Che paura quell’ortaggio!

pomodoromutante

In questi giorni hanno avuto parecchia diffusione sui media italiani e internazionali le foto  inquietanti di frutta e ortaggi provenienti da Fukushima, raccolte da una fotogallery coreana. Ecco ad esempio la descrizione dell’Huffington Post:

Verdure mutanti. Due anni dopo il disastro alla centrale nucleare di Fukushima, gli effetti delle radiazioni sembrano farsi sentire sulla natura. Nelle foto pubblicate su un sito web coreano fiori, frutta e verdura sono vittime di strane mutazioni: deformità, sdoppiamenti, grumi.

Attualmente la galleria fotografica originale non contiene più le immagini, ma chi se le fosse perse può ancora vederle sui siti dei molti quotidiani che hanno ripreso la notizia (tanto per fare un esempio: Corriere della Sera, Huffington Post, Giornalettismo).

Il problema è che, a ben guardare, molte delle “anomalie” vegetali non sembrano poi così anomale.

pomodoro germogliatoCominciamo, ad esempio, dal “pomodoro capelluto” (come è stato fantasiosamente definito in alcuni articoli). Si tratta di una condizione che può avvenire normalmente quando si dimentica un pomodoro da qualche parte: se l’ortaggio non ammuffisce e le condizioni ambientali sono quelle giuste, può accadere che i semi maturi escano dallo stato di dormienza e germoglino all’interno del frutto, con un risultato molto simile a quello della fotografia. Per chi volesse approfondire, qui è possibile leggere una descrizione più accurata del processo (che coinvolge l’acido abscissico, un fitormone presente naturalmente nella pianta).

Altre foto, poi, ritraggono alcuni fiori (margherite, verbaschi, denti di leone) apparentemente fusi insieme: si tratta di fasciazione, un fenomeno di cui vi avevamo già parlato in occasione del limone di Terzigno. La fasciazione può avvenire per colpa di infezioni virali, fitoplasmi, lesioni traumatiche provocate da animali, e si verifica anche in zone assolutamente incontaminate: difficile dire se la causa sia effettivamente la centrale di Fukushima.

dentileoneE il primo pomodoro, quello che secondo l’Huffington Post sarebbe pieno di “bolle apparentemente simili a tumori”? L’aspetto è bizzarro, ma potrebbe trattarsi semplicemente di un reisetomate (anche chiamato “pomodoro da viaggio”): una varietà piuttosto rara di pomodoro, ma che non ha nulla a che fare con la radioattività. Senza poter studiare l’ortaggio incriminato ovviamente questa rimane solo un’ipotesi, ma l’aspetto è abbastanza simile (per fare un confronto, qui e qui ci sono alcune immagini di questa varietà).

E che dire poi delle altre fotografie? Chi fra di voi ha mai avuto un orto probabilmente non ne sarà rimasto sorpreso: la terra produce spesso frutti di forme bizzarre, che raramente arrivano nei supermercati. A chi scrive è capitato personalmente di raccogliere carote a due punte, pomodori siamesi, fragole di dimensioni e forme curiose. In rete esiste addirittura un sito che ne raccoglie le fotografie: si tratta del MoFa (Museum of Food Anomalies), un progetto artistico di Michael Hanttula.

Cosa si può dire, quindi, delle fotografie diffuse in questi giorni? Anomalie casuali, o mutanti frutto della radioattività?

pescheRona Moon, su RocketNews24, è riuscita a scovare l’origine di alcune di queste fotografie.

Il pomodoro “grumoso”? Viene da Saitama, a quasi 300 km dal disastro. Le cinque melanzane siamesi? Da Kanagawa, a oltre 300 km da Fukushima. Le pesche a due piani? Da Hiroshima, a 1000 km di distanza. Mentre l'”ortaggio anomalo” arriva da Hakuba, 400 km di distanza da Fukushima.

Anche il super-cavolo gigante proviene da luoghi piuttosto lontani dal disastro (è stato raccolto a Oita, a 1200 km dal reattore), mentre, stando alla didascalia, la rana che fa capolino nella galleria fotografica a causa del suo insolto color azzurro sembra provenire da Kochi (1000 km dal reattore), come ha giustamente fatto notare una lettrice del Corriere.

Insomma, questi strani ortaggi non vengono dalla zona di esclusione, ma da luoghi del Giappone considerati sicuri, e in cui i livelli di radioattività non superano la norma.

Attualmente la galleria fotografica coreana è stata cancellata dal suo autore, mentre il sito MSNNow, che era stato il primo a riproporne le immagini, ha pubblicato una smentita:

CORREZIONE: Un post su un sito giapponese riporta che queste immagini non sono collegate con il disastro di Fukushima. Ci scusiamo per aver diffuso un’informazione scorretta.

Possiamo quindi catalogare il caso come “mezza bufala”: le fotografie sono presumibilmente autentiche, ma non si riferiscono alla zona contaminata.

Anche se gli ortaggi anomali fossero stati raccolti direttamente nei campi intorno alla centrale, comunque, non significherebbe automaticamente che le mutazioni siano causate da radiazioni: per capire se queste siano colpevoli occorre valutare l’incidenza di malformazioni rispetto alla norma, e il loro andamento in funzione della distanza dal reattore.

Insomma, occorre fare come in questo studio pubblicato nel 2012 su Nature: i ricercatori hanno raccolto 144 campioni di un particolare tipo di farfalla, la Zizeeria maha, e hanno verificato la presenza di mutazioni in circa il 12.4% di esse, correlandole alla distanza dal reattore.

Su questo articolo, va detto, sono stati avanzati alcuni dubbi: una lettera di Timothy Jorgensen della Georgetown University, disponibile in  fondo all’articolo, suggerisce che la diminuzione della grandezza delle ali nelle farfalle sia legata alla diversa latitudine dei luoghi in cui sono stati raccolti i campioni, piuttosto che ai livelli di contaminazione; però è questa la strada da seguire, se davvero vogliamo capire se e quanto profondamente sia stato intaccato l’ecosistema. Ulteriori ricerche potranno chiarire i punti oscuri e appurare se la causa delle mutazioni sia veramente la radioattività.

Le immagini di “ortaggi mutanti” diffuse in questi giorni, invece, avranno pure un maggiore impatto emotivo, ma non dimostrano nulla.

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