Sindone: le “datazioni alternative” di Giulio Fanti

Giulio Fanti

Giulio Fanti è professore associato nel dipartimento di Ingegneria Industriale dell’università di Padova e da anni è un attivissimo sindonologo. Il 20 marzo 2013 è uscito un suo libro (scritto assieme al giornalista Saverio Gaeta): Il mistero della Sindone: Le sorprendenti scoperte scientifiche sull’enigma del telo di Gesù (Rizzoli, 235 p., € 18). In quarta di copertina si legge: “Le ricerche scientifiche che dimostrano l’errore della datazione medievale della Sindone e la riportano all’epoca di Cristo”.

Nei giorni successivi, durante la settimana pasquale, i media, in Italia e fuori, sono stati invasi dalla sorprendente notizia: le nuove ricerche di Fanti, illustrate nel libro, dimostrano che la Sindone risale all’epoca di Cristo! La sera del Venerdì santo, Rai 1 ha trasmesso una puntata speciale di “Porta a Porta” con Bruno Vespa in trasferta a Padova per intervistare Fanti nei laboratori dell’università. La mattina del sabato è stata la volta di Rai 2 con una puntata di “Ragazzi c’è Voyager” dedicata alla Sindone, anche qui con brani di intervista a Fanti.

Le presunte scoperte sono descritte nel terzo capitolo del libro che ha il titolo “Le datazioni alternative” (pp. 79-103). La presentazione nel libro è riassuntiva e priva di dettagli. Viene annunciata la prossima pubblicazione di un articolo su rivista scientifica, ma già da ora si può dubitare dei risultati. Le perplessità sono insite nella natura stessa del metodo usato.

In un tessuto col passare del tempo la cellulosa delle fibre si altera e si degrada. Maggiore è il tempo che passa, maggiore è l’alterazione. Misurando, in un tessuto di età incognita, qualche parametro che sia correlato al grado di alterazione, e confrontando con i valori dello stesso parametro in tessuti antichi di età nota, si può stimare, in linea di principio, l’età incognita. Questo funzionerebbe se non fosse che le alterazioni possono procedere con diverse velocità in dipendenza da svariati fattori. Insomma il degrado della cellulosa non è un orologio che cammina sempre allo stesso passo (come è invece il decadimento del radiocarbonio). Per fare un esempio banale, se incontro una persona e osservo il suo vestito, posso cercare di capire se l’abito è nuovo o più o meno vecchio guardando se è liso, sdrucito, scolorito, sgualcito. Però non posso stimarne correttamente l’età se non tengo conto di vari altri fattori come la qualità del tessuto, le condizioni in cui è stato conservato e il come e quanto è stato usato.

I nuovi risultati

Fanti si è procurato alcuni tessuti antichi di varie epoche all’incirca note. Ha condotto tre serie di misurazioni con tre diversi metodi. Nella prima e nella seconda serie ha misurato certe alterazioni della cellulosa con due metodi spettroscopici (spettroscopia infrarossa in trasformata di Fourier e spettroscopia Raman; per le analisi spettroscopiche Fanti si è rivolto ad altri due docenti universitari, Anna Tinti di Bologna e Pietro Baraldi di Modena). Nella terza serie ha misurato un complesso di parametri meccanici, per esempio il comportamento di una fibra sotto trazione e il carico di rottura (avvalendosi della collaborazione di uno studente in tesi di laurea, Pierandrea Malfi).

In ciascuna serie, dalle misure sui campioni di età nota ha costruito una curva di taratura che rappresenta l’andamento col variare dell’età. Poi ha misurato gli stessi parametri sulla Sindone e ha dedotto una stima dell’età facendo un confronto con la curva di taratura.

Fanti dice che non ha trovato in letteratura analoghe curve di taratura per questi tre metodi e quindi si suppone che i metodi siano stati da lui introdotti per la prima volta.

I tessuti antichi di confronto sono nove, con età dal 3000 a.C. al 1000 d.C. Cinque vengono dall’Egitto, tre da Israele e uno dal Perù. Inoltre sono stati usati due tessuti moderni di recente fabbricazione.

Gli intervalli di fiducia al 95% per la data di nascita del tessuto della Sindone con i tre metodi sono stati rispettivamente: 300 a.C. ±400, 200 a.C. ±500, 400 d.C. ±400. Con una media di questi valori, Fanti arriva come risultato finale al 33 a.C. ± 250 e può dire soddisfatto che l’intervallo racchiude l’epoca di Cristo.

Si vede che i risultati coprono un intervallo molto largo, dal 300 a.C. al 400 d.C. Considerando gli estremi degli intervalli di fiducia, si andrebbe da 700 a.C. a 800 d.C.

