I bambini dagli occhi neri

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Articolo originariamente pubblicato da Brian Dunning su Skeptoid. Si ringrazia Paolo Marco Ripamonti per la traduzione.

Potrebbero bussare alla vostra porta a tarda notte, nel silenzio; oppure avvicinare la vostra auto in sosta. Potrebbero sembrare bisognosi del vostro aiuto, oppure voler entrare senza alcuna ragione. Certamente non sembrerebbero preoccupanti: dei semplici bambini. Ma vogliono entrare. Potrebbero fornirvi un paio di motivi o scuse, ma, a prescindere dalla vostra risposta, non demorderanno. Devono entrare. E voi direte di no. Direte di no perché c’è qualcosa che non torna: hanno gli occhi completamente neri. Color giaietto. Da palpebra a palpebra, nere sfere vuote e morte, prive di sclera o iride, vi faranno correre un brivido lungo la schiena. Sono i bambini dagli occhi neri.

Negli ultimi anni sono circolate parecchie storie su questi strani bambini. Quasi tutte sono copia-e-incolla da una pagina internet all’altra oppure sono contenute in libri auto-pubblicati che sono poco più che una ristampa dei vari siti internet. Questo rende problematica l’identificazione dei testimoni nella grande maggioranza di questi racconti. Non abbiamo foto affidabili, nessuno di loro è mai stato fermato dalle forze dell’ordine alla ricerca di persone scomparse. Reali o no, i bambini dagli occhi neri sono noti solo a partire da racconti di dubbia origine, ripetuti a più riprese:

Ero seduto sul divano a guardare un film, quando all’improvviso ho sentito un bussare lieve alla porta. Mi son alzato e ho preso una mazza da cricket. Ho aperto la porta e c’erano tre ragazzi… Uno di loro mi ha detto che si erano persi che dovevano telefonare a casa alla mamma. Mi hanno chiesto di entrare e – fu il peggior sbaglio della mia vita – dissi di sì. Andai in salotto e quello che vidi mi lasciò un po’ perplesso. Tutti e tre erano seduti in silenzio con il viso rivolto a terra. Contemporaneamente alzarono lo sguardo, tutti insieme, e mi fissarono. Non ho mai visto degli occhi più spaventosi. Dopo averli fissati per 10 secondi stavo urlando come una ragazzina e scappai verso la porta del garage. Mi seguirono, potevo sentire i loro passi sul pavimento di legno. Mi chiusi nel garage e sprangai la porta.

Guardai dallo spioncino… fuori c’erano due bambini… se non fosse stato per un senso oppressivo di orrore e paura, credo che li avrei fatti accomodare e gli avrei offerto un tè o una cioccolata calda. Ma c’era qualcosa fuori posto… la più grande parlò. Aveva una voce adulta, piena di fiducia in se stessa, forte e priva di ogni cadenza. Teneva la testa rivolta a terra e non potevo vederle gli occhi. Disse: “Ci serve il suo telefono.” Restai paralizzata. Come faceva a sapere che ero dietro la porta? Rivolse il viso verso di me e fu allora che vidi i suoi occhi. C’era un motivo per cui non potevo vederli prima: erano neri, o blu notte, o un viola scuro. Occhi di un altro mondo. Disse: “La mamma è preoccupata.“

Vidi un ragazzo fare avanti e indietro lungo il marciapiede dove avevo parcheggiato l’auto… Il ragazzo si avvicinò al mio finestrino e mi fissava, credo per far si che potessi vedere i suoi occhi. Mi fecero morire di paura. Lascia che te lo dica… se non hai mai visto un ragazzo dagli occhi neri, non hai idea di cosa sia. Pupille nere come la notte. Il ragazzo mi sussurra: “Devi farmi entrare” e fu allora che chiusi a chiave la macchina e mi accucciai tra i sedili. Dopo 5 minuti se ne era andato. Quando mia madre salì in macchina, mi disse di un ragazzino con gli occhi neri che era entrato dal parrucchiere e aveva insistito che lei gli desse le chiavi della macchina.

Storie raccontate da anonimi, identificabili solo dai loro nick su internet. Tutto sommato, non un grande insieme di prove. Un certo numero di testimoni oculari afferma di aver fatto intervenire la polizia, ma non si trovano in letteratura i rapporti relativi.

Svariati ricercatori amatoriali hanno cercato di suggerire spiegazioni per questi bambini dagli occhi neri. Lenti a contatto colorate che coprono l’intero occhio sono facilmente reperibili ed è stato suggerito che magari qualche bambino si sia divertito a spaventare passanti e a bussare alle case per gioco. Sebbene questa spiegazione sia perfettamente plausibile (in effetti, personalmente, non dubito che sia davvero successo, in alcuni casi), non può giustificare il fenomeno nella sua totalità. Prima di tutto, suggerire che un vasto numero di burloni sia dietro a queste storie implicherebbe qualche caso in cui il soggetto sia stato registrato da una videocamera di sorveglianza, ma questo non sembra essere avvenuto. Poi, beh, non è un granché come piano. Cosa avrebbero fatto questi bambini con le lenti a contatto un volta che qualcuno li avesse fatti entrare: sventolare le braccia e gridare “bu!”?

Sono state chiamate in causa altre spiegazioni naturali come la midriasi, una dilatazione della pupilla, che può essere causata da alcune droghe o traumi, o altre cause ancora. Alcuni autori hanno proposto che lo strano comportamento dei bambini, quasi da automi, potrebbe essere consistente con l’assunzione di sostanze stupefacenti atte a causare la midriasi. Trovo che questa spiegazione sia ancora peggiore della burla delle lenti a contatto. Primo: è totalmente ipotetica. Non sono riuscito a trovare alcun esempio di droga che induca sia midriasi che comportamento meccanico che spinga a cercare di entrare in case o automobili. Secondo: la dilatazione della pupilla e una sclera completamente nera sono due cose ben distinte e non confondibili.

