La NASA si occuperà degli UAP (ex Ufo)

Anche se non inattesa a causa dei recenti e ripetuti segnali d’interesse, la notizia è giunta comunque come una fra quelle destinate a suscitare reazioni intense su scala globale.

Dopo aver tenuto per decenni la controversia Ufo ai margini del proprio interesse e della propria comunicazione pubblica, il 9 giugno 2022 la NASA ha annunciato che dall’autunno di quest’anno si occuperà degli UAP, ossia degli Unidentified Aerial Phenomena, come ormai si preferisce chiamare gli Ufo, con un suo gruppo di studio dedicato esclusivamente all’argomento.

Il professor David Spergel (Credit: David Spergel/Twitter)

A guidarlo saranno due astrofisici teorici. Dal punto di vista operativo, a farlo sarà il professor David Nathaniel Spergel (n. 1961), presidente di una importante fondazione statunitense per la ricerca scientifica, la “Simons Foundation” di New York.

Decano emerito della facoltà di astrofisica dell’Università di Princeton, Spergel si è occupato anche del programma del satellite WMAP, ossia il Wilkinson Microwave Anisotrope Probe, lanciato nel 2001 e che nel primo decennio del Duemila ha studiato la radiazione cosmica di fondo. 

L’altro dirigente, quello amministrativo, sarà il dottor Daniel Evans, che possiede vasta esperienza nel campo dei buchi neri supermassicci, dei getti relativistici e dell’evoluzione delle galassie.

Il programma ha diverse caratteristiche fondamentali che lo rendono interessante: in primo luogo, si tratta di un progetto completamente pubblico, non classificato, i cui dati grezzi, disegni di ricerca e risultati saranno messi a disposizione della ricerca. In questo modo, è possibile che siano limitate le ambiguità di vario ordine che regolarmente inquinano i dati provenienti da fonti militari sui presunti Ufo, soggetti a gradi di segretezza più o meno elevati. È stato inoltre chiarito che, pur intrattenendo i necessari rapporti di coordinamento, quello della NASA sarà un progetto indipendente, dunque non legato in modo diretto ad altri programmi – specie a quelli militari sugli UAP stabiliti con il bilancio per la Difesa 2022.

In seconda battuta, è prevista una scadenza abbastanza netta per la chiusura della ricerca e per la pubblicazione dei risultati: il marzo 2023, ossia nove mesi dall’inizio previsto dei lavori. Anche il budget sembra sia in corso di rapida determinazione: dovrebbe essere comunque piuttosto contenuto, non più di 100k dollari.

Di che cosa si occuperà il progetto NASA?

Il focus principale sarà l’identificazione dei dati disponibili sui presunti fenomeni, come migliorarne la raccolta e come utilizzare al meglio i dati costruiti per cercare di spiegarne la natura – nell’ipotesi che i dati siano sufficienti per poter supporre l’esistenza dei fenomeni. Qui sotto potete leggere l’intero Statement of task del gruppo, come rilasciato il 9 giugno dalla NASA:

Ed ecco un passaggio importante del comunicato con cui è stato annunciato il via al progetto:

 Il numero limitato di osservazioni di UAP al momento rende difficile trarre conclusioni scientifiche sulla natura di tali eventi. I fenomeni non identificati in atmosfera interessano sia la sicurezza nazionale sia la sicurezza degli spazi. Stabilire quali di questi eventi sono di carattere naturale rappresenta un passo decisivo per identificare e circoscrivere la rilevanza (mitigating) di tali fenomeni, cosa che è in linea con uno degli scopi della NASA, ossia quello di assicurare la sicurezza dei velivoli. Non c’è alcuna evidenza che gli UAP abbiano origine extraterrestre. 

Gli strali degli ufologi sono del tutto prevedibili: portata e razionale di ricerca sono chiari, e a loro non resterà che iniziare l’eterno ciclo delle accuse e delle recriminazioni, magari rievocando la casistica Ufo del passato non presa in considerazione nel corso del nuovo progetto. Del resto, anche un astrofisico come il professor David Impely, docente all’Università dell’Arizona di Tucson, nell’esprimere interesse per l’annunciata ricerca e apprezzamento per il profilo scientifico del suo nuovo dirigente e per la tradizione di trasparenza e chiarezza della NASA, ha fatto notare che il gruppo dovrà navigare fra gli scogli di un argomento preda del dilettantismo, delle credenze e, non ultimo, delle convinzioni cospirazionistiche. 

Al netto delle dichiarazioni inevitabili per un’organizzazione fortemente orientata alle pubbliche relazioni come la NASA, anche l’associate administrator per la scienza, Thomas Zurbuchen, ha anticipato alcune cose potenzialmente interessanti. L’ampia disponibilità delle osservazioni della Terra dallo spazio sarà una delle aree nelle quali saranno ricercati dati rilevanti per i presunti UAP.

Da considerare anche una dichiarazione dello stesso neo-direttore operativo del progetto, David Spergel:

Considerata la pochezza (paucity) delle osservazioni, il nostro primo compito sarà semplicemente quello di raccogliere la serie di dati più robusti possibile. Individueremo quali dati ci sono – da privati, enti governativi, no profit, imprese, e il da farsi per raccoglierli ed analizzarli al meglio. 

Si direbbe dunque che la NASA intenda procacciarsi anche da fonti esterne dati che si mostrino degni di attenzione scientifica.

Da qualche tempo, comunque, era diventato evidente che, sulla scia dell’interesse senza precedenti per gli Ufo/UAP da parte delle agenzie della difesa e dell’intelligence, la NASA aveva aumentato la sua attenzione per i risvolti del traffico aereo e aerospaziale legati all’affollamento del cielo, e che, sotto questo profilo, le osservazioni di fenomeni aerei dalla natura incerta stavano assumendo un peso sempre più evidente.

Già nell’estate del 1977 il consigliere scientifico del presidente degli Stati Uniti, Jimmy Carter, aveva chiesto formalmente alla NASA di occuparsi degli Ufo, ma in quell’occasione, dopo aver esitato per cinque mesi, l’ente spaziale aveva respinto al mittente la domanda, e anche con una certa decisione.

Il minimo che si può dire è che, nel frattempo, il clima culturale è decisamente mutato. Con quali esiti, lo sapremo presto.

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