Sigarette per l’asma

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Articolo originariamente apparso su “Medical History“, di Gillian Riley. Si ringrazia Sonia Ciampoli per la traduzione.

Forse avete visto questa immagine in giro, qualche tempo fa. Sono colpevole di averla condivisa anch’io sulla mia pagina Facebook senza commentarla, perché, suvvia, asma e fumo, che ridere!

Ma, come per ogni meme di Facebook, il contesto storico potrebbe essersi un po’ perso, per cui facciamo due chiacchiere sulle “sigarette per l’asma”.

L’asma è una malattia cronica piuttosto diffusa, che causa infiammazione e spasmi al rivestimento dei polmoni. C’è una componente allergica significativa e molti asmatici possono individuare qualsiasi cosa come “innesco”, dal pelo di gatto all’attività fisica al freddo. Circa il 10% degli australiani sono asmatici, una fra le percentuali più alte del mondo, per ragioni ignote. Sul lungo periodo, se non curata, l’asma può portare all’enfisema, proprio come il fumo. Quindi, ovviamente, fumo e asma insieme non sono una combinazione vincente. Il fumo è spesso uno degli inneschi per gli asmatici, dal momento che provoca attacchi in cui le vie respiratorie si restringono per gli spasmi e la persona si ritrova boccheggiante e a corto di fiato se è fortunata – morta se non lo è.

Sfortunatamente in Australia il messaggio sta impiegando ancora del tempo per arrivare: le percentuali di fumatori fra gli asmatici sono le stesse che nel resto della popolazione (se non più alte) e sono due volte maggiori fra i pazienti indigeni. I medici generici stanno lavorando molto per convincere i propri pazienti asmatici in particolare, e tutti gli altri in generale, a smettere di fumare per favore, per favore.

Quindi potrebbe sorprendervi sapere che la pubblicità qui sopra non è uno scherzo o un “Photoshop”. Fino a circa il 1950, quando arrivò sul mercato il primo trattamento adeguato, una sigaretta era tutto ciò che il vostro medico avrebbe avuto da offrirvi per l’asma.

Innanzitutto è importante notare che le sigarette per l’asma non contenevano nicotina ma una varietà di erbe, quelle attive di solito provenienti dalla famiglia delle solanacee. Alcune di queste, come la belladonna, contengono atropina, una componente che – cosa molto importante quando si cura l’asma – è in grado di provocare la dilatazione delle piccole vie aeree e alleviarne i sintomi. Tuttavia causa anche dilatazione delle pupille, aumento del battito cardiaco, nausea, confusione, bocca secca e allucinazioni. Al giorno d’oggi è usata principalmente per aumentare il battito cardiaco nelle manovre di rianimazione e dilatare le pupille per i trattamenti oculistici.

L’idea di inalare del fumo per controllare i sintomi dell’asma è presente in molte medicine antiche – greca, romana, ayurvedica – e sembra derivare dalla convinzione comune che l’asma fosse causato dal freddo e quindi il miglior trattamento consistesse nel riscaldare i polmoni quanto bastava per contrastarlo. Prima del XIX secolo, tuttavia, l’uso di questi sistemi era piuttosto variabile nella medicina occidentale.

Cambiò tutto con la rapida diffusione del tabacco in Europa. A metà del XX secolo i fumatori erano un’enorme percentuale di uomini britannici (qualcosa come l’80%, e il 20% delle donne). Cambiò anche grazie all’avvento dello stramonio, un’altra solanacea, che in effetti funzionava.

Il dottor James Anderson, medico di origini scozzesi che esercitava medicina generale a Chennai e asmatico, provò una cura locale consistente nel fumare una sigaretta a base di stramonio. Lo disse al suo amico e collega Dottor Sims che ne scrisse nella stampa di settore. Da lì le sigarette per l’asma cominciarono a diffondersi e presto furono vendute e pubblicizzate ovunque.

Ci sono vari problemi, però. In primo luogo, se l’inalazione di atropina è utile ad alleviare i sintomi, l’inalazione di qualsivoglia tipo di fumo non è d’aiuto per gli asmatici. Inoltre, poiché il fumo era generalmente visto come “sano”, molti asmatici erano incoraggiati a fumare anche tabacco. In secondo luogo, la quantità di stramonio (o di altre solanacee) contenuta nelle sigarette non era regolamentata, ed è abbastanza facile andare in overdose di atropina, come scoprono spesso gli adolescenti che cercano di usare la pianta a scopi ricreativi. Lo stesso dottor Sims pare sia morto di overdose appena un anno dopo aver pubblicato i suoi articoli sulla stampa. Se non si va in overdose, comunque gli effetti collaterali elencati poco sopra non sono piacevoli: un fumatore può come minimo ritrovarsi ad avere allucinazioni e palpitazioni.

Intorno all’inizio del XX secolo, la teoria dell’allergia aveva cominciato a prendere piede e l’uso delle sigarette come medicamento cominciò a declinare. Tuttavia ai dottori non rimaneva molto da raccomandare per alleviare la malattia. Lo sviluppo dell’industria farmaceutica consentì di produrre forme più pure di atropina e ioscina/scopolamina, tutte derivate da solanacee. Fra il 1920 e il 1930 comparirono anche adrenalina, teofillina e aminofillina, con effetti collaterali inferiori rispetto alle sigarette per l’asma. La campana a morto però suonò fra il 1950 e il 1960, con l’avvento prima dei broncodilatatori per via inalatoria e poi, negli anni ’60, con l’introduzione del salbutamolo e dell’inalatore blu noto come “Ventolin”, che è tuttora uno dei trattamenti più usati.

Quindi, se anche una fumatina può sembrare una buona idea, questo medico generico qui continua a ripetere ciò che ripete tutti i giorni: per favore, smettete di fumare. La pelle blu non sta bene a nessuno.

Riferimenti su Internet:

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