei tempi) dalla frequenza della corrente alternata delle rete elettrica cui sono allacciati, ottenendo due impulsi ad ogni periodo. Alla frequenza di 50 Hz,tipica della rete nazionale, corrisponde un periodo di 20 ms (millesimi di secondo), quindi gli impulsi utilizzati per il clock saranno distanziati di 10 ms l’uno dall’altro. Ogni 100 impulsi conteggiati dai circuiti digitali interni, l’orologio avanzerà di 1 secondo. Poiché nell’arco di 24 ore ci sono 86.400 secondi, verranno conteggiati 8.640.000 impulsi e l’orologio segnerà il tempo correttamente. Se però, per esempio, la frequenza dovesse essere leggermente superiore (anche solo a 50,1 Hz) il periodo non sarà più di 20 ms ma di 19.96 ms e gli impulsi saranno distanziati di 9,980 ms l’uno dall’altro. In queste condizioni ogni 100 impulsi, l’orologio internamente avanzerà di 1 secondo, ma in realtà ne saranno trascorsi 0,9980 e nelle 24 ore 86.227,2. L’orologio pertanto sarà andato avanti di 172,8 secondi, cioè circa 3 minuti nelle 24 ore, risultato questo che è compatibile con quanto è stato osservato.

La rete elettrica nazionale è collegata a quella europea e la frequenza su tutto il territorio è costante con una tolleranza molto stretta.
I lavori di manutenzione sul cavo elettrico che collega la rete siciliana a quella nazionale, avvenuto secondo quanto è stato comunicato il 18 maggio, ha richiesto il momentaneo distacco dalla rete nazionale, rendendo quindi la rete locale, isolata da quella nazionale ed europea e questo ha fatto sì che la frequenza della corrente alternata delle rete elettrica siciliana fosse soggetta a possibili limitate variazioni rispetto al valore normale di 50 Hz.
Ad oggi i lavori di manutenzione sono terminati. e nessuno, pare, segnali più fatti anomali. Al di là del mistero (o meglio del presunto mistero), la questione è stata impropriamente alimentata dai media che hanno gestito la notizia in modo approssimativo spacciando per misterioso un fenomeno che di misterioso, a ben vedere, aveva ben poco.

Si ringrazia Daniele Bolognari (CICAP Veneto) per il contributo sulla parte tecnica e per gli utili suggerimenti.

12 pensieri riguardo “Il mystero degli orologi siciliani

  • 28 Luglio 2011 in 09:39
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    L’unico fatto testimoniale presente in questa vicenda è che:
    molti orologi in Sicilia non sono isocroni (ma non è stata documentata da deviazione standard del fenomeno).
    La stragrande maggioranza degli orologi, radiosveglie, timer ecc. esistenti (anche in Sicilia) non prende il segnale di sincronismo dalla rete elettrica. Quello di prendere il segnale di sincronismo dalla rete è un vecchio modo di far funzionare gli orologi basato sull’utilizzo di un piccolo motore sincrono che una volta collegato direttamente alla rete gira sincrono a 50Hz e aziona direttamente la meccanica. Il grosso problema di questi orologi è che se vengono disconnessi dalla rete elettrica si fermano. Qualsiasi tipo di orologio che una volta disconnessa la rete, pur non funzionando momentaneamente, ritorna a segnare l’ora esatta alla riconnessione non è di questo tipo! Attualmente quasi tutti gli orologi usano un seplicissimo ed economicissimo cristallo di quarzo che, con una piccola batteria, consente di far camminare la macchina anche se la tensione di rete è scollegata. Unica eccezione sono i timer (elettro-meccanici) delle lavatrici e delle lavastoviglie.
    Direi quindi che la rete elettrica Siciliana non può essere la responsabile del problema! Inoltre anche se volessimo imputare la rete come colpevole dobbiamo considerare che lei stessa deve essere Plesiocrona, cioè, anche se istantaneamente la frequenza varia (pochissimo) momento per momento, al  termine della giornata l’errore complessivo accumulato deve essere solo di qualche decina di oscillazioni (anche in caso di distacco dal continente).
    Direi che la spiegazione più plausibile è questa: gli orologi della Sicilia non sono molto precisi, come del resto quelli di tutto il mondo. Un siciliano se ne è accorto e lo ha fatto notare a tutti gli altri. I siciliani si sentono diversi e isolati da resto del mondo e per questo hanno attribuito le normali tolleranze dei loro orologi alla condizione di isolani.
    Spiegazione n°2: La frequenza di oscillazione del quarzo dipende dalla temperatura ( qualche ppm/°C). La sicilia è un territorio caldo. Tutti gli orologi al quarzo siciliani vanno sicuramente più veloci di quelli di Greenwhich. Qualche decina di parti per milione che in un anno si traducono in qualche decina di secondi.

