20 Aprile 2024
Dal mondo

Come mai ci stiamo mettendo così tanto a tornare sulla Luna?

 di Andrea Ferrero

Perché ci sono voluti più di cinquant’anni per tornare sulla Luna, nonostante l’enorme progresso tecnologico avvenuto nel frattempo? Su questo argomento sono stati scritti libri interi; non possiamo entrare in tutti i particolari, ma ripercorrendo la storia della NASA cerchiamo di spiegare brevemente come le strategie di esplorazione spaziale dipendano dal contesto politico del tempo e non si sviluppino nel vuoto.

Negli anni Sessanta il rapido progresso del programma di esplorazione lunare fu possibile grazie all’allineamento di numerosi fattori: prima di tutto la competizione tra Stati Uniti e Unione Sovietica, ma anche l’entusiasmo per i rapidi progressi dell’astronautica e la volontà da parte americana di tenere fede alla promessa di Kennedy di sbarcare sulla Luna entro il decennio.

Una volta compiuto lo sbarco sulla Luna, questi fattori non esistevano più: gli Stati Uniti avevano ormai vinto la corsa allo spazio ed era scoppiata la guerra nel Vietnam che sottraeva entusiasmo e risorse imponendo spese sempre più pesanti. Il programma spaziale americano non avrebbe più avuto un obiettivo chiaro e motivante come quello di arrivare sulla Luna prima dei sovietici. Vennero così cancellate le missioni Apollo 18, 19 e 20, che avrebbero dovuto portare altri sei astronauti sulla Luna, e furono abbattuti i finanziamenti per l’esplorazione spaziale. 

Il bilancio della NASA, che a metà degli anni Sessanta aveva superato il quattro per cento del bilancio federale, scese sotto il due per cento nel 1970 e sotto l’uno per cento nel 1975: oggi è sotto lo 0,5%. Quando si contesta al programma Artemis di andare a rilento, bisognerebbe anche ricordare che i finanziamenti che ha oggi la NASA sono quasi dieci volte più bassi in termini reali di quelli che aveva al culmine del progetto Apollo.

Nel 1973 uno dei giganteschi razzi Saturn 5 già costruiti per il programma Apollo, opportunamente modificato, fu usato per portare in orbita la stazione spaziale orbitale Skylab, mentre gli altri due non vennero mai adoperati e sono ora esposti al pubblico. Skylab ebbe un sacco di guai e fu abitata solo per 171 giorni: in seguito a questi problemi gli Stati Uniti abbandonarono per una generazione il programma delle stazioni spaziali, concentrandosi sulle missioni in orbita bassa dello Space Shuttle (tra le quali quella storica del 1990 che mise in orbita il telescopio spaziale Hubble con un ritardo di quattro anni dovuto alla tragedia dello Shuttle Challenger) e l’idea di tornare sulla Luna passò in secondo piano.

Soltanto il 20 luglio del 1989, a vent’anni dall’atterraggio dell’Apollo 11, il presidente George H. W. Bush annunciò la “Space Exploration Initiative”, che, al costo di 500 miliardi di dollari, prevedeva la costruzione di una grande stazione spaziale, un nuovo approdo degli astronauti sulla Luna e successivamente lo sbarco su Marte. Gli astronauti sarebbero tornati sulla Luna alla fine degli anni Novanta e avrebbero costruito una base lunare intorno al 2010.

Dell’ambizioso annuncio di Bush era destinata a realizzarsi soltanto la prima parte, quella della stazione spaziale, perché rispondeva a un’opportunità politica: quella di sfruttare la caduta dell’Unione Sovietica e aprire una nuova epoca di cooperazione internazionale con la realizzazione, a partire dal 1998, della Stazione Spaziale Internazionale in cui lavorarono fianco a fianco russi, statunitensi, europei, canadesi e giapponesi (e, dopo la fine della Guerra Fredda, centinaia di tecnici russi esperti in missilistica trovarono un impiego pacifico).

Nel 2004 il figlio di George H. W. Bush, divenuto a sua volta presidente, annunciò la “Vision for Space Exploration” e in risposta la NASA avviò il programma Constellation, che prevedeva la realizzazione di due nuovi veicoli spaziali: Orion, destinato a portare gli astronauti in orbita lunare e marziana, e Altair, pensato per atterrare sulla Luna. Orion sarebbe dovuto volare nel 2014 e i primi astronauti sarebbero dovuti tornare sulla Luna nel 2020. Il futuro lanciatore Ares, paragonabile per dimensioni e potenza al Saturn 5, avrebbe dovuto portare in orbita i due veicoli.

