Masticatori di sudari: origini di una credenza

Nell’immaginario horror contemporaneo i masticatori di sudari sono ben noti. Spesso considerati come parenti meno nobili dei vampiri, sono ritenuti più simili ai brutali e animaleschi zombie. Ma quando si è parlato per la prima volta di loro? E in quale zona del mondo è nata questa credenza?

Francesco Paolo de Ceglia, docente di Storia della scienza all’Università di Bari Aldo Moro, affronta il tema nel suo articolo Morti masticatori di sudari come causa di peste. Pratiche, miti e riflessioni filosofico-naturali (L’domeneo, 32, 2021).

Secondo de Ceglia la figura del masticatore di sudari è nata nel el Tardo Medioevo, nell’area della Germania slavica, una zona che andava dall’Assia all’Ucraina. Credenze simili circolavano già nei decenni centrali del Quattrocento, per esplodere poi nel corso del secolo successivo. In questo periodo la zona era flagellata da guerre ed epidemie, soprattutto di peste. Si diffuse così la convinzione che la causa della malattia fosse da attribuire a defunti particolari che masticavano il proprio sudario fino ad ingoiarlo. Venivano chiamati Schmatzende Tote, morti che divorano rumorosamente, in relazione ad un rumore particolare che si credeva producessero, oppure Nachzehrer, cioè quelli che divorano il proprio sudario (zehren) con l’intenzione di portarsi dietro (nach) i viventi. Si credeva infatti che questa azione anomala si ripercuotesse sui vivi, provocando le epidemie. Nacque così la pratica, documentata archeologicamente, di bloccare la bocca dei defunti considerati a rischio con pietre, mattoni, zolle di terra, monete o aglio.

Di chi erano i corpi da tenere sotto controllo? Inizialmente si riteneva che i Nachzehrer in vita fossero stati streghe, cioè persone (principalmente donne, ma anche uomini) che avevano stretto un rapporto con il diavolo. Il Malleus maleficarum, il celebre trattato di area tedesca dedicato agli inquisitori, che raccoglie scritti sulle eresie, stregoneria e paganesimo, racconta la storia di una donna che, sepolta, stava “lentamente ingoiando il sudario in cui era stata avvolta e inumata”. Il villaggio in cui viveva questa donna era stato decimato dalla peste, che cessò solamente quando il borgomastro decapitò il cadavere e ne scagliò via la testa.

Sulla basi di siffatti eventi si può dedurre che, con il permesso divino, la punizione per i peccati della megera era stata somministrata ai danni degli innocenti, e ciò a causa delle autorità, le quali avevano fatto finta di niente e non avevano agito per tempo. (J. Sprenger, H. Institoris. Malleus maleficarum [Drach], [Spira, 1487?], n.p. [75D]).

Se quindi una strega non era riconosciuta in vita e punita di conseguenza, come prescrive la Bibbia (“non lascerai vivere colei che pratica la magia”, Es 22,17), la punizione divina si abbatterà dopo la sua morte sull’intera comunità che avrebbe dovuto intervenire prima.

A questo punto, gli elementi ci sono tutti: la peste veniva considerata una punizione divina veicolata dai Nachzehrer, che agivano in virtù del patto con il diavolo effettuato in vita. Il diavolo poteva dunque continuare ad agire sul loro corpo anche dopo la morte, sovvertendo l’ordine naturale. Il corpo inoltre, poteva essere identificato come appartenente ad una strega anche post mortem: spesso infatti non era la fama della persona a innescare la riesumazione, ma, al contrario, era il ritrovamento di un corpo anomalo a spingere a a rivedere sotto una luce diversa la vita della persona in questione. Infine, gli eventi avevano lo scopo di punire la comunità dei vivi, che si era comportata in modo negligente e non aveva riconosciuto e punito la strega in vita.

De Ceglia analizza anche due scritti successivi che testimoniano il mutare della riflessione colta e teologica su queste credenze nel corso del tempo.

Nel 1679 il predicatore luterano Philip Rohr pubblicò a Lipsia la propria dissertazione filosofica sul fenomeno dei masticatori di sudari. Secondo il teologo, i corpi in questione potevano essere appartenuti anche a persone virtuose, poiché il demonio era potentissimo e non si limitava ad agire sui cadaveri che già erano in suo possesso. I defunti non andavano assolutamente riportati alla luce, poiché sia l’atto del masticare il sudario sia il suono peculiare che producevano erano solo un trucco del diavolo per far riesumare i corpi e, di conseguenza, propagare  la peste che si cercava di debellare.

Era così decolpevolizzato il ritornante, lasciando tutta la colpa al demonio.

Il secondo scritto risale al 1725 e fu opera del pastore luterano Michael Ranfft. In quest’epoca sui giornali dell’Europa Occidentale si erano già diffuse le prime notizie riguardanti i vampiri, ma Ranfft attribuiva alcuni di questi casi alla figura del Nachzehrer e non al vampiro. Nell’immaginario popolare le due figure tendevano comunque a sovrapporsi. Ranfft negava alcune caratteristiche relative alla credenza, come il rumore emesso, il masticare il sudario o il sesso prevalentemente femminile, attribuendo i fatti a cause naturali. Negava anche il ruolo di questi corpi nella diffusione della peste. Al contrario, era il morbo a diffondere l’idea dell’esistenza dei ritornanti, perché durante le epidemie i becchini smuovevano la terra più spesso, portando alla luce corpi con caratteristiche anomale.

Nelle conclusioni, indicate come provvisorie, de Ceglia prova a rispondere alla domanda relativa ai modi in cui revenantismo e stregoneria si sarebbero incontrati. Per lui, il primo fenomeno viaggiò da est verso l’area germanica. Nelle regioni slave la cultura popolare offrì la credenza del morto che ritornava in vita. Da ovest, invece, arrivò la giustificazione teologica del fenomeno. Nel mondo occidentale, infatti, le streghe non erano considerate semplicemente esperte di rimedi naturali o di rituali contadini, come in Russia, ma vere e proprie serve del demonio, che potevano quindi agire sul loro corpo anche da morte. E se all’inizio si pensava che ritornassero solamente i cadaveri delle streghe, anche riconosciute post mortem, successivamente, forse dopo il ritrovamento di cadaveri anomali appartenenti a bambini o persone di indubbia virtù, si pensò che la colpa fosse del demonio stesso e non della persona in questione.

A seguito della scoperta del cadavere insolito – quale che fosse la causa – spesso avveniva il rogo della salma, fornendo così l’impressione di aver purificato il male e di aver ristabilito l’ordine.

Immagine in evidenza: il sudario rappresentato sulla tomba di William Carstares, cimitero di Greyfriars, Edinburgo (1720). Foto di stephencdikson da Wikimedia Commons – immagine rilasciata in licenza Creative Commons CC BY-SA 4.0

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