Una fibrilla per la Sindone – la replica di Di Lazzaro

Lettera pubblicata ai sensi dell’articolo 8 della legge 47/1948 in riferimento all’articolo di Gigi Garlaschelli “Una fibrilla per la Sindone”, pubblicato qui.

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Gentile Professore,

vorrei ringraziare Lei il CICAP e la UARR per l’attenzione prestata al nostro recente Rapporto Tecnico sulla colorazione similsindonica disponibile alla pagina opac.bologna.enea.it:8991/RT/2011/2011_14_ENEA.pdf.

Le critiche, se documentate, sono sempre bene accette da parte nostra. In particolare, gran parte delle critiche che appaiono sui siti web si basano sui suoi commenti pubblicati online alla pagina http://www.queryonline.it/2011/12/28/una-fibrilla-per-la-sindone/

Personalmente, ho apprezzato il tono distaccato e quasi “neutrale” dei suoi commenti. Viceversa, ho meno apprezzato il contenuto tecnico degli stessi, laddove non ho trovato corrispondenza tra alcune sue affermazioni e il contenuto del Rapporto. Nello specifico, qui sotto elenco alcuni punti salienti

A) Lei scrive: “Gli autori affermano che «i ricercatori STURP conclusero che l’immagine corporea non è dipinta, né stampata, né ottenuta tramite riscaldamento», forse riferendosi ai risultati negativi di Jackson sopracitati. In realtà secondo lo STURP l’ingiallimento potrebbe essere dovuto a degradazione e ossidazione della cellulosa del lino, a sua volta indotta da cause termiche o chimiche.

Non è vero che ci riferiamo ai risultati di Jackson. Come lei sa, i ricercatori STURP conclusero che l’immagine sindonica non è dipinta, né stampata, né ottenuta tramite riscaldamento sulla base delle misure in situ di spettroscopia (sia X che UV che visibile) effettuate sul telo sindonico nel 1978 e di spettroscopia Raman e pirolisi su frammenti prelevati tramite nastro adesivo. I risultati di queste analisi sono stati pubblicati su prestigiose riviste scientifiche internazionali (Applied Optics, X-ray spectrometry, Analytica Chimica Acta e altre). Questi articoli nel Rapporto Tecnico ENEA sono citati come referenze 5, 6, 7, 9, 10, 11, 12. Il lavoro di Jackson, che abbiamo citato come referenza 14, conferma con altre metodologie i risultati ottenuti precedentemente. Questi risultati del 1978 rappresentano una ragguardevole mole di dati sperimentali e la lettura delle referenze sopra citate è un must per chiunque voglia occuparsi degli aspetti scientifici dell’immagine sindonica. Da questi risultati sperimentali emerge al di là di ogni ragionevole dubbio che l’immagine presenta caratteristiche incompatibili con una origine pittorica, da stampa o da riscaldamento.

Per quanto concerne la sua frase a chiusura del commento sopra riportato, l’eventuale causa termica dell’ingiallimento è stata esclusa dagli stessi chimici STURP Heller, Adler e Rogers che, sulla base di misure di fluorescenza sul telo, erano concordi nel ritenere che lo sconosciuto processo di colorazione doveva essere a bassa temperatura, inferiore ai 200 °C. Infine il fatto che secondo lo STURP l’ingiallimento è dovuto a disidratazione ossidativa è chiaramente scritto nel punto “d” dell’Introduzione del Rapporto e ribadito nel paragrafo 8.1, ma evidentemente queste citazioni le sono sfuggite.

B) Lei scrive: “Più recentemente, abbiamo sperimentato l’ipotesi della degradazione chimica (…) Tuttavia, le caratteristiche di fibre sottoposte a degradazione chimica non sono nominate nel rapporto in esame.

Caro Professore, ma le pare possibile che non abbiamo citato il suo lavoro sulla degradazione chimica? Ovviamente lo abbiamo fatto, si trova al numero 20 della lista delle referenze. Ci dispiace che le sia sfuggito anche questo dettaglio.

C) Lei inoltre scrive: “Gli autori scartano inoltre l’ipotesi termica in quanto, dopo un loro esperimento con un laser termico a CO2, «l’analisi microscopica ha evidenziato una colorazione troppo profonda …

Non è vero, noi non abbiamo fatto irraggiamenti di lino con laser a CO2. Nel Rapporto si fa un chiaro e inequivocabile riferimento ai risultati riportati nella referenza 21 che descrive gli esperimenti con laser a CO2 effettuati da Ferrero, Testore, Tonin e Innocenti e pubblicati sulla rivista AUTEX. Solo una superficiale e affrettata lettura sia del testo che delle referenze può generare questo fraintendimento.

