Bennie, il sonar e il Lago di Garda

Articolo tratto da Query 26, di Lorenzo Rossi e Roberto Labanti

Immagine in evidenza: Fotografia della schermata sonar con le masse di alghe che sono state presentate come due enormi pesci ©Volontari del Garda, cortesia Luca Turrini

Siamo abituati a pensare che nel documentare un fenomeno naturale anomalo o inaspettato un dato strumentale sia sempre preferibile alla mera testimonianza oculare: mentre una persona è soggetta ai bias identificati dalla psicologia della testimonianza oppure può addirittura inventarsi l’episodio, un apparato tecnologico dovrebbe essere invece in grado di registrare le caratteristiche di un evento senza lasciare spazio a dubbi interpretativi. Questo porta spesso i media a dare grande risalto a questo genere di documentazione nel riportare avvenimenti insoliti: purtroppo però la realtà delle cose è spesso più complessa di quanto ci si potrebbe aspettare.

All’interno della “storia naturale” dei mostri lacustri, uno degli episodi più famosi in tal senso è senza dubbio quello risalente al 3 dicembre 1954 che ebbe come protagonista il timoniere Peter Anderson del peschereccio Rival III. L’imbarcazione stava attraversando il Loch Ness diretta verso il Canale di Caledonia, quando in prossimità dell’iconico castello di Urquarth il sonar di bordo rivelò uno strano oggetto immobile a oltre 100 metri di profondità. Scrisse il Daily Herald del 6 dicembre successivo:

[…] la punta della telescrivente iniziò a disegnare un’immagine stupefacente […] vide i contorni del mostro prendere forma sotto alla chiglia del peschereccio […]. I […] calcoli [di Anderson] mostravano che l’oggetto era lungo 15 metri e giaceva al centro di due piattaforme rocciose. ‘Ho riso delle persone che parlavano del mostro nel lago […], ma non avevo mai visto niente e l’avevo attraversato dozzine di volte. Ma ero presente […] quando all’improvviso il braccio della telescrivente iniziò a disegnare questa cosa sul rotolo di carta. Quando il disegno fu finito non potevo credere ai miei occhi. […] Urlai all’equipaggio, che giunse in timoneria. Erano sbalorditi come lo ero io. Virammo per cercare di localizzare ancora il “mostro”, ma senza successo. Pensammo di averlo spaventato’.[1]

Il tracciato sonar, in cui gli entusiasti videro la sagoma di una sorta di lucertolone gibboso dalle molte appendici, fu successivamente esaminato in modo più scrupoloso e non tardarono ad emergere particolari sospetti: nel Loch Ness è vietata la pesca a scopi commerciali, e lo specchio d’acqua era attraversato dai pescherecci solo per potere raggiungere le aree adibite a questo scopo. Che il sonar fosse operativo è quindi qualcosa di anomalo. Il tracciato indica poi che l’oggetto fu rilevato per ben 6 minuti. Alla velocità di crociera indicata dai dati di navigazione, circa 10 chilometri all’ora, questo sarebbe dovuto essere lungo oltre un chilometro, mentre, come abbiamo visto, Anderson aveva stimato una lunghezza di una quindicina di metri (compatibile con un’improbabile velocità di crociera di circa 150 m all’ora). Infine, lo stilo della scrivente poteva essere tranquillamente manovrato da una persona in vena di giocare uno scherzo.[2]

Anche in Italia, negli ultimi anni, hanno guadagnato l’onore delle cronache due diversi episodi nei quali un possibile mostro lacustre è stato documentato dal sonar: in entrambi i casi ci riferiamo a “Bennie”, il fantomatico mostro del Lago di Garda (anche noto con il nome di Benaco) di recente comparsa.

È infatti necessario premettere che, al contrario di altri laghi del pianeta in cui il folklore ha prodotto una corposa tradizione sulla presenza di strani animali al loro interno, il lago italiano sembra non essere mai stato particolarmente ricco in tal senso. Nella sua Guida ai draghi e ai mostri in Italia (1986), ad esempio, Umberto Cordier non riportò nessun esempio specificatamente legato al Lago di Garda[3]. Il primo riferimento a insolite presenze animali nelle sue acque che è possibile rintracciare in letteratura compare comunque in un’opera redatta intorno al 1587 dal pittore, letterato e geografo saloino Bongianni Gratarolo (ca. 1530-ca. 1599), l’Historia della Riviera di Salò pubblicata postuma a Brescia nel 1599. Gratarolo, occupandosi dell’Isola di Garda (oggi comune di San Felice del Benaco, in provincia di Brescia), sembra farsi portatore di tradizioni legate anche al convento francescano che vi aveva allora sede, scrivendo che:

