L’effetto Mandela

“Suonala ancora, Sam”

E’ una citazione che abbiamo sentito tutti, se chiedessi da dove viene decine di persone risponderebbero all’istante… Però, un momento: qualcuno ha detto Casablanca? Se è così, avete sbagliato: quella frase nel film di Michael Curtiz non compare. Non viene pronunciata nell’originale (dove Ingrid Bergman sussurra invece “Play Sam. Play As time goes by”), né nel doppiaggio italiano (“Suona la nostra canzone, suona come a quel tempo. Suona Sam, suona “Mentre il tempo passa”). Ascoltare per credere.

Ma allora perché così tante persone sono pronte a giurare di aver sentito quel “Suonala ancora, Sam” nel film Casablanca? Da un po’ di tempo a questa parte, c’è chi chiama in causa le teorie più ardite della fisica moderna.
Se molte persone ricordano un evento in maniera sbagliata – sostengono – dev’essere perché esiste in realtà un universo parallelo in cui le cose sono andate diversamente dal nostro e ci si è in qualche modo “scambiati” le informazioni. Il fenomeno è diventato noto sul web come “effetto Mandela”: una delle proponenti di questa teoria, Fiona Broome, avrebbe infatti scoperto la cosa durante un convegno, accorgendosi che sia lei che molti dei presenti ricordavano chiaramente la morte di Mandela in prigione negli anni ’80.

Vedi, ho sempre pensato che Nelson Mandela fosse morto in prigione. Pensavo di ricordarlo chiaramente, con tanto di telegiornali sul suo funerale, il lutto del Sud Africa, ribellioni in alcune città e lo struggente discorso della sua vedova. Poi, scoprii che era ancora vivo.

Ovviamente il settore in cui funziona meglio è quello dei film: quanti di voi sarebbero pronti a giurare che in Star Wars Darth Vader esclami “Luke, sono tuo padre”? E chi non ricorda il celebre “Ho visto cose che voi umani non potreste nemmeno immaginare” di Blade Runner? Ma non sono gli unici casi, come in tutti i fenomeni virali sono sorti interi blog dedicati alle “cose ricordate ma non reali”, da semplici nozioni come il numero degli Stati Uniti ad alcuni episodi di Star Trek mai esistiti.

La maggior parte degli appassionati, come abbiamo detto, individua la spiegazione nel concetto di universo parallelo (da qualche parte dovrebbe esistere un’altra Terra con un’altra Casablanca in cui viene davvero pronunciato quel “Suonala ancora, Sam”).

Ma forse ci sono spiegazioni un po’ più semplici, che chiamano in causa i meccanismi della nostra memoria: nel caso dei dialoghi dei film, ad esempio, abbiamo la tendenza a “semplificare” le citazioni, in modo da ricordarle meglio. A questo si somma il rafforzamento dell’errore quando ripetuto da altre persone (nel caso di Casablanca, per dire, ha giocato sicuramente un ruolo il fatto che la citazione compaia in altri film nella forma sbagliata o in forme simili, compreso quel “Provaci ancora, Sam” che ha dato il nome a un film di Woody Allen).

Nel caso dei falsi episodi di Star Trek, conta molto il fatto che si venga interrogati in merito da una persona cara o che giudichiamo autorevole. Dire a una persona “Ehi, ma ti ricordi quando il capitano Kirk si scontrò con la piovra gigante cavalcata da Spock”, può portare chi ascolta a immaginare l’episodio e magari anche a convincersi di averlo visto.
In un celebre esperimento ideato dalla psicologa Elizabeth Loftus, ad esempio, diverse persone vennero convinte di aver stretto la mano a Bugs Bunny in occasione di una loro vista a Disneyland da bambini (cosa che ovviamente non potrebbe mai essere successa, visto che Bugs Bunny non è un personaggio Disney).

Esiste in proposito un piccolo esperimento, che potete sperimentare anche voi. Leggete ad alta voce le seguenti parole:

Porta, vetro, abbaino, ombra, cornice, casa, aperta, tenda, infisso, veduta, brezza, telaio, schermo, serranda.

Fatto? Bene, ora provate a scrivere tutte quelle che ricordate in un foglio, senza rileggere l’elenco.

Per caso, avete scritto la parola finestra? Se è così, vi abbiamo appena indotto un falso ricordo, dovuto al fatto che la “finestra” era in qualche modo “in relazione” con tutte quelle parole, ed è molto probabile che visualizzando alcune di esse sia comparsa, da qualche parte, anche lei. Non preoccupatevi, è una cosa normalissima: il gioco funziona in circa l’85% dei casi.

A dispetto di chi pensa “me lo ricordo, quindi dev’essere successo”, la nostra memoria non è una telecamera che registra asetticamente la nostra vista. E’ un processo continuo di creazione e ri-creazione, in cui intervengono falsi ricordi, confabulazioni (cioè la fusione tra ricordi diversi), e suggestioni. E’ questo il segreto dell’effetto Mandela: tutto sommato, una spiegazione altrettanto affascinante quanto quella degli universi paralleli.

Immagine da Flickr, Elliott Brown, CC BY-SA 2.0

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