Tutto quello che avreste voluto sapere sull’astrologia e non avete mai osato chiedere

Astrologia, funziona? In occasione dell’uscita dell’annuale rapporto del CICAP con il controllo delle previsioni degli astrologi, pubblichiamo un articolo di Stefano Bagnasco che ci aiuta a risolvere questo dubbio. È lungo, ma è quel genere di domande alle quali non si può rispondere con un “no”. Bisogna argomentare.

Per anni gli scettici sono andati avanti a ripetere che l’astrologia è assurda e che non può funzionare, dicendo ad esempio che gli astrologi sbagliano la posizione delle costellazioni. La più famosa di queste obiezioni è forse quella che riguarda Ofiuco, la tredicesima costellazione davanti al quale il sole transita all’inizio di dicembre, quando secondo lo zodiaco tradizionale dovrebbe essere nel Capricorno. Questa argomentazione è diventata quasi una barzelletta tra gli astrologi, che non perdono occasione di ricordare agli scettici che l’astrologia non si basa sulle costellazioni ma sui “segni” zodiacali, le dodici suddivisioni dell’eclittica descritte da Claudio Tolomeo nel II secolo. A maggior ragione sono fallaci obiezioni basate sul fatto che non conosciamo nessun meccanismo fisico in grado di spiegare come possa esserci una corrispondenza tra la posizione di stelle e pianeti ed il carattere o il destino di una persona sulla Terra. Gli astrologi immediatamente ribattono che «ci sono più cose in cielo e in terra», e che gli scettici sono solo aridi scientisti che credono solo a quello che possono spiegare.

A ben guardare non hanno tutti i torti, queste obiezioni hanno un difetto di fondo: non risolvono nulla. Se è vero che gli astrologi sono in grado di conoscere il carattere di una persona attraverso le informazioni contenute nel tema natale, cosa importa se non sappiamo (ancora) come funziona: sarebbe anzi interessante studiarlo e cercare di capire. C’è un solo modo di tagliare la testa al toro: verificare sperimentalmente se gli astrologi sono davvero in grado di fare quanto sostengono di saper fare.

D’altronde fino a non moltissimi anni fa anche molti astrologi erano in attesa di risultati sperimentali che confermassero le loro idee. Nel 1925 un influente astrologo inglese scriveva, in tono inequivocabilmente ottimista:

La sperimentazione convincerà presto i più scettici che i corpi celesti del sistema solare indicano, se non effettivamente producono, cambiamenti in (1) le nostre menti. (2) Le nostre sensazioni ed emozioni. (3) Il nostro corpo materiale. (4) I nostri rapporti coll’esterno e le relazioni con il mondo in generale. (Carter 1925, citato in Culver & Ianna 1988)

Ma la sperimentazione si fece attendere ancora per molti anni, e disgraziatamente alla fine non portò i risultati sperati. Proviamo a vedere perché.

Progettiamo un esperimento!

Quello che serve è un esperimento, dicevamo. Ma organizzare un esperimento o uno studio statistico come si deve non è per niente semplice: non solo bisogna mettersi al sicuro da possibili imbrogli e da errori ma anche e soprattutto da effetti che, pur causati da ragioni normalissime, possono simulare un effetto astrologico. Supponiamo per esempio di voler vedere se, all’interno di un certo gruppo di persone (diciamo gli abbonati a Scienza&Paranormale) ci sia una preponderanza dei nati sotto un determinato segno. Supponiamo ancora di trovare che sì, c’è una (leggera) prevalenza dei nati sotto il segno della Vergine, tradizionalmente associato ad un carattere razionale, proprio come uno avrebbe potuto aspettarsi. Abbiamo trovato una conferma della validità dell’astrologia? Non è detto, perché a causa del cosiddetto “effetto Natale” osservato dagli epidemiologi in molte popolazioni (Cesario 2002) è possibile che si abbia un maggior numero di nati in settembre, cioè proprio sotto il segno della Vergine, nove mesi dopo le feste natalizie…

La scienza ha sviluppato una “cassetta degli attrezzi” che permette di realizzare esperimenti che siano ragionevolmente al sicuro da questi trabocchetti; comunemente applicati nel lavoro quotidiano degli scienziati, possono naturalmente essere usati anche nel caso dell’astrologia.

Una prima difficoltà risiede nel fatto che non ci aspettiamo certo che un astrologo azzecchi tutte le previsioni che fa, o che quando dice «i nati sotto il segno dello Scorpione sono persone vendicative» intenda che tutti i nati sotto tale segno sono implacabili e tenaci come Edmondo Dantés. Lo sanno anche gli astrologi, che hanno fatto proprio il detto di S. Tommaso d’Aquino Astra inclinant non necessitant [1]. Quello che va inteso è che «le persone nate sotto il segno dello Scorpione, in media, sono più portate a vendicarsi di quelle nate sotto altri segni», oppure che la probabilità che un nato nello Scorpione abbia un carattere vendicativo è più alta che per il resto della popolazione: si dice che esiste una correlazione tra la nascita sotto il segno dello Scorpione ed il tratto del carattere che abbiamo chiamato “vendicatività”.

Questa non è, naturalmente, una caratteristica propria solo dell’astrologia; molti fenomeni naturali hanno carattere probabilistico anziché deterministico, ossia non esprimono una certezza (come in «la molecola d’acqua è formata da due atomi di idrogeno e uno di ossigeno») ma un certo grado di probabilità: «la presenza di un fronte freddo in queste condizioni ha il 75% di probabilità di causare precipitazioni temporalesche». In questi casi è necessario l’uso di strumenti statistici per studiare il fenomeno in esame. Questo avviene per varie ragioni; alcuni fenomeni sono molto complicati e non li sappiamo descrivere esattamente, a causa della difficoltà di osservare un numero estremamente grande di variabili: è il caso della meteorologia o del comportamento umano. In altri casi l’effetto in esame è piccolo e devo distinguerlo contro uno “sfondo” (background) di altri fenomeni meno interessanti. Per tornare all’esempio precedente, non sarà sufficiente esaminare il carattere di uno Scorpione, ma dovrò studiarne un gran numero per capire se, in media, siano vendicativi o no.

