Le mozzarelle blu

Una signora apre una busta contenente una mozzarella e questa a contatto con l’aria diventa di un blu brillante.

E’ realmente accaduto (a quanto dicono le cronache come qui e qui) in Italia ma a quanto pare vi sono segnalazioni in alcuni paesi esteri (Francia ad esempio).

Una donna avrebbe acquistato una mozzarella al supermercato e giunta a casa l’ha aperta. Dopo pochi secondi il preccupante colore assunto dalla palla di formaggio l’ha giustamente allarmata: tutta blu. Non è normale.
Così la donna ha avvertito i carabinieri (che hanno nuclei territoriali che si occupano proprio di queste cose, i NAS) ed avrebbe pure realizzato un video con il telefonino.

Il fenomeno si sarebbe ripetuto in altre occasioni: mozzarelle tutte o in parte blu, un colore che si nota subito soprattutto perchè in contrasto con l’idea che abbiamo di una “buona mozzarella”.

Subito l’allarme. Sono state sequestrate tonnellate di confezioni, soprattutto quelle che dovevano arrivare sui banchi di una catena di supermercati sparsi soprattutto nel nord Italia e provenienti da un’industria del settore con sede in Germania. E’ stato richiesto un intervento immediato ed anche delle analisi  urgenti per comprendere i motivi di quella strana colorazione ed i risultati sono arrivati.

A quanto pare le mozzarelle (in particolare l’acqua che le mantiene fresche) sarebbero state contaminate da un batterio, la Pseudomonas aeruginosa.

Questo è un batterio gram negativo mobile, noto e abbastanza frequente, coinvolto in molte contaminazioni alimentari.
Ha una particolarità: esposto all’aria emette alcuni pigmenti che gli permettono di aumentare la sua capacità infettiva, la piocianina in particolare è uno di questi.
Questo pigmento viene percepito dall’occhio umano proprio con una colorazione bluastra. Questa sua capacità è conosciuta da tempo proprio perchè le ferite infettate da questo batterio assumono questa colorazione tipica.

La particolarità del pigmento è che altera sensibilmente le capacità di difesa dell’organismo umano agendo direttamente sulle cellule che combattono le infezioni e per questo motivo è molto pericoloso in individui che hanno deficit immunitari, unendo la sua azione a quella di tossine ed enzimi prodotti dal batterio, la Pseudomonas sa essere molto aggressiva. In genere comunque, un individuo sano non ha grossi problemi ad arginare l’infezione.
La sua capacità “offensiva” comunque, dipende anche dal sito di ingresso del batterio. Se per esempio viene ingerito un alimento contaminato (eventualità non così rara) si hanno quasi sempre delle grastroenteriti di gravità moderata come eventualità più importante. Quando invece il micro organismo riesce a penetrare nell’organismo si possono avere conseguenze serie. La contaminazione quindi è un evento da non sottovalutare.

Una ferita aperta ad esempio o un’infezione urinaria, alle vie respiratorie o un’infezione generalizzata (batteriemia) possono essere evenienze molto pericolose ed anche letali.

La terapia è antibiotica ma è praticamente inefficace se non vengono associati più antibiotici.

La pericolosità di questo batterio dipende quindi da molti fattori.
Essendo ubiquitario lo possiamo trovare praticamente dovunque: negli alimenti, negli ambienti di lavoro ed ospedalieri (soprattutto questi ultimi), nelle acque potabili (la carica aumenta in quelle conservate per esempio in recipienti di metallo) e dovunque sia presente un’attività umana. Nel nostro organismo è possibile rinvenire il batterio nel 7% circa di noi se siamo sani, se al contrario siamo immunodepressi, quasi il 70% degli individui presenta infezione da Pseudomonas. Ha un’altra caratteristica importante: si adatta a qualsiasi ambiente, anche ai più ostili alla sua sopravvivenza ed anche in ambienti fondamentalmente “puliti” questo batterio riesce ad ambientarsi e proliferare in condizioni che per altri micro organismi sarebbero incompatibili con la loro esistenza. Si chiama versatilità metabolica.

La storia della “mozzarella blu” ha quindi alcuni punti da chiarire. E’ sicuramente un problema che un’azienda che distribuisce i suoi prodotti alimentari in tutta Europa abbia avuto un incidente del genere, ragionando realisticamente è una cosa che può accadere ma è sicuramente grave. Se immaginiamo la possibilità peggiore e cioè che quelle mozzarelle fossero state consumate dagli acquirenti avremmo assistito probabilmente a numerose gastroenteriti. Considerato però che si tratta di un alimento consumato da individui di tutte le classi (bambini, anziani, malati…) sarebbe potuto succedere qualcosa di più grave.

A questo punto la strana colorazione è stata un utile campanello di allarme.

