Quegli strani lividi circolari sul corpo degli atleti

Articolo di Antonio Crisafulli*

I recenti campionati europei di atletica leggera, ma soprattutto quelli di nuoto, hanno nuovamente portato all’attenzione del pubblico quei cerchi neri, simili a lividi dai bordi molto netti, che alcuni atleti di varie nazionali hanno sul corpo. Di che cosa si tratta? Sono i segni dell’applicazione di una pratica che rientra tra le medicine alternative: la coppettazione (cupping in inglese).

La coppettazione, nota anche come Hijamah, è una tecnica dell’antica medicina tradizionale cinese che viene eseguita creando una pressione sub-atmosferica all’interno di una tazza a forma di coppetta al fine di fissarla sulla pelle. Questa depressione causa una suzione sulla cute e sui tessuti circostanti verso il centro della coppa, lasciando come segno della sua applicazione il classico livido da suzione [1-4]. Il fine di questa metodica è soprattutto quello di combattere i dolori e le infiammazioni dell’apparato osteo-arto-muscolare, migliorare i gradi di escursione delle articolazioni, ma viene proposta anche contro alcuni inestetismi come la cellulite. Secondo chi la pratica, i vantaggi in termini di contrasto al dolore e all’infiammazione sarebbero numerosi e sarebbero dovuti all’“allentamento” delle tensioni muscolari e al miglioramento della circolazione locale, poiché le coppette agirebbero richiamando il sangue in specifici punti del corpo, migliorando così la circolazione e favorendo la rimozione di tossine. Da un’analisi della letteratura scientifica emerge come la coppettazione sia utilizzata soprattutto in ambito sportivo, e ciò non dovrebbe stupirci considerato che gli atleti sono sottoposti a carichi lavorativi spesso usuranti e che gli infortuni e i dolori cronici di origine oste-muscolare sono costantemente in agguato.

C’è da notare come originariamente i punti di applicazione della coppettazione siano stati disegnati per stimolare i “flussi energetici” lungo i meridiani del nostro corpo, per cui la teoria applicativa si basava sull’azione su non meglio identificate energie presenti nel nostro corpo. Tuttavia, col tempo questa teoria è stata progressivamente abbandonata in favore di teorie che prendono in considerazione i meccanismi biochimici dell’infiammazione, seppure nessuno – almeno a conoscenza dello scrivente – abbia mai dimostrato scientificamente la reale influenza della coppettazione su questi meccanismi. Indipendentemente dal meccanismo d’azione postulato, si ritiene che la coppettazione acceleri i processi di guarigione dei tessuti. La metodica è diventata discretamente famosa anche perché molti atleti di livello olimpico, ma anche star dello spettacolo, la utilizzano o la hanno utilizzata e ne sono diventati anche testimonial.

Esistono diverse varianti della terapia della coppettazione sulla base della provenienza geografica, cultura ed esperienza di chi la pratica, ma la coppettazione “umida” e quella “a secco” sono le due forme più comuni [1,5]. Nel dettaglio, la coppettazione umida comporta la preventiva applicazione di piccole incisioni sulla pelle prima dell’applicazione della coppetta, mentre la coppettazione a secco richiede solo la creazione di una depressione all’interno della coppetta. Nonostante la sua ormai ampia diffusione, non ci sono linee guida basate sull’evidenza scientifica attualmente disponibili per quanto riguarda il tempo di applicazione, il grado di depressione che bisogna creare all’interno delle coppette, e il numero di coppette e di sessioni di coppettazione da applicare, per cui la metodica rimane ancora fondamentalmente empirica. La procedura più comunemente utilizzata sembra essere quella con 3–10 minuti di coppettazione a secco con 1–3 depressioni attuate mediante pompa aspirante manuale. In alcuni casi invece la depressione è indotta applicando delle coppe di vetro riscaldate con una fiamma. Il successivo raffreddamento dell’aria, con la conseguente contrazione del gas, determina l’effetto ventosa.