Ecco trovata la prima caratteristica del nostro esperimento: sarà un esperimento statistico.

Ma non è ancora sufficiente. Come faccio a distinguere un genuino effetto astrologico da qualcosa di simile all’“effetto Natale” citato prima? Tornando ai nostri nati sotto il segno dello Scorpione, non è sufficiente studiare solo loro; dovrà anche essere esaminato un altro gruppo di persone, indipendentemente dal segno zodiacale, per vedere quale sia la percentuale di persone che sono vendicative per ragioni non astrologiche, come l’ambiente o l’educazione. Dire che «il 30% degli Scorpione è vendicativo» non insegna nulla se non è seguito da un’affermazione come «mentre solo il 15% lo è nel resto della popolazione». Nel gergo scientifico questo si chiama “usare un campione di controllo”. Come vedremo più avanti, la necessità di poter trovare un campione di controllo appropriato sarà importantissima nel progettare l’esperimento.

C’è un altro importante trabocchetto, ancora più subdolo. Supponiamo di aver raccolto cento oroscopi preparati da un astrologo e di sottoporli ai soggetti per verificare se siano o meno azzeccati. Anche supponendo che tutti i soggetti siano in perfetta buona fede, chi tra loro crede nell’astrologia tenderà, in maniera del tutto involontaria, a guardarli con occhio più benevolo, e viceversa. Questo in gergo si chiama “effetto sperimentatore[2]” ed è l’involontaria preferenza che un ricercatore ha per un particolare valore del risultato della sua ricerca, ad esempio perché quel determinato valore dimostra una teoria a lui cara o conferma una precedente misura. Per fortuna nella nostra cassetta degli attrezzi c’è uno strumento pensato proprio per mettersi al sicuro da questo tipo di errori: il “protocollo cieco”. Dovrò progettare il mio esperimento in modo che chi sta fornendo una risposta non sappia se la sua risposta avvarrà la tesi o servirà a confutarla.

Come mettere assieme tutti queste idee per arrivare finalmente all’esperimento?

Ormai da molti anni, il metodo più usato per verificare le affermazioni astrologiche è il cosiddetto matching test (dall’inglese to match, “abbinare”) in cui, con varie modalità, si cerca di appaiare una serie di descrizioni più o meno dettagliate del soggetto con l’interpretazione del suo tema natale preparata da un astrologo. Nel caso più semplice, vengono tracciati i profili psicologici ed i temi natali di un certo numero di soggetti. All’astrologo vengono quindi forniti un tema natale, il corrispondente profilo psicologico e altri due profili scelti a caso, e dovrà a questo punto scegliere quale sia quello giusto. In questo modo è possibile applicare tutte le tecniche che abbiamo esaminato. Si può fare un esperimento statistico semplicemente ripetendo la procedura per un numero di soggetti il più grande possibile. È immediato determinare un campione di confronto, dato che una persona che vada completamente a caso indovinerà in una frazione facilmente calcolabile dei casi (un terzo nell’esempio sopra descritto). Infine, è praticamente istintivo affidarsi ad un protocollo cieco, dato che è sufficiente non dire in anticipo all’astrologo quale sia il profilo corretto.

I vantaggi di questo approccio, rispetto alla ricerca di correlazioni tra tratti del carattere e particolari configurazioni astrali, sono molteplici. In primo luogo non è lo sperimentatore a scegliere quali tratti del carattere siano da prendere in considerazione, o quali configurazioni zodiacali; il lavoro astrologico di interpretazione è fatto da astrologi professionisti, possibilmente scelti tra i più autorevoli, con i quali è anche concordato il protocollo sperimentale. In questo modo ci si mette al sicuro da possibili errori dovuti alla scarsa esperienza astrologica di chi esegue lo studio. Una critica sovente mossa dagli astrologi alle ricerche di correlazioni è inoltre che il tema natale del soggetto andrebbe sempre preso in considerazione nel suo insieme, e non un aspetto alla volta come si fa nella ricerca di correlazioni; alcuni astrologi riconoscono infatti l’importanza della ricerca statistica, ma fanno notare come in questi studi la natura del lavoro astrologico sia mal rappresentata. Nel matching test è l’astrologo stesso ad interpretare il tema natale, ed eventualmente a scegliere a quali aspetti dare maggiore o minore importanza.

Infine, gli aspetti che si possono prendere in considerazione in una ricerca di correlazioni sono numerosissimi, e spesso diverse scuole astrologiche assegnano loro significati diversi. Questo rende virtualmente infinite le correlazioni da verificare: è stato stimato che si dovrebbero prendere in considerazione almeno 1035 possibili combinazioni di pianeti, segni, case, aspetti; per confronto, il numero di granelli di sabbia sulla Terra è stimato essere “solo” 1027 (Culver & Ianna 1977). Nel matching test, al contrario, il risultato è indipendente da eventuali assunzioni sulle teorie astrologiche alla base del lavoro dell’astrologo.

Concentreremo perciò ora l’attenzione sugli studi direttamente volti a verificare l’efficacia delle tecniche astrologiche così come praticate dagli astrologi, esaminando brevemente alcuni tra gli esperimenti più importanti pubblicati negli ultimi vent’anni.

Continua a leggere: l’esperimento di Carlson

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