1 Marzo 2024
Alieni ma non troppo

Un libro (gratuito) che parla di Ufo con rigore scientifico? Esiste!

La quasi totalità dei libri sugli Ufo appartiene a una fra due categorie. La prima è quella che cerca di realizzare vendite facendo leva sul pubblico interessato a visioni cospirazioniste del mondo. Da tempo, è quella più diffusa. La seconda, riguarda libri dai toni pacati, ragionevoli, che provano a dimostrare che gli Ufo sono una cosa seria, magari presentando testimonianze di buona qualità e qualche dato numerico, di solito elementare.

Detto fra noi, questo secondo gruppo è il più noioso, perché ha la pretesa di presentare dei “fatti” in maniera neutra, senza correre alle conclusioni, ma a ben vedere non riesce a dire quasi nulla, se non che alcuni casi sono difficili da spiegare, e che sarebbe bene, secondo una tiritera ricorrente tra chi scrive quei libri, che gli-scienziati-si-interessassero-del-problema. Al loro confronto, i libri che propongono teorie alternative della realtà del tutto sganciate da tentativi di verifica razionale almeno hanno il pregio di affascinare e di essere preziosi per lo storico delle idee, per l’antropologo, il folklorista. Di norma, sono più divertenti.

Di recente, si è materializzata una rara eccezione a questa dicotomia: un volume importante che tutti, in primo luogo gli scettici troppo spesso disinformati su un mondo complesso come quello dell’ufologia, dovrebbero procurarsi – tanto più che lo si può avere gratis, a questa pagina.

Si tratta di The Reliability of the UFO Witness Testimony, voluto da due rappresentanti storici dell’ufologia di orientamento razionale, lo spagnolo Vicente-Juan Ballester Olmos e l’americano Richard W. Heiden. È edito dalla UPIAR di Torino, che in sostanza fa capo al Centro Italiano Studi Ufologici e, volendo, lo si può anche acquistare in formato cartaceo.

Sessanta contributi in settecento pagine. Impossibile anche soltanto elencarli qui, ma, a scorrerli, più o meno tutti sembrano esser stati scelti per mostrare qualcosa di preciso.

Questo: come si può operare, sia pure in maniera rispettosa, un processo sistematico di smantellamento dell’ufologia – peraltro almeno in parte da compiere dal suo stesso interno? Già, perché una minoranza di “ufologi” (l’etichetta non è facile a portarsi, appiccicosa com’è) non è per niente credulona, o ingenua. In modo autonomo, o, in parecchi casi lavorando insieme a ricercatori di estrazione accademica, ad alcuni fra loro è stato possibile produrre lavori importanti e rigorosi.

Consiglio questo volume a tutti, ma forse anche di più a coloro che, per vari motivi, conoscono il Cicap e sono vicini al suo punto di vista sulla realtà e, in modo ancora più deciso, a chi aderisce al Cicap.

L’onestà intellettuale esige molte cose. Una di queste è che, quando si valuta il merito delle posizioni altrui, si prenda in considerazione il meglio che è stato prodotto, non il peggio. Con l’ufologia, gli scettici e chiunque abbia a cuore l’approccio scientifico alla realtà dovrebbe usare lo stesso atteggiamento. Anche per questo motivo attiro l’attenzione su questo librone diviso in sette parti dai titoli ambiziosi: studio di casi, prospettive psicologiche, testimonianza oculare, ricerca empirica, approccio antropologico, metriche e scale di misurazione, questioni epistemologiche. Vaste programme!, avrebbe commentato de Gaulle, l’antico presidente francese.

Il titolo del libro, senza volerlo, risulta infatti un po’ ingannevole, perché dandogli ascolto si potrebbe pensare che l’attenzione dei testi sia rivolta soltanto alla psicologia della percezione, alla memoria e ai processi cognitivi. Invece, in quelle pagine c’è molto di più.

Per darvene un’idea, ho scelto una dozzina di contributi nei diversi ambiti.

Prospettive ampie

Cominciamo con un caso Ufo classico, quello delle cosiddette “Luci di Phoenix”, risalente al 1997. Tim Callahan ha prodotto un lavoro particolarmente interessante: usando questo evento, questo studioso ha dimostrato che le descrizioni testimoniali possono variare in maniera sorprendente quando si osserva nel cielo un evento che non si è in grado di collocare in un quadro di riferimento noto. Le “Luci di Phoenix” furono generate da razzi luminosi lanciati da aerei militari in esercitazione dai fari di posizione degli stessi aerei (qui potete vederne un video di Massimo Polidoro), ma ufologi e media continuano a presentarlo come un fenomeno impossibile da spiegare.

Un caso più estremo di desiderio di credere unito alla probabile confusione dei ricordi è invece rappresentato da un episodio davvero mitico nella storiografia ufologica, quello raccontato mille volte da Robert Salas, un ex-capitano dell’aviazione militare Usa. Secondo Salas, il 16 marzo del 1967 alcuni Ufo avrebbero provocato un malfunzionamento grave della base di missili strategici intercontinentali Minuteman II della base Malstrom, nel Montana.

