Guida tascabile anti-panzane

5 punti per discernere se una notizia rischia di essere una panzana!

Articolo originariamente pubblicato da Michelle Nijhuis su The Last Word On Nothing. Si ringrazia Paolo Marco Ripamonti per la traduzione.

Sono spesso in errore. Non capisco cose; ricordo male; credo a cose a cui non dovrei. Sono troppo ottimista circa la futura qualità di Downton Abbey e inesatta quando ripenso agli scherzi delle rock-star. Tuttavia, toccando ferro!, non sbaglio troppo di frequente quando scrivo e questo perché, essendo una giornalista, ho ricevuto un corso avanzato sui PPP (Protocolli Prevenzione Panzane).

Ultimamente, mentre assistevo ad amici ben vestiti ed intelligenti sputar ogni tipo di sentenze senza senso su internet, ho rivalutato la mia familiarità con i PPP. Specialmente ora che siamo tutti editori. (Condividere delle news con 900 amici su Facebook non è chiacchierare al bar: è pubblicare). Pubblicare panzane è terribilmente distruttivo: rende difficile al resto di noi distinguere tra stupidaggini e notizie vere, terribile, urgenti.

Certamente, i PPP non sono infallibili, ma generazioni di giornalisti scorbutici, sottopagati, amanti della verità hanno verificato che riducono notevolmente la possibilità di pubblicar panzane.

Quindi ritengo che tutti debbano familiarizzare con i PPP prima di pubblicare alcunché. Non servono esperienza pregresse, sebbene si possa passare la vita a dibattere i punti più sottili dei PPP (e il movimento di istruzione giornalistica vorrebbe disperatamente che studenti di scuole e università passassero almeno un semestre a farlo); i suoi principi generali, elencati gratuitamente nell’immagine in testa all’articolo, sono semplici.

Ecco come funzionano, in pratica:

1. Chi me lo sta dicendo? O meglio, chi sta scrivendo e per che testata o sito? Quanto questa testata è credibile? Hanno potenziali preconcetti? Consideriamo una panzana che ha afflitto internet nei primi mesi del 2014: il quotidiano britannico Daily Mail ha pubblicato una notevole foto di un’alba proiettata su uno schermo gigante. L‘articolo di accompagnamento, scritto da James Nye, si intitola: “La Cina inizia a trasmettere le albe perché Pechino è completamente avvolta da nubi di smog.” Supponiamo che non siate troppo familiari con il Daily Mail. Una rapida occhiata ad altri titoli (“Cosa le vostre feci dicono di voi?” “Uomo arrestato dopo aver passeggiato nudo dentro un Wal-Mart”) dovrebbe dirvi che questo giornale può essere gentilmente descritto come “carta igienica”. Diventa, quindi, facile supporre – in base ai PPP – che questi signori siano più interessati al volume di traffico web che alla precisione di quanto pubblicato.

2. Come fa a saperlo? Cercando su Google James Nye, scopriamo che vive a Brooklyn. Mmm. C’è la concreta possibilità che non abbia visto queste “proiezioni” in prima persona. Vero, l’articolo è corredato da una foto, ma non sappiamo dove sia stata scattata, quali fossero le condizioni al contorno e se il titolo descriva accuratamente ciò che vi viene ritratto. Assumiamo che il reporter abbia fatto queste verifiche per noi, ma ci sembra che lui non fosse presente in prima persona. (Una ricerca su Google per Nye mostra anche un articolo su un blog del Poynter Institute – uno dei mastini delle news – che lo accusa di aver fabbricato i trascritti di un’udienza in un processo per omicidio in Georgia, sempre in un articolo del Daily Mail).

3. Fatti salvi 1 e 2, è possibile che l’autore (o autrice) si sbagli? O menta? Nye scrive per una testata che punta alla viralità e non sembra fosse nelle vicinanze di Pechino quando ha scritto questo articolo. Sì.

4. Se la risposta a 3 è “sì”, cercate un’altra fonte non correlata. Bene, Time e CBS News hanno pubblicato questa storia. Entrambe basano la loro reputazione sulla precisione, quindi hanno sicuramente interesse a mantenerla – in altre parole,  sembra probabile che siano più affidabili del Daily Mail. Ma i post originali del Time e di CBS News (ora pietosamente corretti e rivisti) fanno semplicemente riferimento a quanto pubblicato dal Daily Mail, senza mostrare alcun segno di essere storie originali dai propri reporter. Quindi non sono fonti non correlate. Sono essenzialmente la stessa fonte del Daily Mail. Ritenta.

5. Ripetere fino a che la risposta a 3 sia “assolutamente improbabile”. Se volete davvero arrivare alla verità, potete iniziare dal rintracciare il fotografo – impresa che potrebbe non essere semplicissima, dato che la foto è attribuita a un’agenzia e non a una singola persona. Ma anche qualora lui confermasse il contesto dello scatto, non potete farci affidamento: dopo tutto anche il fotografo ha interesse che la notizia diventi popolare e potrebbe volersi proteggere. Sarebbe meglio trovare un amico, o un amico affidabile di amici, che vivesse a Pechino e fosse disponibile a verificare di persona. Ma questa persona dovrebbe fare di più che semplicemente verificare l’esistenza degli schermi. Dovrebbe confermare che le immagini vengano mostrate ai residenti a causa dello smog, il che implica una certa familiarità con il mandarino e un numero sufficiente di conoscenze a cui chiedere e dove trovarle. Aspettate. Non vi sembra che questa persona sia un giornalista?

Il che mi porta al punto più generale. Prevenire le panzane è un mestiere che richiede tempo, e la precisione nel verificare che un articolo sia un’accurata descrizione della realtà ne è solo la punta dell’iceberg. C’è un’ottima ragione per cui i miei post Facebook e tweet riguardano quasi unicamente la mia famiglia, gli amici, certi programmi TV ed articoli scritti da me o da persone di cui mi fido. Non ho molto tempo per praticare i PPP liberamente e non voglio rischiare di condividere panzane.

Quindi potreste provare a rintracciare il fotografo delle albe elettroniche. Potreste cercare una persona affidabile a Pechino, ma probabilmente questo avrà i suoi impegni e poi, tutto sommato, forse non vi interessa particolarmente questa storia. Invece potreste aspettare un po’ di tempo e lasciare che un giornalista professionale – sì, ce ne ne sono ancora – verifichi la notizia. Di fatti, il giornalista Paul Bischoff, che vive a Pechino e lavora per un testata attenta all’etica professionaleTech in Asia, ha riportato rapidamente la falsità della notizia del Daily Mail. Lo schermo ritratto nella foto è in effetti a Pechino, ma mostra una pubblicità turistica che include una serie di immagini che si alternano. Una di queste è un’alba. Nelle parole di Bischoff:

Sì, Pechino è inquinata, come abbiamo segnalato anche noi di Tech in Asia, ma questa cosa è una completa panzana. I media internazionali dovrebbero vergognarsi di non aver dubitato nemmeno per un secondo dell’articolo del Daily Mail, uno dei giornali con la peggior reputazione del Regno Unito.

Wow, meno male che i PPP vi hanno evitato di condividere questa notizia, eh?

Grazie dell’attenzione e congratulazioni. Ora siete in grado di applicare i PPP per difendere verità e giustizia su internet. Vi direi che il mantello sta appeso nell’armadio, ma sarebbe una panzana.

Hai gradito questo post? Aiutaci con una