Storia e Scetticismo: gli anniversari dal 10 al 16 ottobre

Ricordando tanto il trattato sulla messa al bando parziale dei test nucleari, attivo dal 10 ottobre 1963, e il trattato sullo spazio extra-atmosferico, in forza esattamente quattro anni dopo (il 10 ottobre 1967) – grazie ai quali gli esperimenti nucleari sono stati limitati al sottosuolo e lo spazio non può essere utilizzato per la strategia bellica né può essere rivendicato, raccontiamo qualche interessante aneddoto delle ricorrenze della settimana in corso:

STORIE INCREDIBILI

La cartina mostra il raggio d'azione dei missili nucleari previsti nel progetto che causò la crisi di Cuba nel 1962. L'immagine, in miglia nautiche, fu utilizzata all'epoca dalla CIA (credit: The John F. Kennedy Presidential Library and Museum, Boston - Pubblico Dominio)
La cartina, prodotta dalla CIA, con il raggio d’azione dei missili legati alla crisi di Cuba nel 1962 (credit: JFK Presidential Library & Museum – Pubblico Dominio)

A UN PASSO DALLA GUERRA MONDIALE. Il 14 ottobre 1962, un aereo militare statunitense Lockheed U-2, equipaggiato per la ricognizione, vola sopra la città cubana San Cristóbal, e rivela la costruzione di numerose piattaforme di lancio per missili balistici nucleari sovietici, con una portata di minaccia tra i 2.000 e i 3.500 kilometri e trasportati a Cuba via nave: più che sufficienti per colpire obiettivi strategici negli Stati Uniti, fazione opposta nella Guerra Fredda.
Ci vorranno 14 giorni, dopo un blocco navale serrato e l’abbattimento di un U-2, per porre fine all’incidente diplomatico, arrivando ad un accordo bilaterale tra i capi di stato Kennedy e Chruščëv. Durante i giorni di terrore internazionale, il livello di allerta militare USA ha raggiunto il DEFCON 2, il più alto mai raggiunto nella storia americana, e l’ultimo prima della mobilitazione generale.

La custodia degli occhiali e gli appunti del discorso di Theodore Roosevelt, colpiti dal proiettile calibro .38 (credit: Rickster77 - en.wikipedia, CC-BY-SA-3.0-MIGRATED)
La custodia degli occhiali e gli appunti del discorso di Theodore Roosevelt, colpiti dal proiettile calibro .38 (credit: Rickster77 – en.wikipedia, CC-BY-SA-3.0-MIGRATED)

IL POLITICO INARRESTABILE. L’ex presidente americano Theodore Roosevelt il 14 ottobre 1912 è a Milwakee, nel Wisconsin, nel pieno della sua campagna elettorale per le prossime elezioni politiche; fuori dal ristorante appena prima di iniziare il suo discorso alla folla in attesa in un auditorium, un barista – John Flammang Schrank – tenta di assassinarlo, sparandogli al petto con una calibro .38. Il proiettile attraversa la custodia dei suoi occhiali e gli spessi fogli degli appunti per il discorso, piantandosi nel petto del celebre politico; quest’ultimo realizza che, per quanto minaccioso, il proiettile non ha ferito organi interni: rifiuta le cure, raggiunge il palco e inizia a parlare al pubblico: “Signore e signori, non so se avete realizzato che mi hanno sparato, ma ci vuole ben più di questo per abbattere un grosso alce come me“. Porterà a termine il resto del suo discorso con un’evidente e copiosa perdita di sangue al petto. Il proiettile non sarà mai rimosso; Roosevelt resterà poi in ospedale una settimana, durante la quale i suoi avversari interromperanno onorevolmente la campagna elettorale, e, schierato sia contro i repubblicani che i democratici, sarà sconfitto da questi ultimi, capitanati dal democratico Woodrow Wilson. Schrank, giudicato folle, sarà prima incarcerato e poi trasferito al Central State Mental Hospital, dove resterà degente fino alla morte nel 1943.