D) Lei scrive: “I risultati della colorazione del lino con laser UV sono stati valutati principalmente ad occhio nudo, basandosi sulla colorazione (nessuna, gialla, marroncina, marrone scura) di fili dopo il trattamento, fino ad ottenere la “giusta” tonalità.

Questa affermazione si riferisce alla sola tabella del Rapporto ENEA e non rende giustizia alle analisi dei risultati (cui abbiamo dedicato un intero paragrafo) e alle diverse microfotografie e misure spettrali. La invito a leggere le figure 6, 7, 10, 11, 12, 13 e poi ne riparliamo. Si tratta di misure quantitative di spessori di colorazione, riflettanza assoluta e assorbimento spettrale, struttura cristallina, temperatura del tessuto durante l’irraggiamento. Altroché valutazioni ad occhio nudo! Ancora una volta, quello che emerge da questi commenti è una lettura dell’articolo affrettata e superficiale.

E) Lei aggiunge: “Una sola fibra con le caratteristiche desiderate, la cui colorazione potrebbe interessare solo la pellicola più esterna della fibra, su migliaia o centinaia di migliaia non sembra certo un risultato così eclatante come ci si aspettava, tale da meritare tanto clamore.

Questa osservazione determina anche il titolo delle sue considerazioni, e quindi merita un commento particolare. Il “clamore” suscitato dal nostro lavoro sarebbe “immeritato” se il nostro scopo fosse stato la replica esatta dell’immagine sindonica tramite luce laser. Viceversa, come spiegato in diverse parti del Rapporto, il nostro scopo principale era di individuare e comprendere i processi fisici e chimici che possono aver portato alla formazione dell’immagine. In questo ambito, il laser eccimero si è rivelato uno strumento adatto ad indurre processi fotochimici in grado di generare alcune caratteristiche della colorazione sindonica, ma non tutte, come spiegato nel Rapporto. Aver ottenuto una fibrilla colorata con uno spessore di 0,2 millesimi di millimetro ogni mille fibrille irraggiate è comunque un risultato interessante, perché significa che esiste un valore di irraggiamento specifico che permette di ottenere una colorazione sub micrometrica analoga a quella sindonica. Ma significa anche che è estremamente difficile ottenere questo risultato.

Paradossalmente, questo parziale insuccesso ha dato maggiore risalto e interesse al nostro lavoro, perché ha confermato una volta di più che è quasi impossibile riprodurre in laboratorio una colorazione microscopicamente simile a quella sindonica. L’analisi del suo lavoro di colorazione chimica similsindonica pubblicato sul JIST porta alle stesse conclusioni: nemmeno lei è riuscito a ottenere un risultato vicino all’immagine della Sindone (vedi www.acheiropoietos.info/proceedings/HeimburgerWeb.pdf e Letter to the Editor Comments on “Life-Size Reproduction of the Shroud of Turin and Its Image” by L. Garlaschelli”, Journal of Imaging Science and Technology, Vol. 55, 2, March/April 2011, pp. 020102 )., anzi è assai probabile che la profondità di colorazione da lei ottenuta sia nettamente maggiore dei 7 millesimi di millimetro mostrati nella figura 6a del Rapporto ENEA. La conclusione logica, ovviamente sintetizzata dai media, è la seguente: se Garlaschelli non ci riesce, se il team ENEA ci va vicino ma non ci riesce, se in 113 anni illustri studiosi come Vignon, Pesce Delfino, Rodante, Pellicori, Rogers, Nickell, Moroni, Fanti, Judica Cordiglia, Accetta e tanti altri non ci sono riusciti, sorge qualche dubbio che ci sia riuscito un falsario con la tecnologia disponibile nel medioevo.

F) Lei inoltre scrive: “Non sono prese in considerazione le caratteristiche che potrebbero possedere fibre ingiallite per effetto chimico per confrontarle con quelle della Sindone.

Il significato di questa frase non è chiaro, e si presta a diverse interpretazioni. Se lei si riferisce alle caratteristiche delle fibre colorate chimicamente nel suo esperimento, ne abbiamo parlato nel primo punto del paragrafo 2 (pagine 8 e 9) e inoltre la seconda delle referenze 20 contiene una lista dettagliata delle differenze tra le fibre da lei colorate chimicamente e quelle di immagine della Sindone. Se invece si riferisce alle proprietà chimiche della colorazione sindonica, queste sono riportate in dettaglio nel paragrafo 8.1 e nelle referenze connesse.

