Aspettando il 21 dicembre: i culti apocalittici

Il mese scorso due notizie hanno fatto riflettere il mondo sui rischi del pensiero apocalittico.

La prima storia arriva dal Brasile, e ha per soggetto una setta – l'”Arca” – e il suo leader, Luis Pereira dos Santos. Circa quattro anni fa “papà Luis” era stato visitato da un angelo, che gli aveva rivelato la data dell’Armageddon: venerdì 12 ottobre 2012, alle ore 16. Da allora il profeta aveva iniziato a predicare la sua visione, convincendo diverse persone a lasciare le proprie occupazioni e a togliere i propri figli dalle scuole. Nei sobborghi della città di Teresina era stata fondata l'”Arca”, un centro dove ospitare drogati, prostitute e piccoli criminali, per cercare di redimerli prima della fine del mondo.

Il 12 ottobre di quest’anno la polizia brasiliana ha fatto irruzione nell’edificio; 113 persone si erano raccolte in quel luogo per quello che avrebbe dovuto essere un suicidio di massa. L’intervento delle forze dell’ordine ha permesso di sequestrare il veleno per topi che i membri della setta si accingevano a bere, e di impedire che fossero coinvolti i 19 bambini e ragazzi presenti.

La seconda storia è più triste, e arriva dalla Repubblica Dominicana. Il 17 ottobre la polizia ha arrestato il tedesco Peter Brunck, leader spirituale dell'”Academy for future health“. L’intervento è degenerato in un conflitto a fuoco dal bilancio tragico: tre feriti tra le forze dell’ordine, e un morto tra i seguaci della setta.

La polizia ha fatto irruzione nella sede del movimento religioso, un complesso residenziale formato da venti ville e da un sistema di fortificazioni nella città turistica di Sosua, permettendo di sequestrare le armi che i membri dell’AFFH stavano ammassando: fucili M16, granate, archi da assalto professionali, giubbotti antiproiettili e veicoli blindati.

Anche in questo caso c’è di mezzo un culto apocalittico: Peter Brunk, il “maestro cosmico”, profetizzava un cambiamento catastrofico per il 21 dicembre 2012. Ci sarebbe stata un'”onda super-elettromagnetica galattica”, un’inversione dei poli terrestri, e il nostro pianeta sarebbe entrato nella “cintura fotonica” – una zona ricca di particelle di luce ad alta energia, che avrebbero letteralmente bruciato la maggior parte dell’umanità. A meno di saper controllare i propri processi fisici e mentali, ovviamente grazie alle tecniche di meditazione insegnate da Brunk. I superstiti avrebbero potuto vivere una vita nuova in una Terra nuova – possibilmente insieme agli alieni che in passato ci avevano già visitato, fondando alcune tra le nostre civiltà più antiche. Le tecniche di Brunk venivano somministrate anche per curare una miriade  di malattie diverse, comprese il cancro e la sclerosi multipla.

Non è chiaro il perché delle armi: forse per proteggere l’autonomia della setta da possibili ingerenze esterne. Grazie ai ricavi dei suoi corsi, Brunk era diventato ricco, e stando al quotidiano Spiegel godeva anche di alcuni agganci politici. Nel 2006, tuttavia, era stato vittima di un attentato, dal quale si era salvato grazie al fatto che indossava un giubbotto antiproiettile. Questo fatto potrebbe aver alimentato la sua convinzione di doversi proteggere da possibili “nemici”.

Questi episodi sono sotto indagine, e non ancora del tutto chiariti; eppure queste prime informazioni accendono una preoccupante domanda: dobbiamo forse aspettarci un aumento dei sucidi di massa, con l’avvicinarsi del 21 dicembre 2012?

Per rispondere, è utile guardare al passato: la storia recente ci ha purtroppo tramandato casi ben più gravi di culti finiti in tragedia. Nel 1993 la setta dei davidiani di David Koresh culminò con l’assedio di Waco, in cui persero la vita 76 persone; 918 seguaci del Tempio del popolo morirono nell’omicidio-suicidio del 1978 a “Jonestown“, seguendo i dettami del reverendo Jim Jones; e sono tristemente note le stragi perpetrate dal movimento religioso giapponese Aum Shinrikyo di Shoko Asahara, e i suicidi di massa di Heaven’s Gate (1997) e dell’Ordine del Tempio solare in Canada (1994).

Studiando queste tragedie, i sociologi hanno individuato alcuni tratti comuni, necessari allo sfociare della violenza: l’enfasi per un’apocalisse imminente, che appaia a tutti come inevitabile; un leader autocratico come Jim Jones, Shoko Asahara o David Koresh, che spinga a vedere le persone al di fuori della setta come un nemico da abbattere; la presenza di una pressione esterna (esercitata per ragioni politiche, teologiche, o puramente pratiche, quale ad esempio un’indagine per frode fiscale), che alimenti il senso di accerchiamento del gruppo e l’inevitabilità di un conflitto.

Cosa possiamo quindi aspettarci con l’avvicinarsi del 21 dicembre 2012? Il rischio che qualche movimento religioso apocalittico sfoci in un suicidio di massa non può essere del tutto escluso.

In diversi stati la polizia locale guarda con preoccupazione allo svilupparsi di culti come quello di Alan John Miller, un australiano convinto di essere la reincarnazione di Gesù Cristo, fondatore della comunità della “Divina verità” a Wilkesdale (stando alle sue profezie, l’unica zona dell’Australia che si salverà dai terremoti e dalle inondazioni del 21 dicembre 2012, trasformandosi un paradiso tropicale).

Il ruolo delle forze dell’ordine in questi frangenti è quanto mai delicato, perchè il rischio è proprio quello di alimentare quel “senso di accerchiamento” del gruppo necessario allo scoppio della violenza. E’ ormai appurato che probabilmente l’assedio di Waco non ci sarebbe stato, senza l’approccio inutilmente aggressivo dell’FBI.

Tuttavia la probabilità di simili situazioni sembra abbastanza bassa. Ne è convinto, ad esempio, lo studioso di religioni Egil Asprem:

E’ sempre stato chiaro che la mitologia del 2012, come ogni altra mitologia apocalittica, contiene i prerequisiti teologici per questi eventi. Comunque, dal momento che la cultura dell’occulto contemporanea in cui l’apocalitticismo del 2012 è in generale prodotto, distribuito e consumato è piuttosto amorfa, debole nel formare istituzioni stabili, e ampiamente mediata dalla cultura popolare, dai forum online, ecc…, piuttosto che costituita da gruppi reali e con forti legami sociali, la minaccia di attrarre simultaneamente gli altri fattori apparentemente richiesti per la violenza rimane relativamente bassa.

Non resta che sperare che Asprem abbia ragione.

(Immagine di Synphony999 tratta da Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 3.0 unported)

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