21/12/2012: Un osservatorio sulle apocalissi

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Che cos’è l’Osservatorio apocalittico? Come è nato, in cosa consiste la sua attività e qual è il suo scopo?

L’Osservatorio Apocalittico è un sito che riunisce esperti di diverse discipline il cui scopo è di analizzare, vagliare e quindi smentire le storie e le presunte profezie sulla fine del mondo che trovano nel web un canale di diffusione privilegiato. Nato nel maggio 2011 sull’onda delle paure che allora si erano diffuse riguardo la presunta previsione del defunto sismologo autodidatta Raffaele Bendandi su un terremoto distruttivo a Roma, nel corso della sua attività ha risposto a centinaia e centinaia di lettere e richieste di chiarimenti degli utenti riguardo le bufale più disparate diffuse dai media. Attraverso il contribuito di esperti di astronomia, sismologia, vulcanologia, religioni e attualità internazionale, rispondiamo alle domande dei lettori e raccogliamo tutte le storie apocalittiche che troviamo in giro per costituire una sorta di archivio sulla fine del mondo che, da solo, dovrebbe essere in grado di rassicurare il pubblico: quante volte, in un solo anno, la fine del mondo è stata predetta e non è avvenuta?

Come sta andando l’attività di Osservatorio Apocalittico? Quali risultati avete ottenuto?

L’Osservatorio Apocalittico è andato incontro a un successo crescente sia nel numero di visitatori, che si attesta sul centinaio di migliaia al mese, sia nel riscontro del pubblico che ci considera ormai un punto di riferimento nella decostruzione delle bufale apocalittiche. Ogni qualvolta esce fuori una nuova data o nuova “profezia”, i lettori ci scrivono per avere chiarimenti. Addirittura ci chiedono smentite ufficiali, come se fossimo un’istituzione o qualcosa tipo la NASA. Speriamo di essere riusciti a rassicurare tantissime persone che sono giunte sul nostro sito per cercare chiarimenti sulle tante assurdità che si leggono in Rete riguardo calendari Maya, profezie di Nostradamus, comete, allineamenti, terremoti e supervulcani, visioni di madonne e così via.

Che cosa avete imparato da questa esperienza? Ci sono persone effettivamente spaventate che si rivolgono a voi?

Abbiamo purtroppo imparato che la categoria più a rischio in questi casi è quella dei giovanissimi: ci scrivono in tanti, quasi ogni giorno, dicendosi preoccupati o addirittura terrorizzati da ciò che leggono su Internet o di cui sentono parlare. Alcuni sembrano vivere in uno stato di ansia permanente e ci scrivono anche più volte al giorno per conoscere la nostra opinione su questa o quella cosa che hanno letto o ascoltato riguardo la fine del mondo o un prossimo evento catastrofico. Evidentemente la scuola non fa abbastanza per dare ai più giovani i necessari strumenti critici per distinguere tra le diverse fonti d’informazione. Tutte le informazioni che forniamo o che si possono leggere sul nostro sito possono essere rintracciate altrove, sui libri o sul web: ma molti preferiscono avere una nostra opinione perché cercano il parere di una sorta di “autorità”. Probabilmente l’autorità degli insegnati o dei genitori non è sufficiente per tranquillizzare i pre-adolescenti o gli adolescenti su queste tematiche. Il fatto di chiamarci “Osservatorio Apocalittico” facilita il riconoscimento, per loro, di un soggetto ‘autorevole’.

Quale atteggiamento avete riscontrato nei media circa l’allarme fine del mondo nel 2012? Avete trovato differenze tra i vari media oppure avete osservato una diversa presa di posizione con l’avvicinarsi alla data fatidica?

Per fortuna anche alcuni media si sono rivolti a noi per rendere noto un parere di controtendenza riguardo le tante voci sul 21 dicembre 2012. Alcuni programmi televisivi invitano esperti, come quelli del CICAP, a ribadire l’assoluta infondatezza di questa credenza. Altri invece hanno trovato nell’argomento apocalittico un filone da sfruttare finché possibile per ottiene audience, vendere copie di giornali o di libri, attirare visitatori online. Recentemente la bufala secondo cui la NASA avrebbe scoperto un asteroide grande come il Texas e battezzato “Nibiru” (come il famoso pianeta X di Zecharia Sitchin, uno studio di fanta-archeologia) in rotta di collisione con la Terra è stata ripresa da telegiornali nazionali senza nessun vaglio critico della fonte e senza nessuna successiva rettifica quando la notizia era ormai stata smentita recisamente dalla stessa NASA. In quei giorni l’Osservatorio Apocalittico è stato letteralmente preso d’assalto dagli utenti e molte persone ci hanno raccontato di come la loro giornata si fosse trasformata “in un inferno” dopo aver ascoltato quel servizio. È ovvio che un simile modo di fare giornalismo è estremamente pericoloso e irresponsabile.

Ci sono dei modi emblematici in cui internet e i social media contribuiscono al diffondersi di voci incontrollate oppure servono a smentirle?

Internet permette una diffusione a velocità impensabili di ‘bufale’ di cui non è possibile rintracciare l’origine. Una qualsiasi persona che magari su Facebook ha un migliaio di amici può pubblicare una finta notizia che immediatamente viene condivisa dagli amici, e dagli amici degli amici, e così via. Un servizio come Yahoo! Answers, dove gli utenti postano domande sui temi più disparati, è un ricettacolo del sentito dire. Qualcuno tempo fa si mise a scrivere: “Avete sentito che la Statua della Libertà è stata distrutta dai terroristi? E ora cosa succederà?”. Nel giro di un paio d’ore, fioccavano domande degli utenti per sapere se la notizia era vera. Nessuno sembrava essere andato a controllare sui giornali o la tv la sua veridicità. Per molte persone, soprattutto giovanissime, qualsiasi cosa si legga può essere considerata una fonte d’informazioni credibile. Il tam-tam di Internet ha permesso la diffusione di bufale come quella dei terremoti previsti da Bendandi o dell’asteroide Nibiru. Forum catastrofisti o complottisti attraggono come calamite tante persone che finiscono per prendere per oro calato le teorie strampalate che circolano lì dentro. Per fortuna ci sono anche tanti blogger e siti che lavorano per smontare queste storie e garantire una corretta informazione e divulgazione scientifica. È giusto cercare di battere il nemico con le stesse armi: siti, blog e social network devono essere utilizzati per controbattere al rapido diffondersi della cattiva informazione di stampo catastrofista.

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