La rabdomanzia che uccide

ADE-651

Il 25 ottobre 2009 un gruppo di terroristi iracheni superò indenne alcuni checkpoint delle forze dell’ordine, fece saltare le due tonnellate di esplosivo che aveva con sé, e provocò 155 vittime. Due mesi dopo la scena si ripetè uguale; morirono 127 persone.

In entrambi i casi il carico di esplosivo era passato giusto accanto agli ADE 651, i bomb detector d’avanguardia usati da tutte le forze dell’ordine irachene. Dispositivi basati, per stessa ammissione del costruttore James McCormick, sugli stessi principi della rabdomanzia.

A quattro anni di distanza, lo scorso 25 aprile, per McCormick è arrivata la condanna per truffa: 10 anni di carcere, con l’accusa di aver venduto in tutto il mondo apparecchi non funzionanti.

La sua azienda, la britannica ATSC, prometteva dispositivi quasi miracolosi, a cominciare dall’ADE 651: un rilevatore formato da una bacchetta metallica oscillante su un supporto di plastica, in grado di avvertire la presenza di esplosivi, droga, avorio, armi, e di qualsiasi altro materiale. All’interno, veniva inserita una piastrina “caricata” con la sostanza da individuare: la cosiddetta “attivazione” veniva fatta lasciando insieme in un barattolo il dispositivo e l’oggetto da rilevare, per una settimana circa. Il tutto senza bisogno di batterie o di altre forme di energia: la carica elettrostatica dell’ambiente era sufficiente per il funzionamento, almeno secondo il produttore.

L’idea era stata presa dal golfinder, una bacchetta da rabdomante usata per cercare palline perdute; un semplice giochino per i ricchi frequentatori dei campi da golf americani, venduto a 20 dollari al pezzo. James McCormick, ex ufficiale della Merseyside Police, ebbe l’idea di riciclare il dispositivo per il mercato militare. E così nacquero prima l’ADE 100 e l’ADE 101, poi l’ADE 651, prodotto di punta dell’azienda. Costo minimo: dai 7000 dollari in su, con punte di 60.000 dollari per il singolo dispositivo.

Dal 1997 ad oggi, i prodotti dell’ATSC sono stati venduti a eserciti e polizie di tutto il mondo. Tanto per fare qualche nome:  Iraq, Algeria, Belgio, Messico, Bangladesh, India, Kenya, Romania, Tunisia, Emirati Arabi, Vietnam. In alcuni di questi paesi l’azienda ha anche organizzato (a pagamento, si intende) speciali corsi di formazione per spiegare come usare al meglio i dispositivi; tecniche che prevedevano, ad esempio, un particolare modo di camminare trascinando i piedi, in modo da caricare il più possibile l’oggetro di energia elettrostatica.

Il successo di questi rilevatori risiede senza dubbio nella loro economicità: 7000 dollari sono tanti, ma sono nulla in confronto al prezzo di un reale bomb detector. E poi, come ha dichiarato il generale Jihad al-Jabiri dell’esercito iracheno:

Che sia magico o scientifico, ciò che importa è che rilevi le bombe. Non mi importa di ciò che dicono.

Un discorso che, a ben vedere, non fa una grinza. Il problema è proprio che l’ADE 651 non funziona. Ovunque siano stati fatti controlli, è emerso che il bomb detector è in grado di rilevare correttamente gli esplosivi (così come le altre sostanze) solo quando il manovratore è già a conoscenza della loro ubicazione. Nelle prove in cieco, invece, l’ADE 651 si dimostra totalmente inutile. Sottoposti a test nei Sandia National Laboratories, il verdetto è stato spietato:

Nessuno di essi ha mai avuto prestazioni superiori a quelle di una scelta casuale.

Lo stesso risultato è emerso in tutti gli altri laboratori che hanno analizzato il bomb detector. Così come nella rabdomanzia, l’illusione del loro funzionamento risiede nell’azione ideomotoria: la bacchetta viene spinta inconsapevolmente dalla persona che la tiene in mano.

Il Computer Laboratory dell’università di Cambridge si è preso la briga di esaminare anche la piastrina di memorizzazione. Risultato: si tratta di una semplice security tag. Per intenderci, è la stessa “etichetta antifurto” che potete trovare in tutti i negozi di vestiti: un dispostivo che non ha una memoria nè un microprocessore, e che non può in alcun modo registrare informazioni sulla sostanza da individuare.

In un’inchiesta del New York Times, poi, due persone si sono dimostrate in grado di trasportare una coppia di fucili AK-47 attraverso nove checkpoint della polizia irachena, senza che i dispositivi in uso ne avessero sentore.

La stessa situazione è accaduta, purtroppo, anche in casi reali: i rilevatori “rabdomantici” sono sotto accusa per non aver funzionato in occasione di diversi attentati. McCormick non è solo colpevole di aver venduto apparecchi inutili per milioni e milioni di dollari; i suoi ADE 651 sono stati usati in situazioni di guerra e di pericolo, sostituendo bomb detector effettivamente funzionanti e provocando, di conseguenza, un numero imprecisato di vittime.

Nonostante questo, gli ADE651 continuano a essere usati, e non solo loro: ai rilevatori di McCormick si sono aggiunti nel tempo una moltitudine di dispositivi simili, messi in commercio da aziende concorrenti. Ne sono un esempio il GT200 e l’Alpha 6, usati dalle polizie di Messico e Thailandia.

Contrariamente a quanto ci si sarebbe aspettato, purtroppo, la condanna di McCormick non ha portato al bando dei suoi prodotti. Mentre alcuni paesi hanno rinunciato al loro impiego dopo aver verificato la loro inefficacia (è il caso del Belgio, che aveva acquistato alcuni ADE 651 per la lotta agli stupefacenti), altri continuano imperterriti a usarli, come il Kenya e l’Iraq.

Se in qualche aeroporto internazionale vedete un poliziotto con in mano una strana bacchetta oscillante, cominciate pure a preoccuparvi.

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