Questo tanto più se si pensa al fatto che le contaminazioni alimentari (in prodotti industriali ma anche e soprattutto casalinghi) sono molto più frequenti di quanto si possa pensare.
Mai successo di avere gastroenteriti “inspiegabili“?

Quei “mal di pancia” che ci costringono a continui spostamenti in bagno? Quasi sempre di tratta di tossinfezioni alimentari.

Basta pochissimo: alimenti contaminati, avariati, puliti male ma anche la nostra scarsa igiene personale.

Lavarsi le mani è un’ottima abitudine e se si pensa che le nostre mani sono costantemente colonizzate (anche subito dopo averle lavate) da batteri e funghi di tutti i tipi, una insaponata in più non fa mai male, anzi, molto meglio lavarsi spesso le mani che utilizzare i costosi e praticamente inutili gel (o salviettine) disinfettanti. Conservare bene gli alimenti e non acquistare (e non mangiare…) alimenti di dubbia provenienza sono le altre precauzioni necessarie.

Pensate che ciò che mangiamo sia “sterile“? Impossibile o quasi.

La “sterilità” è un concetto metaforico. Sul pianeta terra raggiungere uno stato di assoluta sterilità è difficilissimo e possibile solo in determinate e controllate condizioni.

Persino una sala operatoria o un oggetto immerso per ore in una soluzione antibatterica non sono mai sterili, al massimo “disinfettati“. Siamo circondati dai batteri.
Tutto ciò che mangiamo li contiene, li abbiamo dentro di noi, addosso a noi e sono miliardi. Pretendere quindi di vivere in un ambiente senza “vita estranea” è impossibile. Senza quei batteri probabilmente non esisterebbe l’uomo. Il punto quindi non è impedire la presenza di micro organismi ma ridurne la quantità, evitare quelli più pericolosi, renderne difficile la proliferazione.

Ma una contaminazione, se quasi sempre non crea nessun problema o ne crea alcuni risolvibili o lievi, può essere anche molto pericolosa. Si pensi per esempio al botulismo.

Questa tossinfezione può essere molto grave e persino letale e sono conosciuti diversi casi di decesso per ingestione di alimenti contaminati dal Clostridium (il batterio che produce la tossina botulinica). In questo caso basta una buona conservazione e degli accorgimenti di sicurezza (cuocere i cibi, prepararli e conservarli con determinate regole). Ricordiamoci poi degli avvelenamenti da funghi, per niente rari.

Che poi questa storia delle mozzarelle blu stia dando inizio al solito carosello di psicosi e scoop allarmistici da parte di molti giornali e telegiornali non ci deve sorprendere: sta iniziando l’estate (ah! E’ già iniziata? Non me ne ero accorto…) e di storie allarmanti e da panico ho l’impressione ne sentiremo tante. Tra un servizio che come rimedio per l’afa consiglierà di bere tanta acqua e l’altro che per sentire meno caldo proporrà la geniale idea di vestirsi leggeri, quest’estate la “notizia da spiaggia” deve ancora arrivare.

In questa occasione è stato riportato in auge il caso della modella brasiliana deceduta ad inizio 2009 proprio per un’infezione da Pseudomonas e vi è notizia di “mal di pancia” provocati dall’ingestione della mozzarella. I decessi da Pseudomonas non sono una novità nè un evento rarissimo ma in questo non c’è motivo di allarmarsi in maniera esagerata. Sono altre le infezioni più subdole.

In realtà gli alimenti contaminati presentano in genere alcune caratteristiche tipiche che tutti conosciamo e che il buon senso ci suggerisce di utilizzare in ogni occasione. Il colore (ma chi mangerebbe una mozzarella blu?) ma soprattutto l’odore di quello che stiamo mangiando sono già due importanti segni di “buona conservazione”. L’aspetto ed il rispetto delle scadenze è anche un buon modo di evitare problemi. Un’altra buona norma è quella di evitare alimenti di dubbia provenienza o sui quali abbiamo sospetti sulla corretta conservazione. Mangiare cibi gustosissimi prodotti artigianalmente è spesso una vera e propria goduria ma mai perdere la testa consumandone porzioni poco sicure o delle quali non conosciamo la provenienza.

Se dovessimo avere sospetti su un alimento che appare avariato, meglio evitarlo, per sicurezza e soprattutto evitare di darlo ai bambini più piccoli, agli anziani, agli individui fisicamente debilitati.

Danni gravi da contaminazione alimentare sono possibili ma molto rari.

Soprattutto tenere presente che in caso di problemi seri, non succede di avvertire un po’ di “mal di pancia“o fastidio dopo cena, si sta davvero male, in quel caso una visita immediata ed al limite il Pronto Soccorso toglierà ogni dubbio.

Detto questo, buon appetito.

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