Pagine scettiche – Alessandro o il falso profeta, di Luciano di Samosata

Questa rubrica è dedicata a libri e film usciti ormai da qualche anno e che trattano il sovrannaturale e lo scetticismo in maniera diversa e inattesa. Naturalmente, gli articoli contengono spoiler e anticipazioni per chiunque non abbia letto o visto le opere trattate.

Chi dice che il debunking è un’invenzione moderna? Molto prima dell’avvento di internet, nel secondo secolo dopo Cristo, è vissuto uno scrittore greco eccezionale: Luciano di Samosata. Di chiare simpatie epicuree, Luciano è autore di una Storia vera che più falsa non è, e che è quasi un romanzo di fantascienza ante-litteram. Ma anche di diversi dialoghi e saggi, tra cui il lettore scettico non può assolutamente perdersi Alessandro o il falso profeta.

Davvero, leggetelo: se proprio non volete andarvi a cercare il libro in qualche polverosa biblioteca, sul web si trova anche una bella traduzione ottocentesca ad opera di Luigi Settembrini, digitalizzata dal progetto LiberLiber (volume II delle Opere di Luciano voltate in italiano, p. 81).

Il falso profeta è scritto in forma di lettera a un amico di Luciano e “collega debunker”, Celso, a sua volta autore di un libro critico sui falsi maghi. E prende di mira un personaggio realmente esistito, l’autopraclamatosi veggente Alessandro, che aveva messo su un bel business spacciandosi per oracolo nella città di Abonutico.

Ora, facciamo un inciso. Tra primo e secondo secolo d.C. nel mondo greco-romano succede qualcosa che ricorda un po’ la New Age dei nostri giorni, tutti a cercare un tramite con il sovrannaturale e una risposta definitiva alla vita, l’universo e tutto quanto. E’ un periodo in cui si diffondono le religioni dall’Oriente e le “nuove spiritualità”, dal misticismo di Pitagora a quella cosa nuova e strana che verrà poi chiamata Cristianesimo. Ed è in questo clima che lo spregiudicato Alessandro riesce a conquistarsi fama e ricchezza.

Luciano ci racconta dei suoi torbidi inizi, della sua smodata ambizione, fino alla costituzione di un tempio oracolare dove il veggente fa da tramite con il dio Glicone (una specie di serpente antropomorfo dal sapore vagamente rettiliano). Venerato come successore di Pitagora, Alessandro riesce ad avere come “sponsor” il console Rutiliano e a trasformare Abonutico da un oscuro centro dell’Anatolia in una piccola Medjugorje dell’antichità.

Ma a questo punto entra in scena Luciano, fedele all’epicureismo e alla ragione, che col piglio di un James Randi dell’epoca comincia a denunciare i trucchi del falso profeta. La testa parlante di Glicone? Un accrocchio da cui escono suoni grazie a un sistema di tubi, e che esclusivamente nell’oscurità si può scambiare per un vero serpente. Le previsioni del futuro? Vaghe e fumose, in cui solo a posteriori si può leggere un responso, e che in caso di palese errore vengono addirittura cambiate e sostituite con altre più azzeccate. Le lettere che arrivano chiuse e chiuse ripartono, ma a cui viene data puntuale risposta? Ma andiamo, ci sono diverse tecniche per aprire un sigillo senza che nessuno se ne accorga (come quella di usare un ago rovente e passarlo al di sotto della cera, un classico dell’illusionismo anche a secoli di distanza).

Luciano però non si limita a mettere in guardia i fan di Glicone, si reca anche sul posto per “toccare con mano” le qualità del veggente. E qui avrà modo di interrogare l’oracolo e “prenderlo in castagna”, con una serie di domande mirate e qualche trabocchetto. Alessandro non apprezzerà e arriverà al punto di cercare di farlo uccidere: dimostrazione che la ragione è un’arma sempre sgradita a chi fa affari sulla pelle degli ingenui, in passato come ai giorni nostri. E poi ditemi se non meriterebbe una tessera CICAP alla memoria.

Immagine in evidenza: Statua di Glicone a Tomis (oggi Costanza, in Romania) [ChristianChirita, CC BY-SA 3.0, via commons.wikimedia.org]

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