Dieta alcalina, verità o disinformazione?

le iene

Nell’ultima puntata delle programma TV Le iene si è parlato del caso di Antonio Diaco, un paziente oncologico che avrebbe sperimentato benefici incredibili bevendo acqua alcalina (cioè acqua con l’aggiunta di sostanze come il bicarbonato, che la rendono più basica) e seguendo una “dieta alcalinizzante” ricca di frutta e verdure.

La famiglia Diaco afferma di aver scoperto i benefici di questa alimentazione da Robert O. Young, autore del libro “Il miracolo del pH alcalino” (e, per la cronaca, attualmente a processo negli Stati Uniti per esercizio abusivo della professione medica). Il servizio delle Iene ha dato comunque spazio anche ai dubbi su questa vicenda, incarnati dall’oncologa che aveva in cura Antonio Diaco (che, più che all’alimentazione, ha attribuito i miglioramenti del suo paziente alla radioterapia a cui è stato sottoposto).

Ma una dieta ricca di alimenti alcalini può davvero essere d’aiuto in oncologia? Test in vitro hanno dimostrato, in effetti, che le cellule tumorali crescono più velocemente in un ambiente acido rispetto a un ambiente basico. Il problema è che l’organismo è cosa ben diversa da un vetrino di laboratorio: non è possibile, infatti, cambiare il suo pH agendo semplicemente sul tipo di alimentazione. A seconda del tipo di dieta è possibile alzare o abbassare il pH di saliva e urine, ma non del sangue e del resto dell’organismo.

Lo spiega il chirurgo Salvo Di Grazia, in un ottimo articolo che fa il punto sulla dieta alcalina, a cui vi rimandiamo per approfondimenti (ripreso anche nel suo libro “Salute e bugie“).

Una delle stupidaggini a cui credono i seguaci di queste pseudodiete è quella che si possa controllare lo stato di salute del corpo controllando il pH urinario, se acido, bisognerebbe correggerlo. In realtà il pH urinario è necessariamente lievemente acido (anche se il suo pH varia durante il giorno e secondo la dieta e le condizioni di salute) per il semplice motivo che sta eliminando, attraverso i reni, i residui che il nostro corpo non trattiene.

Il pH delle urine, però, non coincide con quello del corpo, che dispone di meccanismi di regolazione proprio per mantere un pH il più possibile costante.

Il nostro sangue ha un pH lievemente alcalino: 7,4. Se questo valore diminuisce (quindi va verso lo 0) o aumenta (verso il 14) anche di poco non potremmo sopravvivere perchè la maggioranza dei meccanismi che ci consentono la vita non funzionerebbero e verrebbero danneggiati in pochissimo tempo (pochi minuti!). In realtà il nostro pH non è un valore fisso, varia di pochissimo (per esempio un pH di 7,3 o di 7,5 per pochi minuti, potrebbe non provocare danni particolari) ma viene subito riportato alla norma.

Ma come fa il nostro corpo a regolare il proprio pH?

Principalmente mediante due mezzi: i reni e la respirazione. Espirando eliminiamo delle sostanze in modo da riportare il pH nella norma, quando serve i nostri polmoni riescono a riportare il pH alla normalità in tempi brevissimi (si pensi all’apnea, il respiro “affannoso” che segue ha questo scopo, i recettori che regolano la respirazione reagiscono ad un aumento della CO2). I reni hanno un ruolo meno “importante” ma molto più raffinato: eliminano con l’urina le sostanze che condizionano il pH.

Se per qualsiasi motivo il pH del nostro organismo non è stabile (quindi va “oltre” la normalità del 7,4, verso l’acidità o la basicità) si entra in uno stato patologico: se si va verso l’acidità si parlerà di acidosi metabolica al contrario di alcalosi metabolica. Sono due condizioni che, se non rapidamente risolte, possono portare alla morte in breve tempo (per valori di pH inferiori a 6,8 e superiori a 7,8).

Quindi il nostro corpo si “protegge” da solo contro le variazioni del proprio pH, che cerca di mantenere il più possibile costante. Qualsiasi tipo di alimento può fare ben poco contro questi meccanismi di regolazione.

Un alimento alcalino, subito dopo l’ingestione, viene a contatto con i succhi gastrici presenti nello stomaco che, come tanti sanno, sono fortemente acidi. Questo “incontro” neutralizza l’alcalinità dell’alimento che al momento di venire assimilato è praticamente neutro (o addirittura acidificato).

Anche se esistesse un alimento che riuscisse a mantenere la sua basicità dopo il passaggio dallo stomaco, fino a riuscire a far variare il pH del sangue, si metterebbero in moto tutti i meccanismi spiegati prima che rimedierebbero come abbiamo visto, riportando immediatamente il pH ai valori consueti.

Anche se esistesse (ma non esiste) un alimento commestibile che dopo aver sorpassato indenne l’acidità gastrica e non aver scatenato i meccanismi di regolazione del pH, riesca a rendere “basico” il nostro sangue, basterebbero pochi minuti di questa condizione per andare in alcalosi metabolica. Se esistesse questo tipo di alimento, sarebbe un veleno e mangiarlo significherebbe morire, altro che salute.

La dieta alcalina, quindi, non fa ciò che promette di fare – e cioè alcalinizzare il nostro organismo. E se aumentare l’apporto di frutta e verdure, pilastri fondanti della dieta di Young, può essere senz’altro una cosa positiva (non certo per le loro proprietà alcalinizzanti, ma perché ricchi di sostanze benefiche), il rischio è sempre quello di rifiutare cure di provata efficacia per seguire le illusioni di una “cura” mai dimostrata.

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