  • 9 Luglio 2011 in 22:50
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    Per essere considerato, almeno dai Creduloni della mia tribù,un fenomeno paranormale, avrebbero dovuto spostare le lancette in avanti anche i vecchi orologi meccanici, sia a polso che a cucù. Se poi lo avessero fatto anche le meridiane dei vecchi palazzi siciliani…

  • 9 Luglio 2011 in 12:31
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    @CFK
    Grazie dei link. Non conoscevo il problema, ma a parer mio non sarebbe neanche necessario fare questi test costosi per variare la frequenza di rete: basta usare un buon orologio a pile, o ricorrere a quello dei cellulari o dei computer, non soggetti alle bizze della rete elettrica. In ogni caso, problema interessante.

  • 8 Luglio 2011 in 15:17
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    @Alberto
    Ecco due altri link per la stessa notizia.
    Quello a cui mi riferivo quando ho detto di aver letto qualcosa in proposito è Popular Science, però quando mi sono messo a scrivere qui il mio commento non avevo sotto mano il link e la ricerca su google mi ha portato al sito treehugger
    http://www.popsci.com/technology/article/2011-06/federal-study-save-electricity-might-disrupt-nations-clocks
    http://www.rdmag.com/News/2011/06/Energy-Electricity-Industry-Policy-Power-grid-change-may-disrupt-clocks/

    In particolare il passaggio a cui facevo riferimento è questo:
    “Renewable energy is one primary reason FERC cares about frequency variation. Power sources like wind and solar energy will ramp up and drop off with great variability, inducing spikes and valleys in the energy flowing through the nation’s electrical grid. Adjusting for those differences is expensive, and can be wasteful, according to FERC. Forgetting about it would just be easier — unless all the nation’s clocks are suddenly off.”

  • 8 Luglio 2011 in 14:14
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    @CFK
    Mi sembra strano che la frequenza di rete possa essere variata in funzione dell’intermittenza della fonte. Avresti un link affidabile per questa cosa delle rinnovabili? Non per altro, è che un sito di nome TreeHugger non mi sembra il massimo come affidabilità 🙂

  • 7 Luglio 2011 in 20:15
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    Quando si parla di coincidenze.
    Giusto qualche giorno fa avevo letto che negli stati uniti stanno facendo degli esperimenti con la rete elettrica cambiando la frequenza e tra i possibili effetti collaterali parlavano proprio degli orologi. Il cambio della frequenza permetterebbe di risparmiare (non ricordo i dettagli tecnici) e di affrontare meglio le variazioni dovute all’uso di fonti energetice meno stabili come il solare e l’eolico.
    http://www.treehugger.com/files/2011/06/clocks-may-drift-while-us-power-grid-adapts-increased-use-renewable-energy.php
     

  • 7 Luglio 2011 in 20:08
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    @Dom
    Quasi sicuramente molti dei casi in questione non sono accaduti per lo stesso motivo, anche se non saprei fare una stima: quindi sì, propenderei per una semplice coincidenza. Poi si sa, i giornalisti ci calcano sempre un po’ la mano, la voce si diffonde, ed ecco che il mystero è bello e pronto 🙂
     

  • 7 Luglio 2011 in 19:18
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    @Alberto
    Si tratterebbe quindi di coincidenze collegate ad arte da chi ha diffuso la notizia, un po’ come per le “morie di uccelli”?

  • 7 Luglio 2011 in 18:41
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    @Janez
    Penso che sia più probabile che ciò accada per le variazioni di temperatura, che alterano la piezoelettricità del quarzo, che non per “anzianità” dello strumento.
    @Dom
    Probabilmente pile di bassa qualità potrebbero, in particolar modo verso il termine della loro vita, non fornire più una corrente costante al circuito interno, sballando quindi l’ora.

  • 7 Luglio 2011 in 15:17
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    @ Marcella
    So che il cristallo di quarzo presente negli orologi, con il tempo autenta la sua frequenza di risonanza.
    Sicchè le vecchie sveglie tendono ad andare avanti.

  • 7 Luglio 2011 in 13:39
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    Ottima spiegazione – ma per quanto riguarda i casi di apparecchi a pile?

  • 7 Luglio 2011 in 12:05
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    Una curiosità: a casa mia (ho cambiato tre abitazioni), da sempre, le sveglie elettriche vanno avanti, sia quelle alimentate con la rete elettrica che quelle a pile. Oltretutto ho avuto il vantaggio di non aver mai perso né un treno né un pullman e sì che quando insegnavo ho viaggiato parecchio con i mezzi pubblici!

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