In realtà, come ricostruito da James T. Carlson, il malfunzionamento di alcuni sistemi (che ci fu sul serio) fu dovuto a un guasto elettrico; nessuno fra chi era alla base in quei momenti appoggia il racconto relativo agli Ufo e – soprattutto – Salas ha cambiato molte volte, parlando con rappresentanti di vari media ben disposti verso le storie ufologiche, quasi ogni singolo dettaglio del suo racconto, sostenendo che i presunti Ufo di quella notte sarebbero stati in grado di disattivare i Minuteman della base Malstrom. E stiamo parlando – ricordiamolo – di un ufficiale in servizio presso una delle basi strategiche Usa più delicate del mondo.

Un ufologo scettico francese, Éric Maillot e lo psicologo Jean-Michel Abrassart, invece, hanno dissacrato una delle più onorate “vacche sacre” dell’ufologia europea, il cosiddetto “caso dell’amaranto”, l’osservazione ravvicinato di un presunto Ufo avvenuta nella Mosella francese nel 1982, alla quale fu associato l’avvizzimento di alcune piante – appunto – di Amaranthus. Maillot e Abrassart hanno concluso che quanto osservato a lungo e da vicino da un biologo nel suo giardino era un pallone in Mylar poi volato via, un oggetto piuttosto banale, ma che nella mente del testimone si era trasformato in qualcosa di ben più misterioso.

Non va meglio con le indagini fatte in modo diretto su alcuni “rapiti Ufo” – le cosiddette vittime da supposte abduction aliene. Incoerenze narrative, storie di traumi e disturbi psicologici preesistenti, immersione totale dei protagonisti in contesti nei quali qualsiasi evento, anche minimo, viene ricondotto a episodi di rapimento dei quali non si è coscienti – questi i principali motori dei racconti di “rapimento” analizzati da Peter Huston. Racconti che l’ufologo americano e artista Budd Hopkins, dagli anni ‘80, ha promosso senza remore in tutto il mondo, contribuendo così in modo decisivo alla comparsa di una vera e propria epidemia di racconti di questo genere, soltanto in parte, oggi, attenuatasi.

In un altro lavoro, Christopher C. French esamina il problema dell’utilizzo sconsiderato dell’ipnosi regressiva in ufologia e in particolare con le storie riferite dai “rapiti”. L’applicazione di una pratica altamente controversa come l’ipnosi regressiva ha prodotto “spesso nient’altro che fantasie basate su una miscela complessa di immaginazione, aspettative, tracce di memoria reale provenienti da fonti di tipo diverso (fra questi, film, romanzi, spettacoli tv) e suggerimenti forniti dallo stesso ipnotista e da altri soggetti coinvolti”.

Fra le tante aree toccate, non poteva mancare quello che in ufologia è il problema dei problemi. Anche facendo tutti gli sforzi possibili, nessuna persona documentata può negare che alcuni episodi Ufo, anche se ben indagati, rimangono privi di una soluzione. In altri termini, non si riesce a capire che cosa ne è stato all’origine. Tuttavia, ecco il punto: da questa mancata spiegazione non è possibile dedurre che in questo residuo di casi insoluti possa trovarsi una “prova” dell’esistenza di fenomeni veri, cioè, di fenomeni non spiegabili con meccanismi già noti alla scienza stabilita. Al contrario, diversi lavori raccolti nel volume fanno pensare che sia imprudente credere che i non-identificati siano un’evidenza di “veri” fenomeni Ufo.

Fra questi lavori particolarmente “pessimistici” – chiamiamoli così – il contributo dello spagnolo Manuel Borraz Aymerich, che argomenta come il “residuo” dei casi non spiegati probabilmente non è altro che un minestrone di eventi carenti dei dati necessari per spiegarli. Per metterla in termini un po’ più poetici, questi episodi brillano perché sono miseri, non perché siano ricchi di informazioni utili alla scienza. Non dicono niente.

Del resto, era proprio una cosa del genere che, in un modo differente, era emersa in un altro capitolo del libro, quello che Tim Printy ha dedicato a un altro sancta sanctorum dell’ufologia seria: gli avvistamenti Ufo fatto da personale di volo. In quel capitolo, Printy aveva mostrato che uno dei principali cataloghi di questo genere di casistica, quello redatto dall’ufologo Dominique Weinstein (lo trovate qui) non è altro che uno zibaldone in cui dentro c’è di tutto, compreso un gran numero di casi dubbi o spiegabili (ad esempio, rientri in atmosfera di rottami di satelliti scambiati per Ufo colossali da piloti di lungo corso), Nel complesso, il “catalogo Weinstein” non dimostra un bel niente, se non che chi guida un aereo è senz’altro addestrato a riconoscere cose note e fenomeni definiti, ma non quello che… non riesce a identificare.

