Il mistero del latte nella Coca Cola

Inventata dal farmacista americano John Stith Pemberton nel 1886, la Coca Cola ha da sempre alimentato svariate fantasie. A essa sono state attribuite diverse proprietà, più o meno fantasiose, che vanno dal presunto potere spermicida, a improbabili effetti allucinogeni, se mischiata con certi farmaci, fino a ipotetiche proprietà corrosive nei confronti di vari materiali.

Qualche anno fa, su Internet, era diventata una sorta di tormentone la moda di diffondere filmati che mostravano gli effetti zampillanti ottenibili aggiungendo particolari caramelle alla Coca Cola o a bevande affini. In questi giorni hanno cominciato a circolare altri filmati (qui un esempio) che mostrano cosa accade se al contenuto di una bottiglietta di Coca Cola viene aggiunta una modesta quantità di latte.

I video mostrano dapprima la formazione di una certa effervescenza. Col tempo la colorazione della bevanda diviene sempre più chiara. Alla fine si osserva che il contenuto della bottiglia appare completamente trasparente e quasi incolore, mentre sul fondo si è depositato un precipitato caseoso marroncino.

Questo semplice esperimento ha naturalmente suscitato la curiosità di tutti i chimici che lo hanno osservato. Su una pagina Facebook dedicata alla didattica della chimica, si è cominciato a discutere e qualcuno ha pure ripetuto l’esperimento. La replica della reazione ha effettivamente confermato quanto appare nei filmati diffusi in Internet. Anche l’interpretazione di quanto accade è abbastanza semplice.

La Coca Cola è una bevanda piuttosto acida, soprattutto a causa della presenza di acido fosforico. L’ambiente acido determina la coagulazione delle proteine del latte (soprattutto caseine) e la loro separazione dal siero. Il fenomeno è ben noto ed è alla base della preparazione dei formaggi (insieme alla coagulazione enzimatica, ottenuta mediante l’aggiunta di caglio).

La caseina è una fosfoproteina: le catene proteiche sono cioè legate a gruppi fosforici. Ai normali valori del pH del latte (6,5-6,7) i gruppi fosforici sono privi di protoni (H+) e possiedono quindi una carica negativa. Quest’ultima consente alle catene proteiche di restare sospese in soluzione, evitando la precipitazione. Quando l’ambiente diventa acido, alcuni gruppi fosforici vengono protonati, annullando la carica negativa. A un dato valore del pH tutte le cariche si annullano (punto isoelettrico) e le catene proteiche tendono ad ammassarsi determinando in tal modo la loro precipitazione.

Il precipitato flocculante ottenuto intrappola e trascina sul fondo anche i coloranti presenti nella bevanda, determinandone la decolorazione (il principale colorante della Coca Cola è il caramello, sostanza bruna ottenibile per riscaldamento dello zucchero oppure preparato per sintesi e indicato con la sigla E150).

12 pensieri riguardo “Il mistero del latte nella Coca Cola

  • 9 Settembre 2013 in 10:52
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    Purtroppo la mia categoria professionale ha persone di cui vantarsi, come la recente Senatrice a Vita Elena Cattaneo e persone come il Pemberton, che, anziche’ fare qualcosa di utile per la Salute, ti vanno a inventare la Coca Cola.

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  • 9 Settembre 2013 in 11:17
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    E noi siamo fieri di essere concittadini di un uomo dalla moralità pura e inattaccabile come la sua, sig. Aldo Grano, i posteri parleranno di lei e della Cattaneo, altro che Pemberton.

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  • 9 Settembre 2013 in 12:15
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    Signor Grano, leggo un vago moto d’invidia in quanto scrive.
    Bene.

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  • 9 Settembre 2013 in 13:34
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    Carissimi Davide et Mousse, poiché nel Vostro Lei leggo un vago sentore di presa per il giro, se volete darmi del Lei Vi prego di darmi anche del Dr. Ho scritto di essere Laureato in Farmacia, come la Cattaneo ed il Pemberton, non potete adunque affermare di non sapere che ho diritto a fregiarmi del titolo di DR.

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  • 9 Settembre 2013 in 19:21
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    All’estero, se qualcuno si presenta come “sono il Dott.Mario Rossi”, equivale a dire “Sono un buffone e non ho altri pregi che quel titolo”. In Germania, chiami chiunque (dal disoccupato analfabeta, al Cancelliere), come Frau (nel caso di donna) o Herr, nel caso di uomo.
    Signora, Signore.
    Il resto, se proprio devi, lo scrivi sul biglietto da visita.

    Negli Stati Uniti, nessuno si sognerebbe di farsi chiamare “Dott.Henry Steward”.
    Sul biglietto da visita scrivi “Mr. Henry Steward, PhD”. Se non hai almeno un PhD, lo si evita accuratamente.

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  • 9 Settembre 2013 in 21:13
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    Non leggo spesso i commenti su Query.
    Ma perché quando li leggo sono sempre OFF TOPIC?

