Storia e scetticismo: gli anniversari della settimana dal 18 al 24 luglio 2016

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Nella settimana che tristemente ricorda la strage mafiosa di via D’Amelio a Palermo (il 19 luglio 1992) del giudice Paolo Borsellino e della sua scorta, e la firma dell’atto (da parte dei reciproci parlamenti) che unificò, il 22 luglio 1706, il Regno d’Inghilterra a quello di Scozia, portando alla costituzione ufficiale della Gran Bretagna, ricordiamo le seguenti ricorrenze:

LA PILLOLA DELLA SETTIMANA

È la notte del 18 luglio 64 A.D. (o del 817 ab Urbe condita); nella magnificente capitale dell’Impero Romano, guidato da Nerone, si odono delle grida disperate: un incendio sul colle Palatino si sta diffondendo rapidamente nella città di Roma. Le paure non sono infondate, e si dimostreranno giustificate: nei successivi nove giorni, due terzi della città andranno quasi completamente distrutti, incluse alcune ali del palazzo dell’imperatore, la Domus Transitoria. Nerone punterà il dito contro i fedeli di una religione diffusa in città da meno di un decennio – i Cristiani: sarà la prima delle truci persecuzioni che subiranno per i successivi due secoli e mezzo.

I resti dell'Atrium Vestae a Roma costruito più in alto sul colle rispetto al precedente distrutto nell'incendio. Foto di Carole Raddato, Francoforte (Germania), CC BY-SA 2.0

I resti dell’Atrium Vestae a Roma costruito più in alto sul colle rispetto al precedente distrutto nell’incendio. Foto di Carole Raddato, Francoforte (Germania), CC BY-SA 2.0

Nonostante alcuni storici riportino il racconto di Nerone che, suonando la lira, si gode la distruzione della città, gli studiosi oggi sono propensi a discolparlo, per quanto la causa dell’incendio resti sconosciuta. Nel disastro sono andati perduti, fra gli altri, il tempio di Giove Statore (che si riteneva fondato da Romolo) e l’Atrium Vestae, un grande complesso con il tempio di Vesta e il sacro collegio delle Vestali.

UN ALTRO DISASTRO…

Sempre di notte, un altro incendio ha cancellato uno degli edifici più famosi della storia antica: è il 21 luglio del 356 a.C. (nell’anno dei giochi della 106° olimpiade e nel momento della nascita di Alessandro Magno), e un pastore di Efeso (oggi in Turchia), Erostrato, vuole entrare nella storia: per questo appicca il fuoco al vicino tempio di Artemide, un edificio colossale così affascinante da essere considerato una delle sette meraviglie del mondo antico. Il luogo sacro sarà ricostruito e distrutto altre due volte, l’ultima e definitiva nel 401 d.C., per ordine, secondo alcuni, di San Giovanni Crisostomo.

STORIA E TECNOLOGIA

Abbiamo pianificato di andare sulla luna entro questo decennio, e di completare anche altri obiettivi, non perché siano facili, ma proprio perché sono una sfida impegnativa” ha detto John Fitzgerald Kennedy nel settembre del 1962 in un discorso alla Rice University in Texas; e il celebre presidente, assassinato nel ’63, non può vivere di persona il coronamento del progetto Apollo, che si concretizza il 20 luglio 1969 alle 20:17 GMT, quando il LEM di Apollo 11 tocca la superficie del nostro satellite.

Impronta di “Buzz” Aldrin sulla regolite lunare. Immagine di pubblico dominio.

Impronta di “Buzz” Aldrin sulla regolite lunare. Immagine di pubblico dominio tratta dall’archivio NASA.

Dopo sei ore e mezza, ormai il 21 luglio 1969 (alle 2:57 GMT), Neil Armstrong completa le procedure di uscita dal mezzo e annuncia: “adesso sto per scendere dal Modulo Lunare”. Si volta, appoggia il suo piede al suolo e continua: “è un piccolo passo per l’uomo, ma un grande passo per l’umanità”. Descriverà poi il suolo lunare – composto da finissima regolite – e l’aspetto straordinario delle orme lasciate dal suo stivale; sarà poco dopo “Buzz” Aldrin a scattare una foto delle proprie, creando l’immagine-mito della conquista spaziale mostrata qui a lato. Una trascrizione di tutta l’operazione è disponibile sul sito della NASA. I partecipanti della missione Apollo 11 – Armstrong, Aldrin e Michael Collins, rimasto in orbita – rientreranno sulla terra il 24 luglio 1969, ammarando sull’Oceano Pacifico. Quella della luna non è l’unica ricorrenza nella settimana relativa alla conquista di un corpo celeste; il 20 luglio 1976, il lander della missione Viking 1 raggiunge il suolo di Marte: è la prima missione riuscita sul suolo marziano, nella storia dell’uomo, dopo gli schianti sovietici di Mars 2, Mars 3 e Mars 6.

La prima foto mai scattata sul suolo marziano. Immagine di pubblico dominio restaurata da Roel van der Hoorn

La prima foto mai scattata sul suolo marziano. Immagine di pubblico dominio restaurata da Roel van der Hoorn

VITE DA CRIMINALI

Uno dei tanti poster da ricercato di John Dillinger. Immagine di pubblico dominio tratta dall'archivio FBI.