La dispersione sarebbe ancora maggiore usando per la prima serie il risultato originale, che era 752 a.C. ±400. Fanti ha apportato una correzione cercando di tener conto degli effetti dell’incendio del 1532 in cui la Sindone fu coinvolta e ha spostato la data da 752 a.C. a 300 a.C. Si è basato su misurazioni effettuate su un tessuto nuovo sottoposto a riscaldamento. L’entità della correzione è piuttosto arbitraria. Da un lato non è noto a quale temperatura e per quale durata il tessuto della Sindone sia stato riscaldato a causa dell’incendio. D’altro lato gli effetti su un tessuto nuovo e fabbricato con le moderne tecnologie possono essere diversi rispetto agli effetti sulla Sindone, tenendo anche conto che gli eventuali danni innescati dall’incendio possono essersi aggravati col passare dei secoli.

Va notato che, se ha apportato una correzione per il primo metodo, Fanti doveva apportare una correzione anche per il terzo metodo per il quale con analoghe prove di riscaldamento ha trovato che si produceva un apparente invecchiamento “di qualche secolo”. Forse Fanti ha ritenuto opportuno ringiovanire il risultato della prima serie, che era troppo vecchio rispetto all’epoca di Cristo, ma ha preferito non ringiovanire ulteriormente il risultato della terza serie, 400 d.C., che era già troppo giovane.

Tutte le prove sono state condotte su singole fibre di lino. Si tratta delle fibre “elementari” contenute nei fili. Le fibre sono sottilissime e hanno un diametro di circa 10 o 20 micrometri (millesimi di millimetro). I fili vengono fabbricati attorcigliando le fibre nel processo di filatura. Nella sezione di un filo passano molte fibre, per esempio un centinaio.

Non c’è garanzia che i metodi siano affidabili

I fattori che influenzano l’apparente invecchiamento di un tessuto sono di varia natura. Possiamo citare la luce, le condizioni di temperatura e umidità, la presenza di polvere, l’esposizione a vari agenti chimici, le sollecitazioni meccaniche. Anche fattori che sembrerebbero trascurabili possono accumulare effetti notevoli se perduranti nei secoli. Per esempio in un tessuto di lino mantenuto ripiegato si producono danni alle fibre in corrispondenza delle pieghe (non per niente oggi la Sindone è conservata completamente distesa per impedire ulteriori danni). In generale, i processi di degrado possono essere molto lenti e non facilmente simulabili con esperienze di laboratorio.

Ipoteticamente, si possono immaginare alcune differenze nelle condizioni di conservazione della Sindone rispetto agli altri tessuti. Le condizioni climatiche, per temperatura e umidità, erano diverse in Europa rispetto a Egitto o Israele. In particolare l’umidità è dannosa per i tessuti e il clima egiziano è probabilmente più secco rispetto a quello francese o piemontese. I metodi di lavorazione del lino nell’Europa del 14° secolo potevano essere diversi da quelli dell’antico Egitto e per esempio può essere stato applicato un energico processo di candeggio. I tessuti di confronto hanno probabilmente riposato per secoli, prima in una tomba e poi nei magazzini di un museo, mentre la Sindone ha avuto vicende più movimentate, specialmente nei primi tempi. È stata trasportata qua e là, sia prima sia dopo il passaggio ai Savoia. Veniva ripiegata e dispiegata, e più tardi arrotolata su uno stretto cilindro e srotolata. Fu coinvolta in un incendio. Fu rammendata. Fu esposta alla luce anche all’aperto. Fu esposta ai fumi di candele o fiaccole o incenso. Forse fu spazzolata per pulirla.

Inoltre ci possono essere stati episodi non conosciuti nella storia della Sindone, specialmente nel periodo prima del 1500, che hanno avuto un effetto oggi non valutabile.

Fanti dice che ha condotto prove per valutare gli “effetti sistematici” di vari fattori, ma in pratica ha soltanto apportato la correzione che abbiamo visto per la prima serie.

Queste incertezze fanno sì che i metodi usati da Fanti siano intrinsecamente inaffidabili perché non si può escludere che ci siano state influenze di fattori noti o non noti, con effetti difficilmente valutabili. Quindi se con questi metodi si ottiene una datazione in contrasto con altre conoscenze, occorre dubitare del risultato. Per il tessuto della Sindone abbiamo due motivi per pensare che sia stato fabbricato attorno al 1300, cioè la datazione al radiocarbonio e il dato storico della sua prima comparsa. Per contro, non abbiamo alcun motivo che faccia pensare che la Sindone sia del primo secolo. L’unica “prova” di antichità addotta dai sindonologi è nelle impronte (inesistenti) di due monetine di Ponzio Pilato!

