Condizionatori tascabili: ma funzionano?

Dopo gli aumenti sulle bollette la gente è giustamente preoccupata riguardo ai consumi dei condizionatori. Con le estati sempre più calde e le case che sono dei colabrodi energetici, i condizionatori sono diventati uno degli elettrodomestici comunemente presenti in ogni casa. Ma consumano un botto. Allora, come fare? Fortunatamente molti geniali inventori furbi imbonitori ci propongono i loro miracolosi apparecchi. Sono definiti “condizionatori tascabili”, o “condizionatori senza tubo”,  e si assomigliano tutti: sono cubi o cilindri di circa 20-30 cm di lato, con dentro un ventilatore e un serbatoio d’acqua, che si ricaricano con una presa USB. L’acqua bagna una spugna, attorno a cui circola l’aria, raffreddandosi per evaporazione. Quindi innanzitutto non sono “condizionatori”, al più possiamo definirli “raffrescatori”.

Ma funzionano? Be’, dipende. Se ci serve un piccolo ventilatore molto caro, per intendersi qualcosa di confrontabile con una ventola da PC, ci siamo. Magari riescono anche a filtrare un po’ l’aria ambiente. Se il clima è veramente secco (ma d’estate abbiamo di solito il problema che l’aria è troppo umida) la umidificano un po’ e nel farlo qualcosina raffrescano. Se l’aria è già umida no, non fanno nulla se non trasformare rapidamente la stanza in una sauna.

Ma un geniale inventore potrebbe riuscire a creare un condizionatore tascabile con quelle prestazioni? NO, per un motivo molto semplice: se ci fosse riuscito avremmo un bellissimo motore perpetuo. Potremmo produrre energia gratis, sfruttando l’enorme salto di temperatura che si creerebbe tra l’interno della stanza e l’esterno. E’ una cosa che dovrebbe essere nel bagaglio di fisica di una scuola superiore: non possiamo raffrescare qualcosa senza buttare il calore da qualche altra parte, e non possiamo farlo gratis, senza consumare energia. Ma questi piccoli apparecchi dichiaratamente non hanno nessun tubo che porti via il calore, e consumano pochissima energia: secondo il produttore sarebbero in grado di raffrescare rapidamente di 10 gradi una stanza di medie dimensioni con consumi dichiarati di 8-10 W (o non li ricarichi con la presa USB), contro le diverse centinaia di watt richiesti da un buon condizionatore. Proviamo quindi a guardare alle implicazioni di queste affermazioni.

Una stanza media (15 mq per 2,60 di altezza) con 10 gradi di differenza con l’esterno e muri tipici da casa italiana riceve un flusso di calore di circa 1-2 kW. Per abbassarne la temperatura di 10 gradi ci servirà un buon condizionatore da 2 kW termici, in particolare se vogliamo farlo velocemente (come sostengono faccia il nostro cubo), e per mantenere la temperatura occorrerà rimuovere il flusso di calore che entra dai muri, con 1 kW di potenza termica. Ma serve appunto un condizionatore, con compressore messo all’esterno e prestazioni di buona qualità. E con minimo 200 Watt, probabilmente 3-400 Watt di potenza elettrica. Se vuoi consumare meno devi isolare bene la casa, accontentarti di un raffrescamento minore, ma comunque con la potenza di una presa USB non fai nulla.

Bagnando uno straccio e mettendoci vicino un ventilatore (quel che fanno i nostri cubi) puoi rinfrescare un pochino l’ambiente. È equivalente a bagnarci la testa, o i vestiti: un po’ di fresco lo sentiremmo. Ma quanto rinfresca? In realtà potrebbero fare qualcosa, ma il diavolo sta nei dettagli. Dai dati disponibili sul sito, il ventilatore soffia circa 30 litri d’aria al secondo. Questi contengono fino a 0,6 grammi d’acqua. Se nel ventilatore facciamo entrare aria molto secca (Ur=30%) e esce aria molto umida (Ur=80%) dovremo far evaporare circa 0,3g di acqua al secondo, il che assorbe dall’aria 700W di calore. In teoria, in queste condizioni, riusciamo a raffrescare la stanza di qualche grado, al prezzo di passare da un ambiente in cui lo stesso lavoro lo fa il sudore (che evapora rapidamente con un’aria così secca, non saremmo sudati) a uno in cui il sudore ci resta appiccicato addosso. Comunque i 300 cc di acqua del serbatoio si prosciugherebbero in un quarto d’ora, ed è irrealistico pensare che una spugnetta possa asciugarsi così velocemente.

In condizioni un po’ più realistiche (umidità iniziale del 60%, in uscita dell’apparecchio al 70%) abbiamo in effetti che l’aria che esce è di 5 gradi più fresca di quella in ingresso, e che l’apparecchio è in grado di “assorbire” 140W di calore, un po’ meno di quello prodotto da due persone per “effetto stalla”. Non tantissimo ma lo riesci a sentire e magari ci fai anche un video dimostrativo con il termometro sul flusso d’aria che esce dall’apparecchio (molto vicino). L’acqua in queste condizioni durerebbe quasi un’ora e mezza. Ma la pubblicità dice che l’acqua dura tutto il giorno, o sperabilmente almeno tutta la notte: se vogliamo farla durare per esempio 6 ore non possiamo fargli assorbire più di 30W, neanche metà di quelli che produce il nostro corpo (circa 80W).

Insomma, questo apparecchio può “rinfrescare” leggermente un piccolo ambiente, creare un flusso di aria relativamente più fresca (se ci si para proprio davanti), al prezzo di aumentare l’umidità e quindi il senso di appiccicoso. Un buon ventilatore fa lo stesso in modo molto migliore, facendo evaporare l’acqua del nostro corpo senza aggiungerne di sua. Al prezzo del nostro cubo possiamo comperare un ventilatore di buona qualità, sicuramente in grado di muovere un flusso d’aria molto maggiore. Se viviamo in un clima molto secco possiamo stendere il bucato davanti al ventilatore, o metterci dei panni bagnati, ma nel nostro paese, con l’afa estiva, non sentiamo il bisogno di alzare l’umidità, semmai ci servirebbe un deumidificatore. Quindi no, questi apparecchi in pratica non funzionano, e vale la vecchia regola: se qualcosa sembra troppo bella per essere vera, molto probabilmente è falsa.

2 thoughts on “Condizionatori tascabili: ma funzionano?

  • 6 Luglio 2022 in 11:55
    Permalink

    “Se nel ventilatore facciamo entrare acqua molto secca (Ur=30%) e esce acqua molto umida (Ur=80%) dovremo far evaporare circa 0,3g di acqua al secondo, il che assorbe dall’aria 700W di calore. ” Forse volevi dire “Aria”, Gianni?

    Rispondi
  • 7 Luglio 2022 in 08:49
    Permalink

    Certo. Grazie della segnalazione, corretto. A meno di non voler considerare l'”acqua disidratata” inventata da Paperon de Paperoni in una vecchissima storia.

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.