G) Lei scrive, ancora: “Non sono prese in considerazione le caratteristiche di fibre ingiallite per semplice invecchiamento, per esempio quelle di vecchi tessuti di lino, per confrontarle con quelle della Sindone (ricordiamo la presenza di fibre ingiallite sulla Sindone, anche al di fuori dell’immagine).

Anche in questo caso, sembra che lei abbia saltato ampie parti del Rapporto. Noi dedichiamo l’intero paragrafo 5 ai risultati di invecchiamento del tessuto di lino, e come questo invecchiamento possa aver contribuito alle immagini cosiddette latenti. L’articolo che abbiamo citato come referenza 43 affronta inoltre esplicitamente il tema dell’invecchiamento (disidratazione) della cellulosa, vale la pena di leggerlo.

H) Lei quindi si avventura nell’ipotesi di un “moderno falsario” (ma non si parlava del 1260?) che usa un forno a microonde o luce solare o chimica o luce UV “per invecchiare la sua opera” e conclude che “questo ovviamente non vorrebbe dire che l’opera originale che sta cercando di imitare sia stata prodotta, secoli prima, grazie a microonde o con un laser UV, quindi i risultati dei ricercatori dell’ENEA non bastano a escludere l’ipotesi di un falsario medioevale.

In questo caso lei fa un esercizio di logica, che sfortunatamente ignora la sostanza. Infatti, lei sembra ignorare che nel Rapporto noi reputiamo “non ragionevole” l’ipotesi del falsario medioevale a causa della impossibilità di replicare contemporaneamente tutte le caratteristiche microscopiche dell’immagine sindonica e delle altre macchie presenti sul telo. C’è bisogno che le ricordi le caratteristiche più difficili da replicare? Forse sì: 1) la superficialità sub-micrometrica della colorazione, 2) l’intensità del colore determinata dalla densità aerolare delle fibrille colorate tutte aventi lo stesso valore RGB, 3) la compresenza di sangue umano ed elevata concentrazione di bilirubina (quest’ultima invisibile a occhio nudo, e visibile tramite fluorescenza da lampade UV che non erano a disposizione del falsario medioevale), 4) l’assenza di immagine sotto le macchie di sangue, 5) la perfetta rispondenza delle macchie di sangue ed essudato alle moderne conoscenze di medicina legale, sconosciute nel medioevo. Tutte queste caratteristiche sono riportate in articoli peer reviewed su riviste scientifiche, se si ha la pazienza di leggerli. E’ dal 1898 che decine di scienziati e studiosi cercano di riprodurre la colorazione sindonica senza riuscirci, nemmeno con le conoscenze attuali, incomparabilmente migliori di quelle disponibili nei secoli passati. Tornando quindi al suo “moderno” falsario medioevale, mi spiega come abbia potuto realizzare questa immagine? Caro

Professore, il suo tentativo, i cui risultati sono pubblicati sul JIST nel 2010, è un esempio perfetto: sapendo esattamente quello che doveva fare, un prestigioso chimico in un laboratorio attrezzato non è riuscito a riprodurre nemmeno una delle cinque caratteristiche che ho riassunto qui sopra. Io non credo alla possibilità che un falsario chimico medioevale sia più bravo di lei.

I) Lei infine scrive: “Dello stesso parere (riportato anche da Antonio Lombatti) è anche Christopher Ramsey

Sono andato a cercare sul link http://blogs.telegraph.co.uk/news/tomchiversscience/100125247/the-turinshroud-is-fake-get-over-it/ la frase di Ramsey che lei cita. Non l’ho trovata. Lei ha controllato la fonte? Oppure si è solo “fidato” di Lombatti e ha fatto copia/incolla? Mi può spiegare dove l’avete letta?

Caro Professore, spero che queste brevi note aprano la possibilità di un dialogo sereno e una migliore comprensione reciproca, allo scopo di migliorare la nostra conoscenza degli aspetti scientifici dell’immagine sindonica.

In attesa di un suo cortese e solerte riscontro, la saluto con grande simpatia e cordialità e le auguro un anno nuovo ricco di soddisfazioni.

Paolo Di Lazzaro
Dirigente di Ricerca
Centro Ricerche ENEA di Frascati, CP 65 00044 Frascati
Frascati, 5 Gennaio 2012

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