Blue Monday: il giorno più deprimente dell’anno

Picasso - Il vecchio chitarrista

Non molti lo sapranno, ma ieri era il “Blue Monday“, il giorno più deprimente dell’anno. L’idea che il terzo lunedì di gennaio porti con sé malessere e tristezza è piuttosto diffusa nel mondo anglosassone, e ogni anno si sprecano articoli sull’argomento (qualche esempio per il 2005, 2006, 2007, 2008…). E, a quanto pare, questa idea sembra stia facendo capolino anche nella vecchia Europa.

Prima che si diffonda anche da noi il mito del “lunedì blu” (ma in italiano sarebbe meglio tradurlo, forse, come “lunedì nero”), è necessario chiarire una cosa: si tratta di un’idea priva di qualsiasi fondamento scientifico. Diffusasi a partire dal 2005, la teoria deriverebbe da una bizzarra equazione messa a punto dallo psicologo Cliff Arnall, tutor presso la Cardiff University. Alla depressione del terzo lunedì di Gennaio contribuirebbero diversi fattori, rigidamente calcolabili. Il tutto sarebbe condensato in una formuletta, originariamente presentata come:

Per la cronaca, il fattore W rappresenterebbe le condizioni meteorologiche, d il debito accumulato per via dello shopping natalizio, T e Q sarebbero rispettivamente i giorni passati a partire dall’ultimo Natale e quelli a partire dal fallimento dei buoni propositi per l’anno nuovo, mentre M e Na terrebbero conto dei bassi livelli di motivazione e della necessità di darsi da fare. Originariamente il significato di D non era spiegato, ma potrebbe avere a che fare con il giorno della settimana.

Questa formula, che viene spesso presentata come il frutto di un serio studio sull’argomento, è in realtà la parodia di una legge fisica. Mette insieme infatti grandezze come il tempo atmosferico e il giorno della settimana, un po’ il classico “sommare carote con patate” contro cui ammoniscono tutti gli insegnanti di fisica. Inutile dire che nessuno studio statistico è mai stato condotto per verificare una simile amenità. In un crescendo di pseudomatematica, Cliff Arnall ha ideato analoghe formule per definire il “week-end perfetto”, per fissare il giorno più felice dell’anno, e così via.

Ma il “Blue Monday” non è solo il prodotto di uno psicologo un po’ strambo: dietro a questa storia c’è con tutta probabilità un’operazione di marketing virale, considerato che la formula venne presentata per la prima volta all’interno di un comunicato stampa di Sky Travel, un canale televisivo inglese specializzato in viaggi.

Secondo quanto ricostruito dal medico e divulgatore Ben Goldacre, il comunicato stampa sarebbe stato sottoposto a un buon numero di accademici prima di Arnall da parte dell’agenzia di pubbliche relazioni  Porter Novelli, con la prospettiva di una ricompensa in cambio dell’uso del loro nome.

Nonostante queste origini poco chiare, comunque, il mito del “Blue Monday” si è diffuso. Su internet si trovano numerosi siti che ne parlano, offrendo consigli per superare il giorno più deprimente dell’anno.

Il rischio per chi ci crede è quello di incorrere nella classica profezia che si autoavvera: in fondo la prospettiva di un lunedì deprimente non sembra di quelle in grado di tirar su il morale. A questo punto, meglio non crederci e prendere quel lunedì come tutti gli altri.

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