La Papessa

La Papessa di Sönke Wortmann

Germania – Gran Bretagna – Italia – Spagna, 2009

con Johanna Wokalek, David Wenham, John Goodman, Iain Glen, Anatole Taubman

«Vergin di servo encomio / e di codardo oltraggio» era, nelle parole del Manzoni, la sua riflessione critica sulla figura di Napoleone e sul suo ruolo storico. Molto più in piccolo, così sarà questo mio breve esame dell’ultimo film di Sönke Wortmann, dal titolo La papessa.

La storia prende spunto da una nota leggenda medievale, quella della donna che sarebbe ascesa, tra l’853 e l’855 al soglio pontificio, la famosa Papessa Giovanna. In realtà il film si ispira più direttamente al romanzo Pope Joan che, nel 1996, la scrittrice statunitense Donna Woolfolk ha tratto dalla leggenda in questione.

Giovanna, figlia di un uomo di chiesa violento e maschilista, che non riesce ad accettare le straordinarie doti intellettive della figlia, si finge uomo per accostarsi alla vita monastica e, in seguito ad un viaggio a Roma, si trova ad essere acclamata pontefice dal popolo. Non aggiungo altri particolari per evitare “spoiler”, ma vorrei precisare che considero, nel suo complesso, La papessa un film piacevole con il quale trascorrere una serata all’insegna di un relax intelligente.

Ne ho apprezzato la ricostruzione storica degli ambienti priva di grossi anacronismi: la pergamena delle opere coeve appare nuova e con miniature dai colori brillanti, non già insensatamente invecchiata come in molti altri film; si scrive con il calamo, non con la penna d’oca, e per cancellare si raschia con il coltello (la cosiddetta rasura), solo per fare alcuni esempi. Molto suggestiva la presentazione degli ambienti di vita quotidiana, con le loro condizioni igieniche che fanno inorridire lo spettatore moderno e con la loro spartana semplicità, che lo induce a riflettere sul concetto di necessario e superfluo. Mi è sembrata interessante anche la rappresentazione, cruda e realistica, della condizione della donna nel Medioevo (o, meglio, di molte donne, con le dovute eccezioni), che è, se vogliamo, anche lo scopo del romanzo della Woolfolk e della sua rivisitazione della leggenda di Giovanna.

Ma «or incomincian le dolenti note», direbbe Dante. E vengo a quello che del film non mi è piaciuto, vale a dire la campagna promozionale, che è stata abilmente orchestrata per attirare, con l’inganno, gli spettatori. La papessa è, infatti, un gradevole film tratto da un romanzo e, in quanto tale, può essere considerato un buon prodotto di intrattenimento intelligente. La locandina recita, però: “il film che racconta uno dei più grandi segreti della Chiesa” e la campagna promozionale di lancio è stata volta a far credere allo spettatore poco ferrato nella storia medievale che gli eventi raccontati siano una verità storica imbarazzante per la chiesa cattolica e da questa volutamente occultata. Si stuzzica così la curiosità del pubblico facendogli credere di essere messo a parte di “segreti” per lungo tempo insabbiati dall’oscurantismo religioso: un’operazione piuttosto simile, nella sostanza, a quella sorta qualche anno fa intorno al Codice da Vinci. In quel caso, si facevano spregiudicatamente passare per autentiche le leggende sulla stirpe reale nata da Gesù Cristo e Maria Maddalena. Anche questa volta, poco importa a chi ha orchestrato la campagna pubblicitaria che le ricerche storiche confermino la natura di leggenda della vicenda di Giovanna, sottolineando le numerose incongruenze che rendono improbabile la storia della donna salita al trono di Pietro: ogni forzatura è accettabile in nome del profitto. Una furbata che mi auguro non abbia tratto in inganno molti spettatori.

In ultima analisi, che cosa dire della Papessa? Un bel film tratto da un romanzo, che può fornire anche alcune occasioni di riflessione.

Ma la storia è un’altra cosa.

Anna Rita Longo

Insegnante, dottoressa di ricerca e science writer. Membro del board di SWIM - Science Writers in Italy e socia effettiva del CICAP

17 pensieri riguardo “La Papessa

  • 27 Luglio 2010 in 18:13
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    Assolutamente sì, la Santa Sede è in Laterano ancora oggi. Al tempo la Basilica di San Pietro esisteva, ma non nelle forme odierne: si trattava infatti della basilica costantiniana costruita sul luogo ove si riteneva (e si ritiene) fosse sepolto l’apostolo Pietro nella necropoli Vaticana.
    L’avvio dei lavori di costruzione dell’attuale basilica si deve a Giulio II che incaricò Bramante (che si beccò il nomignolo di “mastro ruinante”) di distruggere l’edificio antico e costruire sulle sue rovine la nuova basilica.
    Comunque, appena avrò modo di vedere il film,  riscrivo.