Ma ora vedremo che abbiamo anche un motivo più concreto per pensare che le fibre della Sindone usate da Fanti fossero in condizioni precarie.

La selezione delle fibre più deteriorate

Nelle due interviste televisive che abbiamo citato, Fanti ha mostrato come prelevava una fibra da un pezzo di tessuto. Isolava un filo e ne estraeva una fibra con le pinzette. Ma non è questo il modo in cui ha ottenuto le fibre della Sindone.

Fanti per questi esperimenti non disponeva di un lembo del tessuto della Sindone né di segmenti di filo integro. Ha usato solo una polvere raccolta da Giovanni Riggi di Numana nel 1978.

Va ricordato che dal 1534 al 2002 il telo della Sindone è sempre stato fissato con cuciture su un altro telo di lino di supporto. Nel 1978 Riggi scucì alcuni tratti sui bordi e infilò nell’intercapedine un aspiratore col quale raccolse le polveri in filtri di cotone interposti lungo il tubo di uscita dell’aria. Anni più tardi alcuni filtri sono passati nella disponibilità di Fanti. Appunto da questi filtri, in particolare da quello designato come “h”, Fanti ha preso il materiale per le analisi.

Assieme alle polveri di varia natura c’erano anche frammenti di fibre della Sindone, oltre a fibre di lino del tessuto di supporto, a fibre di cotone dei filtri ed eventualmente a fibre di incerta provenienza.

Ci si deve attendere che le fibre della Sindone raccolte dall’aspiratore siano in condizioni di deterioramento peggiore rispetto alle fibre ancora racchiuse nei fili. Infatti si tratta di fibre che nel corso del tempo si sono staccate dal retro del telo e sono rimaste intrappolate dentro all’intercapedine. Le fibre che si staccavano erano evidentemente quelle più deboli o danneggiate. Per esempio potevano essere fibre che in origine si trovavano in corrispondenza dei segni di piegature o presso le zone bruciate o nelle zone che furono intrise di acqua o comunque in punti che per qualche motivo avevano subito un danno.
Oltre alle fibre che si erano già staccate in passato, l’aspiratore di Riggi può avere staccato sul momento altre fibre e anche in questo caso si tratterà di quelle più deboli o danneggiate.

Quindi il materiale usato da Fanti era particolarmente deteriorato e non meraviglia che abbia mostrato un apparente invecchiamento superiore al reale.

In un articolo del 2008 Fanti ha mostrato le fotografie di molte fibre raccolte dai filtri di cui allora era già venuto in possesso, compreso il filtro “h”. Si vede che le fibre sono molto corte, mediamente nell’ordine di un millimetro. Di solito le fibre di lino sono alquanto più lunghe. Quindi quelli usati da Fanti dovrebbero essere minuti frammenti derivati dalla rottura di fibre che in quanto fragili avevano una struttura compromessa. Nel libro Fanti non dice quanto fossero lunghe le fibre prelevate dagli altri tessuti ma potrà essere più preciso nell’articolo di futura pubblicazione.

Dopo che furono raccolte nel 1978, le fibre rimasero sui filtri per diversi anni, immerse nella polvere e nella sporcizia aspirata. Le singole fibre sono esposte alla polvere su tutti i lati.

In una data anteriore al 2008 le fibre furono raccolte da Fanti appoggiando nastro adesivo sui filtri. Le fotografie del 2008 furono ottenute con le fibre sul nastro adesivo. Ora non viene detto nel libro come furono raccolte le fibre usate negli attuali esperimenti. Se anche queste furono raccolte dai filtri usando nastro adesivo, allora sono rimaste a contatto con la colla per un tempo forse di alcuni anni e poi potrebbe anche essere stato usato un solvente per staccarle dal filo. Speriamo di trovare maggiori informazioni su queste procedure nell’articolo di Fanti quando comparirà.

Comunque siano state prelevate, le fibre sono poi sicuramente state a lungo osservate al microscopio da Fanti. Lo scopo era di separare le fibre di lino provenienti dalla Sindone da quelle provenienti dal telo di supporto o da quelle di cotone o di altra origine. Osservando al microscopio, Fanti, a suo dire, era in grado di distinguere le fibre della Sindone non solo da quelle di altro materiale, ma anche dalle fibre di lino del telo di supporto. Per l’osservazione al microscopio, la fibra deve essere illuminata e, se non è su un nastro adesivo, in qualche modo manipolata.