Sebbene gli effetti alla base di questi metodi di coppettazione siano ancora in fase di studio, miglioramenti nella circolazione locale e nella percezione del dolore sono stati riportati, per quanto provengano da studi clinici con pochi pazienti e poco standardizzati [1,6-8]. A questo proposito, c’è poi da notare come gran parte degli studi che dimostrano un qualche effetto positivo provenga dalla Cina, il paese che ha dato origine a questa metodica e dove continua ad essere ampiamente praticata nell’ambito della medicina tradizionale cinese, e questo potrebbe indicare un bias di conferma sistematico nelle pubblicazioni. Una review sistematica del 2011 [9] conclude che “… il numero di studi inclusi nella presente review è piccolo… l’efficacia della metodica è stata dimostrata solo per il trattamento del dolore, e anche per questa indicazione rimangono dubbi…” Inoltre, gran parte degli studi mostrano evidenti limiti metodologici e sono pubblicati in riviste di basso livello e spesso dedicate esclusivamente alle terapie alternative [10]. C’è poi da notare come la metodica non sia del tutto innocua, essendo stati riportati casi di infezione cutanea, abrasioni ed ematomi persistenti in seguito all’applicazione delle coppette [8], ed inoltre, in Australia e Nuova Zelanda, in un periodo di osservazione di sette anni si sono riscontrati 20 casi di pazienti ricoverati in ospedale con bruciature dovute al riscaldamento delle coppette [11].

Una review con metanalisi più recente [8] conclude che la coppettazione a secco “…può essere efficace nel ridurre il dolore e nel migliorare la funzionalità in pazienti con dolore cronico al collo rispetto a nessun trattamento. Una significativa riduzione del dolore lombalgico è stata osservata, nonostante la qualità dell’evidenza sia risultata essere da moderata a bassa… Considerando la scarsa qualità delle prove, ulteriori studi randomizzati di qualità superiore con campioni di dimensioni maggiori e a lungo termine devono essere condotti per fornire conclusioni definitive per quanto riguarda l’efficacia e la sicurezza della coppettazione a secco per il trattamento del dolore muscoloscheletrico e per il miglioramento dell’escursione articolare.”

Questa mancanza di informazioni e di studi randomizzati preclude la nostra comprensione sulla effettiva validità della coppettazione come metodica utile per combattere il dolore e l’infiammazione muscolo-osteo-articolare. Dovrebbero essere condotte ricerche più standardizzate e con un numero di casi maggiore per esplorare la possibilità che gli effetti della coppettazione siano superiori a quelli di un placebo e per standardizzare i parametri di applicazione (per esempio: tempo di trattamento, grado di depressione all’interno della coppetta, numero di sedute da utilizzare, tipo di patologie per le quali applicare la metodica …).

Si può dunque concludere che la coppettazione è sicuramente inefficace?

Al lettore sembrerà strano e frustrante, ma a questa domanda non è semplice rispondere in modo definitivo. Gran parte degli effetti positivi sono riportati nei confronti del sintomo “dolore”, la cui percezione risente molto del nostro stato emotivo e della nostra elaborazione del sintomo, per cui fa parte di quei sintomi influenzati pesantemente dall’effetto placebo. In mancanza di studi randomizzati in cieco e con campioni sufficientemente numerosi, è difficile stabilire in maniera definitiva l’efficacia, ma anche l’inefficacia di una metodica. Per cui, la coppettazione rappresenta un caso di metodica terapeutica su cui la scienza non ha ancora trovato prove definitive di una sua utilità o di una sua inutilità. Non andrebbe comunque prescritta poiché esistono cure dimostratesi sicuramente efficaci nei confronti delle patologie dolorose oste-arto-muscolari a cui i pazienti dovrebbero essere indirizzati primariamente prima di ricorrere a metodiche prive, allo stato attuale, di una validazione clinica.