  • 7 Luglio 2010 in 08:57
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    Interessante segnalazione; vorrei, però, precisare che la Santa Sede è ancor oggi ufficialmente in Laterano; la basilica di San Pietro è la maggiore delle basiliche papali e sicuramente il simbolo più noto della chiesa cattolica, ma la sede ecclesiastica ufficiale del papa resta in Laterano.
    Ovviamente l’attuale basilica di S. Pietro non esisteva ancora all’epoca di Giovanna.
    Appena avrai rivisto il film, potresti riportare le frasi che ti sembrano errate? Così le valutiamo una ad una.
    Mille grazie per il contributo.

  • 6 Luglio 2010 in 11:01
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    A me il film è piaciuto molto ma ho trovato errati o discutibili gli accenni al Vaticano. Al tempo la sede papale era in Laterano (e di fatti sullo sfondo si vedono le porte della Curia Iulia, che sono, appunto, a S. Giovanni e non a S. Pietro, dove invece è la porta del Filarete). E’ vero che S. Pietro custodisce la tomba dell’apostolo Pietro, ma mi è sembrato che si sia parlato in maniera poco corretta di Vaticano nel film. Dovrò rivederlo (e lo farò con piacere perché ho trovato il film appassionante) e verificare, comunque.

  • 30 Giugno 2010 in 08:43
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    Gentilissimi amici,
    come sottolineato nella recensione, dove dico, esplicitamente <<la rappresentazione, cruda e realistica, della condizione della donna nel Medioevo (o, meglio, di molte donne, con le dovute eccezioni)>>, sicuramente le generalizzazioni non sono mai corrette.
    In generale, come sintetizzato nel bel volume a cura di Duby e Perrot “Storia delle donne: il Medioevo”, la condizione femminile dell’epoca vede diverse donne emergere con la propria straordinaria personalità all’interno di una società che, però, continua a conservare un’impronta fondamentalmente antifemminile. Dire, però che le uniche personalità femminili di spicco nel medioevo siano emerse in ambito ecclesiastico mi sembra quantomeno approssimativo, perché esclude i nomi di sovrane e nobildonne dalla gloria assai più secolare, alle quali fu necessario avere a che fare con la chiesa, ma non certo per ragioni unicamente spirituali.

    Peggio nel mondo antico? Difficile dirlo! Probabilmente peggio presso i Greci, ma non presso i Cretesi e neppure presso gli antichi romani. Le generalizzazioni in questi campi sono, comunque, da evitare, perché una “reductio ad unum” è impossibile.
    Con un cordiale saluto,
    Anna Rita

  • 29 Giugno 2010 in 22:40
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    Quello che dici, John Titor, è sicuramente vero, il caso di Maria è emblematico, ma senza addentrarci sugli aspetti tra chiesa e donna, noi portavamo avanti in qusto momento un discorso sulla donna in generale e sinceramente donna nel medioevo non avrei voluto nascere.
    In pratica il cervello alla donna serviva solo per muovere il corpo e fare quei 4 ragionamenti utili alla vita quotidiana( e la cosa sappiamo che non si è fermata al medioevo) in fin dei conti a parte qualche caso la donna era un essere inferiore.
    Da uomo devo dire che la cosa mi turba, pensare di vivere accanto ad un automa al mio servizio senza diritti ora come ora mi darebbe fastidio, ma fortunatamente sono altri tempi e posso scambiare opinioni con l’amica Anna Rita che è libera di usare la sua intelligenza…

  • 29 Giugno 2010 in 21:49
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    Le ultime vostre considerazioni sono in parte corrette (non metto certo in dubbio che la condizione della donna oggi sia migliore!). Ma occorre dare atto anche dell’altro lato della medaglia.
    Nel medioevo, infatti, la chiesa è forse l’unica istituzione nell’ambito della quale è stato valorizzato il ruolo della donna, e infatti le uniche donne che sono passate alla storia in epoca medievale lo hanno fatto nell’ambito della chiesa: Chiara d’Assisi, Scolastica da Norcia, Monica di Tagaste, Caterina da Siena, ecc.
    Oltre che essere un dato palese (la chiesa canonizzava indistintamente uomini e donne, e dava pari dignità ad abati e badesse), anche storici come De Goff danno per assodata la condizione di valorizzazione di cui godevano le donne nella chiesa.
    Nessuna istituzione non-religiosa del medioevo ha dato dignità a tante donne, e nemmeno nell’antichità greca e latina (quando la chiesa non esisteva proprio) è passato alla storia un numero paragonabile di donne (mentre viceversa, nei vangeli, a differenza degli altri scritti latini e greci, le donne rivestono ruoli di primissimo piano, a partire dalla co-protagonista Maria di Nazareth).
    Quindi, è vero che le donne in antichità se la passavano peggio di oggi, ma di sicuro nelle istituzioni pre-cristiane e non-cristiane stavano ancora peggio… 🙂

