In libreria il primo thriller di Massimo Polidoro: “Il passato è una bestia feroce”

copertina

Il passato è una bestia feroce
Massimo Polidoro
Piemme, 2015, pp. 416
17,00 15,22 rilegato (il primo mese)
€ 6,99 ebook

 

Da appassionato lettore di thriller ad autore di un romanzo di questo genere: di solito il risultato di una simile operazione – editor e agenti letterari lo potranno confermare – delude le aspettative.

Penetrare i segreti di un genere letterario e riuscire a rapportarsi con le sue caratteristiche senza cadere nella banalità è tutt’altro che scontato. Nel presentare il proprio lavoro, Massimo Polidoro, che pure è uno scrittore affermato e di grande successo, confessa l’emozione di trovarsi per la prima volta alle prese con un genere tanto amato, ma, nel contempo, decisamente lontano da quelli abitualmente frequentati, come il saggio o il romanzo costruito sulla base di avvenimenti storici o episodi di cronaca. Ma la maestria del narratore, tanto più presente quanto meno risulta visibile agli occhi del lettore, è evidente anche in tutto il lavoro preparatorio, di cui hanno parlato molti grandi autori e al quale accenna nel suo blog anche lo stesso Polidoro, che fa riferimento al lungo studio, fatto di lettura e riflessione, del genere letterario in cui andava a inserirsi. È una dimostrazione di umiltà e padronanza del “mestiere di scrivere” inusuale in questi tempi in cui molti hanno il vezzo di presentarsi come virtuosi della scrittura che non devono a nulla la propria innata arte. Peccato che le biografie dei grandi del passato smentiscano categoricamente questa visione, ricordando come la padronanza dei mezzi narrativi sia frutto di un duro lavoro.

Il passato è una bestia feroce è l’esito di questa felice incursione di Massimo Polidoro nel terreno del thriller, che rivela l’indubbio talento dell’autore per la suspense. Nell’impianto narrativo messo insieme da Polidoro la descrizione degli ambienti ha lo stesso rilievo della storia: il grigiore e le ombre della periferia con la sua varia umanità; l’ambiente competitivo e, a tratti, soffocante della redazione di un giornale; la quotidianità di una caserma dei carabinieri o di un reparto d’ospedale sono delineati con pochi, scarni tratti, che calano il lettore nel vivo della vicenda perché evitano di cavalcare i luoghi comuni. Il discorso vale anche per i protagonisti, che non sono monodimensionali come spesso capita nella narrativa di genere, ma complessi e ricchi di sfumature.

L’intreccio ruota intorno alla figura di Bruno Jordan, giornalista specializzato in cronaca nera, in difficoltà nella vita privata e nel lavoro. Un uomo irrisolto, un antieroe che risulta attraente per il lettore proprio per l’umanità della sua imperfezione. Ma come suggerisce il titolo, il vero protagonista della storia è il passato. Che non accetta di restare confinato in un recesso della memoria o in una pagina ingiallita di giornale. Che riaffiora in una lettera scritta trent’anni prima, giunta non si sa come e spedita da non si sa quale mano. Che si scorge negli occhi di un padre nel cui mondo non si riesce a entrare e che non si può dimenticare. Che è, nonostante tutto, vivo e presente nei gesti amorevoli di una madre che non può accettare che sua figlia non ci sia più e che, trent’anni dopo, ancora la attende, simile alla dickensiana Miss Havisham che si consuma nell’attesa disperata del suo sposo, eppure, alla fine, così diversa.

Il lettore che ammira il Polidoro “indagatore del mistero” si divertirà a sbrogliare l’intricato enigma che sostiene la storia, ricomponendo in un quadro sintetico gli indizi disseminati qua e là. Nel farlo, all’appassionato di letteratura sembrerà di scorgere precedenti, citazioni, rivisitazioni. Si tratta in tutti e due i casi di un ottimo esercizio per la mente e della prova che ci troviamo di fronte a un libro che merita di essere letto, come tutti quelli che ci spingono a mettere in moto i neuroni.

_______________

 

 

Hai gradito questo post? Aiutaci con una