Letture… in evoluzione

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«Nulla ha senso in biologia se non alla luce dell’evoluzione», diceva Theodosius Dobzhansky, e chi si occupa di scienza trova quotidianamente conferme a tale assunto. Ma per consentire anche a chi non ha alle spalle studi approfonditi nel campo della biologia evoluzionistica di comprenderne i principali concetti, abbiamo selezionato alcune proposte divulgative di qualità. Saranno utili anche a evitare di smarrirsi nella selva del complottismo antiscientifico di cui il web e la stampa sono ormai il regno.

 

CoynePerché l’evoluzione è vera, di Jerry A. Coyne (Codice Edizioni)

Un buon testo divulgativo deve coniugare chiarezza e rigore scientifico, e, magari, riuscire a farlo mantenendo viva l’attenzione del lettore, evitando che sbadigli sulla pagina. Accostarsi a una lettura scientificamente ineccepibile ma indigesta per forma e contenuto potrebbe demotivare il lettore e convincerlo che la scienza non fa per lui. Ma non corre questo rischio il lettore del saggio di Jerry A. Coyne, che ha anzi il merito di ricordare a chi legge quanto sia importante capire le ragioni della scienza, che riguardano tutti. L’esposizione, pensata perché anche chi è completamente digiuno di teoria dell’evoluzione possa seguirla senza problemi, procede attraverso un approccio integrato, che coniuga discipline diverse: geologica, genetica, antropologia, paleontologia, biologia, embriologia, etologia…

Stimolanti anche gli approfondimenti proposti nelle note, a vantaggio di chi desidera spingersi un po’ più in là.

 

ShubinYour Inner Fish, di Neil Shubin (Pantheon Books)

Traspare tutto l’entusiasmo e la passione per un lavoro – quello dello scienziato – che richiede preparazione teorica non meno che disposizione al sacrificio, dal racconto di Neil Shubin. Il nome di questo paleontologo è legato a una tra le più importanti scoperte relative alla teoria dell’evoluzione, quella di un fossile transizionale noto come Tiktaalik roseae. Il rinvenimento di Tiktaalik è importante almeno da due punti di vista. In primo luogo, il fossile presenta tutte le caratteristiche per essere considerato una forma di transizione tra i pesci e i tetrapodi, che mette in luce il passaggio dalla vita acquatica dei primi organismi a quella terreste. In secondo luogo, si tratta di un brillante esempio della predittività della teoria dell’evoluzione, dal momento che la scoperta è stata resa possibile dalle previsioni che lo studio dei fossili e della stratigrafia avevano permesso di formulare, in chiave evoluzionistica.

Il saggio di Shubin, che ho letto nell’edizione americana, è stato pubblicato in italiano da Rizzoli con il titolo Il pesce che è in noi. Sarà un bellissimo regalo per il giovane che ha deciso di fare della scienza il proprio lavoro, ma anche per chi, semplicemente, desidera avere un’idea più chiara della propria posizione nella storia della vita sulla Terra.

 

Gazzaniga_134x199I signori del pianeta, di Ian Tattersall (Codice Edizioni)

Leggere questo libro è un po’ come guardarsi allo specchio, perché quella che viene raccontata è una storia che ha come punto di arrivo la comparsa di una specie, l’Homo sapiens, che rappresenta la nostra comune carta d’identità. Antropologo e curatore emerito della divisione di antropologia dell’American Museum of National History, Ian Tattersall unisce alla grande chiarezza delle notevoli doti di narratore, che consentono al lettore di sentirsi tutt’uno con il viaggio evolutivo degli ominini e di capire le ragioni che permettono agli scienziati di fare determinate affermazioni. Particolare attenzione è dedicata allo sviluppo del linguaggio e della rappresentazione simbolica, snodo evolutivo centrale, che segue all’altro fondamentale passo costituito dal bipedismo. Da leggere per comprendere meglio chi siamo e come ci siamo arrivati.

 

IsaakThe Counter-Creationism Handbook, di Mark Isaak (University of California Press)

Si tratta di un completo e utilissimo prontuario che raccoglie la gran parte delle obiezioni di antievoluzionisti e creazionisti alla teoria dell’evoluzione e vi fornisce una risposta precisa e ben argomentata. Suddiviso in sezioni che esaminano la questione da tutti i possibili punti di vista (compreso quello religioso e filosofico), il manuale si presta alla lettura da cima a fondo, come pure a quella per macrotematiche e alla rapida consultazione. Ammirevole senza dubbio lo sforzo che l’autore si è sobbarcato per passare in rassegna ogni obiezione a una tra le teorie più fondate dell’universo della scienza moderna, per poi rispondere con pazienza e acribia. Gli aggiornamenti al lavoro di Isaak sono reperibili all’indirizzo www.talkorigins.org, di cui il libro è una sorta di spin-off.