  • 29 Giugno 2010 in 19:23
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    Ciao, Luca! In generale per tutte le donne quest’epoca è senz’altro più vivibile.

  • 29 Giugno 2010 in 19:02
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    Bhe a parte la veridicità storica dell’accaduto, comunque non è che la chiesa ne esca pulita da questo film, mostrandoci quanto di peggio accadesse negli anfratti del papato. L’ho visto con una mia collega che mi ha detto di essere felice di essere nata in questa epoca…

  • 29 Giugno 2010 in 12:32
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    Ti ringrazio tantissimo, perché ero in cerca della versione originale per controllare; ciò non toglie, comunque, che il doppiaggio dovrebbe essere fatto con maggiore attenzione, a tutela delle orecchie dei poveri latinisti. 😀
    Negli altri esempi che citavo, invece, non si può citare nemmeno la scusante dei doppiatori: “La passione” non è doppiato, ma solo sottotitolato e in “Giovanna la pazza” l’errore è anche nell’originale.
    Mille grazie del contributo!
    Anna Rita

  • 28 Giugno 2010 in 15:42
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    …invece nei cinema dalle mie parti è stata esposta la locandina presente anche nell’immagine della recensione, con la scritta in bella vista.
    bacioni

  • 28 Giugno 2010 in 15:41
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    Davvero un mystero!
    😉

  • 28 Giugno 2010 in 15:03
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    Ciao di nuovo! Ieri ero a Milano in giro per mostre e passando davanti al cinema che c’è proprio di fianco al Duomo, ho notato che sul manifesto del film la scritta “il film che racconta uno dei più grandi segreti della Chiesa”  NON c’era!!!!! Mystero!!! ch

  • 27 Giugno 2010 in 09:26
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    Grazie mille per i complimenti!
    L’ipotesi è plausibile per un parlante di media cultura, che conosca almeno la pronuncia di “confiteor”. Ove così non fosse, si potrebbe postulare l’errore di “ipercorrettismo”, quello per cui, paradossalmente, si sbaglia proprio perché si cerca di non sbagliare. La pronuncia piana, con accento sulla penultima sillaba sarebbe la più facile, ma poiché il latino è una lingua conosciuta come ostica, ci si sforza a pronunciare la parola come sdrucciola… e si sbaglia. 🙂
    Un caro saluto.

  • 25 Giugno 2010 in 15:28
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    Per Anna Rita Longo:
    (innanzitutto grazie per l’ottima recensione).
    Mi incuriosisce molto l’errore sulla proniuncia latina. Non ho ancora visto il film, ma mi chiedo: la tendenza a pronunciare “Confìtebor” (nel salmo 109[110]), è forse da attribuirsi ad una confusione con l’espressione (corretta) “Confìteor”, della preghiera penitenziale “Confiteor Deo omnipotenti et vobis, fratres…”, che, essendo parte della messa, ricorre più spesso ed è più nota?
    Certo, nel caso l’errore non è comunque perdonabile, ma almeno ne capirei l’origine.
    Che ne pensi?

  • 24 Giugno 2010 in 19:19
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    Non l’ho detto nell’articolo, ma un’altra cosa che mi ha fatto un po’ sussultare è stato un errore di pronuncia latina: “confìtebor”  invece di “confitèbor”… E’ un classico per diversi film: “La passione” di Mel Gibson, “Giovanna la Pazza”… Bisogna rassegnarsi alle violenze alla lingua di Roma. Sembra strano che si scomodino consulenti qualificati per tutto meno che per il latino.

  • 24 Giugno 2010 in 17:52
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    Io l’ho visto dopo essere andata a godermi Agorà…e mi è piaciuto molto.  Non sapevo della campagna pubblicitaria, mi attirava l’argomento da brava “donna-che ha studiato fisica” (da leggersi sottointendendo: anche noi donne ce la facciamo!!!! è ironico!) . Anche mio marito ha apprezzato. é vero le scene quotidiane sono ricostruite proprio bene! Lo consiglio!! ciao ch

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