Enigmi e misteri della storia: il nuovo libro di Massimo Polidoro

Enigmi e misteri della storia
Massimo Polidoro
Piemme, 2013
pp. 322
€ 16,50 

Una vera e propria enciclopedia compatta del mistero quella che Massimo Polidoro mette oggi sul piatto per i suoi lettori affezionati – che magari hanno già letto I grandi enigmi della storia e Grandi misteri della storia – oppure per chi si è appena avvicinato allo studio critico degli enigmi più affascinanti di tutti i tempi. Perché lo studio di ciò che è misterioso non è solo adatto ai cosiddetti “creduloni” pronti a bersi le più inverosimili teorie che propinano loro gli show televisivi o la sempre nutrita saggistica a tema.

Una vulgata diffusa quanto scorretta tende, infatti,  a contrapporre la passione per l’insolito e la razionalità. Nell’introduzione alla sua affascinante miscellanea Massimo Polidoro spiega invece che non c’è nulla di più falso. Non c’è cultore più appassionato dell’ignoto di un bravo uomo di scienza, che proprio dalla constatazione socratica di “non sapere” riceve la spinta verso l’indagine critica, che lo condurrà alla soddisfazione della sua curiosità. Sarebbe anzi ben triste se il mistero restasse appannaggio dei cultori delle pseudoscienze e della fanta-archeologia, quando si tratta, invece, della più efficace palestra per il senso critico, come i quasi 25 anni di azione del CICAP ci hanno dimostrato.

Dell’ultimo libro di Massimo Polidoro (un estratto è scaricabile qui) risulta apprezzabile, tra le altre caratteristiche, la struttura sistematica, che ripartisce le diverse questioni affrontate in macrocategorie: civiltà perdute, archeomisteri, personaggi leggendari, paranormale, maledizioni e profezie, creature misteriose, falsi storici. Ai grandi classici del mistero, come la ricerca di Atlantide, gli zombie o gli UFO, si affiancano indagini su fenomeni meno noti, come il mistero dei lampioni che si spengono o quello dei quadri “incendiari”. Tra i contributi più interessanti vi sono quelli che indagano figure sospese tra storia e leggenda, come Robin Hood e Guglielmo Tell, oppure quelli che si interrogano sulla ragione del nascere di alcune storie rimaste particolarmente vivide nell’immaginario collettivo. È questo il caso della fiaba del pifferaio di Hamelin, che, spogliata delle sovrastrutture del mito, rivela un fondo di verità storica, per individuare il quale è stato necessario passare attraverso una serie di ipotesi rivelatesi nel tempo erronee. Si tratta anche in questo caso di una chiara rappresentazione del metodo adoperato dall’uomo di scienza, che procede attraverso l’elaborazione di ipotesi, sottoposte, poi, a rigorosa verifica, rimpiazzate, quindi, da nuove teorie nel caso in cui si dimostrassero infondate. Anche solo per questo motivo, si tratta, dunque, di un testo che merita un posto nella biblioteca del cultore della scepsi.

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