STORIA E TECNOLOGIA

Una replica delle tre navi colombiane, in mare durante un'esposizione a Chicago, all'inizio del '900 (credit: Pubblico Dominio)
Una replica delle tre navi colombiane, in mare durante un’esposizione a Chicago, all’inizio del ‘900 (credit: Pubblico Dominio)

IL NUOVO MONDO. Dopo più di due mesi di viaggio in mare dalla partenza da Palos e a 5 settimane dall’ultimo scalo alle Canarie, il 12 ottobre 1492 tre navi (due caravelle, Niña e Pinta, più la Santa Maria, una caracca a tre alberi) capitanate da Cristoforo Colombo giungono su un’isola sconosciuta. Il celebre navigatore, sbarcato a terra, battezza la scoperta “San Salvador”, convinto di aver finalmente trovato la via per le Indie Orientali. L’errore è in realtà madornale: la nuova isola è a meno della metà della distanza dalla sua meta, e fa parte delle odierne Bahamas. Il primo avvistamento diretto dell’isola è avvenuto sulla caravella Pinta, da parte di Rodrigo de Triana, che non incasserà mai un premio apposito promesso da Colombo, a causa di un (patetico) escamotage del navigatore, ancora oggi leggibile dal suo diario di bordo, affermando di essere egli stesso il primo avvistatore: “l’Ammiraglio, alle dieci di sera, stando sul ponte di poppa, vide una luce ma fu cosa sì poco certa che non si ardì di affermare esser terra”. Passeranno altri trecento anni prima della prima commemorazione ufficiale del Columbus Day, il 12 ottobre del 1792; tuttavia è oggi noto che non fu Colombo il primo occidentale a trovare il Nuovo Mondo, bensì i vichinghi, quasi quattrocento anni prima. Il primo avvistamento conosciuto fu – ancora più antecedente – del vichingo Bjarni Herjólfsson, nel 986. Sarà poi Amerigo Vespucci, primo a realizzare con certezza la natura del nuovo territorio scoperto, ad avere l’onore di offrire il nome al continente.

Il reparto di pneumologia al Rancho Los Amigos Hospital nel 1953 (credit: FDA, Pubblico Dominio)
Il reparto di pneumologia al Rancho Los Amigos Hospital nel 1953 (credit: FDA, Pubblico Dominio)

IL RESPIRO DI FERRO. È il 12 ottobre del 1928 al Boston Children’s Hospital, e una bambina di 8 anni – in fin di vita a causa della poliomielite, che sta compromettendo la sua capacità respiratoria – viene inserita in un grosso cilindro metallico dotato, in testa, di un foro del diametro del collo della piccola. Priva di sensi, si riprende in meno di un minuto dall’avvio della macchina: questa crea infatti ciclicamente un abbassamento di pressione al suo interno, costringendo forzatamente il costato della bambina a contrarsi ed espandersi. È il primo test del “respiratore di Drinker” (dal nome del suo inventore, professore ad Harvard), divenuto più celebre come polmone d’acciaio, che rivoluzionerà la terapia della poliomielite.

LA PRIMA VOLTA IN GRUPPO. Il 12 ottobre 1964 l’Unione Sovietica conquista l’ennesimo primato spaziale, portando in orbita terrestre – con il lancio della Voskhod 1 – tre astronauti (Vladimir Komarov, Konstantin Feoktistov e Boris Yegorov), privi peraltro di una tuta spaziale. Gli statunitensi rispondono solo dopo quattro anni, quando il 11 ottobre 1968 la missione Apollo 7 raggiunge lo spazio con a bordo Wally Schirra, Donn F. Eisele e Walter Cunningham; il vero primato della missione americana è il conseguimento, tre giorni più tardi (il 14 ottobre 1968), della prima trasmissione televisiva in diretta dall’orbita.