Uno dei tanti poster da ricercato di John Dillinger. Immagine di pubblico dominio tratta dall’archivio FBI.

Il 22 luglio 1934 si conclude la carriera criminale del “Nemico Pubblico Nr.1” John Dillinger, un fuorilegge al comando di un gruppo di rapinatori di banche (con 24 colpi riusciti alle spalle, e una vasta serie di crimini collaterali), plurievaso dal carcere e accusato dell’omicidio di un poliziotto durante uno scontro a fuoco (al quale Dillinger è sopravvissuto solo grazie ad un giubbetto antiproiettile). Dillinger, tradito da una conoscente, viene sorpreso dalla polizia all’uscita dal Biograph Theater di Chicago, dove è andato a vedere Manhattan Melodrama (un film con Clark Gable) insieme alle prostitute Polly Hamilton e Ana Cumpănaș (la seconda è proprio colei che lo ha incastrato collaborando con la task force creata da J. Edgar Hoover, che l’anno successivo diventerà il primo dirigente del Federal Bureau of Investigation). Dillinger tenta la fuga armata, ma viene colpito da quattro proiettili, di cui solo uno fatale, che uccide il bersaglio sul colpo. Il 21 luglio 1873 è andata meglio a Jesse James e James–Younger Gang, che a sudest della città di Adair (nello Iowa) fanno deragliare un treno della Rock Island Railroad e riescono a fuggire con 3.000 dollari (circa 60.000$ di oggi); sarà una delle prime “rapine al treno” negli Stati Uniti (e per molti anni creduta proprio la prima). Fallita, invece, il 22 luglio 1991, la carriera del mostruoso serial killer Jeffrey Dahmer, incastrato dalla fuga di una potenziale vittima, Tracy Edwards. Quest’ultimo, convinto a passare del tempo a casa Dahmer e scappato a seguito del parzialmente riuscito tentativo di quest’ultimo di ammanettarlo, raggiunge due poliziotti e chiede di essere liberato dalle manette “che uno svitato gli ha messo al polso“. I due poliziotti si insospettiscono e chiedono di farsi accompagnare sul luogo dell’avvenimento. Dahmer dapprima collabora, ma quando i poliziotti scoprono una raccolta di fotografie Polaroid, tenta di scappare. Arrestato, dirà “per ciò che ho fatto, dovrei essere morto”: nella casa vengono trovati numerosi resti umani, che includono quattro teste, due cuori e un pezzo di braccio in cucina, sette crani in camera da letto, due busti interi, sacchi di organi e pezzi di carne nel congelatore in cantina, e numerosi altri pezzi sparsi per la casa. Le (74) Polaroid contengono solo la conferma dei massacri, raffigurando gli smembramenti compiuti dal pazzo criminale; quest’ultimo sarà condannato a 957 anni di prigione, ma ne sconterà meno di tre, colpito a morte da un altro carcerato. Ma è il 21 luglio 1925 che avviene il verdetto di un processo incredibile contro un irredento malavitoso: a Dayton (Tennessee), un insegnante supplente di scuole superiori, John T. Scopes, si è macchiato, secondo la corte, del crimine di aver insegnato l’Evoluzione in classe. Alla conclusione del processo – spettacolarizzata nei media di allora al punto da diventare, nel 1960, un film (“…e l’uomo creò Satana”) diretto da Stanley Kramer con Spencer Tracy e Gene Kelly – Scopes viene multato con 100$ (circa 1.300$ di oggi). A essere incredibile non è solo la ragione della condanna, ma anche il fatto che, molto probabilmente, Scopes non ha mai tenuto quella lezione sull’Evoluzionismo: l’Unione Americana per i Diritti Civili aveva cercato, d’accordo con Scopes, il casus belli contro una legge restrittiva proposta dal rappresentante dello stato John Butler, al tempo presidente della World Christian Fundamentals Association, un gruppo religioso/politico votato a bloccare la diffusione dell’evoluzionismo.

DA NON DIMENTICARE!

Nadia Comăneci in preparazione a un’esibizione al Hartford Civic Center, nel Connecticut. Foto di Dave Gilbert, CC BY-SA 2.0

Nadia Comăneci in preparazione a un’esibizione al Hartford Civic Center, nel Connecticut. Foto di Dave Gilbert, CC BY-SA 2.0

Sebbene siano sempre molte le ricorrenze da non dimenticare (come la nascita di Intel il 18 luglio 1968 a Mountain View, California), una in particolare spicca su qualsiasi altra: il 18 luglio 1976, la quattordicenne Nadia Comăneci – alla prova sulle parallele asimmetriche delle Olimpiadi di Montreal – ottiene per prima nella storia il “perfect ten”, il punteggio massimo possibile. L’operazione per mostrare il risultato sul tabellone richiede tempo, perché il sistema non prevede la possibilità che tutti i giudici possano assegnare il punteggio massimo; la soluzione, piuttosto buffa, è far apparire un “1.00”. Dopo di lei, altri riusciranno nell’impresa, ma con la revisione del sistema di punteggio da parte del Comitato Olimpico nel 2006, non sarà più possibile ottenere un “perfect ten”, inserendo la Comăneci ancor più profondamente nell’Olimpo degli atleti.

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