Allo stesso modo, Félix Ares de Blas argomenta contro la solidità del “residuo” occupandosi di un insieme di casi ancora più piccolo del totale della casistica, ossia del “vero” residuo. Questo residuo “vero” è costituito dagli episodi che al momento sfuggono a una spiegazione anche se paiono presentare informazioni degne di attenzione per qualità e per quantità.

In realtà, osserva de Blas, nemmeno da queste rare evenienze in apparenza “promettenti” pare possibile elaborare un qualsiasi modello teorico che descriva un fenomeno sconosciuto alla scienza. Eppure, è proprio su questo piccolo residuo che, di norma, si sono appuntate grandi speranze basate quasi sul nulla: quelle che per decenni hanno tenuto in piedi l’ufologia “seria”, quella che cerca l’eterna pepita fra i sassi inutili, i casi “probanti”.

Infine, segnalo fra tutti il testo dello psicologo brasiliano Leonardo B. Martins. Si tratta di un lavoro utile per capire che la passione che gli ufologi hanno per le ricostruzioni verbali delle esperienze fatte dai protagonisti di casi Ufo è frutto di una concezione romantica della testimonianza umana. Basare in larga misura un tentativo di disciplina come l’ufologia su testimonianze casuali, non organizzate, di breve durata, appare, nella migliore delle ipotesi, una bella prova di ottimismo.

Affrontare un mito di enorme portata

Questa panoramica potrebbe proseguire a lungo. Siamo davanti a un volume pieno di pregi, uno sforzo encomiabile che mostra che l’ufologia è interessante per una lunga serie di discipline scientifiche. In questo sforzo, a volte i sessanta articoli inclusi non sono sempre caratterizzati dalla recency – cioè dal fatto di essere recenti, una caratteristica importante, quando si vuole segnalare lo stato dell’arte della ricerca in un ambito. Malgrado ciò, penso che, a fronte del valore complessivo dell’opera, a questo e ad altri limiti si possa guardare senza troppe preoccupazioni.

Qualche altro contributo non avrebbe sfigurato, e lo dico anche da studioso italiano della questione Ufo. Alcuni ufologi del nostro paese, che troverete nel CISU, sono fra i pochi che, nel mondo, hanno reso appetibile occuparsi di ufologia. Uno di questi è Paolo Toselli che, ormai molti anni fa, produsse un lavoro che sarebbe stato degno di figurare nell’antologia di Ballester-Olmos e di Heiden. Si tratta di un saggio che ha gettato le basi per sostenere che l’analisi dei casi “spiegati” non deve essere considerato un mero processo di eliminazione che, concluso, ci avrebbe lasciato con i “veri Ufo”, ma che occuparsi degli episodi che si riescono a spiegare è fondamentale per capire le intere dinamiche percettive e rievocative di tutti i resoconti d’avvistamento. Per nostra fortuna, il lavoro di Toselli possiamo trovarlo qui.

La vera anima di The Reliability of the UFO Witness Testimony, Vicente-Juan Ballester Olmos, proprio come chi scrive, dopo molti anni d’interesse per la questione Ufo, da una posizione di attesa è passato a un più netto scetticismo. L’opera che Ballester ha voluto è forse anche la testimonianza di un lungo processo – un processo supportato in maniera solida, non dovuto a impressioni vaghe o alla frustrazione per il mancato conseguimento dei risultati attesi.

Nell’introduzione al volume, Ballester e Heiden hanno presentato una tabella con le convinzioni dei sessanta autori sulla realtà dei fenomeni Ufo. Fra di loro, lo scetticismo prevale (39). Altri 17, spesso in omaggio alla tradizione accademica della neutralità sugli argomenti che si studiano (molti fra questi, lo ricordo, vengono dalle scienze dell’uomo, non da quelle della natura), dichiarano invece di non avere nessuna convinzione al riguardo. Quattro, infine, si dicono più o meno fiduciosi che i fenomeni Ufo abbiano una realtà oggettiva. Nell’insieme, dunque, un ampio scetticismo, con qualche riserva qua e là.

Ciò precisato, a me pare che questo volume risulti devastante per chi è convinto che gli Ufo siano un fenomeno reale. Al contempo, anche se forse non in modo altrettanto devastante, penso costituisca una prova che occuparsi di Ufo e di ufologia sia utile a molte scienze. Giudicate da voi, leggendolo.

Immagine in evidenza: “UFO Museum – Roswell New Mexico”, by Watts, da Flickr, rilasciata in licenza CC BY 2-0  Immagine leggermente adattata. 

Giuseppe Stilo

Giuseppe Stilo (Firenze, 1965) si occupa di pseudoscienze, in particolare di ufologia, privilegiando il metodo storiografico. Fra gli altri suoi lavori, "Alieni ma non troppo. Guida scettica all'ufologia" (Cicap, Padova, 2022). Insieme a Sofia Lincos è titolare delle rubriche "Misteri Vintage" (su Query Online), "Il Giandujotto scettico" (sul sito del Cicap Piemonte) e "Divergenti" (sul trimestrale Query).