Un prototipo di Ares fu lanciato con successo nel 2009, ma nel 2010 Barack Obama cancellò il programma Constellation, in quanto considerato troppo costoso, in ritardo e inadeguato a portare gli esseri umani su Marte. La decisione attirò a Obama le critiche, tra gli altri, di Neil Armstrong, il primo uomo sulla Luna. Del programma Constellation si salvò solo il veicolo Orion, con un nuovo nome e un programma di esplorazione più modesto. Il lanciatore Ares fu sostituito da SLS, basato sullo Space Shuttle, che ha avuto uno sviluppo tormentato, iniziato nel 2011 e completato solo quest’anno con il primo volo con Orion ma senza equipaggio. 

Ma la maggiore eredità dell’amministrazione Obama fu l’apertura alla commercializzazione dello spazio e alla cooperazione tra la NASA e aziende private come Space X, capaci di abbattere i costi di lancio, senza la quale sarebbe stato difficile immaginare di poter ritornare sulla Luna in tempi di finanziamenti ridotti come quelli attuali. Nel 2017 Donald Trump rilanciò le ambizioni americane di esplorazione della Luna, con la “Space Policy Directive 1”, che prevedeva di atterrare sul nostro satellite nel 2024. 

Nello stesso anno la NASA implementò il programma Artemis, aperto ai partner commerciali e alla collaborazione internazionale e comprensivo, tra l’altro, di una stazione spaziale in orbita intorno alla Luna, che dopo alcuni cambi di nome è diventata nota come Lunar Gateway. Nel 2021 l’amministrazione Biden ha confermato il programma Artemis: per la prima volta un cambio di colore politico non ha comportato l’azzeramento dei programmi di esplorazione lunare. Ma gli ostacoli da superare non sono finiti. Una serie di problemi tecnici, politici ed economici ha comportato il rinvio del ritorno di astronauti sulla Luna come minimo al 2025 e, quindi, la missione ricadrà nel mandato del prossimo presidente degli Stati Uniti, con il rischio di rimettere tutto in discussione, anche se arrivati a questo punto è difficile pensare che il programma venga cancellato.

Nel frattempo, la Cina sta portando avanti il proprio programma di esplorazione lunare, aprendo così una nuova competizione su chi riuscirà a riportare per primo gli esseri umani sul suolo del nostro satellite. Dall’ultima volta sarà passato più di mezzo secolo: ma la ragione di questa lunga attesa va ricercata nei mutamenti dei contesti politici, non in complotti o disegni oscuri.

Andrea Ferrero

Ingegnere, lavora presso un’importante azienda aerospaziale italiana. Ha partecipato al progetto di moduli abitati della Stazione Spaziale Internazionale e di satelliti per osservazione terrestre. È coordinatore nazionale del CICAP.

4 pensieri riguardo “Come mai ci stiamo mettendo così tanto a tornare sulla Luna?

  • Forse perché non ci siamo mai stati…. 🙂

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  • Davide: immagino il tuo commento sia ironico. Ma dove sono i complotti? A parte quello che non siamo mai stati sulla Luna, che ha quasi altrettanta credibilita’ come la teoria della terra piatta, a quali altri complotti si riferisce l’articolo?
    C’e’ un argomento contro la teoria che le missioni Apollo erano fake che mi sembra abbastanza ovvio, ma non ho mai letto da nessuna parte. Le missioni Apollo erano parte della ‘space race’ durante la Guerra Fredda e furono una grande vittoria propagandistica americana. Se ci fosse stato il benche’ minimo sospetto che erano ‘fake’, l’Unione Sovietica non sarebbe stata la prima a gridarlo d’appertutto, e magari a ‘inventare’ delle prove a favore di quell’ipotesi? Se le missioni lunari hanno passato il vaglio critico dei Sovietici, questo da solo mi sembra un grosso argomento a favore dell’autenticita’ delle missioni.

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    • “stiano operando da lungo tempo pesanti tagli alle spese pubbliche.” Caro Giuseppe, le Spese Militari le consideri pubbliche o sono solo private?

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  • Ho l’impressione (a differenza di no-vax, terrapiattisti e investigatori sui complotti degli Illuminati o del Club di Bilderberg, non sono uno Scienziato del Tutto; quindi, ammetto la mia ignoranza sull’argomento e invoco il contributo di un economista) che le nazioni occidentali, nei loro bilanci statali, stiano operando da lungo tempo pesanti tagli alle spese pubbliche.
    Per sentito dire, anche i finanziamenti alla NASA hanno subito ingentissime riduzioni ed esse impediscono progetti estremamente costosi (molto più costosi delle missioni Apollo, poiché implicano la risoluzione di problemi assai più complessi) come la realizzazione di insediamenti sulla Luna e missioni su Marte con equipaggio.

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