    O c’è qualcosa che mi sfugge?
    Grazie

    Risposta
  • 10 Settembre 2013 in 15:34
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    La domanda è: ma quel che resta è ancora bevibile o si butta tutto?
    Guardando l’immagine sopra il colore assomiglia ad un liquido che non si può dire.

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  • 10 Settembre 2013 in 19:12
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    Sicuramente non è tossico, ma non penso neppure sia gradevole da bere. Se qualcuno vuole …sacrificarsi per la scienza e riferire, è benvenuto J
     

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  • 13 Settembre 2013 in 23:28
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    Ho visto il video prima di aver letto questo video, e ho avuto modo di discutere con un mio collega studente universitario; siamo giunti anche noi alla conclusione che la perdita di colore è dovuta alla precipitazione del caramello, essendo però un po’ ignorantelli sulla composizione chimica del latte, abbiamo considerato soprattutto i trigliceridi invece che le caseine, che sono una componente comunque molto importante del latte, più che non le caseine. Il caramello è saccarosio riscaldato, oppure trattato con acido solforico nella sua versione chiamata sintetica, ne deduciamo che il risultato sia una reazione di disidratazione che abbia come prodotto degli alchenoli (trovare il nome esatto per delle sostanze descritte così male è un compito arduo) che pensiamo essere delle sostanze poco solubili in acqua ma ben solubili in solventi apolari, “grassi”. I trigliceridi appunto sono molecole che presentano tre lunghe code apolari, idrofobiche, in ambiente acido (creato dall’acido fosforico) i loro tre legami estere vengono idrolizzati, spezzati, e vengono prodotti acidi grassi e glicerolo (quest’ultimo molto solubile in acqua), il caramello dunque esce dalla soluzione acquosa, che è la coca-cola, ed entra a far parte del precipitato (trigliceridi), che diventa, come si vede nel video, di colore scuro perché contiene il colorante. 
    Certo, anche la caseina presenta numerosi amminoacidi con catena apolare, ma a mio parere non si può ignorare il contributo dei trigliceridi a questo fenomeno, anche perché questi ultimi sono, anche se di poco, più abbondanti della caseina.
    Per avere un’idea dell’importanza relativa delle due sostanze ci sono un paio di esperimenti da fare, il primo è misurare il pH perché la caseina protonandosi e precipitando causa una neutralizzazione del pH, il secondo è osservare le differenze tra l’utilizzo di latte scremato e latte intero, perché la quantità di trigliceridi varia sensibilmente.

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  • 15 Settembre 2013 in 14:09
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    @Silvano Fuso: Proporrei il Prof.Garlaschelli confronto alle prove da lui sostenute,questa e’ una passeggiata.;)

    Risposta
  • 15 Settembre 2013 in 14:21
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    Io penso che i trigliceridi c’entrino poco o nulla. L’idrolisi acida dei trigliceridi può avvenire, ma non certo in condizioni di blanda acidità (come quella della Coca Cola) e in tempi così rapidi. Nell’esperimento che è stato riprodotto è stato usato latte parzialmente scremato con bassissima percentuale di trigliceridi e il risultato è stato lo stesso evidente. Il tutto è avvenuto in tempi brevi: nell’arco di meno di tre ore. Sicuramente una parte dei grassi sospesi (sotto forma di micelle) nel latte può rimanere inglobata nella massa di caseina, ma essi non hanno una parte attiva nel processo. Ciò che determina la chiarificazione della soluzione, con precipitazione dei coloranti, è la flocculazione delle proteine del latte, principalmente caseina.

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  • 15 Settembre 2013 in 22:15
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    Approfitto di questa discussione “chimica” su un prodotto che la nostra legislazione considera alimentare (bevanda gassata) per introdurre, anche nel campo del “paranormale alimentare” che è, come ho già rilevato, un fronte nuovo aperto dal CICAP e da altre organizzazioni Scettiche internazionali, ciò che distingue noi Creduloni da Voi Scettici: pur con diverse sfumature e, magari, liti furibonde, i Creduloni sono accomunati dal ritenere che gli Alimenti prodotti industrialmente non siano adatti all’ Uomo e agli Animali e nel lungo termine producano danni. Questo perché siamo organismi viventi e abbiamo necessità di nutrirci di Alimenti il più possibile “vivi”. Riteniamo che gli Alimenti naturali, poco manipolati, passati attraverso una breve catena di trasporto prima di giungere alla nostra bocca, possano darci, oltre a proteine, grassi, carboidrati e altri oligoelementi, anche Energia Vitale. Mentre gli Alimenti che ci arrivano dopo essere stati trattati da macchinari che, alla fine, li impacchettano,  ne abbiano molto meno. Ovviamente non siamo in grado di dare prove accettabili: ci vorrebbe un lungo confronto world wide tra campioni di popolazione simili che accettino di nutrirsi in modo differenziato per anni, lasciandosi monitorizzare strettamente. Gli Scettici, anche loro con diverse sfumature e qualche lite, sono convinti che noi Esseri viventi siamo, sostanzialmente, composti da elementi minerali e ci si possa nutrire bene sia con alimenti naturali che con alimenti industriali.

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