In questo loco [presso lo scomparsa cappella che svolgeva funzione di faro, nella parte più alta dell’isola (NdA)] alcuni curiosi, disiando sapere quanto ci fosse profonda l’acqua (che è fama che ci sia profondissima) con una corda calarono giù uno, che facea professione di star sotto, come faceva Colapesce Napolitano a i dì nostri, et anticamente fin al tempo di Xerse Scilla Sicionio; il quale quando fu disceso per buona pezza, diede segno che lo traessero; Lo trassero mezzo morto dallo spavento, e tosto ch’ebbe detto haver veduto sotto l’Isola in alcune caverne oscurissime certi pesci, o più tosto certi Mostri smisurati, e deformissimi finì di morire. Ci sono ancora di frati che dicono havere notato sotto acqua, ne’ tempi de gran caldi, et haverci veduto di quei Mostri, et essersene spaventati talmente, che non hanno più osato di tornarci.[4]

Di questi aneddoti, che all’inizio del secolo scorso il volume di Ville e castelli d’Italia dedicato a Lombardia e laghi non esitò a definire come «favole paurose»[5], non abbiamo però altre attestazioni indipendenti: l’episodio dell’apneista, che peraltro presumibilmente avrebbe potuto vedere assai poco in un’epoca in cui non esistevano ancora le maschere da immersione, sembra poi piuttosto far parte di un complesso leggendario, come fa del resto supporre il riferimento alla nota leggenda di Colapesce.

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Immagine estratta da ripresa ROV di una massa di alghe nella stessa zona di quelle riprese dal sonar ©Volontari del Garda, cortesia Luca Turrini

Di un mostro si parlerà invece sulla stampa nell’agosto del 1965, quando diversi turisti italiani e stranieri segnalarono la presenza di un insolito animale presso Punta San Virgilio, nelle acque della Baia delle Sirene, sulla sponda veneta, in comune di Garda (VR)[6]. Secondo un testimone si trattava di «una specie di grosso serpente lungo una decina di metri […] color marrone […] (e con) quattro gobbe»[7]. Il caso si sgonfiò velocemente e scomparve ben presto dalle cronache.

Bennie, come oggi dicevamo è denominato il supposto mostro, è invece piuttosto un fenomeno recente (ancora sconosciuto allo studioso tedesco Ulrich Magin quando si era occupato nel 2008 dei mostri dei laghi dell’Italia settentrionale, compreso il lago di Garda[8]), che deve la sua fortuna principalmente al gruppo Deep Explorers (presieduto da Angelo Modina) di Toscolano Maderno nel bresciano, grazie soprattutto ad alcuni contatti sonar, registrati durante rilievi effettuati nel Garda e ritenuti anomali.

Del primo di questi iniziò a parlare la stampa locale il 20 novembre 2012 in relazione all’interessamento della trasmissione televisiva di Italia 1 Mistero: fu descritto come mostrante una «forma sinuosa [che] pareva avere la bocca aperta»[9]. All’epoca dei fatti, quando uno di noi (LR) si interessò della cosa[10], Modina inviò molto gentilmente copia di questo tracciato. Era stato utilizzato un sonar a scansione laterale (side scan sonar), che emette un fascio a cono rivolto verso il fondale permettendone la mappatura. Durante questa operazione, eventuali “bersagli” galleggianti sono anch’essi visualizzati sui carteggi, ma la loro natura, in mancanza di altre informazioni, resta non identificata. Nello specifico, per quanto concerne gli organismi viventi, un sonar può dire poco sulla forma del “bersaglio” e la forza del segnale non ne rispecchia necessariamente le dimensioni. Questa forza, infatti, è data essenzialmente dal rapporto tra la densità dell’oggetto rilevato e quella dell’acqua, le sue dimensioni reali e la sua distanza dallo strumento. Nei pesci, ad esempio, la densità delle cui carni differisce di poco da quella dell’acqua, il segnale prodotto ha una forza inferiore di quello originato da un mammifero marino ed è dovuto principalmente ai gas contenuti nella loro vescica natatoria. Ciò che un sonar a scansione laterale sicuramente non può fare è invece dirci se un animale colpito dal fascio abbia o meno la bocca aperta, o disegnarne la forma in maniera affidabile. Si può così essere ragionevolmente portati a ritenere che «l’anguilla gigante» non fosse altro che un banco di pesci, che di norma producono segnali di forma non dissimile a quelli di quel tracciato.

La seconda “immagine” del mostro (o meglio, dei mostri), è invece stata pubblicata lo scorso 27 gennaio da Brescia Oggi nella sua pagina dedicata al Garda ed è stata ripresa lo stesso giorno dal sito web BresciaToday.it; secondo quest’ultimo, avrebbe dovuto mostrare due enormi pesci di sette metri di lunghezza “immortalati” dal sonar del ROV (remotely operated underwater vehicle, sottomarino a comando remoto) dei Deep Explorers[11]. Mettendo però a confronto le diverse fonti si notavano alcune incongruenze sia sullo svolgimento dei fatti, sia sulle caratteristiche della strumentazione utilizzata. Rispetto a quest’ultimo punto, infatti, le presunte sagome dei pesci sembravano essere state rilevate molto vicine al ROV, mentre di norma le creature acquatiche si allontanano da esso perché questi piccoli sottomarini sono molto rumorosi. Poi appariva strano che non vi fossero registrazioni video, in quanto questi strumenti sono solitamente utilizzati con videocamera sempre attiva. Il passo obbligato fu quindi quello di contattare ancora una volta Modina, che con la consueta gentilezza ci spiegò come per una serie di equivoci i giornali avevano riportato una versione dei fatti non conforme alla realtà[12]. Infatti i tracciati sonar non erano stati ottenuti dai Deep Explorers, ma da un’altra associazione, il Gruppo Volontari del Garda di Salò (BS)[13], che si occupa di Protezione Civile e di pronto intervento e che ha al proprio interno una sezione specificatamente adibita alle ricerche subacquee, di cui è responsabile Luca Turrini. Successivamente interpellati, questi ci hanno cortesemente rilasciato la seguente dichiarazione ufficiale:

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Fotografia della schermata sonar con le stesse masse di alghe dalla parte opposta ©Volontari del Garda, cortesia Luca Turrini

Il tracciato che mostra le due masse con forme simili a grossi pesci è stato ripreso [nella zona tra Punta del Vò e Porto di Padenghe, nel bresciano, NdA] da una schermata del sonar a testa rotante dei Volontari del Garda e pubblicato in maniera scherzosa sui social network come simile ad un’immagine di grossi animali posati sul fondo. In realtà le masse sono risultate immobili al sonar per diversi minuti e successivamente ispezionate con la telecamera posta sotto lo stesso sonar rivelavano la loro natura di masse di alghe accumulate dalle correnti locali.

Il clamore e la pubblicità data a questa immagine si deve secondo noi al desiderio di sensazionalismo delle testate locali ed alla captatio benevolentiae di alcuni operatori e studiosi del settore della criptozoologia che in ogni caso ben sapevano la reale natura delle masse inquadrate.

Il motivo per cui non ci sono state prima d’ora prese di posizione dirette da parte nostra, sulla paternità dell’immagine e sulla sua reale attribuzione, si deve soprattutto al fatto che l’occasione per la ripresa sonar era la ricerca di una persona dispersa, che catturava certo molto di più la nostra attenzione rispetto alle illazioni su particolari “abitanti” del Garda. Tuttavia ci è parso che ora la questione sia stata fin troppo sfruttata dagli appassionati del settore, attribuendole un significato così improprio da non poter tacere oltre la verità […].[14]

Ecco così spiegate le incongruenze che avevamo rilevato: il sonar era stato calato in acqua con l’ausilio di un cavo. Tuttavia, come abbiamo visto, il bersaglio rilevato non era di origine animale e quindi, anche se fosse stato montato su un ROV, il rumore non avrebbe avuto alcun effetto.

Quindi nessun mistero: solo un tracciato sonar dall’aspetto curioso. Se però non avessimo approfondito, la realtà di quanto avvenuto non sarebbe, perdonateci il gioco di parole, mai emersa. Una cosa che sarebbe sempre bene ricordare, anche per altre vicende del genere.

N. B. Questo articolo è basato su uno precedente, di Lorenzo Rossi, apparso su Query Online lo scorso 9 febbraio. Si ringraziano per la collaborazione Angelo Modina, il Gruppo Volontari del Garda (in specie Luca Turrini) e Sofia Lincos.

Note

1) Campbell, S. 1996. The Loch Ness Monster : the evidence. Edinburgh: Birlinn, p. 78, trad. di L. Rossi.

2) Campbell, S. 1996, op. cit., p. 81.

3) Cordier, U. 1986. Guida ai draghi e mostri in Italia. Milano: SugarCo, pp. 91-93.

4) Si cita dall’edizione digitale in PDF (pp. 35-36) resa disponibile da Archivi del Garda all’url http://tinyurl.com/z2s7aku.

5) Ville e castelli d’Italia: Lombardia e laghi. 1907. Milano: Edizione della Tecnografica, p. 334.

6) Mosca, M. 2000. Mostri dei laghi. Milano: Mursia, pp. 59-60.

7) Corriere d’informazione [Milano], 31.08-01.09.1965, p. 3; altri articoli apparvero almeno su La Provincia [Cremona], 19.08.1965, p. 8 e Corriere della Sera [Milano], 22.08.1965, p. 9; una ricerca sui quotidiani locali sarebbe auspicabile.

8) Magin, U. 2008. Die Seeschlange vom Comer See. Krombach: Twilight-Line, in particolare alle pagine 80-101 e 169-180.

9) http://tinyurl.com/gt4s8ux; si vedano anche Brescia Oggi, 20.11.2012; Corriere della Sera, fascicolo Brescia, del 20.11.2012, p. 13; 01.12.2012, p. 6; 04.12.2012, p. 1; 24.01.2013, p. 1 e il forum Criptozoo.com all’url: http://tinyurl.com/gmfmtsf.

11) Brescia Oggi, 27.01.2016; per Brescia Today si veda invece l’url http://tinyurl.com/zgaae2f.

12) A. Modina, comunicazione personale a L. Rossi, 12.05.2016.

14) L. Turrini, comunicazione personale a L. Rossi e R. Labanti, 23.06.2016; ulteriori informazioni sono state fornite il 04.07.2016 e il 07.07.2016.

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