Un Bell X-1 in volo (credit: NASA Langley Research Center, Pubblico Dominio)
Un Bell X-1 in volo (credit: NASA Langley Research Center, Pubblico Dominio)

LA PRIMA VOLTA PIÙ SVELTA DEL SUONO. Salito sul Bell X-1, un aereo sperimentale spinto da un razzo e sganciato in quota da un Boeing B-29, Charles Elwood Yeager (più noto come “Chuck”) il 14 ottobre del 1947 si lancia a più di 1.300 chilometri all’ora sul deserto della California meridionale: è il primo uomo a sfrecciare oltre la velocità del suono (per la precisione, a Mach 1.06), sperimentandone gli effetti. Rientrerà sano e salvo, proseguendo l’esperienza da pilota sperimentale, e ha oggi 93 anni.

LE RICORRENZE DA NON DIMENTICARE

SABATO COMICO. NBC, il celebre network televisivo statunitense, il 11 ottobre 1975 manda in onda per la prima volta uno spettacolo di varietà destinato a diventare uno dei più famosi della storia della TV: il Saturday Night Live debutta con il comico George Carlin nel ruolo di presentatore e con ospiti quali l’attore Andy Kaufman, la cantante Janis Ian e Billy Preston, considerato da molti come il “quinto membro dei Beatles”.

Una foto del 2015 dell'edificio a Los Angeles che dal 1923 al 1926 ospitò l'azienda fondata da Walt e Roy Disney (credit: Coolcaesar, CC BY-SA 4.0)
Una foto del 2015 dell’edificio a Los Angeles che dal 1923 al 1926 ospitò l’azienda fondata da Walt e Roy Disney (credit: Coolcaesar, CC BY-SA 4.0)

MIELE E CARTONI ANIMATI. Winnie the Pooh è un falso giovane: l’orsetto dall’irritante candore e dolcezza compie quest’anno novant’anni. Pubblicato per la prima volta in forma di romanzo il 14 ottobre 1926, l’amico di Tigro nasce da un’idea di Alan Alexander Milne, autore di narrativa per ragazzi e pièce teatrali. Ed è solo tre anni prima, il 16 ottobre 1923, che un disegnatore e animatore statunitense, Walt Disney, fonda col fratello Roy (dopo alcuni esperimenti falliti) l’azienda omonima, destinata ad un successo immenso, dopo il 1961 (con l’acquisizione dei diritti) anche grazie alle produzioni dello stesso Winnie the Pooh.

AUTOSTOPPISTI SENZA FRONTIERE. Il 12 ottobre 1979 inizia la pubblicazione della pentalogia “Guida Galattica per Autostoppisti”, la saga comico-fantascientifica che cerca una risposta alla domanda su “la vita, l’universo e tutto quanto” (e, in un certo incomprensibile senso, la trova). L’autore britannico, Douglas Adams, ha concretizzato in un’opera narrativa l’omonima esperienza radiofonica a puntate; Disney gli comprerà i diritti dei romanzi nel 1998.

Grazie per tutto il pesce.

6 pensieri riguardo “Storia e Scetticismo: gli anniversari dal 10 al 16 ottobre

  • 12 Ottobre 2016 in 11:30
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    Buongiorno Aldo,