Unica nota dolente: dispiace constatare come di un testo così interessante non sia ancora disponibile una traduzione italiana. Per fortuna è scritto in un inglese di immediata intelligibilità anche per chi non ha dimestichezza con il linguaggio scientifico.

 

SignorileL’orologiaio miope, di Lisa Signorile (Codice Edizioni)

Il reverendo William Paley, che scorgeva nella straordinaria complessità delle forme viventi il progetto accorto e finalistico di un creatore, è entrato nella storia per un paragone che, in seguito, fu ripreso dai contestatori di Darwin. Così come un orologio non esisterebbe senza il progetto di un orologiaio, un essere intelligente in grado di ideare i complessi meccanismi che gli consentono di funzionare, allo stesso modo – diceva Paley – non è possibile guardare alla meravigliosa varietà della natura senza pensare a un essere superiore che sia responsabile della sua creazione. Sull’acuità visiva del “grande orologiaio” già Richard Dawkins aveva sollevato non poche perplessità dando alle stampe, nel 1986, L’orologiaio cieco, nel quale dimostrava l’illusorietà della ricerca di finalismo nei meccanismi evolutivi. Riprendendo e attenuando l’immagine di Dawkins nel proprio blog e quindi in questo libro, intitolati ambedue L’orologiaio miope, la zoologa Lisa Signorile sceglie di mostrare al proprio lettore come l’evoluzione funzioni attraverso i suoi più curiosi prodotti.

«In questo contesto ho voluto un po’ sdrammatizzare l’immagine di Dawkins: l’evoluzione che non vede che cosa fa e dove va, molto più che l’indovino Tiresia, mi ricorda mister Magoo, un vecchio personaggio dei cartoni animati molto miope che perde di continuo gli occhiali. C’è dramma nella cecità, e l’implicazione di altri sensi che possano direzionare l’orologiaio. Quando ho perso le lenti a contatto, invece, mi sono limitata a sbattere contro tutti gli spigoli possibili e a riempirmi di lividi finché non ho trovato la strada di casa. Per rimanere in tema di miopia, quindi, anziché affrontare l’evoluzione guardandola da lontano nel suo complesso, mi sono qui limitata a guardarne da vicino alcuni dei protagonisti», afferma l’autrice all’inizio del libro. Di spigolo in spigolo, di adattamento in adattamento gli animali di cui la Signorile parla non hanno nulla da invidiare agli esseri mitologici che popolano i bestiari medievali, eppure sono veri. Tra würstel dentati e anfibi con la sindrome di Peter Pan non si corre il rischio di annoiarsi, ma semmai quello di imparare veramente tanto.

 

FocherL’uomo che gettò nel panico Darwin. La vita e le scoperte di Alfred Russel Wallace, di Federico Focher (Bollati Boringhieri)

Conosciuto come “l’altro scienziato che teorizzò l’evoluzione”, Alfred Russel Wallace è sicuramente una figura degna di approfondimento, anche – ma non solo – per aver indotto Charles Darwin a dare finalmente alle stampe la sua opera più famosa. Darwin lavorava alla teoria dell’evoluzione da un ventennio (nel 1842 ne aveva messo per iscritto un celebre abbozzo) quando, nel 1858, ricevette la lettera del giovane collega Wallace che, come ricorda Focher, lo mandò letteralmente nel panico. Wallace era arrivato indipendentemente a formulare una teoria pressoché identica alla sua, che esponeva in un articolo che sottoponeva all’autorevole amico. Se ciò rappresenta, agli occhi dell’uomo contemporaneo, la prima verifica dell’evoluzione in regime di peer-review, d’altra parte comportava anche il rischio che a Darwin non venisse riconosciuta la paternità della teoria che era restio a pubblicare per l’eccesso di scrupoli che gli era connaturato.

Federico Focher, ricercatore presso l’Istituto di Genetica Molecolare del CNR di Pavia, ripropone, in questo avvincente saggio, i più significativi contributi scritti da A. R. Wallace, corredandoli di un apparato critico che consente al lettore di inquadrarli storicamente e di comprenderne le ragioni profonde. Vengono naturalmente illustrati i suoi rapporti con Darwin e la questione della paternità dell’evoluzione, ma è anche presentata in toto la vicenda scientifica e umana di Wallace, tra viaggi avventurosi e fascinazione per lo spiritualismo. Ne emerge il quadro di una personalità che non a torto gli studiosi definiscono complessa, in  cui convivono elementi che anticipano la scienza contemporanea e aspetti tipicamente ottocenteschi, da inquadrare in prospettiva storica.

Si tratta di una lettura certamente interessante, anche perché contribuisce all’analisi storica di una figura che i movimenti antidarwinisti hanno manipolato e strumentalizzato ideologicamente.

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