Insomma il materiale sindonico usato per gli esperimenti non era il più fortunato. Nel libro Fanti non nasconde che le fibre della Sindone da lui usate provengono dai filtri di Riggi ma non sottolinea e non commenta i rischi impliciti nel fatto che tali fibre hanno avuto una storia più complicata rispetto a quelle estratte di fresco dagli altri tessuti per i quali erano disponibili i fili integri. C’è solo da notare, per il terzo metodo, quello meccanico, questa frase di Fanti per le prove condotte sui tessuti di confronto (p. 85):

«In alcuni casi, infatti, fibre prelevate da una certa zona del filo, più esposta all’ambiente e ad azioni meccaniche come lo strofinamento, hanno mostrato un indebolimento strutturale, dovuto a probabili microfessure, che avrebbero potuto condurre il metodo meccanico a una datazione con scostamenti di ampiezza fino a un millennio.»

Si vede quale sia la precisione di questo metodo. Due fibre prese dallo stesso filo possono produrre datazioni con una differenza di mille anni. Fanti continua:

«Per evitare di incorrere in simili problemi di misurazione, le fibre utilizzate per eseguire la taratura meccanica – e quindi la determinazione delle curve di datazione – sono state prelevate dal tessuto con modalità simili a quelle utilizzate per prelevare le fibre sindoniche da datare.»

Non so se Fanti intenda che ha prelevato le fibre anche sugli altri tessuti con un aspiratore, almeno per la terza serie, ma in ogni caso non poteva selezionare le fibre che si erano staccate nel tempo dai punti di maggiore usura e che si erano accumulate per secoli.

Le riserve del Centro Internazionale di Sindonologia

Non appena la notizia dei nuovi risultati si è diffusa nei media, il CIS (Centro Internazionale di Sindonologia di Torino) ha emesso un comunicato esprimendo riserve dovute non tanto ai metodi impiegati ma al fatto che il materiale usato da Fanti non sarebbe certificato come proveniente dalla Sindone. Contemporaneamente è intervenuto lo stesso vescovo di Torino con una drastica dichiarazione. La riportiamo integralmente dal sito della diocesi:

Dichiarazione del Custode Pontificio della Sacra Sindone, Mons. Cesare Nosiglia.
Con riferimento alla notizia della pubblicazione da parte dell’editore Rizzoli del volume “Il mistero della Sindone” di Giulio Fanti e Saverio Gaeta, nel quale verrebbero riportate ricerche effettuate su materiale che si suppone provenire dalla Sindone, il Custode Pontificio della Sacra Sindone conferma quanto contenuto in proposito nelle dichiarazioni ufficiali su “esperimenti e analisi riguardanti la Sacra Sindone” già rilasciate – in occasione di altri analoghi tentativi effettuati in passato su presunti campioni di materiale sindonico – dai suoi predecessori: dal Cardinal Giovanni Saldarini nel settembre 1995 e dal Cardinal Severino Poletto il 4 maggio 2009.
In particolare ribadisce che, non essendoci nessun grado di sicurezza sull’appartenenza dei materiali sui quali sarebbero stati eseguiti detti esperimenti al lenzuolo sindonico, la Proprietà e la Custodia dichiarano di non poter riconoscere alcun serio valore ai risultati di tali pretesi esperimenti.
Mons. Cesare Nosiglia
Arcivescovo di Torino
Custode Pontificio della Sacra Sindone
Torino, 27 Marzo 2013.

In una nota dello stesso 27 marzo sul sito di Vatican Insider sono riportate le dichiarazioni del CIS (oltre a quelle dei precedenti vescovi ai quali Nosiglia faceva riferimento). Si legge che:

«il Centro Internazionale di Sindonologia di Torino esprime le proprie riserve dinanzi a un approccio al tema che si baserebbe su elementi quali l’analisi di campioni di tessuto la cui appartenenza al telo sindonico risulta perlomeno dubbia e comunque non provabile, in quanto privi di qualsiasi tracciabilità.»

In fondo alla stessa pagina c’è la replica subito inviata da Fanti.

Per parte mia, penso che non ci sia motivo di dubitare che il materiale usato da Fanti provenga davvero dai filtri dell’aspiratore usato da Riggi nel 1978. È risaputo che Riggi aveva conservato i filtri e in seguito a più riprese aveva elargito porzioni del materiale ad altri. Oggi Riggi è scomparso, ma non credo proprio che Fanti abbia dichiarato il falso sulla provenienza delle fibre da lui esaminate.

Aggiungo anche che non posso sapere se Fanti abbia correttamente individuato le fibre della Sindone distinguendole da altre fibre raccolte dall’aspiratore, come quelle del telo di supporto o del filtro, ma si tratterebbe comunque di materiale di età più recente rispetto alla Sindone stessa e non potrebbe fornire una datazione all’epoca di Cristo. Insomma, ritengo che i risultati siano inattendibili non per gli eventuali dubbi sulla provenienza del materiale, ma per l’inadeguatezza dei metodi impiegati.

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