Note

  • [1] Stephens S.L. et al. Clinical usage, application procedures, and perceived effectiveness of cupping therapy among healthcare professionals in the United States: A cross-sectional survey. Complementary Therapies in Clinical Practice 48 (2022) 101610
  • [2] Mehta P., Dhapte V. Cupping therapy: a prudent remedy for a plethora of medical ailments, J Tradit Complement Med 5 (3) (2015) 127–134, https://doi.org/10.1016/j.jtcme.2014.11.036.
  • [3] Kantor.M. The role of rigorous scientific evaluation in the use and practice of complementary and alternative medicine, J. Am. Coll. Radiol. 6 (4) (2009) 254–262, https://doi.org/10.1016/j.jacr.2008.09.012.
  • [4] Tham M.L., Lee H.P., Lu C. Cupping: from a biomechanical perspective, J. Biomech. 39 (12) (2006) 2183–2193, https://doi.org/10.1016/j. jbiomech.2005.06.027.
  • [5] Al-Bedah A.M., et al. Classification of cupping therapy: a tool for modernization and standardization, J. Complement. Altern. Med. Res. 1 (1) (2016) 1–10, https://doi.org/10.9734/JOCAMR/2016/27222.
  • [6] Stephens S.L., et al. Dry cupping therapy for improving nonspecific neck pain and subcutaneous hemodynamics, J. Athl. Train. 55 (7) (2020) 682–690, https://doi.org/10.4085/1062-6050-236-19.
  • [7] Cramer H., et al. Cupping for patients with chronic pain: a systematic review and meta-analysis, J. Pain 21 (9–10) (2020) 943–956, https://doi.org/10.1016/j.jpain.2020.01.002.
  • [8] Wood S., et al. Dry cupping for musculoskeletal pain and range of motion: a systematic review and meta-analysis, J. Bodyw. Mov. Ther. 24 (4) (2020) 503–518, https://doi.org/10.1016/j.jbmt.2020.06.024.
  • [9] Lee M.S., Kim J.I., Ernst E. Is cupping an effective treatment? An overview of systematic reviews. J Acupunct Meridian Stud. 2011 Mar;4(1):1-4. doi: 10.1016/S2005-2901(11)60001-0.
  • [10] N.T. Tiller. The Skeptic’s guide to sports science. 1st edition (2020). Chapter 9.5. Cupping (pages 477-483). Ed. Taylor & Francis, New York.
  • [11] Seifman M.A., Alexander K.S., Lo C.H., Cleland H. Cupping: the risk of burns. Med J Aust. 2017 Jun 19;206(11):500. doi: 10.5694/mja17.00230

Antonio Crisafulli è medico specialista in Medicina dello Sport e professore associato di Fisiologia Umana

Immagine di Toprak~fawiki da Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0.

2 thoughts on “Quegli strani lividi circolari sul corpo degli atleti

  • 2 Ottobre 2022 in 09:18
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    Caro Prof. Crisafulli, La ringrazio per l’ Articolo e per non aver subito bocciato del tutto questa Metodica, come dovrebbero fare tutti i Materialisti razionalisti, iscritti o simpatizzanti del CICAP. Esperienza personale: me la facevano da bambino mia mamma e mia nonna, entrambe Greche. In Grecia si usava ancora largamente, mentre a Bologna, dove vivevo, se la raccontavo gli Insegnanti di Scuola si domandavano se fosse una pratica legata a superstizioni Balcaniche o (i più colti) un metodo empirico. Ricordo che mi stroncava sul nascere le patologie da raffreddamento, o, almeno, le rendeva meno aggressive e guarivo presto. Io mi sentivo quasi sempre meglio, dopo. Una volta il batuffolo di cotone incendiato (per creare il vuoto, dicevano, dentro la coppetta) mi cadde sulla schiena ma mia madre fu sveltissima a scagliarlo via dalla pelle e non ebbi una ustione rilevante. C’era anche una “prova” quando non serviva: le coppette non si attaccavano, come se non ci fosse aria (dicevano mamma e nonna) da risucchiare. Vedo che sta tornando di moda, in alcuni ambienti. Ma non verrà mai provata scientificamente: gli studi clinici multicentrici e randomizzati costano molto, perchè mai si dovrebbero spendere tanti soldi per una terapia non brevettabile e non redditizia?

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  • 4 Ottobre 2022 in 08:52
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    Caro Antonio, in questa epoca capita anche di commentare un Tuo Articolo quando Tu, all’ improvviso, passi a miglior vita. Grazie di tutto, vai in Pace.

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