Torniamo, quindi, a uno dei nostri mantra scettici: prima di cercare una spiegazione per un evento singolare, verificare che l’evento singolare sia veramente accaduto. Non avendo un corpus di prove non aneddotiche e verificabili dell’esistenza di bambini dagli occhi neri, siamo obbligati a considerare che possa trattarsi di folklore. Il che non è necessariamente facile da dimostrare, anche trovando il racconto folcloristico originale, questo non prova che il fenomeno non sia successo per davvero nel mondo reale.

Alcuni ricercatori che si sono occupati di questo fenomeno non ne sono emersi a mani vuote. Storie sui bambini dagli occhi neri si trovano diffusamente in internet e in libri sul paranormale, ma solo a partire dal 1998. Il primo resoconto pubblicato che sia stato finora rinvenuto venne postato sul newsgroup usenet alt.magick il 30 luglio 1997, da Brian Bethel, colonnista di un periodico spiritualista di Albilene, Texas. Bethel postò la stessa storia un mese dopo su alt.folklore.ghost-stories, con un epilogo aggiuntivo di come avesse parlato in seguito con alcuni amici che avevano avuto la stessa esperienza. Il racconto originale di Bethel è molto lungo, segue una versione pesantemente accorciata:

Stavo guidando nei presso del teatro, verso il centro e mi sono fermato in un parcheggio libero. Stavo usando la luce di un’insegna per compilare un assegno, quando, con mia grande sorpresa, ho sentito bussare al finestrino del conducente. Ho guardato fuori e ho visto due bambini che mi guardavano dalla strada… Entrambi erano maschi e la mia impressione iniziale fu che avessero tra i 10 e 14 anni… abbassai appena il finestrino e dissi “Si?”. Il portavoce sorrise nuovamente, più marcatamente questa volta. I suoi denti erano bianchissimi. “Hey, signore, come va? Abbiamo un problema.”, disse… La sua proprietà di linguaggio era incredibile e non mostrava alcun segno di paura. Parlava come se il mio aiuto fosse un atto dovuto… “Dai, signore.” disse ancora, con una voce soffice come seta… “Guardi, vogliamo solo tornare a casa e siamo solo due ragazzini.” Questo mi spaventò non poco. Qualcosa nel suo tono e nella sua pronuncia mi faceva stare sul chi va là. “Dai signore. Ci faccia salire. Non possiamo entrare se lei non ce lo permette, lo sa.”, disse ancora il portavoce con gentilezza. Fu allora che, per la prima volta, notai i loro occhi. Neri come il carbone. Senza pupille. Senza iride. Solo due vuote sfere che riflettevano le luci bianche e rosse dell’insegna. A questo punto sapevo che la mia espressione mi stava tradendo… “NON POSSIAMO ENTRARE SE NON CE LO DICE LEI. CI… FACCIA… ENTRARE!”… Inserii la retro (grazie al cielo non c’era nessuno dietro di me) e partii a razzo. Intravidi con la coda dell’occhio i ragazzi e mi girai. Erano spariti.

Bhetel sostiene la veridicità della storia, ribadendo che si tratti del racconto di fatti realmente accaduti. Ma ci ha anche fornito un’interessante informazione sul perché potrebbe averlo pubblicato. Nello stesso giorno, infatti, fece un altro lungo post in alt.magick in cui discuteva l’infantile credenza nel “Bloody Mary”: se vi mettete davanti a uno specchio a mezzanotte, al buio, e ripetete il nome “Bloody Mary” per tre volte, lei apparirà nello specchio. Bethel chiese se tale entità immaginaria potesse diventare reale, fatto salvo che abbastanza persone vi credessero.

E a questo punto mi sono detto: che situazione adatta per una spontanea espressione della magia! La volontà, in questo caso, è data dalla credenza, specialmente tra quelli che sono abbastanza coraggiosi (o pazzi) da provare il rituale. Il metodo attraverso cui la voluta modificazione della realtà si manifesta è la paura della veridicità della storia e dell’entità (immaginaria?) generata… Quindi, possiamo creare qualcosa di simile a “Bloody Mary” semplicemente dalla forza di volontà collettiva? E perché solamente storielle infantili, perché non dei e dee? Sono forse tutti quanti espressione di un sufficiente spostamento di realtà collettivo? O hanno, in qualche maniera, un’esistenza a se stante?

E poi, la sera stessa, Bethel pubblicò il suo racconto sui bambini dagli occhi neri. Mettiamo assieme le due idee, la proposta di creare una nuova leggenda metropolitana con la storia dei bambini dagli occhi neri, e abbiamo una spiegazione perfettamente plausibile del fenomeno, oltre – beh – alla sua veridicità. Certamente non possiamo pensare di sapere cosa passasse per la testa di Bethel, ma possiamo azzardare un’ipotesi.

Quindi, fino a che qualcuno non placcherà e consegnerà alla polizia un bambino dagli occhi neri, o fino a che qualcun altro non lo inviterà in salotto per una bella video intervista, io mi rifiuterò di credere a questa leggenda metropolitana. E a chiunque l’abbia creata, chicchessia, dico: ben architettato, signore, ben architettato.

Dunning, B. “The Black Eyed Kids.” Skeptoid Podcast. Skeptoid Media, Inc., 15 Apr 2014. Web. 3 May 2014. <http://skeptoid.com/episodes/4410>

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