    il link di Lombatti riporta ai commenti sulla mappa di Vinland, che (come sostenuto anche da Lombatti) è stato dimostrato un falso storico; per es.: http://www.webexhibits.org/vinland/paper-clark02.html?. Lo stesso articolo premette, prima di descrivere le analisi che dimostrano la frode: “It is now well-known that the Vikings did indeed reach the new world – evidence of their settlement has been discovered in Newfoundland (L’Anse aux Meadows) and elsewhere, but the sudden appearance of a manuscript with a clear depiction of the north Atlantic seaboard but no apparent origin or provenance, was destined to cause controversy”, ovvero: “Oggi è ben conosciuto il fatto che i Vichinghi abbiano certamente raggiunto il nuovo mondo – prove del loro insediamento sono state rilevate a Newfoundland (L’Anse aux Meadows) e altrove, ma l’improvvisa apparizione di un manoscritto con la chiara rappresentazione della costa (americana) nord-atlantica, dall’origine non conosciuta, era destinato a causare controversie”.
    Le prove della presenza vichinga di Anse aux Meadows sono certe, mentre il secondo villaggio di cui parla è ancora in fase di studio, è non è per nulla confermato che sia norreno. La scoperta del secondo sito è stata inizialmente fatta tramite una tecnologia che si basa sulla rilevazione satellitare, ma l’indagine è proseguita sul territorio. Dice il National Geographic (http://news.nationalgeographic.com/2016/03/160331-viking-discovery-north-america-canada-archaeology/): “The scientists unearthed an iron-working hearth partially surrounded by the remains of what appears to have been a turf wall. The archaeologists don’t yet have enough evidence to confirm that Vikings built the hearth. Other peoples lived in Newfoundland centuries ago, including Native Americans and Basque fisherman. But experts are cautiously optimistic” ovvero “i ricercatori hanno dissotterato i resti di un focolare per la lavorazione del ferro, circondato parzialmente dai resti di quello che sembra un muro di torba. Gli archeologi non hanno sufficienti prove per confermare che il focolare sia stato costruito dai Vichinghi. Altre popolazioni hanno vissuto a Newfoundland secoli fa, inclusi i nativi americani e pescatori baschi (questi ultimi dal XVI al XVIII secolo, ndRodolfo). Ma gli esperti sono cautamente ottimisti”.
    C’è un passaggio importante nel suo commento: “Dare credibilità a saghe scritte circa tre secoli dopo i fatti narrati, piene di eroismi al limite del paranormale”. La scienza non funziona così. Le fonti letterarie permettono la valutazione di prove circostanziali, ma una singola fonte non ha alcun valore (sottolineo: non esiste, nel metodo scientifico, il principio di autorità – es. http://www.torinoscienza.it/dossier/nella_scienza_non_vale_il_principio_d_autorita_3114.html). La prova di un fatto storico richiede un complesso costrutto di analisi che possono comprendere la letteratura, ma devono essere costruite su fonti indipendenti; le due saghe nordiche, da sole, non lo sarebbero. Certo è che la scoperta del sito storico (come Anse aux Meadows, con abbondanti prove dell’origine norrena) dovrebbe dipanare qualsiasi dubbio. In questo caso, non rileva la “estrazione del candito dal tortone”; non c’è nessun cherry picking, ma anzi un fatto, anche se relativamente poco conosciuto all’esterno del contesto accademico, condiviso dalla comunità storica mondiale.

  • 12 Ottobre 2016 in 07:49
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    Caro Rodolfo, premetto che io credo che, prima di Cristobal, altri navigatori provenienti dall’ Europa siano approdati in territori che la moderna Geografia considera facenti parte del Continente Americano. Ma io sono un credulone e, comunque, sono cosciente di non aver prove di questa mia idea. Tu sei uno Scettico dichiarato, almeno ritengo. La Tua scheda sui Vichinghi me ne fa dubitare. Le prove sbandierate, tra mille contestazioni (una mi pare sia solo satellitare) sull’ esistenza di due villaggi Norreni in America non sarebbero ritenute sufficienti da nessuno Storico, a meno che, come Cadelo, non partano dall’ obiettivo di voler dimostrare a forza una loro idea facendo quella cosa che voi chiamate “estrazione del candito dal tortone” quando parlate dei ragionamenti e delle prove che non condividete. Dare credibilità a saghe scritte circa tre secoli dopo i fatti narrati, piene di eroismi al limite del paranormale e di episodi indegni del CICAP, come la profezia dopo morto di Thorstein; dove addirittura si cerca di far passare come già Cristiani i primi colonizzatori, quando questo popolo fiero, pagano e bellicoso accettò ma a malincuore il Cristianesimo non prima del XII secolo; e tanto altro ancora. Se è così non avete alcun motivo di dubitare dei Vangeli e dell’ Antico Testamento. Mi piacerebbe sentire l’ opinione di Antonio Lombatti.

  • 10 Ottobre 2016 in 21:57
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    In merito al saggio di Cadelo, invece, mi permetto di considerare che, qualora la comunità degli storici confermi – con verifiche indipendenti – le sue teorie, queste potrebbero avere una maggiore credibilità; al momento, tuttavia, alcune delle dichiarazioni sono opinabili, a cominciare dalla dichiarazione di Giuliano l’Apostata alla presenza di “OOPArt” (Out of Place Artifacts, ovvero “reperti fuori posto”) nei mosaici, che se affrontati dal punto di vista artistico sono decisamente più comprensibili. Vorrei sottolineare che Elio Cadelo, anche se divulgatore scientifico (con anche qualche premio di rilievo) è un giornalista professionista, e non uno storico, per cui le competenze non sono equivalenti a quelle di uno specialista in materia.

  • 10 Ottobre 2016 in 21:37
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    La presenza dei vichinghi in Nord America non è una semplice speculazione, ma una certezza. Due saghe nordiche, quella di “Erik il Rosso” e quella dei “Groenlandesi”, citano approfonditamente la scoperta del “Vinland” (etim. “terra del vino”, o più probabilmente “terra dei pascoli”), successiva a quella della Groenlandia. Mentre il viaggio di Bjarni è aperto a speculazioni di credibilità (l’avvistamento è citato, ma potrebbe essere tanto inventato quanto travisato), quello di Leif Erikson (i.e. figlio di Erik il rosso) è sostenuto anche dalla scoperta di un villaggio norreno a L’Anse aux Meadows, sull’isola di Newfoundland (Canada), geograficamente corrispondente alle citazioni presenti nella saga di Erik il rosso. Nel villaggio sono stati scoperti numerosi manufatti vichinghi del 11 secolo d.C., e l’area è oggi patrimonio dell’UNESCO. La differenza rispetto a Cristoforo Colombo è territoriale: quest’ultimo non scoprì mai il Nord America, che fu raggiunto, dopo i vichinghi, da Caboto nel 1497. Coi romani, invece, si tratta di mera speculazione; oltre alla difficoltà tecnologica di affrontare l’oceano con la tecnologia navale romana, resta il fatto che il ritrovamento di oggetti romani nei pressi delle coste americane non prova la presenza dei romani, ma solo che oggetti romani siano stati portati in Nord America. Di contro, Anse aux Meadows è certamente stato costruito in epoca vichinga, e la dimostrazione è legata a prove complesse e indipendenti. è ovviamente possibile che altri EUROPEI abbiano raggiunto il Nord America prima dei vichinghi (di certo, esistendo civiltà umane sul continente, altri uomini in genere lo hanno fatto prima di loro) ma per provarlo con certezza, servono fonti solide e diversificate.

    Lascio qualche riferimento:
    Museum of National History, S.I.: https://naturalhistory.si.edu/vikings/voyage/subset/vinland/sagas.html
    Smithsonian, un approfondimento sullo studio del ritorno degli esploratori in Europa: http://www.smithsonianmag.com/history/the-vikings-a-memorable-visit-to-america-98090935/
    History: http://www.history.com/news/the-viking-explorer-who-beat-columbus-to-america

    Falsa, invece, la pietra runica di Kensington, che estende (di troppo…) il territorio scoperto dai Vichinghi. Si veda qui, dove si cita anche la componente conosciuta dell’esplorazione norrena:
    https://books.google.it/books?id=_eV2MU6EF38C&lpg=PA105&ots=ocWB_kVtD7&dq=leif%20erikson%20smithsonian&hl=it&pg=PA105#v=onepage&q&f=false

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